venerdì 20 ottobre 2017

I signori del cibo: le conseguenze di un oligarchia del settore agroalimentare mondiale



Non sono mai stati così pochi i padroni del cibo con il potere concentrato nelle mani di un pugno di multinazionali che controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi ai pesticidi, dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale.


E' l’allarme lanciato da una analisi della Coldiretti sul rapporto Ipes-Food presentata al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione dopo la rivoluzionaria acquisizione di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon alla quale Google ha risposto con un’alleanza con ValMart, leader mondiale della distribuzione alimentare, mentre sul mercato delle sementi e dei pesticidi sono in corso tre megafusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta.

Il miliardo e mezzo di produttori agricoli mondiali sono stretti in una tenaglia da pochi grandi gruppi multinazionali che dettano le regole di mercato nella vendita dei mezzi tecnici necessari alla coltivazione e all’allevamento nelle aziende agricole, a partire dalle sementi, ma anche nell’acquisto e nella commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentare. La perdita di potere contrattuale si traduce in difficoltà economiche e occupazionali per gli agricoltori a livello globale, ma l’elevata concentrazione mette a rischio anche la libertà di scelta dei consumatori e gli standard di qualità e sicurezza alimentare, oltre che la stessa sovranità alimentare dei vari Paesi. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

A monte della produzione agricola al termine delle tre mega fusioni in atto tra Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta (alle quali si aggiunge la pianificata fusione con Sinochem nel 2018), tre sole società potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale. Una situazione senza precedenti che ha fatto scattare le preoccupazioni della stessa Commissione Europea che ha deciso di aprire un’indagine approfondita sull’operazione per verificare se la fusione tra Buyer e Monsanto limiti la concorrenza nei settori delle sementi e degli agrofarmaci.

A valle della produzione agricola all’incirca il 90 % del mercato globale dei cereali è controllato da soli quattro gruppi mondiali, vale a dire ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia) mentre nella trasformazione alimentare per cibo e bevande si stima che le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedano il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100. Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali, che ammontavano in totale a 7,5 mila miliardi di euro, con il primo gruppo Wallmart che fattura da solo 262,5 miliardi di dollari. Di recente Amazon è sbarcata in questo mondo con l’acquisizione di Whole Foods e, considerando la sua capacità di intercettare i bisogni dei consumatori e di analizzare la domanda, ci si attende che possa entrare nella TOP 10 della distribuzione nell’arco di un decennio

Il risultato è che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale che assorbe la parte preponderante del valore. Il prezzo di un prodotto aumenta quasi sette volte dal campo alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera anche se la situazione varia da prodotto a prodotto con le situazioni peggiori che si registrano per i prodotti alimentari trasformati.

“Stiamo vivendo - ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - un furto di valore aggiunto che, senza alcun beneficio per i consumatori, vede sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione. In Italia per pagare un caffè al bar, l’agricoltore tipo dovrebbe mettere sul bancone 5 chili di grano o 3 chili di risone o 1,5 chili di mele o una dozzina di uova. Una ingiustizia da sanare rendendo più equa e giusta la catena di distribuzione degli alimenti anche con interventi per limitare lo strapotere contrattuale dei nuovi poteri forti dell’agroalimentare come ha annunciato lo stesso Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan.

I SIGNORI DEL CIBO IN PILLOLE

Sementi e pesticidi - Dopo le fusioni di Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta, tre aziende potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale.

Commercio cereali - Il 90 % del mercato globale dei cereali e’ controllato da soli quattro gruppi mondiali, ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia).

Industria alimentare - Le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedono il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100.

Distribuzione organizzata - Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali.

DISTRIBUZIONE COMMERCIALE

Azienda
Vendite (in miliardi di dollari)
1.      Wallmart (USA)
262,5
2.      Schwarz group (Germania)
(comprende Lidl, Kaufland)
82,2
3.      Kroger (USA)
78,6
4.      Aldi (Germania)
69,2
5.      Costco (USA)
66,4
6.      Carrefour
47,3
7.      Tesko (UK)
43,9
8.      Seven & I Co. Ltd (Giappone)
36,8

TOP TEN aziende Food & Beverage
Quota di mercato di cibo e bevande
Anhauser – Busrsh in Bev. + SabMiller
15,2%
Nestlè
14,6%
PepsiCo
13,5%
JBS
10,6%
Coca Cola
9,3%
ADM
8,7%
Tyson
7,6%
Mondelez
6,9 %
Cargill
6,8%
Mars
6,7%


Agricoltura&Ricerca. Cala il sipario su Future IPM 3.0: in vetrina le soluzioni sostenibili e innovative per la difesa delle colture

Sicurezza alimentare, cambiamento climatico e incremento dei gas serra e gli effetti sulla fisiologia della vite, difesa integrata e controllo biologico, utilizzo del microbioma delle piante per il controllo delle specie invasive, agricoltura di precisione. Questi i principali temi discussi al congresso mondiale sulla sostenibilità nella produzione agricola ed agroalimentare. 

Organizzato dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con il Centro di sperimentazione Laimburg, la Libera Università di Bolzano, l'Università degli Studi di Trento, l'Università di Innsbruck, con il patrocinio dell'Euregio, chiude oggi “Future IPM 3.0”, la settimana di eventi completamente dedicata alla sostenibilità in agricoltura che ha richiamato in Trentino, a Riva del Garda, oltre 500 esperti da 37 paesi per un confronto scientifico sulle più recenti conoscenze nel campo della produzione integrata in agricoltura e sulle future soluzioni tecniche, politiche ed economiche per l’agricoltura sostenibile in Europa.   

Le novità emerse

Le maggiori novità presentate riguardano le nuove soluzioni per la difesa integrata delle colture: sistemi per aumentare l’efficacia del controllo biologico nutrendo gli insetti ed gli acari predatori di parassiti delle piante, insetti impollinatori che trasportano biofungicidi microbiologici, attrattivi per formiche per ridurre infestazioni di afidi e cocciniglie favorendo il loro controllo tramite insetti utili, sistemi innovativi per il miglioramento genetico e bioagrofarmaci a base di estratti di piante e microrganismi naturali. Ma anche droni, sensori, app per il monitoraggio del territorio e sistemi per prevedere il rischio di infezioni ed ottimizzare gli interventi.

Un nuova frontiera potrebbe essere quella dell’utilizzo del microbioma delle piante e cioè di quei microrganismi che vivono in intima associazione con la pianta stessa, come ha riferito Corné Pieterse, dell’università di Utrecht in Olanda; applicazioni sono già state proposte per il controllo di fitoplasmosi della vite. Secondo Max Suckling, dell’Istituto Neozelandese di ricerca su piante e alimenti, il controllo delle specie invasive si conferma la principale sfida per il futuro, come conseguenza del cambiamento climatico e dell’intensificazione degli scambi commerciali.

La normativa europea si trova impreparata ad affrontare queste emergenze perché si riconferma la più stringente al mondo in termini di valutazione del rischio e sicurezza, come ha detto Vittorio Veronelli vicepresidente dell’associazione internazionale delle industrie produttrici di mezzi biologici e tecnici, tanto da rallentare a volte, purtroppo, anche l’autorizzazione dei principi attivi più innovativi e sicuri o addirittura impedire l’importazione di organismi utili in grado di ristabilire l’originario equilibrio biologico.

L'effetto del cambiamento climatico e dell’incremento dei gas serra è stato valutato sia per il suo ipotizzabile effetto sulla fisiologia della vite sia per le conseguenze su comportamento dei principali fitofagi e patogeni da Annette Reineke dell’Universita di Geisenheim.

Il dialogo tra scienza ed agricoltura, favorito da molti interventi dell’Unione Europea, rappresenta infine per Sylvia Bluemel dell’Agenzia austriaca per la salute e la sicurezza alimentare, il modo più efficace per stimolare l’individuazione di nuove soluzioni e favorirne l’implementazione nelle aziende agricole.

