lunedì 11 dicembre 2017

Vino&Tutela della salute. Dalla ricerca le fibre di cereali che riducono i pesticidi nel vino

La filtrazione su fibre di cereali, da poco autorizzata dall'OIV, consente, attraverso i test effettuati dall'IFV che ne ha già dimostrato l'efficacia, di ridurre considerevolmente il contenuto dei residui di pesticidi nel vino.


Aumento delle temperature, cambiamento nella quantità e nella distribuzione delle precipitazioni,  siccità, aumento dei livelli della CO2 e dell’ozono: tutte queste modificazioni dovute al cambiamento climatico in atto, espongono il vigneto ad un aumento dell'incidenza di malattie, parassiti e di una sempre più rilevante presenza di infestanti. Ciò rende purtroppo indispensabile il ricorso, sempre più frequente, a fungicidi sistemici. La contaminazione dei vini commerciali con pesticidi è diventata così, di fatto, una questione di rilevanza mondiale, con potenziali implicazioni per la salute dei consumatori, la cui tracciabilità risulta spesso difficile. Arriva ora, per i produttori, un nuovo metodo naturale per abbatterne la presenza prima dell'imbottigliamento.

La filtrazione dei vini con fibre di cereali sembra essere un nuovo ed efficace metodo per ridurre i livelli di prodotti fitosanitari utilizzati in viticoltura. Il sistema di filtraggio, già autorizzato dall'OIV lo scorso giugno, è stato testato dall'IFV (Institute Francaise de la Vigne et du Vin) su vino bianco, rosso e rosato, contenente tra 1 e 63 mg / l di pesticidi.

Valérie Lempereur, ricercatrice presso l'Istituto francese, ha affermato che in media l'operazione ha comportato una riduzione del contenuto totale di residui vicino al 60%. Tuttavia, l'impatto delle fibre vegetali sul vino varia a seconda delle molecole attive coinvolte all'interno del prodotto fitosanitario. In tal senso l'IFV ha classificato queste molecole come altamente assorbite e debolmente assorbite.

Dai test è emerso che i pesticidi più sensibili al trattamento sono risultati Boscalid, Cyprodinil e Dimetomorf, noti per la loro attività antifungina. Il loro tasso di abbattimento superava generalmente il 50%. Al contrario, per quanto riguarda invece prodotti fitosanitari come Finhexamid, Iprovalicarb e Metalaxyl-M, era inferiore al 50%. In termini organolettici, dopo la filtrazione, i risultati hanno mostrato una leggera differenza sugli aromi percepiti al naso e nella bocca, una sensazione che è svanita dopo due settimane. Sul versante del colore, questo tipo di filtrazione ne provoca una sensibile diminuzione di intensità, specialmente nei vini bianchi e rosé, che si è resa evidente solo in termini analitici e non certo apprezzabile ad occhio nudo.

Da un punto di vista pratico, il prodotto si presenta in polvere. Può essere usato così com'è o incorporato in piastre di filtrazione. Nello specifico l'IFV lo ha testato collegando un primo precoat di filtrazione con 0,1 kg / m2 di farina fossile, quindi un secondo prepannello con 1,5 kg / m2 di fibre vegetali. La dimensione dei grani delle fibre è simile a quella della farina fossile, il ché evita problemi di intasamento, offrendo al tempo stesso una buona superficie di scambio.

La linea di produzione è già stata avviata ed è potenzialmente in grado di aumentare rapidamente i volumi per soddisfare la domanda del mercato. Per quanto riguarda il prezzo, al momento non è stato ancora definito, anche se si preannuncia più alto rispetto alla filtrazione convenzionale. Una buona pratica per ridurre i costi, raccomanda l'IFV, è quella di eseguire i test a monte con un laboratorio di riferimento. Questo aiuterà a decidere sulla necessità di filtrare o meno, in base alle caratteristiche dei vitigni e delle annate. L'arrivo sul mercato delle fibre di cereali filtranti è imminente e dovrebbe essere commercializzato dalla Laffort.

venerdì 8 dicembre 2017

Eventi. R.I.V.E, al via la prima Rassegna Internazionale di Viticoltura ed Enologia

La manifestazione, in programma dal 12 al 14 dicembre, è stata presentata alla stampa e operatori del settore nella giornata di ieri presso la sala del consiglio di Cantine la Delizia, a Casarsa. 


Cinque padiglioni espositivi, venti appuntamenti tra workshop, degustazioni e convegni, centodieci espositori in rappresentanza di duecento marchi: ecco alcuni numeri che descrivono la Rassegna a cadenza biennale che debutta in questo 2017 negli spazi della fiera di Pordenone. Con R.I.V.E Pordenone Fiere punta alla leadership nel settore della viticoltura ed enologia e mette in calendario la sua quinta manifestazione internazionale.


Alla presentazione della prima edizione di R.I.V.E., rassegna internazionale di viticoltura ed enologia erano presenti gran parte dei rappresentanti dei soggetti (aziende, banche, enti, istituzioni, associazioni) che si sono raccolti attorno alla manifestazione fin dalla stesura del progetto, due anni fa, contribuendo alla realizzazione di questa prima edizione. Sono intervenuti all’incontro con i media locali: Renato Pujatti e Francesco Terrin rispettivamente presidente e coordinatore commerciale e marketing della Fiera di Pordenone, Giovanni Pavan presidente CCIAA di Pordenone, Pietro Biscontin presidente consorzio DOC FVG Viticoltori Friulani, Giuseppe Morandini presidente Fondazione Friuli con un saluto, Valter Lorenzon Presidente BCC Pordenonese e Guido Flora, in rappresentanza della Banca Popolare di Cividale, le uniche due banche del territorio che hanno scelto di sostenere la manifestazione, Giulio Palamara responsabile attività promozione servizi informativi di ERSA, Rodolfo Rizzi Presidente Assoenologi FVG, Giorgio Giacomello, presidente Fedagri FVG, Alfredo Bertuzzi, Presidente Vivai Cooperativi Rauscedo, Marco Bisaro del Gruppo Bisaro e Alessandro Quattrin in rappresentanza dell’Ordine Agronomi FVG.

Da martedì 12 a giovedì 14 dicembre 110 espositori in rappresentanza di oltre 200 marchi porteranno in mostra all’interno dei 17.000 metri quadrati dei padiglioni 1, 2, 3, 4 e 5 l’intera filiera della produzione del vino, dal campo alla cantina. La manifestazione si rivolge ad un target ben preciso di visitatori: viticoltori, cantine sociali, consorzi di produzione, enologi, vinificatori e distributori, operatori che a RIVE potranno conoscere lo stato dell’arte del settore vitivinicolo, confrontandosi con colleghi e produttori di tecnologie, materiali e servizi per la produzione del vino.

5 padiglioni espositivi dove incontrare tutti gli attori della filiera del vino

Chi opera nel vivaismo viticolo troverà aziende che producono macchinari e materiali per la preparazione e conservazione delle barbatelle. Ampi spazi saranno dedicati ai viticoltori, con strumenti e attrezzature per la coltivazione della vite e la meccanizzazione e un focus sui prodotti per la lotta contro i patogeni. Per la vinificazione saranno in esposizione macchine, attrezzature e prodotti per la trasformazione dell’uva in vino e per l’affinamento. Al centro dell’attenzione l’enologia, con servizi di consulenza e attrezzature per la conservazione e la degustazione e per la fase finale di commercializzazione del vino. Tante le novità in mostra con anche una prima assoluta: a Expo Rive sarà presente in anteprima italiana la nuova vendemmiatrice New Holland appositamente progettata per l’impiego nei vigneti di estensione ridotta, grazie ai requisiti di compattezza e maneggevolezza. Non perdete l'occasione di vederla dal vivo dal 12 al 14 Dicembre 2017. La modernità affonda le sue radici nella storia a R.I.V.E: accanto alle tecnologie più avanzate e alle più raffinate tecniche sarà possibile ammirare un rarissimo esemplare di Fordson, il celeberrimo trattore progetto da Henry Ford e prodotto a partire dal 1917. Il trattore segnò una vera e propria rivoluzione per l’agricoltura moderna, rendendo accessibile all’agricoltore medio un fondamentale strumento di meccanizzazione. Il modello in mostra a Rive 2017 è di proprietà dell’Avvocato Valter Fracas di Pordenone ed è uno dei tre ancora perfettamente conservati in Italia, sugli oltre 20 mila venduti tra il 1917 e il 1945 nel nostro Paese.

