lunedì 10 aprile 2017

Vino&Economia. Senza voucher addio a 25mila posti di lavoro in vigna

A dieci anni dalla loro introduzione proprio all’inizio del Vinitaly, con il passaggio del decreto di abrogazione al Senato dopo l’approvazione della Camera, ci si prepara alla prima vendemmia senza voucher con la perdita di 25mila posti di lavoro tra le vigne per giovani e pensionati. 

E’ quanto emerge da uno studio della Coldiretti che evidenzia come la scure dell’incertezza si abbatta su un settore che è stato in questi anni il piu’ dinamico dell’intero agroalimentare Made in Italy anche grazie all’innovazione portata dai voucher.

A partire dalla data del 19 agosto 2008, prevista dalla circolare Inps per il rilascio dei primi buoni, è iniziata, sotto il pressing della Coldiretti, per la prima volta in Italia, la raccolta dell'uva attraverso voucher che rappresentavano una vera novità per l’Italia con l’obiettivo di ridurre burocrazia nei vigneti e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati.

E’ stato un successo immediato con poco più di 535.000 voucher venduti a livello nazionale per un totale di 27.400 persone impegnate durante l’anno nelle vigne. Nel 2009 Il sistema di pagamento è stato esteso all’insieme delle attività stagionali agricole, ma quello della vendemmia è rimasto l’impiego predominante assorbendone in media circa la metà secondo le stime della Coldiretti.

Nel corso degli anni successivi l’agricoltura è stata l’unico settore che è rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) che gli altri settori non hanno mai più conosciuto fino alla sua abrogazione.

Non è un caso che il numero di voucher impiegati in agricoltura sia praticamente rimasto stabile dal 2011. Dopo una rapida crescita inziale nel tempo si è verificata una sostanziale stabilizzazione dei voucher venduti, ma anche un aumento del numero di voucher per persona che nell’arco dei dieci anni è praticamente raddoppiato per i lavoratori impegnati nella vendemmia, secondo l’analisi della Coldiretti.

Fin da subito la regione che si è maggiormente contraddistinta per l’impiego del voucher in agricoltura è stato il Veneto, non a caso una regione a particolare vocazione vitivinicola, dove si stima che nelle operazioni di vendemmia non sia stato utilizzato per meno di 400.000 buoni nell’ultimo anno. A livello nazionale la Coldiretti stima che nell’ultimo anno siano stati impiegati circa 1,3 milioni di voucher solo per la vendemmia per un totale di 25mila persone, un numero pressochè stabile nel corso degli ultimi 5 anni

“Occorre individuare una valida alternativa perché, con l’abrogazione della disciplina del voucher, il sistema agricolo è stato doppiamente penalizzato in quanto, se da una parte non si riscontravano nel settore indizi di abnorme e fraudolento utilizzo da dover correggere, dall’altra certamente l’intero percorso di emersione intrapreso dal 2008 ad oggi rischia, in assenza di interventi adeguati, di andare perduto”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “pertanto a fronte dell’abrogazione del voucher diviene indispensabile, per evitare un arretramento che danneggerebbe sia imprese che lavoratori, costruire ex-novo uno strumento che possa rispondere alle stesse esigenze delle imprese e dei lavoratori. Strumento che – ha concluso Moncalvo - al pari del voucher, semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito per giovani studenti, pensionati e cassa integrati in quadro compiuto di garanzie soprattutto assicurative”.