Sono stati inoltre presenti gli ultimi risultati sulle ricerche relative al controllo della cimice asiatica, Drosophila suzukii, Xylella fastidiosa e numerose altre specie parassite che preoccupano l’agricoltura. Le esperienze elaborate in altri paesi, pur necessitando di essere interpretati e adattati alle nostre specifiche condizioni, sono utili esempi a cui ispirarsi per gestire queste emergenze fitosanitarie. Per la Fondazione Edmund Mach il congresso è stata l'occasione di presentare alcune delle attività di ricerca e sperimentazione volta a migliorare la sostenibilità dell'agricoltura (scheda sostenibilità).

Incontri, workshop e convegni

La settimana ha aperto i battenti lunedì scorso con un incontro tecnico sul tema della produzione agricola competitiva e le sfide della produzione sostenibile; è proseguita con l’assemblea generale della IOBC (Organizzazione internazionale per la difesa integrata ed il controllo biologico) e una serie di workshop scientifici e conferenze, come la conferenza sponsorizzata dal programma dell’OECD sulla ricerca cooperativa sulla gestione delle risorse biologiche per sistemi agricoli sostenibili, e due convegni scientifici: uno sulla difesa integrata in viticoltura e uno sui meccanismi di difesa della pianta e sulla qualità biologica del suolo.

Vincitori concorso per giovani. Nel corso dell'evento sono stati premiati vincitori del concorso “Che aspetto ha l'agricoltura sostenibile?” riservato agli studenti che frequentano un istituto scolastico di secondo grado con sede in Alto Adige, Trentino o Tirolo. Il primo premio è andato a Eleonora Odorizzi dell'Istituto Tecnico Agrario per il cortometraggio “Cambiamo noi, cambiamo la storia” ed il secondo premio a Beatrice Siotto, Matilde Perotti, Alice Baietta della scuola Liceo Artistico Depero per il video “Un Euregio per tutti”. La commissione di valutazione era composta da Andrea Rosalinde Hofer dell’ OECD LEED Trento, Valentina Piffer di Euregio, Elena De Lorenzo della Fondazione FICO.

L'evento ha ospitato diverse iniziative che hanno favorito l’incontro tra arte, musica e scienza, tutte centrate sul grande tema della sostenibilità. L’iniziativa per recupero delle eccedenze alimentari dagli eventi a cura di Federcongressi&eventi in collaborazione con le Onlus Banco Alimentare ed Equoevento (food for good) ha permesso di evitare gli sprechi alimentari e l’intero evento è stato organizzato utilizzando materiali riciclabili o a bassa impronta carbonica.

giovedì 19 ottobre 2017

Vino&Clima. Una mirata ed attenta gestione del vigneto, così i viticoltori della Doc Merlara rispondono al cambiamento climatico

Grazie ad una gestione del vigneto attenta e mirata, si possono fronteggiare con successo gli eccessi del cambiamento climatico. Questo quanto emerso nel convegno sulle sollecitazioni climatiche promosso dal Consorzio di Tutela in occasione della XVI edizione di “Montagnanese in fiera”.

Irrigazione mirata, sfogliature intelligenti e adeguato rapporto tra grappoli e parete fogliare: ecco come si risponde al cambiamento climatico. Sono dunque questi i due principali rimedi per contrastare gli estremi climatici, illustrati nel corso del convegno “Sollecitazioni climatiche e gestione del vigneto”, recentemente svoltosi nell’ambito della manifestazione “Montagnanese in fiere”, la rassegna del mondo agricolo e artigianale di Montagnana.

All’interno della Sala Veneziana del Castello di Montagnana, Luigino De Togni, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini Merlara doc, ha tracciato un bilancio della vendemmia, ripercorrendo un’annata, la 2017, che si è contraddistinta per le numerose avversità climatiche: le gelate in primavera, poi la siccità e le alte temperature di agosto, infine le piogge in fase di vendemmia.

Anche Diego Tomasi, direttore del CREA di Conegliano, ha ribadito come dal germogliamento alla caduta delle foglie, i viticoltori sono chiamati direttamente in causa per “domare” eventi estremi. «La gestione corretta della parete fogliare – ha ribadito Tommasi - risulta strategica anche in chiave di efficacia degli interventi fitosanitari. Interventi di verifica, prima della fioritura e non dopo, consentono inoltre di ottimizzare i risultati e di prevenire gli effetti da scottature che sono molto evidenti nelle varietà più sensibili».

Giancarlo Lechthaler di Collis Veneto Wine Group, ha invece delineato come «questo 2017 ha consegnato alle cantine una tra le vendemmie più scarse sia per quanto riguarda il Veneto che più in generale l’Italia e l’estero. Occorre quindi gestire al meglio questa particolare situazione che può vedere nel breve periodo anche un ritocco dei prezzi. Il Prosecco è oggi un fenomeno mondiale che poggia su fondamenta fragili che vanno assolutamente consolidate, mentre per il Pinot Grigio la tenuta sul prezzo sembra oggi merito soprattutto della straordinaria contingenza stagionale».

Il presidente di Collis Veneto Wine Group Piero Zambon, ha quindi concluso l’intervento sottolineando come la forte crescita delle superfici vitate, passate in questo areale da 400 a 700 ettari in pochi anni, sia da ascrivere al valore della cooperazione. «Oggi – ha concluso Zambon - Collis è uno dei più grandi gruppi italiani nel settore vinicolo ed ha ancora grandi possibilità di crescere, forte di tanti valori territoriali, ma molto dipende dallo spirito cooperativistico di tutti i soci che devono credere nel valore della cooperazione sempre e soprattutto in annate con caratteristiche particolari come è stato il 2017».

La DOC Merlara

Nasce nel 2000. Negli ultimi anni la superficie viticola dei soci è sensibilmente aumentata con un ritmo tra i più alti del Veneto grazie alle continue richieste di ristrutturazione e di nuovi impianti, mentre negli ultimi 15 anni (fonte Avepa) la superficie vitata è passata dai 250 ettari agli attuali 628. Sedici le varietà coltivate: tra queste Marzemino e Malvasia si confermano i vitigni storici. In parallelo crescono gli ettari coltivati a Glera, che salgono oggi a 247, e quelli coltivati a Pinot Grigio, attualmente 157. Sono nove i comuni che appartengono alla zona di produzione: tra questi spicca il comune di Merlara che detiene oggi 258 ettari, mentre in provincia di Verona si distingue Terrazzo con 84 ettari.

mercoledì 18 ottobre 2017

Libri. La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene. Il best seller tradotto e pubblicato da Slow Food e Associazione Dieta Mediterranea

Pubblicato per la prima volta in italiano un best seller mondiale: La Dieta Mediterranea di Ancel e Margaret Keys.


Era il 1975 quando i ricercatori americani Ancel e Margaret Keys pubblicarono oltreoceano il libro How To Eat Well and Stay Well. The Mediterranean Way, destinato a passare alla storia facendo conoscere la Dieta Mediterranea in tutto il mondo e che nel tempo è diventato una pietra miliare della cultura gastronomica e dove per la prima volta viene usata l’espressione “dieta mediterranea”. Ma anche un documento storico fondamentale per scoprire le origini di una dieta, che ormai tutti sanno essere legata alla longevità, con le ricette e i frutti degli studi di uno tra i primi e più noti nutrizionisti al mondo.

Va a Slow Food Editore e all’Associazione Dieta Mediterranea Ancel Keys Pioppi: alimentazione e stile di vita il merito di aver tradotto e pubblicato, per la prima volta in Italia, questo best seller mondiale con il titolo La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene.

Un lavoro attualissimo che fonda le sue radici nel 1952 quando i coniugi Key appresero di come nelle corsie del Policlinico napoletano non ci fossero pazienti con malattie cardiovascolari. Nacque così la ricerca che portò i due ricercatori, fisiologo lui e chimico lei, a stabilirsi nel Cilento: i Keys si resero presto conto di come la Dieta Mediterranea non fosse solamente un fatto di nutrizione ma anche uno stile di vita.