Formazione e aggiornamento per gli operatori del settore, con 20 eventi in 3 giorni

20 appuntamenti tra convegni, workshop e degustazioni offriranno occasioni di approfondimento e formazione sui temi più caldi per il futuro della viticoltura italiana. Saranno portati in discussione i più aggiornati risultati della ricerca scientifica per cercare di dare risposte concrete ai grandi temi che si pongono gli operatori del settore: come reagire ai rischi dei mutamenti climatici e, nel contempo, dare garanzie al consumatore sulla salubrità dei prodotti. E’ questo il focus di Enotrend, l’appuntamento culturale coordinato dal Comitato Scientifico di Rive, presieduto dal Professor Attilio Scienza, Docente di Biologia e Genetica della Vite all’Università di Milano che porterà a nelle tre sale allestite in fiera, convegni, tavole rotonde, workshop tematici, degustazioni e dimostrazioni. Molto vario il parterre dei relatori: operatori di spicco del settore come Paolo Peira, presidente di Assoenologi Giovani; Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc; Riccardo Velasco e Diego Tomasi, presidente e direttore del CREA VIT, si alterneranno a rappresentanti del mondo dell’università e della ricerca tra cui il il prof. Michele Morgante, direttore scientifico dell’IGA di Udine, il prof. Vasco Boatto, uno dei massimi esperti italiani di economia e politica vitivinicola, il prof. Roberto Zironi, presidente del Dipartimento di Scienze degli Alimenti all’Università di Udine. Questi alcuni dei temi trattati: martedì 12 dicembre alle ore 9.30 nella sala Enotrend subito dopo l’inaugurazione ufficiale della manifestazione si terrà l’incontro “Nuove sfide del Prosecco tra sostenibilità e mercato” alle 14.00 si discuterà su “Lo scenario della viticoltura europea, tra crisi climatica e nuove esigenze del consumatore”. Mercoledì 13 alle ore 9.15 in Sala Vite si terrà l’approfondimento sul tema “Mother Regulation: nuove omologazioni stradali. Novità, applicabilità e compatibilità”, mentre alla stessa ora ma in Sala Enotrend si terrà la tavola rotonda dal titolo “Le frontiere del lievito enologico: incontrare le esigenze dei vinificatori”. Sempre in Sala Enotrend alle 14.00 si discuterà di “Viticoltura 4.0: viti, tecnologie, macchine e modelli per la coltivazione del futuro”. Giovedì 14 dicembre il programma della giornata inizierà in Sala Enotrend con il dibattito “Pinot Grigio: l’unione fa la forza. Percorsi di successo per la nuova DOC” nel pomeriggio alle ore 14.00 è previsto il convegno “DA FVG a FRG Il futuro del FVG passa dal futuro della Ribolla Gialla”, le conclusioni saranno affidate a Cristiano Shaurli – Assessore alle risorse agricole e forestali. Oltre a convegni e tavole rotonde il programma prevede anche workshop su temi legati alla coltivazione della vite, all’enologia e alla commercializzazione del vino come: la cimice asiatica, criticità e potenzialità delle varietà resistenti, i difetti sensoriali del vino in collaborazione con l’azienda portoghese AMORIM CORK, leader mondiale nelle chiusure, le gelate, la fermentazione maloalcolica, i costi di gestione del vigneto, la potatura meccanica e le ultime acquisizioni in campo enologico; questi ultimi incontri sono organizzati in collaborazione con “L’informatore Agrario”. Spazio anche ad una dimostrazione di NeuroMarketing per spiegare il Marketing del Packaging: giovedì 14 alle 9.30 in Sala Vino. Momenti più rilassanti attendono i visitatori durante le tante degustazioni in programma nella Sala Vino: martedì alle 11.30 è ci sarà una Degustazione Cru a cura del Consorzio di Tutela Vini Soave, mercoledì alle 16.30 si assaggeranno i Vitigni Resistenti a cura di Vivai Cooperativi Rauscedo, giovedì alle 13.00 nel bicchiere i Pinot Grigio dal Mondo a cura di Assoenologi FVG. Concluderà il programma di RIVE 2017, giovedì 14 dicembre alle 14.30 l’incontro dedicato alle Banche del vino e ai servizi di BCC PORDENONESE per l’innovazione e lo sviluppo della filiera vitivinicola. Tutti i convegni e worshop sono prenotabili attraverso il sito www.exporive.com. La Regione Friuli Venezia Giulia, partner dell’evento in collaborazione con ERSA, sarà presente a Rive con uno stand in cui viene presentato il servizio fitosanitario regionale al quale i coltivatori si possono rivolgere per avere informazioni e servizi per la difesa delle coltivazioni e della vite, in questo caso. Due aree, entrambe realizzate da ERSA per promuovere il marchio AQUA, offriranno ai visitatori degustazioni dei i migliori vini della Regione: nell’Enoteca del Friuli Venezia Giulia al padiglione 5 assaggi e degustazioni saranno a curati dall’ASI, Associazione Enologi Italiani, mentre al padiglione 3 nell’Osteria del Friuli Venezia Giulia i vini saranno abbinati ai piatti della tradizione regionale preparati da Le Troi Chef con i prodotti a marchio AQUA.

In Italia, leader mondiale tra i produttori di vino, quasi un quarto della produzione arriva da Friuli Venezia Giulia e Veneto

Rive è l’ultima manifestazione nel calendario 2017 ma è quella su cui gli organizzatori di Pordenone Fiere ripongono le più alte aspettative di crescita. Dati economici di settore attestano la viticoltura come uno dei settori trainanti del Made in Italy e la provincia di Pordenone rappresenta un’eccellenza soprattutto nel settore del vivaismo viticolo. Come dire: Rive è la fiera giusta nel posto giusto. L’Italia è il primo Paese produttore di vino nel mondo ed occupa la seconda posizione come esportatore per volume e per valore Nel 2017 con i suoi 1,64 milioni di ettolitri il Friuli Venezia detiene il 4% della quota nazionale di produzione di vino, il Veneto il 19%. Insieme le due Regioni su cui fa riferimento la Fiera di Pordenone producono quasi un quarto del vino italiano. Il Friuli Venezia Giulia è famoso per i suoi vini bianchi (il 5% dei vini italiani) riconosciuti a livello mondiale per la loro qualità. Pordenone detiene il primato regionale nella produzione di vino con 596mila ettolitri, seguita da Udine con 533mila ettolitri e a distanza da Gorizia a 229mila ettolitri in forte crescita negli ultimi anni. Oltre che nella produzione di vino, l’Italia è leader indiscusso anche nel settore del vivaismo viticolo. Il nostro Paese è il primo produttore nel mondo di barbatelle. Nel 2016, in Italia, sono state prodotte 169 milioni 586 mila 964 barbatelle, per un valore complessivo di 237.411.801 milioni di euro, Glera e Pinot Grigio in testa. Proviene dal Friuli Venezia Giulia il 70% della produzione nazionale e il 40% della produzione mondiale di barbatelle: nel complesso, circa 90-100 milioni di piante ogni anno. Nel 2016 in Friuli Venezia Giulia sono state registrate 46 aziende vivaistiche e 8.272 impianti di barbatelle (dati ERSA). Si trova in provincia di Pordenone, il più grande vivaio di barbatelle del mondo, i Vivai Rauscedo.

R.I.V.E sarà aperta alla Fiera di Pordenone nelle giornate 12 -13 -14 Dicembre 2017 Orario dalle 9:00 alle 18:00. I padiglioni coinvolti dalla manifestazione sono 5: 1, 2, 3, 4, 5 con ingressi Centrale e Sud. L’accesso alla manifestazione è gratuito e riservato agli operatori del settore con registrazione obbligatoria sia on-line nel sito sia direttamente in fiera agli ingressi.

Tutte le informazioni nel sito web: www.exporive.com

martedì 5 dicembre 2017

Vino&Ricerca. In Trentino il punto su coltivazione e vinificazione di varietà ibride resistenti

Presentati anche i dati sulla concentrazione di acido shikimico nei vini. Precursore di amminoacidi con anello aromatico e di flavonoidi (antociani, tannini, flavonoli) questo acido è considerato un marker varietale con spiccata attività antinfiammatoria.

Si è svolta oggi a San Michele all'Adige in Trentino la Giornata tecnica della vite e del vino per viticoltori, tecnici ed enologi promossa dalla Fondazione Edmund Mach e giunta quest'anno alla sua decima edizione. Report sull'annata viticolo-enologica e focus sulle cultivar tolleranti: calo di produzione, ma ottima annata per Chardonnay e Pinot grigio.

Circa 150 viticoltori, enologi e tecnici del settore hanno preso parte al tradizionale incontro di dicembre (più un'ottantina collegati in streaming), dove si è fatto il punto sulla qualità dei vini, sull'andamento fitosanitario, ma anche sui primi risultati derivanti dalla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino, volte a minimizzare l'input chimico in campagna.

Nell'incontro tecnico di aggiornamento, moderato dal dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, Michele Pontalti, sono stati affrontati con i tecnici di San Michele diversi temi: dall’andamento fitosanitario ad alcuni risultati delle attività di sperimentazione, dall'andamento climatico alla vendemmia e ai primi risultati sulla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino con focus enologico. Spazio anche alla certificazione SQPNI del settore vite in Trentino e un aggiornamento sulla resistenza ai prodotti antiperonosporici.

Primi risultati sulla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino. 