Furono gli stessi studiosi a intuire la comunicabilità della scoperta, coniando quel termine che oggi tutti collegano alla longevità, nonostante la parola dieta rischiasse, allora come oggi, di allontanare gli interessati dalla tavola. Questo è anche uno dei motivi per cui la gastronomia mediterranea è stata spesso mal interpretata, guardata con sufficienza dall’alta cucina perché considerata troppo popolare, quasi sempliciotta.

Invece, scrivono i due ricercatori, mostrando tutto il loro entusiasmo nell’avventura che li aveva portati a visitare osterie e friggitorie, recensendo parmigiana di melanzane e alici fritte, pasta e fagioli e pizza: «La cucina mediterranea ci regala una tale ricchezza di delizie gustative, tante e felici sorprese a tavola, tanto piacere per la gola in piatti che sono per la maggior parte economici e facili da preparare, che meriterebbe di essere esaltata comunque, anche se non esistessero prove della sua straordinaria salubrità».

Collana: asSaggi
Confezione: cartonato con sovracoperta
Formato: 13x21 cm
Pagine: 591
Prezzo di copertina: 18 Euro

Su Amazon a 15,30 Euro anzichè 18 >> La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene

Agricoltura sostenibile. 500 esperti a confronto al congresso internazionale “Future IPM 3.0”

Si è aperto lunedì il sipario su Future PM 3.0, la settimana sulla sostenibilità in agricoltura e difesa delle piante che ha richiamato in Trentino, a Riva del Garda, oltre 500 esperti da 37 paesi. In programma due convegni scientifici: uno sulla difesa integrata in viticoltura e uno sui meccanismi di difesa della pianta e sulla qualità biologica del suolo.


Il congresso sarà animato da un confronto scientifico sulle più recenti conoscenze nel campo della produzione integrata in agricoltura e sulle future soluzioni tecniche, politiche ed economiche per l’agricoltura sostenibile in Europa. 


Il Trentino Alto Adige- Südtirol è considerato dalla comunità scientifica internazionale un vero e proprio laboratorio a livello europeo e l'attività della Fondazione Edmund Mach che fa della sostenibilità la sua mission, risulta strategica nello sviluppo e nel trasferimento di innovazione tecnica indirizzata ad aumentare la sostenibilità ambientale delle produzioni agricole trentine.

L'evento è iniziato con un incontro tecnico sul tema della produzione agricola competitiva e delle sfide della produzione sostenibile, che ha coinvolto il mondo agricolo trentino, e al quale sono intervenuti l'assessore Michele Dallapiccola e il direttore generale FEM, Sergio Menapace.

“Questa è una grande occasione, quella di apportare cultura, cultura della sostenibilità, e dunque elevare l'impegno e l'interesse collettivo verso una agricoltura sempre più di elevato grado” ha detto in apertura l'assessore Michele Dallapiccola. “In Trentino abbiamo un istituto di ricerca con con condizioni di laboratorio e di valutazione teorica e scientifica che in altri luoghi in Italia non è stato facile costruire, e questa è la condizione che ci permette di presentare al resto del mondo un sistema di lotta integrata che è tra i più avanzati a livello mondiale e che, per certi aspetti, verso l'ambiente, riesce ad essere ancora più rispettoso rispetto al metodo biologico”. E' un sistema – ha proseguito l'assessore- soprattutto aperto, che trova nella messa in discussione di sé stesso il principale meccanismo all'evoluzione. Ecco perché tanto è importante la presenza di un tessuto imprenditoriale agricolo evoluto e ben disponibile a mettere in discussione sè stesso, tanto importante è la presenza di un'istituzione di ricerca scientifica e di applicazione tecnico pratica di quanto ricercato, in un territorio che vuole porsi rispetto al resto del mondo come nuovo laboratorio. “C'è ancora molto da fare, ma abbiamo intrapreso la strada giusta in un confronto serrato a livello intellettuale. Mi auguro che queste giornate siano feconde di pensiero e di spunti perché, poi, i nostri contadini, con orgoglio, sapranno trasformare in ottimi frutti della nostra terra”.

Lunedì era anche la giornata mondiale dell'alimentazione e il presidente FEM, Andrea Segrè, ricorda che ancora 815 milioni di essere umani soffrono la fame. “La sfida alimentare - sottolinea- è immane se pensiamo che nel 2050 saremo 9,7 miliardi di persone nel mondo. Per riempire tutte queste bocche l'agricoltura del futuro dovrà almeno raddoppiare la sua produzione. Affinché la nostra Terra possa rispondere a questa sfida con delle risorse naturali limitate, è necessario che le bussole della ricerca e della sperimentazione coniughino al meglio ecologia e tecnologia in modo sostenibile. Ecco il senso di un convegno come Future IPM e, più in generale, del lavoro che quotidianamente svolgiamo alla Fondazione Mach: dobbiamo trovare le giuste rotte per garantire una relazione sostenibile tra l'essere umano e l'ambiente naturale che lo ospita".

L'incontro tecnico, moderato dall'Informatore Agrario, media partner dell'evento con Agronotizie, ha affrontato varie tematiche, con un dibattito sull’agricoltura sostenibile. Una giornata ricca di presentazioni, demo, interviste, tavole rotonde su vari temi: dalla sostenibilità in viticoltura e frutticoltura di montagna, fondovalle, e pianura alle specie invasive e cambiamento climatico; dalla informazione e sicurezza alimentare alle nuove soluzioni tecniche e sostanze attive microbiologiche o naturali nella difesa delle colture. Ma anche prospettive relative ai prodotti fitosanitari a base biologica, ICT e meccatronica in campo: sensori, app, droni, agricoltura di precisione.

La giornata è stata aperta da Marco Trevisan, dell'Università cattolica del Sacro Cuore e membro GRIFA, sul comportamento dei prodotti fitosanitari nell'ambiente, nelle produzioni e negli alimenti.
Il congresso “Future IPM 3.0”, aperto con l’assemblea generale della IOBC (Organizzazione internazionale per la difesa integrata ed il controllo biologico) prevede fino a venerdì una serie di workshop scientifici e conferenze. Premiazione ieri anche del concorso “Che aspetto ha l'agricoltura sostenibile?” riservato agli studenti che frequentano un istituto scolastico di secondo grado con sede in Alto Adige, Trentino o Tirolo, con Andrea Rosalinde Hofer OECD LEED Trento, Valentina Piffer Euregio Tirolo Alto Adige Trentino ed Elena De Lorenzo Fondazione FICO, Bologna.

Ieri è stata la volta di una conferenza sponsorizzata dal programma dell’OECD sulla ricerca cooperativa sulla gestione delle risorse biologiche per sistemi agricoli sostenibili. Alla conferenza, in inglese, hanno partecipato i maggiori rappresentati del mondo scientifico, produttivo ed rappresentanti istituzionali di vari paesi europei. Alle presentazioni è seguita una discussione sulle prospettive dell’agricoltura sostenibile. Nell’ultima parte della settimana, fino a venerdì si terranno due convegni scientifici: uno sulla difesa integrata in viticoltura e uno sui meccanismi di difesa della pianta e sulla qualità biologica del suolo.

Ambiente, sicurezza alimentare, economia, al centro del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione

Organizzato dalla Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House – Ambrosetti torna a Cernobbio il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. Dal 20 al 21 ottobre. 

Si svolgerà a Cernobbio, a Villa d'Este sul Lago di Como, l'appuntamento annuale per l’agroalimentare, che riunisce i maggiori esperti, opinionisti, ed esponenti del mondo accademico nonché rappresentanti istituzionali italiani e europei, responsabili delle forze sociali, economiche, sindacali e politiche nazionali ed estere, che intervengono sui temi correlati dell’ambiente, della sicurezza alimentare e dell’economia.