La Fondazione Mach ha messo a dimora nel 2013 due vigneti di cultivar resistenti alle principali malattie fitosanitarie provenienti principalmente da Friburgo con lo scopo di testarne le potenzialità viticole ed enologiche. Maurizio Bottura ha spiegato che in Trentino è possibile coltivarne solo sei di queste cultivar e tutte a bacca bianca (solaris, bronner, helios, muscaris, johanniter e sauvignon gris). Altre cultivar presenti in coltivazione sperimentali a bacca bianca e rossa non hanno ancora l’autorizzazione ad essere coltivate, comprese quelle ottenute dalla sperimentazione interna in Fondazione Mach.

“In generale - ha evidenziato Bottura - possono rappresentare un’opportunità in zone limitrofe ad aree sensibili quali case, scuole, giardini pubblici, ciclabili dove la conflittualità tra trattamenti fitosanitari e popolazione è maggiore. Infatti queste cultivar riducono l’impatto a pochi (2,3) interventi fitosanitari. Al momento siamo ancora lontani dall’affermare che possono sostituire le classiche cultivar presenti sul mercato nazionale ed internazionale”.

Focus enologico sulle varietà tolleranti.

Giorgio Nicolini ha illustrato alcuni aspetti di rilievo tecnico-enologico delle varietà ibride "resistenti" ottenute principalmente a Friburgo, coltivate in Trentino e inserite in un progetto a finanziamento europeo che vede la collaborazione anche del vivaismo provinciale. In relazione alle varietà a bacca bianca sono stati presentati dati circa la concentrazione di acido shikimico nei vini e del quale parlerò in un prossimo articolo.

“Questa molecola, infatti, può essere un marcatore dell'origine varietale non solo tra le Vitis vinifera - ad esempio della discriminazione dei vini Pinot grigio rispetto a quelli Chardonnay - ma anche tra gli ibridi interspecifici e nei tagli autorizzati nel caso di vini a IGT”. Ha spiegato Nicolini.

In relazione alle varietà a bacca rossa, invece, focus sulla concentrazione polifenolica, con attenzione alle variazioni compositive legate alla tecnica di vinificazione dei vini da ibridi e alle problematiche connesse alla notevole presenza di antocianine diglicosidi.

Clima e meteo. 

Giambattista Toller ha parlato dell'andamento meteorologico descrivendo gli eventi di siccità invernale, gelo tardivo, groppi di vento e grandinate che lo hanno caratterizzato. La gelata di fine aprile 2017 ha inflitto ingenti danni particolarmente alle colture di melo ma per effetto dell'anticipo della stagione vegetativa della vite, legata al riscaldamento globale della Terra, in talune aree ha colpito duramente anche la viticoltura. Infine alcune grandinate molto intense hanno danneggiato le viti prossime alla vendemmia.

Vendemmia 2017, ottima vendemmia per le varietà bianche, Chardonnay e Pinot grigio.

La vendemmia 2017 sarà ricordata per la produzione contenuta, ma dagli enologi anche per la sua complessità nella corretta interpretazione delle curve di maturazione. Luciano Groff e Mario Malacarne hanno spiegato che dopo un iniziale largo anticipo della previsione di inizio vendemmia, con grande preoccupazione per il veloce calo dell’acidità, si è entrati nel periodo vendemmiale con un quadro climatico completamente mutato verso un clima continentale con temperature al di sotto della media stagionale. Aspetto che ha rallentato il calo dell’acidità e permesso alla vite di recuperare sull’accumulo degli zuccheri, trasformando il 2017 da annata calda e anticipata in una ottima vendemmia delle varietà a frutto bianco, in particolare Chardonnay e Pinot grigio. Le condizioni perturbate di metà settembre hanno condizionato la raccolta delle varietà nere. La qualità dei vini rossi 2017 è comunque al di sopra delle aspettative per la concentrazione interessante di composti poifenolici, in particolare nelle zone tradizionalmente più vocate.

La resistenza ai prodotti antiperonosporici. 

Marina Collina dell'Università di Bologna ha portato gli ultimi aggiornamenti. La possibile riduzione di attività, a seguito di sviluppo di resistenza da parte dei patogeni, rappresenta un rischio per la maggior parte dei moderni fungicidi. L’area di Fitoiatria del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna da più di un decennio studia la sensibilità di numerosi patogeni ai fungicidi attraverso campionamenti effettuati in numerose aree dell’Italia centro-settentrionale. I prodotti antiperonosporici utilizzati su vite non sono esenti dal fenomeno della resistenza, nei confronti del quale si rende necessario un costante monitoraggio della sensibilità di Plasmopara viticola con il principale obiettivo di prevenire cali di efficacia pratica in campo. Le indagini vengono svolte anche per verificare l’eventuale presenza di resistenza in casi di scarsa attività dei prodotti. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i più recenti risultati degli studi di sensibilità di P. viticola ai principali antiperonosporici moderni, frutto di una collaborazione pluriennale con l’assistenza tecnica della provincia di Trento.

ll sistema di certificazione SQPNI del settore vite in Trentino. Graziano Molon, direttore generale del Consorzio tutela vini del Trentino, ha illustrato il sistema di certificazione SQPNI del settore vite in Trentino, delineandone l’origine, le procedure ed i risultati della vendemmia 2017. Per la prima volta in Italia, con il percorso certificativo SQNPI, il Consorzio Vini porta alla certificazione l’uva prodotto da quasi 6.000 viticoltori trentini, certificando in buona sostanza la salubrità e l’attenzione all’ambiente di tutta la viticoltura trentina.

lunedì 4 dicembre 2017

Ricerca e Innovazione nel settore vitivinicolo, presentazione dei primi risultati di LIFE VITISOM, il progetto europeo di Agricoltura 4.0 su emissioni GHG e fertilizzazione mirata


Berlucchi, storica azienda vitivinicola della Franciacorta, continua il suo percorso nel mondo dell’agricoltura biologica e dell’innovazione sostenibile ospitando domani 5 dicembre, il workshop Agricoltura 4.0, le emissioni di gas a effetto serra in ambito agricolo. L’incontro, ideato nell’ambito del progetto LIFE15 ENV/IT/000392–LIFE VITISOM, di cui l’azienda è partner, approfondirà il tema delle emissioni GHG (greenhouse gas, gas a effetto serra) in agricoltura alla presenza di relatori internazionali.

L’evento, patrocinato da OIV – L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali e Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Brescia, sarà organizzato in una sessione mattutina, dove il Prof. Andrea Pitacco, docente all’Università di Padova, partner di progetto, e la Dott.ssa Patricia Laville, dell’Institute Nationale de Recherche Agronomique (INRA), presenteranno la tematica. A seguire la sessione di networking, in cui i referenti degli altri progetti LIFE esporranno i risultati conseguiti. In conclusione saranno presentati i primi risultati del progetto. La corte interna di Berlucchi ospiterà i due prototipi già in uso nei propri vigneti.

LIFE VITISOM è un progetto triennale dell’Unione Europea per il monitoraggio delle emissioni che valuta gli impatti nella gestione del suolo e delle concimazioni al fine di ideare, testare e validare un sistema innovativo di distribuzione delle matrici organiche in viticoltura.

La distribuzione avviene con macchine a rateo variabile, capaci cioè di riconoscere l’effettiva esigenza del vigneto, rilevata con speciali mappe di vigoria. LIFE VITISOM prevede rilievi puntuali delle emissioni, in funzione di gestioni del suolo diversificate, e in continuo, a livello di ecosistema vigneto, nei due siti inclusi a progetto.

“L’uso del fertilizzante organico, l’unico concesso dal protocollo bio, ci permette di nutrire il suolo in modo lungimirante agendo sul terreno e non sulla pianta, come invece fa quello di sintesi”, dice Arturo Ziliani, AD ed enologo Berlucchi. “Con la fertilizzazione mirata che stiamo sperimentando nei nostri vigneti evitiamo sprechi e squilibri produttivi: suoli diversi infatti danno uve, e quindi vini, diversi”.

Oltre a Guido Berlucchi & C. Spa, la partnership coordinata dall'Università degli Studi di Milano vede coinvolte anche altre due aziende vitivinicole, Castello Bonomi Tenute in Franciacorta Società Agricola a r.l. e Azienda Agraria degli Azzoni Avogadro Carradori, insieme all'azienda costruttrice Casella Macchine Agricole Srl ed enti di ricerca pubblici e privati (Università di Padova, Westsystems e Consorzio Italbiotec).

La partecipazione all’evento è gratuita previa registrazione: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-agricoltura-40-39587246520.

L’incontro partecipa al piano per la formazione professionale continua dei dottori agronomi e dei dottori forestali con l’attribuzione di 0,75 CFP, con riferimento al Regolamento per la formazione continua CONAF.

giovedì 30 novembre 2017

Enoturismo. Approvato emendamento che riconosce per la prima volta lo status giuridico-fiscale della pratica enoturistica



L’emendamento in Manovra, che riprende in gran parte le disposizioni proposte nel ddl Stefàno e del gioco di squadra con MIPAAF sulla introduzione della disciplina enoturistica, prevede il via libera alle attività realizzate nei luoghi di produzione come degustazioni, didattica, iniziative ricreative e visite in cantina.


“Il Movimento turismo del vino esprime grande soddisfazione per l’emendamento, approvato ieri notte alla commissione Bilancio del Senato, che riconosce per la prima volta lo status giuridico-fiscale della pratica enoturistica. Un risultato raggiunto soprattutto grazie alla determinazione e alla perseveranza del senatore Dario Stefàno, che ha ben compreso le istanze e le opportunità di un fenomeno in grande espansione con un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro l’anno”.

Lo ha detto il presidente del Movimento turismo del vino (Mtv), Carlo Pietrasanta, a commento dell’emendamento a prima firma Stefàno passato in commissione Bilancio del Senato, che inquadra per la prima volta l’enoturismo in una cornice normativa propria e assolutamente nuova.

Per Paolo Castelletti segretario generale dell’Unione Italiana Vini: “Siamo ad un passo dal riconoscimento normativo dell’attività enoturistica, un momento storico per il nostro Paese. L’emendamento inserito in finanziaria recepisce i punti principali del ddl Stefàno e definisce il quadro fiscale e legislativo entro cui, finalmente, anche in Italia si potrà essere operatori enoturistici a tutti gli effetti. Grazie al senatore Stefàno, al ministro Martina e a tutte le forze politiche che si sono impegnate a fondo per raggiungere questo risultato. Adesso è necessario un ultimo sforzo per la definitiva approvazione alla Camera. Ma poi, in seguito, vogliamo e dobbiamo continuare a lavorare per vedere approvato integralmente il disegno di legge sul turismo del vino che contiene altri elementi importanti per lo sviluppo di questa attività, strategica per il futuro dei territori e del nostro comparto”. “Ora – ha aggiunto Pietrasanta - confidiamo nel buon senso delle Aule in sede di approvazione della Legge di Bilancio per portare a termine entro Natale un iter legislativo considerato di straordinaria importanza non solo per il settore ma anche per i fruitori dell’enoturismo”.

Per il presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino, Floriano Zambon: "Si tratta di un importante passo avanti per dare al turismo del vino ancor più solide basi operative. Adesso - afferma Zambon - occorre che l'iter della proposta di legge sull'enoturismo, che questo emendamento in parte ha accolto, possa continuare per la sua definitiva approvazione. Il settore ha bisogno di questa legge perché i territori del vino possano esprimere al meglio tutte le loro potenzialità turistiche e di accoglienza. Ringrazio il senatore Stefàno per il suo impegno e rinnovo la condivisione di questi comuni obiettivi con il Movimento turismo del vino".

L’emendamento in Manovra, che anche grazie alla positiva interlocuzione con il ministero delle Politiche Agricole riprende in gran parte le disposizioni proposte nel ddl Stefàno sulla introduzione della disciplina enoturistica, prevede il via libera alle attività realizzate nei luoghi di produzione (degustazioni, didattica, iniziative ricreative, visite in cantina e altro), per cui basterà presentare la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al comune di competenza. Per l’attività le disposizioni fiscali previste saranno quelle contenute nella legge fiscale sull’agriturismo, mentre il regime forfettario dell’imposta sul valore aggiunto sarà applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attività nell'ambito di un'azienda agricola.

Il mercato dei Fine Wines, posizionamento, evoluzione e prospettive per i vini italiani di alta qualità

Una ricerca sugli USA, primo mercato mondiale per consumi di vino a cura dall’Istituto Grandi Marchi e Wine Monitor.


Aumenta la cultura del vino e la ricerca della qualità e la tendenza tra i consumatori americani all’acquisto di prodotti di livello di prezzo superiore, ha avuto una notevole accelerazione negli ultimi anni. Un fenomeno che prende il nome di “premiumization”, una tendenza che si sta consolidando in molti mercati e i dati raccolti dalla ricerca ne sono la testimonianza. Negli Stati Uniti, nell’ultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati è cresciuto di quasi il 10% e, se si fa riferimento alle vendite off-trade, il posizionamento dell’Italia è tra i più alti tra i vini di importazione.

Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor hanno presentano ieri a Roma presso la sede dell'Associazione Stampa Estera, i risultati di una ricerca sul consumo dei fine wines negli Stati Uniti. Accanto ai dati su import e vendite che mostrano un’evidente tendenza al consumo di vini di “alta qualità”, lo studio ha condotto un’indagine su 2.400 consumatori di vino dei 4 Stati federali maggiori importatori di vino italiano (New York, Florida, New Jersey, California) al fine di comprendere, da un lato, i fattori che definiscono un “fine wine” e i modelli che guidano il consumo di questi vini, dall’altro il posizionamento del nostro paese in questo segmento attraverso l’identificazione di perception e reputation dei “fine wine” italiani presso lo stesso consumatore statunitense.
“I dati che abbiamo raccolto indicano la via maestra al vino italiano:  la tendenza positiva deve ricordarci di lavorare con grande determinazione ed efficacia alla ricerca del corretto posizionamento di pregio per il nostro prodotto, lavorando sempre più per la crescita del valore perché i volumi discendano da un corretto approccio al valore e non da una logica di price competition” afferma il Presidente Mastroberardino. “Il primato sui volumi non può essere un tema da celebrare a prescindere, dato che i volumi senza il valore portano allo sgretolamento della filiera per mancanza di capacità di remunerare gli investimenti effettuati”.

Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al mondo per consumi di vino e dalle potenzialità di crescita ancora rilevanti. Nel corso degli ultimi dieci anni, i consumi sono aumentati a volume del 28% arrivando a 32 milioni di ettolitri; nonostante ciò pesano ancora per appena il 10% sul consumo totale di bevande alcooliche (per l’80% si tratta di birra). Inoltre, il 44% di tutti i consumi di vino si concentrano in appena 5 Stati: New York, California, New Jersey, Texas e Florida.

Circa un terzo dei consumi statunitensi di vino si riferisce a prodotti d’importazione. Anche in questo caso si evince nel decennio una significativa crescita delle importazioni pari al 33%, arrivando ad un valore di circa 5,5 miliardi di dollari. Rispetto alle principali tipologie di vino importato, la quota dell’Italia è passata dal 31% al 34% nel caso dei vini fermi imbottigliati e dal 13% al 32% nel caso degli spumanti.

“Gli Stati Uniti al pari di molti altri mercati internazionali stanno vivendo una rilevante fase di “premiumisation” dei consumi di vino” dichiara Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor. “Basti pensare che, nel corso dell’ultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati negli USA è cresciuto di quasi il 10%, passando da 5,32 $/litro ai 5,82 $/litro del 2017, così come, nel corso dell’ultimo anno, le vendite di vini fermi nel canale off-trade con prezzo superiore a 20 $ a bottiglia sono cresciute di quasi l’8%, contro il 2,4% dei vini con prezzo inferiore”.

La ricerca mette in evidenza come l’Italia, in questo contesto, abbia un enorme vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi importatori dato dal fatto che il nostro paese gode di una reputazione molto elevata presso il consumatore americano. Il vino italiano piace soprattutto quando rispecchia il nostro stile, cioè l’Italian style, che è collegato, secondo gli intervistati, ai concetti di bellezza, moda e lusso.

E in effetti, il posizionamento dell’Italia nelle fasce “premium” in termini di quota sulle vendite nel canale off-trade è tra i più alti in riferimento ai vini di importazione. Nel caso dei vini rossi fermi, a fronte di una incidenza complessiva del 7% sulle vendite totali, la quota di mercato supera l’8% in tutte le fasce di prezzo superiori ai 20 $ a bottiglia; ma non solo: arriva a superare il 10% nella fascia di prezzo da 31 $ e oltre. A questo proposito è interessante evidenziare come, in virtù di questo “alto” posizionamento, il prezzo medio dei vini rossi italiani venduti nell’off-trade è in linea a quello dei rossi francesi (12,3 $ vs 12,4 $). Anche nel caso dei vini bianchi fermi a fronte di un’incidenza sulle vendite della tipologia del 13%, la relativa quota di mercato arriva al 42% nella fascia 20 – 24,99$ a bottiglia.

Tra i diversi risultati emersi, la survey ha messo in luce

·       come il 54% dei consumatori di vino americani dichiara di preferire vini di produttori noti, famosi; questa quota cresce fino al 67% tra i “frequent user”, tra coloro cioè che consumano vino almeno una volta a settimana;

·       che il vino viene scelto soprattutto in base al brand (il 18% indica questo fattore come principale criterio di acquisto), e che l’importanza del brand aumenta fino al 26% tra i criteri di scelta dei “fine wines”;

·       che il “fine wine” ideale per il consumatore americano è quello prodotto da un’azienda ben consolidata e con esperienza;

·       che il binomio “fine wine” e “Made in Italy” riscuote grande successo negli Stati Uniti: 1/3 dei consumatori di vino indica «Italia» quando pensa ai produttori di vini di alta qualità;

·       che Barolo, Amarone e Brunello di Montalcino i “fine wine” italiani più citati spontaneamente, così come Piemonte e Toscana sono le regioni che vengono più spesso ricordate, seguite da Veneto e Sicilia.