Il Forum è un appuntamento fisso nelle agende dei responsabili delle imprese appartenenti alla filiera agroalimentare e della business community in generale. L’obiettivo è quello di proseguire l’esperienza positiva, conquistata anno dopo anno, per affrontare i grandi temi di scenario e valutarne le implicazioni per il settore agricolo, per il business e per la società. Coldiretti svolge un ruolo attivo sui temi relativi a un nuovo modello di sviluppo: l’agricoltura, infatti, può farsi portavoce di valori legati a reputazione, sostenibilità, tutela del territorio, accesso al cibo, salute e dialogo con il consumatore. Il Forum è diventato così, nel corso degli anni, un’opportunità per discutere e approfondire questi temi, anche in un’ottica di lungo termine.

L’edizione di quest’anno si apre alle ore 9,00 di venerdì 20 ottobre con la presentazione del primo Rapporto Coldiretti/Censis su “La ristorazione in Italia” con le dimensioni economiche ed occupazionali, le aspettative ed i capricci a tavola di italiani e stranieri, le nuove forme emergenti, ma anche le criticita’ e un focus specifico sulle recensioni on line. Sarà esposta anche la top five dei piatti acchiappaturisti che tradiscono il Made in Italy piu’ diffusi, che la nuova rete dei cuochi contadini della Coldiretti, gli agrichef, aiuterà a riconoscere e smascherare.

Nella due giorni si susseguiranno presentazioni di indagini, ricerche ed innovative esposizioni in anteprima assoluta su aspetti della vita quotidiana e qualificati ed autorevoli interventi, dagli approfondimenti su globalizzazione e impatto sulla sicurezza alimentare e sulla salute con la top ten dei cibi piu’ pericolosi che saranno oggetto di una specifica esposizione fino al confronto politico sul Made in Italy a tavola e sul rapporto dell’Italia con l’Unione Europea, con le ultime novità in arrivo.

martedì 17 ottobre 2017

Export, per l'Italian Food è record storico. Il vino prodotto più esportato

E’ record storico per il Made in Italy alimentare all’estero con le esportazioni di prodotti alimentari e bevande che crescono del +9,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.


E' quello che emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi a commercio estero ad agosto del 2017 dopo che nel 2016 l’agroalimentare aveva già raggiunto il massimo storico di 38,4 miliardi. Se il trend dei primi otto mesi del 2017 (+7,5%) sarà mantenuto, a fine anno saranno superati per la prima volta nella storia i 40 miliardi di euro di export agroalimentare Made in Italy. 


Il balzo ad agosto si è verificato sia nei Paesi dell’Unione (+9,5%) che in quelli fuori dell’Europa dove ha messo a segno un incoraggiante +8,6%. Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentare interessano i Paesi dell’Unione Europea, ma gli Stati Uniti sono di gran lunga il principale mercato dell’italian food fuori dai confini dall’Unione e il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna. Il prodotto agroalimentare italiano più esportato all’estero è il vino seguito dall’ortofrutta fresca.

L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All’estero sono falsi quasi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi a denominazione di origine Dop a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i salumi più prestigiosi dal Parma al San Daniele che spesso “clonati”, ma anche gli extravergini di oliva, le conserve.

A preoccupare, secondo Coldiretti, sono gli effetti del Trattato di libero scambio con il  Canada (CETA) in corso di ratifica in Italia in cui per la prima volta nella storia l’Unione Europea si legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele. Un accordo che colpisce anche il formaggio italiano più esportato nel mondo, il Parmigiano Reggiano, che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni ai concorrenti più insidiosi delle specialità Made in Italy all’estero.

lunedì 16 ottobre 2017

Produzione vitivinicola. Dal G7 delle indicazioni geografiche di Bergamo la richiesta di creare un sistema multilivello di protezione

Tra i temi strategici emersi nel corso della conferenza anche il miglioramento della trasparenza della “Internet governance” e l’incremento delle risorse finanziarie per la cooperazione internazionale. Elaborato un documento politico condiviso sul tema della tutela e dello sviluppo delle IG.

Creare un sistema multilaterale di protezione, sostenendo anche l’applicazione dell’Accordo di Lisbona del 1958 rivisto dall’Atto di Ginevra del 2015; migliorare la trasparenza della ‘Internet governance’ con il coinvolgimento degli stakeholder; favorire studi e ricerche sul loro positivo contributo nei confronti della sostenibilità economica e ambientale; incrementare le risorse finanziare per la cooperazione internazionale destinate al loro rafforzamento. 

Sono queste le istanze presentate nel corso del G7 delle Indicazioni Geografiche, in un documento politico condiviso realizzato da Federdoc, Fondazione Qualivita, Aicig, Assodistil, Federdop, Isit e Afidop, organizzatori della conferenza.

In vista del G7 dei ministri dell’Agricoltura, le più importanti organizzazioni di settore si sono infatti riunite a Bergamo per fare il punto sul tema della tutela e dello sviluppo delle Indicazioni Geografiche, anche alla luce delle recenti richieste avanzate dalle organizzazioni agricole americane al presidente Usa, Donald Trump, per il non riconoscimento delle IG negli accordi commerciali.
Un diniego che danneggerebbe ulteriormente le eccellenze del made in Italy che, secondo la dichiarazione congiunta dei rappresentanti delle IG riunite a Bergamo, rappresentano un inestimabile patrimonio economico e culturale per i territori di produzione, purtroppo sempre più spesso oggetto di contraffazione.

“Chiediamo una maggiore attenzione delle autorità pubbliche dei Paesi del G7 e della comunità internazionale – si legge nel documento condiviso – per garantire una tutela multilivello alla Indicazioni Geografiche e un incremento delle risorse finanziarie per la cooperazione internazionale, destinate al rafforzamento delle Indicazioni Geografiche, attraverso modelli e sistemi di governance efficaci, nelle aree caratterizzate da sottosviluppo e conflitti, con il coinvolgimento diretto delle organizzazioni dei produttori dei Paesi più evoluti”.

Occorre inoltre, precisano ancora i rappresentanti delle Indicazioni Geografiche agroalimentari, vitivinicole e delle bevande alcooliche, operare su “una loro efficace protezione quale diritto di proprietà intellettuale, sia nella gestione del sistema di assegnazione dei nomi di dominio di primo e secondo livello, sia nell’utilizzo dei nomi delle IG nei portali di e-commerce e nei motori di ricerca. Notiamo con preoccupazione la crescente diffusione di evocazione, imitazione e abuso delle Indicazioni Geografiche nel commercio internazionale, e nel Web in particolare, a danno dei consumatori e dei legittimi produttori e la parallela proliferazione di norme internazionali di protezione, spesso non di facile comprensione e applicazione”.

Un tema, quello della web trasparency, che vede l’Italia in prima linea, grazie anche agli accordi siglati con colossi dell’e-commerce come Alibaba, Amazon e Ebay per tutelare, e allo stesso tempo promuovere, il made in Italy agroalimentare nel mondo.

venerdì 13 ottobre 2017

Il cibo nell'arte. I dipinti dell'Arcimboldo in mostra a Roma

Occasione eccezionale per ammirare alcuni grandi capolavori di Giuseppe Arcimboldi, (Milano, 1526 – 1593), meglio noto come Arcimboldo. Dal 20 ottobre all'11 febbraio 2018 a Palazzo Barberini.

Quattro Stagioni – Autunno, Giuseppe Arcimboldo, 1573
 Dalle Stagioni agli Elementi, dal Bibliotecario al Giurista, da Priapo (Ortolano) al Cuoco, i ritratti, i suoi preziosissimi disegni acquerellati di giostre e fontane, in dialogo con dipinti e le copie arcimboldesche, oltre a una serie di oggetti delle famosissime wunderkammer imperiali, delle botteghe numismatiche e di arti applicate milanesi e non solo, fino a disegni di erbari, frutta, animali, di cui all’epoca si faceva gran studio al fine di incrementare serre, serragli e giardini ma anche e soprattutto la conoscenza scientifica: per la prima volta a Roma in mostra alcuni dei più noti capolavori autografi dell'artista rinascimentale milanese. 