Dunque, reputation molto elevata per i vini italiani. Questo deve essere il punto di partenza per lanciare la sfida del valore ai produttori italiani tutti.

lunedì 27 novembre 2017

Valorizzazione delle biodiversità. Spergola, il vitigno ritrovato che strizza l'occhio ai millenials. La celebrazione in un convegno al Senato

Antico ma dal piglio moderno, la Spergola è un vitigno tipico della provincia di Reggio Emilia. Quasi estinto oggi rinasce ritrovando il suo habitat ideale nei terreni argillosi e ricchi di gesso dei colli di Scandiano e Canossa. 


Dopo il primo convegno tenutosi due mesi fa a Scandiano, il vitigno Spergola sarà ora protagonista insieme ad una delegazione di viticoltori e amministratori locali a Palazzo Madama per valorizzare il prodotto di un vitigno riscoperto e portarlo all’attenzione delle istituzioni. 


Alla conferenza capitolina si parlerà della storia, sicuramente affascinante, di questo vitigno, che sembrava condannato all’estinzione ma che la Compagnia della Spergola, nata grazie ad alcuni  sapienti viticoltori ha provveduto a salvare. Una storia che produttori e amministrazioni comunali racconteranno mercoledì 29 novembre alle ore 15.00 presso la sala Caduti di Nassiriya, all’interno di Palazzo Madama sede del Senato italiano.

La conferenza dal titolo “la Spergola: il vitigno ritrovato. Valorizzare la biodiversità, bere con consapevolezza” sarà introdotta dalla senatrice Leana Pignedoli, relatrice del Ddl sulla biodiversità e membro della commissione Agricoltura e produzione agroalimentare. Poi spetterà al sindaco Alessio Mammi Sindaco di Scandiano a portare i saluti in rappresentanza dei sindaci di Albinea, Bibbiano, Quattro Castella. Seguiranno gli interventi dei relatori: Denis Pantini, responsabile dell’osservatorio agroalimentare che parlerà del “Il Vino secondo i millenials - Rapporto di Nomisma ”; Federico Terenzi, presidente di Agivi, affronterà il tema “La Spergola un mondo per giovani” e l’enologo Alberto Grasselli parlerà di “Spergola, il bianco delle terre dei Canossa”. Le conclusioni saranno affidate al vice ministro Politiche agricole, alimentari e forestali Andrea Olivero.

Le prime testimonianze scritte relative al vitigno Spergola risalgono al XV secolo, quando fu citato da Bianca Cappello, Granduchessa di Toscana. Nel corso della storia vi sono stati associati diversi nomi: Pomoria, Pellegrina, Spergolina o Spargolina sono alcuni dei modi con cui nel passato ci si riferiva a questo vino. Si tratta quindi di un vitigno autoctono molto antico, che per molto tempo è stato confuso con il Sauvignon, ma che un analisi del DNA effettuata nel 2000 ne ha dimostrato definitivamente la diversità genetica. Ciò rese possibile la registrazione della Spergola nel Catalogo Nazionale delle Varietà della Vite e quindi l’inserimento nella DOC Colli di Scandiano e Canossa. Oggi cinque produttori hanno scelto di puntare sull’unicità di questo vitigno e di valorizzarlo al meglio formando appunto la Compagnia della Spergola.

Una delle caratteristiche del vitigno è la sua buona resistenza alla siccità. Dalle uve se ne ricava un vino bianco che se vinificate in leggera surmaturazione si carica di profumi intensi ed eleganti. Interessante anche nella versione frizzante o spumante dal delicato profumo floreale e di mela verde.

Dalla vite alla cantina, a RIVE si accendono i riflettori sulla viticoltura 4.0 e l’enologia del futuro. Ecco il programma convegni ed eventi aggiornato


Al via la prima edizione di RIVE, la Rassegna Internazionale di Viticoltura ed Enologia a cadenza biennale si propone come evento unico a livello internazionale nel settore vitivinicolo e punto di riferimento per tutta la filiera. Un ricco programma di workshop e convegni con al centro il futuro della viticoltura italiana nell’incontro tra ricerca scientifica e produzione. L'evento metterà in campo tutte le innovazioni a carattere tecnico e tecnologico come mezzi per reagire ai rischi del mutamento climatico e dare ai consumatori garanzie sulla salubrità dei prodotti: dalla genetica alla viticoltura di precisione, passando dalla vinificazione fino alla commercializzazione del vino.

RIVE si svolgerà nell’area espositiva della fiera di Pordenone, dal 12 al 14 dicembre 2017, in contemporanea con Enotrend: uno spazio dedicato a workshop, approfondimenti e seminari sulle nuove tendenze in tema di cultura della vite, innovazioni tecniche, ricerca & sviluppo con una fitta proposta di workshop e convegni di alto livello che affronteranno i temi caldi della vitivinicoltura italiana con il coordinamento del Comitato Scientifico. 

Rive 2017: convegni e workshop di alto profilo, in un contesto di espositori d’eccellenza

È stato definito il programma completo dei convegni di Enotrend, con alcune anticipazioni su relatori, moderatori e contenuti. E mentre la rosa degli espositori e dei partner si arricchisce ogni giorno di più di presenze di rilievo, prende forma anche il ricco programma di workshop operativi organizzati sotto la supervisione del Comitato Scientifico. Il tutto si svolgerà nel corso dei tre giorni di RIVE, dal 12 al 14 dicembre 2017, all’interno di tre sale distinte, rispettivamente Sala Enotrend, Sala Vino e Sala Vite.

I convegni di Enotrend: un panorama completo sulla viticoltura e l’enologia del presente e del futuro.

La sala “Enotrend” della fiera di Pordenone ospiterà, dal 12 al 14 dicembre, sei convegni che vedranno a confronto i protagonisti dell’expertise internazionale sulla viticoltura e l’enologia italiana ed europea. Primo appuntamento il 12 dicembre, con “Nuove sfide del Prosecco tra sostenibilità e mercato”: dal Comitato Scientifico di Enotrend Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano e Vasco Boatto, direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche in Viticoltura ed Enologia dell’ateneo patavino, delineeranno insieme a Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e dell’Union International des Oenologues, le prove che aspettano gli operatori del Prosecco nel prossimo futuro. Contendibilità sui mercati già raggiunti, espansione verso nuovi mercati e sostenibilità saranno le parole chiave dell’incontro. Nel pomeriggio dello stesso giorno il presidente del Comitato Scientifico, il professor Attilio Scienza, sarà moderatore de “Lo scenario della viticoltura europea, tra crisi e nuove esigenze del consumatore”, convegno che vedrà tra i relatori il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro e la Professoressa Monika Christmann, presidente di OIV.

L’enologia sarà al centro del convegno mattutino del 13 dicembre: “Le frontiere del lievito enologico: incontrare le esigenze dei vinificatori”, moderato da Paolo Peira, di Assoenelogi, che accompagnerà i relatori in una disamina dei criteri che guidano i laboratori di ricerca nella selezione dei lieviti di domani. Nel pomeriggio Riccardo Velasco, direttore del centro di viticoltura ed enologia del CREA, modererà una tavola rotonda dedicata interamente al vigneto: “Viticoltura 4.0: viti, tecnologie, macchine e modelli per la coltivazione del futuro”, durante la quale un gruppo di esperti tra cui Marco Stefanini, Michele Morgante e Paolo Balsari, esploreranno le ultime novità in termini di varietà resistenti alle malattie, con un excursus tra macchine e modelli culturali legati all’agricoltura di precisione.

Le ultime novità dal panorama della viticoltura del nordest saranno al centro degli incontri del 14 dicembre: al mattino Albino Armani, Eugenio Pomarici e Roberto Zironi analizzeranno la storia di una DOC recentissima in “Pinot Grigio: l’unione fa la forza. Percorsi di successo per la nuova DOC”, mentre nel pomeriggio Walter Filipputti introdurrà le relazioni di Attilio Scienza, Carlo Petrussi e Sandro Sillani su una promessa per il futuro della Regione Friuli Venezia Giulia, la Ribolla Gialla, in “Da FVG a FRG, il futuro del FVG passa dal futuro della Ribolla Gialla”.

Workshop ed eventi: Rive per tutti.

All’offerta convegnistica di Rive si accompagneranno altri eventi collaterali e workshop operativi, ospitati in due sale adiacenti: la sala “Vino” e la sala “Vite”. Nella sala Vino si svolgeranno, in particolare, due workshop organizzati da Amorim Cork: il primo sui difetti del vino, il secondo sul marketing legato al packaging. Nella stessa location i Vivai Cooperativi Rauscedo condurranno una degustazione di vini ottenuti da vitigni resistenti, mentre Assoenologi FVG sarà protagonista di una degustazione di Pinot Grigio dal mondo.

La sala Vite sarà teatro di una serie di workshop tecnici organizzati dall’Informatore Agrario, main media partner di Rive. I temi trattati saranno: la potatura ramificata, la potatura meccanica, la cimice asiatica e le gelate.

Nella stessa location si terrà, nella mattinata del 13 dicembre, il workshop “Mother Regulation: nuove omologazioni stradali. Novità, applicabilità e compatibilità”. A cura di Unacma.

Aggiornamenti sugli espositori Alla già ricca lista di espositori che saranno presenti a Rive 2017 si sono aggiunti altri nomi d’eccellenza del settore. Amorim Cork Spa, leader internazionale nella produzione di chiusure in sughero; Bertolaso, marchio di punta nella produzione di sistemi automatici per l’imbottigliamento; Exacta + Optech LabCenter Spa, punto di riferimento in Italia e all’estero nella fornitura di materiale, consumabili e strumentazioni per laboratori scientifici. Labrenta, con sede in provincia di Vicenza, che si distingue nella produzione di chiusure per bottiglie totalmente Made in Italy; Kubota Europe, la divisione europea della nota azienda giapponese produttrice di trattori e macchine agricole; Martignani, impresa ravennate che si distingue per la produzione di nebulizzatori che mirano ad un uso sostenibile dei fitofarmaci in viticoltura; SDF GROUP, con sede principale in Italia e 8 sedi produttive tra Europa e Asia, rinomata per la produzione di trattori, macchine da raccolta e motori diesel, e infine TMCI Padovan, un gruppo storico nel settore delle food and beverage technologies, operativo nel campo della filtrazione enologica sin dal 1919.

Per ulteriori informazioni: www.exporive.com - www.enotrend.it

venerdì 24 novembre 2017

OIV. Ucraina del vino, situazione e prospettive di un mercato in forte crescita


La vitivinicoltura ucraina è attualmente ancora poco conosciuta, anche se i vini che qui si producono erano apprezzati sin dall’epoca zarista, tanto che il Paese, durante il periodo sovietico, era il maggior produttore di vino dell’Urss. La domanda interna di vino oggi è in continua crescita, specialmente per quello di qualità, il ché corrisponde, da parte dei consumatori, ad una maggiore attenzione agli aspetti culturali di questa bevanda. Di fondamentale importanza sono poi le politiche di innovazione e promozione, che il Paese si appresta ad attuare su tutta la filiera di settore, affinché l'Ucraina possa diventare un nuovo e promettente mercato nel panorama vitivinicolo internazionale.

La situazione del settore vitivinicolo ucraino e le sue prospettive rispetto alle principali sfide che dovrà affrontare: dallo sviluppo del vigneto, alla modernizzazione delle aziende, fino ad una normazione coerente con le norme internazionali. Queste le tematiche affrontate al 3º Forum nazionale del vino ucraino. Un evento che ha visto la presenza di oltre 250 partecipanti, tra cui le principali aziende vitivinicole ucraine ed a cui ha preso parte il direttore generale dell'OIV su invito di Volodymyr Gisem e di Volodymyr Kucherenko, rispettivamente vicepresidente e direttore generale dell'Ukrvinprom (Associazione dei produttori di vino ucraini).

Il direttore generale dell'OIV, dopo essersi complimentato per la qualità degli interventi del forum, ha fatto una presentazione dell'OIV e dei suoi obiettivi e ha poi evidenziato le principali tendenze del settore vitivinicolo su scala mondiale e le grandi sfide del futuro. In particolare, ha insistito sull'importanza della normazione dei prodotti secondo i dettami internazionali al fine di assicurare la loro qualità e di rispondere meglio alle aspettative dei consumatori, sia nel mercato domestico che in quello internazionale.

Il forum ha avuto il suo prosieguo nel Festival del vino ucraino, nel corso del quale sono stati presentati i vini e i brandy delle principali aziende del settore. Con una superficie vitata di 45.000 ha, l'Ucraina produce circa 1 milione di ettolitri di vino e brandy. Sono registrate quasi 150 aziende. Nel corso della sua visita, Jean-Marie Aurand ha incontrato anche il primo vice primo ministro ucraino Stepan Kubiv per valutare la possibilità di un ritorno dell'Ucraina nell'OIV.

“Agrifood: make, hack or tech?”. Il futuro del cibo alla Maker Faire Rome


Al via la quinta edizione del più grande evento su scienza e innovazione. Dalla manifattura digitale al cibo del futuro, dalla robotica al biohacking, dall’impresa 4.0 ai droni, dall’intelligenza artificiale all’agricoltura 4.0 passando per big data e IoT, meccatronica e automazione, ovunque i lavori sono in corso. Ed all'opening event il dibattito sul “futuro in costruzione”.

Sarà infatti un “futuro in costruzione” quello che verrà raccontato all'opening event della quinta edizione della Maker Faire Rome dal titolo “The Future in the Making”. Due ore e mezza di intenso dibattito alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, con ospiti d’eccezione provenienti da tutto il mondo presentati dal giornalista Alessio Jacona. Ad animare la conferenza interverranno, tra gli altri, relatori come Matt Anderson, Chief Digital Officer e Presidente di Arrow Electronics, Nikolas Albarran, Ingegnere capo di MakerHealth, Jessie Mooberry, Capo dispiegamento di Altiscope, un A^3 del progetto Airbus finalizzato a riunire decisori politici, tecnologi e Ong per modernizzare la gestione del traffico aereo, Valentina Sumini, laureata in Ingegneria al Politecnico di Torino, un master in Olanda e vincitrice di  una borsa di studio grazie alla quale sta trascorrendo un anno al MIT di Boston dove fa parte di un team di studenti e ricercatori che ha vinto una gara indetta dalla Nasa, Paolo Merialdo, Professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli studi Roma Tre, con  attività di ricerca che si concentrano sullo studio di tecniche e metodi per l’estrazione di dati e conoscenza da web, co-founder di Innovaction Lab, Bruno Siciliano, Direttore di ICAROS (Centro Interdipartimentale di Chirurgia Robotica) e di PRISMA Lab (Laboratorio di Progetti di Robotica Industriale e di Servizio, Meccatronica e Automazione), presso l’Università di Napoli Federico II, Chloé Rutzerveld, Critical designer del cibo che ne esplora e sfida la produzione e il consumo e Massimo Banzi cofondatore e Presidente di Arduino oltre che curatore della Maker Faire Rome.

Il pomeriggio del primo dicembre, dalle 14, “Maker Faire Rome – The European Edition 4.0” si aprirà al grande pubblico fino a domenica 3 dicembre. Tra i molti eventi segnalo la conferenza sul cibo, dal titolo “Agrifood: make, hack or tech?” che si svolgerà domenica 3 dicembre dalle 11.30 alle 13.30, presso il Padiglione 10 - room 2. Si parlerà di futuro del cibo, ovvero un futuro che dovrà abbracciare le sfide della complessità che sarà. In una prospettiva di smart agrifood la dimensione rilevante non può essere solo quella di robot e droni che si sostituiscono a tutto il patrimonio di conoscenza che c’è dietro tutta la filiera del cibo: dalla terra ai fornelli. Anche grazie all’enorme lavoro portato avanti dalla Maker Faire, in questi anni è esplosa ed è ormai alla portata di tutti la cultura DIY (fai da te) nel campo della robotica e della sensoristica di precisione. Il trasferimento tecnologico, in un framework di Agrifood 4.0, può favorire pratiche virtuose e nel contempo ridurre al minimo lo spreco energetico, ottimizzando e automatizzando alcuni procedimenti. I protagonisti delle principali esperienze internazionali condivideranno con noi il loro percorso per discutere su quale sia l'approccio che meglio risponde alle necessità dell’ecosistema italiano: maker, hacker o hi tech?

Per restare costantemente aggiornati: www.makerfairerome.eu - Facebook: Maker Faire Rome  - Twitter:  @MakerFaireRome #MFR17 Ufficio stampa: tel. 06-6781178 – press@makerfairerome.eu.

MAKER FAIRE

Maker Faire è il più importante spettacolo dell’innovazione al mondo - un evento “family-friendly” ricco di invenzioni, creatività e inventiva, e una celebrazione della cultura e del movimento #makers. E' il luogo dove maker e appassionati di ogni età e background si incontrano per presentare i propri progetti e condividere le proprie conoscenze e scoperte. La prima Maker Faire si è tenuta a San Mateo, in California nel 2006, neanche un anno dopo la pubblicazione del primo numero di “Make: Magazine”, la rivista di riferimento per tutti i #makers, nel 2005.

MAKER FAIRE ROME  – THE EUROPEAN EDITION 4.0

Organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera, la MFR punta a rimettere al centro del dibattito sull’innovazione la città di Roma e favorire la diffusione della cultura dell’innovazione. Maker Faire Rome è la più grande Maker Faire al di fuori degli Stati Uniti. Una manifestazione in continua crescita che, nella passata edizione e in solo tre giorni, ha fatto realizzare oltre 100mila visitatori.