Da sempre, il cibo ha ricoperto un ruolo speciale speciale nelle opere d’arte di tutte le epoche. Dalle scene di caccia dei graffiti preistorici ed i mosaici pompeiani e bizantini, alle opere più famose del Rinascimento, fino alle avanguadie del XX° secolo e a quelle più moderne della pop e della eat art, ciò che mangiamo ha sempre occupato un posto di rilievo, destinato a comunicare, a chi osserva, la natura simbolica del dipinto. Particolarmente interessanti sono le opere di Giuseppe Arcimboldo o Arcimboldi, uno dei pittori cinquecenteschi più noti e particolari della storia dell’arte. Esponente del Manierismo, si dedicò con bizzaria e creatività all’elaborazione di ritratti e busti – le cosiddette “Teste composte” – realizzati combinando tra loro vegetali e animali, elementi che riteneva di volta in volta metaforicamente collegati al soggetto rappresentato. Artista del mistero, lasciava intendere una verità ma ne suggeriva un’altra possibile. Con frutta e verdura, pesci e uccelli nelle sue opere, attraverso ciò che era perfettamente naturale, sembra intendesse sbeffeggiare e fare ironia su ciò che secondo lui era meno naturale al mondo: il comportamento umano.

Arcimboldo si formò alla bottega del padre, nell’ambito dei seguaci di Leonardo. Esoterico e alchemico, si considerava poeta e filosofo, ingegnere e inventore. Si può dire sia stato l’artista che ha inventato le “bizzarrie” e le “pitture ridicole”, diventando uno dei pittori più significativi della cultura manierista internazionale. Riscoperto negli anni Trenta del Novecento, nel contesto dei movimenti del Dadaismo e Surrealismo, Arcimboldo è diventato il più importante precursore dei movimenti artistici contemporanei. È stato un genio del Rinascimento. Di quello del Nord Europa e milanese, non certo di quello classicheggiante e rinascimentale della Roma dell’epoca.

Notizie utili - "Arcimboldo". Dal 20 ottobre all'11 febbraio 2018. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13. Orari: da martedì a domenica dalle 08:30 alle 19:00. Lunedì: chiuso. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Biglietti: intero € 15,00, ridotto € 13,00. La mostra è organizzata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma e da Mondo Mostre Skira, a cura di Sylvia Ferino Pagden, una delle maggiori studiose di Arcimboldo e già Direttore della Pittura al Kunsthistorisches Museum di Vienna. 

Viticoltura di Montagna. A Torino il workshop del CERVIM nell'ambito di "Grapes in Town"


Si terrà nella sala stemmi del Museo della Montagna nell'ambito della prima edizione de "La Vendemmia a Torino – Grapes in Town", il workshop “I vini di montagna: un patrimonio da bere", che vedrà la partecipazione del Presidente del Cervim e del Consigliere di Amministrazione Edoardo Braga, di produttori di montagna e del Prof. Vincenzo Gerbi dell'Università di Torino.


L'incontro organizzato da CERVIM, il Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, si inserisce all'interno di un fittissimo programma di eventi di questa prima edizione de La Vendemmia a Torino – Grapes in Town, manifestazione dedicata alle eccellenze vitivinicole del Piemonte, promossa dall’assessorato alla cultura e al turismo della Regione Piemonte e realizzata con la collaborazione della Città di Torino e con il patrocinio della Città Metropolitana.

Oltre 40 produttori coinvolti in un programma di quasi 40 degustazioni in 2 giorni, 16 conferenze e incontri, 12 visite guidate e 5 prestigiose gallerie d’arte: sono questi i numeri dell’evento che si svolgerà nel capoluogo piemontese il 14 e 15 ottobre.

Appuntamento domani, quindi, alla 14,30 presso il Museo Nazionale della Montagna (Piazzale Monte dei Cappuccini 7, Torino) con “I vini di montagna: un patrimonio da bere". Parteciperanno Giovanni Aldighieri, Sindaco di Carema; Danilo Breusa, Presidente Assoc. Produttori Ramié e Sindaco di Pomaretto; Stefano Turbil, Presidente Consorzio Tutela e Valorizzazione della Val di Susa DOC; Edoardo Braga, Consigliere del CERVIM, modera il Prof Vincenzo Gerbi - DISAFA, Università di Torino - Comitato Tecnico-Scientifico CERVIM. Seguirà una libera degustazione dei vini di montagna. Ingresso Libero. I partecipanti al convegno avranno libero accesso al Museo.

Volevo segnalare che il Paese ospite di questa prima edizione della manifestazione torinese, sarà il Perù che oggi, presso il Circolo dei Lettori, alla presenza dell’Ambasciatore del Perù in Italia S.E. Luis Iberico Núñez e la Presidente dell’Associazione non profit LDDPisco Gladys Torres, presenterà 40 produttori che faranno degustare il suo celebre Pisco con il cioccolato del Perù. Durante l’evento sarà presentata al pubblico la mostra “Il Pisco è Perù - Cultura Vitivinicola” con l’esposizione di venti opere di cinque artisti peruviani, allestita presso il Circolo degli Artisti.

Informazioni e dettagli sul sito www.vendemmiatorino.it

Il ruolo essenziale della ricerca per una agricoltura che cambia. Il CREA al G7 agricoltura



Come la ricerca in agricoltura intende affrontare le sfide del mondo che ci aspettano? Di questo si sta discutendo a Bergamo in occasione del  G7 agricoltura, dove il CREA approda con l’ultima tappa di #Agrogeneration, l’iniziativa patrocinata dal Mipaaf e organizzata insieme a Future Food Institute e Vazapp, dedicata all’innovazione in agricoltura.


L’agricoltura del domani, infatti, sarà multifunzionale: oltre alla semplice produzione di cibo, valorizzerà e conserverà identità territoriali, naturali e paesaggi, con servizi agricoli e forestali mirati e dalle prestazioni sempre elevate grazie alle nuove tecnologie. La tendenza, infatti, è quella di un’economia sostenibile sempre più a basse emissioni di carbonio e all’insegna dell’innovazione.

Proprio in quest’ottica deve essere letta la crescente attenzione nei confronti dell’agricoltura di precisione e di una gestione agro-ambientale diretta all’ottimizzazione delle risorse, in grado di garantire quindi produzioni agricole ecocompatibili e di qualità. L’agricoltura di precisione, infatti, permette un approccio integrato basato su acquisizione di dati agro-ambientali e modelli di simulazione, che devono essere legati però alla storia e alla tradizione del prodotto. Inoltre, coinvolgendo tutti gli attori della filiera, è possibile esaltare il prodotto finale nel rispetto della qualità agro-ambientale. Elemento quest’ultimo che, insieme alla salubrità, alla certificazione dell’origine, alla riconoscibilità e alla tracciabilità degli alimenti, rappresenta per i consumatori un vero prerequisito irrinunciabile, che aggiunge un ulteriore valore ai prodotti.

«È chiaro che in simile scenario, così complesso e delicato, contrassegnato da sfide epocali - ha commentato Salvatore Parlato, Presidente del CREA - la ricerca svolga un ruolo essenziale. La scienza, infatti, in quanto portatrice di innovazione tecnologica, ha il compito sostanziale di costruire e garantire il futuro dell’agricoltura. Non va trascurato, ad esempio, il suo apporto nel valutare la vulnerabilità dell’agricoltura ai cambiamenti climatici o nel preservare e valorizzare gli ecosistemi ad essa connessi, attraverso la salvaguardia del paesaggio e della biodiversità».

giovedì 12 ottobre 2017

Eventi. “Future IPM 3.0”, in Trentino la settimana sulla sostenibilità in agricoltura e difesa delle piante

Presentato in conferenza stampa alla FEM il congresso in programma a Riva dal 15 al 20 ottobre.