Vino&Scienza. Identificata proteina che rende il vigneto tollerante al sale

Una nuovo studio dell'Università di Adelaide ha identificato una proteina in radici di vite responsabile del trasporto di sodio nella pianta. La scoperta permetterà la selezione di nuovi portinnesti tolleranti alla salinità. La ricerca è stata pubblicata questa settimana sulla rivista New Phytologist.

La progressiva salinizzazione del suolo, conseguenza dei cambiamenti climatici e dell’irrigazione mediante acque salmastre è uno dei problemi più urgenti per l’agricoltura odierna. Anche se la Vitis vinifera è considerata una pianta moderatamente sensibile allo stress salino e presenta un optimum di crescita e produttività quando i valori di salinità del suolo non superano i 1,5 dS/m, il mondo della ricerca si sta attivando per trovare soluzioni sugli aspetti pratici relativi alla gestione dello stress salino a cui i vitigni sono sottosposti.

Il presente lavoro di ricerca, condotto dal dott. Mandy Walker del centro agricoltura e alimentazione di CSIRO, (Organizzazione di Ricerca Scientifica e Industriale del Commonwealth) e dal professor Matthew Gilliham, dell'ARC, Centro per l'Eccellenza nella Biologia dell'Energia delle Piante dell'Università di Adelaide in Australia, nasce dall'esigenza di migliorare in modo sostenibile il settore vitivinicolo, alla luce degli incombenti effetti della salinizzazione sulle colture ed in particolare sul vigneto.  

Come ha spiegato Sam Henderson, co-autore dello studio, il punto di partenza che ha permesso il team di scienziati di arrivare a questo importante risultato è stato quello di comprendere perché alcune viti accumulavano più sale rispetto ad altre. La risposta è arrivata attraverso analisi mirate in radici di vite che hanno messo in evidenza la presenza di una mutazione specifica in una proteina di trasporto del sodio. Un gene che di fatto impedisce il corretto processo nutritivo della pianta e porta ad un maggior rilascio di sale nei tralci di vite attraverso il terreno.

Anche se, un basso livello di sale, può in qualche modo migliorare il sapore del vino, un suo eccesso, oltre ad inibire la crescita della pianta, comporta un peggioramento delle caratteristiche organolettiche delle uve, incidendo negativamente alla produzione di vino. Si stima infatti che i problemi causati dalla salinità costino più di 1 miliardo di dollari all'anno.

Il dott. Jake Dunlevy del CSIRO, ha precisato che sino ad oggi, gli elementi genetici e meccanici che controllavano l'esclusione di sodio (Na+) nella vite erano sconosciuti. In dettaglio lo studio ha previsto in primo luogo il confronto del DNA di diverse varietà di vite - la variabilità genetica permette infatti alle piante di rispondere differentemente all’aumento dello stress salino - dal quale si è potuto identificare un gene specifico associato all'esclusione di sodio dai germogli. Utilizzando un incrocio tra due portainnesti ibridi interspecifici di Vitis, si è proceduto, sotto stress di salinità, alla mappatura di un locus di tratto quantitativo dominante (QTL) associato all'esclusione fogliare Na+ denominato NaE, locus che codifica sei trasportatori di potassio ad alta affinità (HKT), ovvero i geni che, operando a livello di membrana celulare, giocano un ruolo importante nella tolleranza al sale della pianta. Tra questi VisHKT1;1 è risultato il miglior gene candidato per il controllo dell'emissione di Na+ nell'apparato fogliare della pianta. Questa scoperta permetterà lo sviluppo di marcatori genetici atti ad essere utilizzati nella selezione di portainnesti di vite resistenti a condizioni di salinità eccessiva nel suolo del vigneto.

mercoledì 22 novembre 2017

Agroalimentare e ricerca. Bontà del pane: a fare la differenza non è il genotipo del grano ma le tecniche di lavorazione della granella e degli impasti

Uno studio del CREA ha analizzato l’interazione fra 4 importanti fattori della panificazione (genotipo di frumento, tecnica di macinazione, agente lievitante e tipo di cottura) e le proprietà chimiche, fisiche e organolettiche del pane, precisandone il ruolo nel determinare sapore ed odore. 

Il pane prodotto con grani antichi non è più buono e più salubre di quello prodotto con grani moderni. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, il genotipo grano antico o grano moderno risulta apprezzabile solo nel determinare l'aspetto e la consistenza della crosta e della mollica. A dimostrarlo uno studio di un team di ricercatori del CREA, del centro di Cerealicoltura e Colture industriali, che ha fatto emergere che ciò che influenza in maniera decisiva il prodotto finale è il tipo di macinazione (pietra piuttosto che cilindri), seguita dagli altri fattori (varietà impiegata, tipo di lievitazione, cottura). 

L’agente lievitante (lievito di birra o pasta madre) ha effetto principale sull'alveolatura e sull'odore, mentre la cottura (forno a legna o a gas) ha un ruolo marginale. Sono, quindi, le tecniche di lavorazione della granella e degli impasti a rendere di fatto il pane veramente profumato e gustoso. In tal modo, lo studio CREA, pubblicato sui Scientific Report di Nature, destituisce di fondamento la convinzione che il pane di grani antichi, rispetto a quello di grani moderni, abbia un sapore o un odore migliore.

Questo è il risultato di un esperimento ad hoc, in cui sono state utilizzate due varietà di grano duro: una antica con taglia alta e bassissimo indice di glutine e l'altra moderna con taglia bassa e alto indice di glutine. La granella ottenuta è stata quindi macinata con 2 diverse tecniche, lievitata con 2 diversi agenti e infine è stata cotta in 2 diversi tipi di forno fino ad ottenere 16 tipologie differenti di pani.

Sono stati analizzati gli odori, il contenuto proteico, l'indice di glutine, le ceneri, le fibre solubili e insolubili, il colore, il sapore, la consistenza della mollica, l'alveolatura, insieme ad una valutazione sensoriale dei pani.

Tale studio potrebbe avere ricadute dirette per l’industria di trasformazione (panifici, pastifici, industria dei dolci) consentendo lo sviluppo di nuovi prodotti con caratteristiche sensoriali ben precise ma soprattutto offre al consumatore un strumento per operare delle scelte più consapevoli e, magari anche economicamente più convenienti, sottraendosi all’influenza di mode alimentari spesso dettate da disinformazione.

martedì 21 novembre 2017

Vini a Indicazione Geografica, a Bruxelles l'Assemblea Generale congiunta CNAOC e Federdoc

Focus su etichettatura, ingredienti, allergeni, autorizzazioni di impianto, sostenibilità e lo standard Equalitas. Ricci Curbastro: “Dopo aver fondato Efow, uniamo ancora le forze con CNAOC per tutelare le IG e fare il punto sui risultati positivi raggiunti”. In primo piano anche il Regolamento Omnibus con Paolo De Castro e Michel Dantin. 


L'Italia con Federdoc e la Francia con CNAOC si preparano a sbarcare a Bruxelles per la prima Assemblea Generale congiunta sui vini a Indicazione Geografica, che si svolge oggi, 21 novembre, nell’ambito del Premier Congrès Européen des Vins d’Appellation. 


La federazione che riunisce i Consorzi di tutela delle denominazioni dei vini italiani e l’omologa francese, Confédération nationale des producteurs des vins et eaux-de-vie de vin à appellations d’origine contrôlées, si riuniscono per la prima volta insieme nella capitale belga per affrontare, in sede europea, i principali temi del settore che spaziano dall’etichettatura alle autorizzazioni di impianto, dagli ingredienti agli allergeni, alla sostenibilità. Un ambito di grande attualità, quest’ultimo, che fa da filo conduttore anche alla presentazione dello standard Equalitas (che certifica appunto come “sostenibili” le aziende, i prodotti, i territori”), previsto durante l’incontro, in programma presso l’Hôtel Renaissance a Rue du Parnasse 19.

“Quello con la CNAOC – dichiara Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc - è un sodalizio che dura da tempo e che ci vede attivamente impegnati per garantire la tutela dei vini ad IG. Già dal 2003 abbiamo unito infatti le forze fondando Efow, la Federazione Europea dei Vini a Denominazione di Origine, ed ora abbiamo deciso di organizzare questa assemblea con i nostri consiglieri proprio per ribadire l’attenzione verso questa importante materia che vede l’Italia e la Francia, con le loro eccellenze, in prima linea”.

Nel corso dell’iniziativa, ci sarà spazio inoltre per la presentazione del Regolamento Omnibus, ovvero la rivisitazione della Pac 2014-2020 con un unico maxi-regolamento, a cura degli eurodeputati Paolo De Castro e Michel Dantin.