Il Trentino Alto Adige Südtirol, fulcro della ricerca e dell'innovazione in materia di agricoltura sostenibile, si appresta ad ospitare uno dei più grandi eventi a livello internazionale. Si tratta del congresso “Future IPM 3.0” in programma dal 15 al 20 ottobre presso il Centro Congressi di Riva del Garda con una serie di workshop scientifici, conferenze, un incontro divulgativo col mondo produttivo e un concorso per i giovani. 

Obiettivo dell'evento, presentato in conferenza stampa oggi alla FEM., è presentare le più recenti conoscenze nel campo della produzione integrata in agricoltura e le future soluzioni tecniche, politiche ed economiche per l’agricoltura sostenibile in Europa, focalizzandosi anche su ciò che sta facendo il Trentino Alto Adige- Südtirol.

Sono intervenuti il direttore generale FEM, Sergio Menapace, il preside di Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, Stefano Cesco, la dirigente dekl Centro Ricerca e Innovazione, Annapaola Rizzoli, la direttrice del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente, Ilaria Pertot, il coordinatore del Dipartimento Filiere Agroalimentari, Sperimentazione e Servizi Tecnologici del Centro Trasferimento Tecnologico FEM, Claudio Ioriatti, la portavoce nonché responsabile relazioni pubbliche e gestione eventi del Centro di sperimentazione Laimburg, Franziska Maria Hack.

Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati anche alcuni esempi di ricerca e trasferimento tecnologico volti ad una agricoltura più sostenibile.

L'evento

 A Riva del Garda dal 15 al 20 ottobre si svolgerà la settimana della sostenibilità in agricoltura e difesa delle piante. Si susseguiranno una serie di eventi dedicati al tema della sostenibilità dell’agricoltura con particolare riferimento alla difesa delle piante. Il convegno è organizzato nel rispetto della sostenibilità evitando lo spreco alimentare e di risorse, utilizzando, dove possibile, materiali riciclabili e a bassa impronta carbonica. 500 i ricercatori iscritti provenienti da 37 paesi.

Congresso IOBC

La settimana si aprirà domenica 15 ottobre con l’assemblea generale dell’Organizzazione internazionale per la difesa integrata ed il controllo biologico (International organization forbiological and integrated control; IOBC-wprs). Quest’organizzazione, che raggruppa ricercatori, tecnici ed agronomi è particolarmente attiva nei paesi europei, nord Africa e Medioriente, ed è composta da numerosi gruppi di lavoro che definiscono le linee guida della difesa integrata in agricoltura e presentano le ultime novità della ricerca nel settore. Quest’anno si terrà a Riva del Garda l’assemblea generale dei membri dell’organizzazione.

16 ottobre, incontro tecnico col mondo produttivo trentino

Lunedì 16 ottobre ci sarà un’intera giornata dal taglio divulgativo dedicata al dibattito sull’agricoltura sostenibile per il pubblico italiano, che conta più di 200 iscritti. Sarà una giornata ricca di presentazioni, demo, interviste, tavole rotonde sui seguenti temi: la sfida della sostenibilità in viticoltura e frutticoltura di montagna, fondovalle, e pianura; specie invasive e cambiamento climatico: l’impatto sull’agricoltura; agricoltura –società: informazione, sicurezza alimentare, convivenza; il ruolo delle nuove soluzioni tecniche e sostanze attive microbiologiche o naturali nella difesa delle colture. Prospettive relative ai prodotti fitosanitari a base biologica: ICT e meccatronica in campo: sensori, app, droni, agricoltura di precisione. La giornata sarà aperta da una presentazione del Prof. Marco Trevisan, dell'Università cattolica del Sacro Cuore e membro GRIFA, sul comportamento dei prodotti fitosanitari nell'ambiente, nelle produzioni e negli alimenti.

Il concorso

Nell'ambito di Future IPM 3.0 è stato promosso il concorso “Che aspetto ha l'agricoltura sostenibile?” riservato agli studenti (di età compresa tra 14 e 20 anni) che frequentano un istituto scolastico di secondo grado con sede in Alto Adige, Trentino o Tirolo. La premiazione del miglior video è in programma nella giornata di lunedì 16 ottobre. Premieranno i due vincitori Andrea Rosalinde Hofer OECD LEED Trento, Valentina Piffer Euregio Tirolo Alto Adige Trentino ed Elena De Lorenzo Fondazione FICO, Bologna.

Altre conferenze scientifiche

Martedì 17 ottobre è in programma una conferenza sponsorizzata dal programma dell’OECD sulla Ricerca Cooperativa sulla Gestione delle Risorse Biologiche per Sistemi Agricoli Sostenibili. Alla conferenza, in inglese, parteciperanno i maggiori rappresentati del mondo scientifico, produttivo ed rappresentanti istituzionali di vari paesi europei. Alle presentazioni seguirà una discussione sulle prospettive dell’agricoltura sostenibile. Nell’ultima parte della settimana, fino a venerdì si terranno due convegni scientifici: uno sulla difesa integrata in viticoltura e uno sui meccanismi di difesa della pianta e sulla qualità biologica del suolo.

Inferno California. Non si arresta il devastante incendio. Brucia 'Antica Napa Valley', l'azienda di Marchesi Antinori



Non da tregua l'inferno di fuoco che sta letteralmente devastando la California. Decine di migliaia di ettari di vigneti ridotti in cenere. Sembra che l'incendio sia stato provocato dalla caduta di un cavo dell'alta tensione.


Continua a bruciare la California, ed il fronte degli incendi sta colpendo proprio il cuore della produzione vinicola americana. Una catastrofe dai numeri impressionanti: almeno 23 morti, centinaia le persone irrintracciabili, più di 3.500 tra case e aziende divorate dalle fiamme e oltre 20 mila fatte evacuare. Diverse le aziende andate completamente distrutte o che comunque hanno subito perdite significanti, come Signorello Estate, William Hill Estate Winery e la Paradise Ridge Winery a Santa Rosa; qui le scene sembrano uscire da un girone dantesco con veri e propri fiumi di vino rosso bollente che scorrono attraverso la tenuta. Anche 'Antica Napa Valley', l'azienda di Marchesi Antinori è rimasta coinvolta. L'intera tenuta è stata evacuata dopo che le fiamme avevano iniziato ad accerchiare i pregiati vigneti di Cabernet. Ma, secondo le ultime notizie, sembra che la cantina ed i vigneti sono salvi.

Intanto, i colossi hi tech della Silicon Valley si stanno mobilitando per la ricostruzione delle aree distrutte. Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook donerà un milione di dollari ad organizzazioni locali, e un sostegno economico arriverà anche da Apple. "I nostri pensieri vanno agli amici e ai vicini della Bay Area", ha scritto su Twitter l’amministratore delegato Tim Cook, aggiungendo che Cupertino stanzierà fondi per "aiutare le operazioni di soccorso".

Agricoltura. Cambiamenti climatici, globalizzazione mercati, la cimice asiatica invade i raccolti, a rischio frutta e verdura

Una invasione biblica della “cimice marmorata asiatica” sta distruggendo i raccolti nei frutteti, negli orti ma anche le grandi coltivazioni di soia e di mais nel nord Italia. E’ l’allarme lanciato oggi da Coldiretti. Considerato pochi anni fa un parassita emergente si trasforma oggi in nefasto protagonista del comparto ortofrutticolo nazionale. 


Favorita da un autunno particolarmente caldo e non avendo in Italia antagonisti naturali, la cimice asiatica, nome scientifico Halyomorpha halys, si sta moltiplicando molto velocemente, tanto che il comparto ortofrutticolo nazionale, a causa dell’insetto, ha registrato nelle aziende colpite gravi perdite, in particolare, per quanto riguarda la coltivazione di mele, pere e pesche, che vanno oltre il 40% in areali fortemente vocati a tali produzioni. I danni causati da tale insetto determinano una notevole percentuale di frutti deformi (in alcuni casi superiore al 50%) con conseguente deprezzamento o non commerciabilità. 

La diffusione della “cimice marmorata asiatica” è molto pericolosa per l’agricoltura perché si tratta di un insetto particolarmente prolifico con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta. Un problema che rende molto difficile la lotta all’insetto che da adulto è in grado di volare per lunghe distanze alla ricerca del cibo e sverna come adulto in edifici o in cassette e anfratti riparati per poi raggiungere in primavera le piante per alimentarsi, accoppiarsi e deporre le uova.

Quest’anno la situazione è drammatica soprattutto nel nord est, tra Friuli e Veneto, anche se non mancano riscontri in altre regioni, dalla Lombardia all’Emilia fino al Piemonte. Se le cimici provocano vere stragi delle coltivazioni, per l’uomo, oltre al fastidio provocato dagli sciami che si posano su porte, mura delle case e parabrezza delle auto, l’unico pericolo è il cattivo odore che gli insetti emanano se schiacciati.

La ricerca in laboratorio e in campo è impegnata nell’affrontare la lotta alla cimice asiatica allo stadio primordiale agendo sul suo metabolismo per arginare la problematica prima che le cimici si sviluppino sulle varie colture. Come scrissi alcuni mesi fa, la cimice asiatica, non risparmia nemmeno i vigneti ed i danni che provoca in vitivinicoltura si concentrano principalmente in fase di vinificazione come dimostrato da un recente studio denominato "Influence of Winemaking Processing Steps on the Amounts of (E)-2-Decenal and Tridecane as Off-Odorants Caused by Brown Marmorated Stink Bug (Halyomorpha halys)" dell'Oregon State University, Dipartimento Food Science & Technology e pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.

mercoledì 11 ottobre 2017

Vino&Scienza. Asolo Prosecco, ritrovato un antico vigneto di città. Al via il progetto di recupero

Il progetto di recupero e valorizzazione paesaggistica “Nel cuore di Asolo, un vigneto ritrovato” è stato presentato ufficialmente sabato 7 ottobre alla presenza del Sindaco Mauro Migliorini. In dettaglio gli step dei lavori che partiranno questo mese fino ad arrivare alla prima produzione  di un Cru nel 2023.

Un progetto ambizioso che, grazie all'aiuto della scienza, farà rinascere un piccolo appezzamento vitato posizionato nel centro storico della città, proprio per andare ancor più a fondo, alle radici della storia e del cuore del Prosecco Superiore e dell’Asolo Docg, un territorio rappresentato da quella che il poeta Giosue Carducci definì la “Città dei cento orizzonti”, simbolo di cultura, storia e bellezza e dove l’uva è parte integrante del paesaggio da oltre due secoli, da quando la nobile famiglia Contarini, alla fine del 1600, possedeva questi terreni e fece edificare quella che oggi è conosciuta come “Villa degli Armeni”. 

È infatti su Villa Contarini, sul celebre giardino all’italiana di Villa De Mattia, che si affaccia il “Vigneto ritrovato”, sorta di Cru di mezzo ettaro in cui, grazie all’impegno di Montelvini, storica azienda di Asolo, si lavorerà al recupero del genoma della pianta originale, per andare ancor più a fondo, alle radici della storia e del cuore  del Prosecco Superiore e dell’Asolo Docg.

Una denominazione di cui l'azienda della famiglia Serena si fa portavoce del mondo, poiché è in queste terre che, da oltre 135 anni, è impegnata nella produzione di vini con l’obiettivo di promuovere la qualità di un territorio unico nel panorama enologico italiano. L’Asolo Docg è infatti l’unica denominazione del Prosecco che può vantare nel disciplinare la versione Extra Brut, poiché solo qui il terreno e il microclima regalano al vino struttura e salinità uniche. Una tipologia nella quale Montelvini crede da sempre e che oggi interpreta il più alto concetto di qualità della cantina.

Lo spirito del progetto di recupero firmato dalla cantina di Venegazzù appare chiaro fin dal titolo “Nel cuore di Asolo, un vigneto ritrovato”, che vuole esprimere anzitutto il senso di appartenenza al territorio e lo stretto legame con Asolo. L’impegno di Montelvini si fonde, dunque, con la consapevolezza che questo spazio urbano verde, incastonato tra natura e città, appartiene prima di tutto alla storia di Asolo. In questo senso, il vigneto a pochi passi dalle antiche mura cittadine è un giardino dal valore inestimabile, che sarà “ritrovato” per divenire patrimonio di tutti.

La rivalorizzazione coinvolgerà infatti uno spazio strettamente connesso con la vita delle persone, la storia della città, il paesaggio. Da qui l’esigenza di creare un gruppo di lavoro multidisciplinare, capace di realizzare un progetto così ambizioso. Alla presentazione hanno infatti preso la parola: arch. Adriano Marangon di MADE associati, studio di architettura e paesaggio; dott.ssa Elisa Angelini del CREA – VIT Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano; il prof. Manlio Brusatin, architetto, docente universitario e storico del territorio; Davide Genovese dello studio associato Progetto Natura; Marco Pavan, documentarista. Un pool di professionisti che, ognuno con la propria competenza, ha spiegato ai presenti come avverrà il recupero di questo lembo di Asolo, un angolo in cui storia, cultura enologica, architettura e paesaggio si incrociano da secoli.

Il recupero in dettaglio

L’iniziativa “Vigneto ritrovato” è partita dalla precisa volontà della famiglia Serena di effettuare un recupero che mettesse in evidenza la “natura storico-urbana” di questo terreno, incastonato in uno dei luoghi più belli di Asolo. Il progetto ha perciò dovuto necessariamente ampliare il proprio raggio d’azione, considerando questo terreno non solamente dal punto di vista della produzione enologica ma interpretandolo come spazio “culturale”, in continuo dialogo con la storia e il paesaggio circostanti.

Il “Vigneto ritrovato” si trova infatti in stretto rapporto con la scenografica architettura del “Fresco” di Villa Contarini, meglio conosciuta come “Villa degli Armeni”, ed il monumentale giardino all’italiana di Villa De Mattia, che sul vigneto si affaccia.

Il vigneto oggi

·        Estensione: circa 3000 mq (0.3 ettari)
·        Vitigni presenti attualmente: prevalentemente Glera
·        Anno di impianto: 1960
·        Piante presenti: circa 70-80
·        Esposizione: Sud
·        Tipo di terreno : medio impasto con buona presenza di argilla. Presenta alcune zone di argilla dal colore rossastro, dato dall'accumulo di ossidi di ferro.
·        Tipo di impianto che verrà realizzato: la scelta sarà in base ai risultati ottenuti dalla ricerca del Crea. La forma di allevamento prevista è quella a Sylvoz, tipica della zona. Vista la posizione del vigneto è previsto il completo inerbimento, per evitare fenomeni erosivi.

I prossimi passi

Ottobre-Novembre 2017:

·        Mappatura 2D e marcatura in campo, ceppo per ceppo, del “vigneto ritrovato”
·        Raccolta dei campioni (tralci) per le analisi sanitarie e genetiche
·        Analisi fitosanitarie per l’esame delle malattie virali sulle viti vive mediante test sierologico ELISA, per la diagnosi del complesso della degenerazione infettiva (grapevinefanleaf virus, GFLV; arabismosaic virus, ArMV), complesso dell’accartocciamento fogliare (grapevineleafrollassociated virus 1,2,3, GLRaV-1,2,3); virus e virosi associate al legno riccio (GVA)
·        Valutazione dello stato sanitario complessivo e del rischio sanitario; scelta dei biotipi idonei su cui proseguire gli accertamenti
·        Identificazione varietale dei biotipi selezionati tramite analisi molecolari del DNA con marcatori microsatelliti (SSR, Simple SequenceRepeats) adottati su scala internazionale, e successivo confronto con database nazionali ed internazionali

Dicembre 2017:

·        Pulizia completa del vigneto con rimozione delle eventuali piante malate
·        Potatura delle piante sane con lo scopo di produrre legno utile per la moltiplicazione

Aprile-Ottobre 2018:

·        Sviluppo vegetativo delle piante selezionate
·        Interventi agronomici di mantenimento della fase vegetativa

Novembre-Dicembre 2018:

·        Prelievo delle gemme dal legno delle piante prescelte e mantenimento in frigorifero in vivo

Marzo 2019:

·        Innesto delle gemme su portainnesto e messa in camere di forzatura del materiale innestato

Maggio 2019:

·        Posa in pieno campo del materiale ottenuto per il consolidamento dell’innesto e formazione delle radici

Novembre 2019:

·        Prelievo delle barbatelle dal pieno campo e preparazione delle barbatelle per l’impianto
·        Mantenimento in frigorifero

Marzo 2020:

·        Messa a dimora delle barbatelle nel “Vigneto ritrovato”

Settembre 2021:

·        Maturazione dei primi grappoli

Settembre 2022:

·        Prima produzione effettiva

Anno 2023:

·        Arrivo sul mercato delle prime bottiglie del “Cru vigneto ritrovato”

Enoturismo. In camper tra le vigne del Gallo Nero, Consorzio Vino Chianti Classico lancia “Chiantishire en Plein Air”

Dal mese di ottobre è partito un progetto dedicato agli amanti del Camper e del buon vino, che a partire da questo autunno potranno sostare, anche durante la notte, tra le vigne del Gallo Nero. 

Il territorio del Chianti, luogo di produzione del vino Chianti Classico DOCG, conquista da secoli i viaggiatori di tutto il mondo per la bellezza dei suoi paesaggi e la ricchezza dei suoi prodotti, ma negli ultimi anni si propone sempre di più come meta per appassionati di attività da vivere “En plein Air”. Tra questi i camperisti sono tra i più affezionati al Gallo Nero e alle sue strade, una cornice unica al mondo che, grazie a un nuovo quadro normativo in materia di sosta breve (DPGR 14/R del 29-3-2017), diventa un luogo esclusivo dove poter sostare anche di notte. 

E' così che i camperisti di tutto il mondo, solitamente limitati nella sosta da restrizioni che vanificano lo spirito stesso del “plein air”, potranno finalmente coronare il sogno di vivere a pieno un viaggio all’insegna del contatto diretto con il territorio che li ospita. Basterà prenotare uno spazio in una delle cantine del Chianti Classico aderenti all’iniziativa per poter sostare gratuitamente per 24 ore all’interno di questa, nel cuore pulsante della produzione di uno dei vini più apprezzati al mondo, dove poter bere del buon vino e nello stesso luogo potersi rilassare nel proprio camper, nel pieno rispetto del codice della strada.

Una speciale piattaforma web, www.galloneroenpleinair.it, offrirà all’aspirante ospite dei filari del Gallo Nero la lista delle aziende “camper friendly” pronte a ospitare camper, i principali appuntamenti del territorio e la possibilità di condividere la propria esperienza Chiantishire. Ma non solo, per chi non possiede un Camper e vuole affittarlo potrà farlo attraverso una pagina dedicata sul sito.

Il progetto si inserisce nella scia di un trend sempre più importante legato al turismo su quattro ruote: la produzione italiana di camper è in continua crescita (+14,5% rispetto al 2016) e, come nel caso del Chianti Classico, rivolta per l’80% c.a. verso l’estero, a ulteriore conferma che “Chiantishire en pleinair” unisce due ambasciatori del miglior made in Italy nel mondo. I turisti in libertà in Italia sono ogni anno 8,4 milioni e spendono nel complesso circa 2,9 miliardi (studio CISET dell’Università di Venezia nel 2016).

#salvailsuolo. Consegnate le firme per legge contro consumo suolo e difesa aree agricole

Consegnate al Presidente del Senato Pietro Grasso le oltre 82.000 firme raccolte dalla coalizione italiana #salvailsuolo. Le associazioni promotrici: “varare subito la legge nazionale contro il consumo di suolo e tolleranza zero all’abusivismo”.

Il suolo è una risorsa non rinnovabile e l’aumento del suo consumo è un fenomeno globale, ma che è più problematico in paesi di antica e intensa antropizzazione come l’Italia, in cui, per la scarsità di suolo edificabile, l’avanzata dell’urbanizzazione contende il terreno all’agricoltura. Con la petizione ‘Salvailsuolo’, oltre 82.000 cittadini italiani hanno chiesto di tutelare il suolo libero e sano, una risorsa essenziale alla produzione agricola ma che è anche il più efficace sistema di difesa da alluvioni e altri eventi catastrofici. 

Le recenti tragedie ci ricordano che quando non si rispetta il suolo, le pur doverose opere di difesa sono sempre insufficienti a garantire la protezione di cittadini, abitazioni e città. Ora spetta al Parlamento rispettare la volontà dei cittadini e sbloccare la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole.

Un contributo importante, quello dei firmatari italiani, che pesa sulle oltre 212.000 firme raccolte a livello europeo ed eccede largamente il quorum fissato per il nostro Paese dalla Commissione Europea (54.750 firme): si tratta di un dato significativo che testimonia la sensibilità presente nel nostro Paese riguardo ai troppi fenomeni di degrado a carico del suolo, ed in particolare la cementificazione che ricopre ampie parti di territorio.

Secondo gli ultimi dati ISPRA, in Italia al 2016 risultano cementificati oltre 23 mila km2 (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. Il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadri al secondo, senza risparmiare aree di grande valore paesaggistico e naturalistico, o di estrema vulnerabilità a rischi ambientali, come alluvioni, frane e terremoti. Il tutto in mancanza di una norma efficace che regoli la demolizione degli edifici abusivi.

Nella giornata di ieri a Palazzo Madama le associazioni della coalizione italiana #salvailsuolo (formata da ACLI, Coldiretti, FAI - Fondo Ambiente Italiano, INU - Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF) hanno incontrato e consegnato simbolicamente le firme al Presidente del Senato Pietro Grasso, chiedendo di varare entro la legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. Un provvedimento i cui obiettivi sono fermare il consumo di suolo e incentivare da subito la rigenerazione urbana e l’edilizia di qualità.

“Se il nostro Paese appare più fragile di altri agli eventi catastrofici, le colpe non sono solo del cambiamento climatico, ma di come abbiamo trattato il territorio negli ultimi decenni – dichiara Damiano Di Simine, portavoce della coalizione italiana #Salvailsuolo – Con le firme raccolte in Italia sproniamo il Parlamento a varare entro la legislatura il disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, e a bloccare il ddl Falanga in approvazione, che rischia di vanificare tutti gli sforzi messi in atto per contrastare l'abusivismo edilizio.”

Le associazioni chiedono anche rigore e vigilanza per evitare che nella discussione della legge di stabilità non ci siano colpi di mano rispetto agli impegni assunti con la finanziaria dell’anno scorso: ovvero che sia del tutto ripristinato, dal 1 gennaio 2018, il vincolo alla destinazione delle risorse derivanti dagli oneri di urbanizzazione. Ciò è indispensabile da un lato per sostenere gli interventi di rigenerazione urbana, e dall’altro per evitare che nei comuni sopravviva un meccanismo perverso di incentivazione di consumi di suolo in cambio di entrate fiscali impiegabili con ampia discrezionalità per ripianare i bilanci.

Consegnate le firme, le principali associazioni ambientaliste italiane restano in attesa di una risposta da parte del Parlamento e del Governo, ma allo stesso tempo evidenziano la necessità di agire anche a livello europeo: fermare il degrado del suolo è un preciso target sottoscritto con l’adesione all’agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile a cui la UE ha aderito con convinzione, ma ad oggi il suolo e la sua tutela continuano ad essere temi sconosciuti per il diritto europeo.

La petizione, oltre che in Italia, ha raccolto oltre 212.000 firme negli altri Paesi dell’Unione Europea, e i promotori sono determinati a far pesare questo primo risultato che testimonia di una crescente consapevolezza dei cittadini verso l’esigenza di tutelare una risorsa naturale da cui tutti dipendiamo per la produzione di cibo e benessere.