Programma Assemblea Generale congiunta CNAOC/Federdoc
21 novembre 2017 – ore 10.20/12.45
Presentazione delle Organizzazioni
Discussione sul sistema delle autorizzazioni di impianto
11.00-12.00: presentazione del Regolamento Omnibus con Paolo De Castro e Michel Dantin
Etichettatura delle bevande alcoliche: verso la fine dell’esenzione
Presentazione del progetto Equalitas

lunedì 20 novembre 2017

Viticoltura eroica, identità e futuro dei vini di alta quota al centro di Vins Extrêmes



La viticoltura di montagna torna protagonista al Forte di Bard in Valle d’Aosta con un dibattito sulla viticoltura praticata in contesti estremi, su terreni in forte pendenza, a quote elevate e in particolari condizioni climatiche. Protagonisti saranno i vini che nascono dai vitigni autoctoni di questi ambienti incontaminati che possiedono peculiarità e virtù uniche che meritano di essere tutelate e valorizzate.


Vins Extrêmes, alla sua seconda edizione si conferma come importante momento di riflessione e dibattito dedicato alla viticoltura eroica che vede la partecipazione di esponenti nazionali e internazionali del mondo vitivinicolo, universitario e della ricerca. Si affronteranno le tematiche legate al territorio, al paesaggio e all’accessibilità in cantina, all'interno di una manifestazione che, come ha commentato alla sua presentazione, Alessandro Nogara, assessore all’Agricoltura e Risorse naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta, ha l’obiettivo di valorizzare le produzioni locali della regione inserendole in un circuito di carattere nazionale e internazionale, ponendo al centro del dibattito la viticoltura di montagna. Vins Extrêmes, ha proseguito Nogara, è una grande occasione per rinsaldare la rete instaurata, anche grazie a Vival e Cervim, con le altre realtà vitivinicole eroiche e per rilanciare il ruolo che la viticoltura e l’intero comparto hanno per la storia agricola della Valle d’Aosta, in termini di professionalità e competenze.

Un programma ricco di eventi dove a parlare sarà anche e sopratutto il meglio della produzione vinicola d’alta quota. I vini ottenuti dalla viticoltura eroica saranno infatti i protagonisti delle due giornate, sabato 25 e domenica 26 novembre prossimi, di Vins Extrêmes 2017, che avrà luogo nella spettacolare cornice del Forte di Bard (Aosta). Ma non solo, Vins Extrêmes sarà anche l’occasione per la premiazione del XXV Concorso Internazionale Mondial des Vins Extrêmes, come ci ha spiegato Roberto Gaudio, presidente Cervim, al quale hanno partecipato quest’anno 740 vini di 306 aziende, provenienti da 15 paesi di tutto il mondo, da Madeira alla Georgia, dalla Palestina all’Argentina. I vini premiati saranno 220 (in degustazione). Si tratta di un Concorso unico al mondo, specificamente dedicato a vini prodotti in contesti particolari, definiti per l’appunto eroici: vigneti allevati ad almeno 500 metri di altitudine, oppure situati su terreni con una pendenza pari o superiore al 30% o su terrazzamenti, o, infine, quelli delle piccole isole.

Vins Extrêmes, ha poi concluso Stefano Celi, presidente Vival, è un momento importante di promozione, confronto e incontro tra diverse realtà della viticoltura eroica italiana ed europea, espressione di territori difficili, in grado di regalarci paesaggi unici, così come i vini che vi vengono prodotti. Oltre che dalla Valle d’Aosta, le aziende espositrici – in totale oltre 60 - provengono da numerose regioni italiane (Abruzzo, Campania, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Sardegna, Sicilia, Veneto) e da diversi paesi esteri: Francia, Germania, Spagna e Palestina.

Sabato 25 novembre in apertura la tavola rotonda: “La viticoltura eroica: patrimonio di terre e culture da tutelare e valorizzare come unicità nell'era della globalizzazione”, a cui seguirà la degustazione guidata: “Valle d’Aosta e Vallese: approfondimento di due terroir a confronto” a cura di AIS Valle d’Aosta. Tavola rotonda: A “Vini eroici e innovazione: un connubio possibile" interverranno: Daniele Domeneghetti, ricercatore Institut Agricole Régional con "Vini integri, longevi e senza conservanti. Prime esperienze di vinificazione presso la cantina sperimentale J. Vaudan"; Sabina Valentini, ricercatrice Institut Agricole Régional con "Enoliti: il benessere del vino"; Roberto Cipresso, Winecircus con "La viticoltura estrema e l'enologia a essa applicata". Moderatore: prof. Vincenzo Gerbi, Università di Torino.

Nella giornata di domenica 26 novembre, dopo la degustazione guidata: “Paesaggi estremi: i vini delle piccole isole” (AIS Valle d’Aosta), seguirà come accennato la premiazione del XXV Concorso Mondial des Vins Extrêmes CERVIM. A seguire tavola rotonda: “Vino, turismo e comunicazione” dove interverranno Carlo Pietrasanta, presidente nazionale Movimento Turismo del Vino con “Il turismo come strumento di valorizzazione dei vini, l’accoglienza in cantina come comunicazione”; Floriano Zambon, presidente nazionale Associazione Città del Vino con "Il ruolo dei Comuni nella tutela del paesaggio vitivinicolo e nelle forme di turismo a esso collegate"; Katia Laura Sidali, docente di Economia del Turismo, Libera Università di Bolzano con “Buone pratiche di marketing contro l'analfabetismo enogastronomico”; Magda Antonioli Corigliano, direttore Master in Economia del Turismo, Università Bocconi di Milano con “Enogastronomia e turismo: come si declinano oggi”; Cristina Santini, Facoltà di Agraria, Università San Raffaele Roma con “Innovazione ed educazione imprenditoriale, il progetto Wine Lab”. Infine Svetlana Trushnikova, Blogger e Managing Director 5Sensi Consulting & Communication ci parlerà di “Turismo e Web, opportunità di promozione e marketing verso l'estero”. Moderatrice: Iole Piscolla responsabile Area Eenoturismo e Comunicazione Associazione Città del Vino.
La manifestazione è organizzata dall’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta, insieme a Vival (Associazione Viticoltori Valle d'Aosta), Associazione Forte di Bard e Cervim (Centro Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana).

Info e modalità di partecipazione su: www.eventbrite.it

Vino&Scienza. Dal grappolo al calice, con IoT e Blockchain, la filiera del vino diventa sempre più trasparente




Qualità, autenticità, sicurezza, il futuro dell'industria del vino si sta avviando verso il sistema Blockchain. Questa tecnologia che sta alla base delle cryptocurrencies o crypto-valute, come ad esempio i Bitcoin, è oggi sempre più utilizzata in molteplici settori, tra cui proprio quello vitivinicolo.


Rivoluzione Blockchain, è il caso di dirlo. Sin da quando nel 2008 fu pubblicato il paper “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”, da un autore tuttora sconosciuto sotto lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, in cui descriveva le linee guida per la creazione della prima moneta virtuale decentralizzata resa sicura da complessi meccanismi crittografici, molti si sono resi conto delle grandi potenzialità di questo sistema, come ad esempio l'industria alimentare, che con l'aumentare della sua complessità e dei rischi associati alla produzione degli alimenti, sempre più spesso si viene a confrontare con le sfide tecnologiche del nuovo millennio.

La blockchain si basa sostanzialmente sul concetto di fiducia (trust), che assicura trasparenza ed integrità dei dati, permettendo una garanzia di autenticità delle informazioni e garantendo in particolare la tracciabilità della transazione e quindi rendere certa la catena dei passaggi. Di fatto questa tecnologia rivoluziona i classici strumenti che sono stati utilizzati per anni, in quanto tutte le operazioni di autorizzazione e verifica non vengono più gestite a livello centrale ma in blocchi o nodi che entrano a far parte della catena, e che ne diventano i componenti essenziali.

Facile quindi immaginare quali potrebbero essere le conseguenze che può portare nel settore vitinicolo, in fatto di verifica della qualità, autenticità e sicurezza lungo tutta la filiera del vino. A lavorare in sinergia con la Blockchain sarà la tecnologia Iot, anche conosciuta come Internet of Things, in quanto risulta fondamentale, se non ovvio, associare alla bottiglia di vino anche un dispositivo connesso alla rete.

Le tecnologie Blockchain e IoT si stanno di fatto affermando nel mondo globalizzato come soluzioni sempre più evolute e sicure. Questa integrazione creerà dei benefici sia per le spedizioni sia per la qualità della conservazione delle merci - in questo caso il vino - monitorandone l’originalità e le condizioni ottimali di trasporto.

Oggi ci sono diverse start-up, sia all’estero che in Italia, che stanno esplorando il potenziale della blockchain in agricoltura e nel settore dell’agroalimentare, tra queste, in fatto di tutela e autenticità del vino, ho avuto modo di parlare di Wenda, che, nell'ambito del “Maker Faire Rome svoltasi a Roma lo scorso anno, ha presentato un innovativo dispositivo elettronico che si avvale appunto della tecnologia Iot. Una volta applicato sul collo della bottiglia, permette di monitorare i parametri che ne influenzano lo stato di conservazione, molto spesso sottovalutati come la temperatura, la luce, l'inclinazione ed anche le vibrazioni. A proposito, volevo segnalare che la "Maker Faire Rome - The European Edition 4.0", la più grande manifestazione europea dedicata all'innovazione, torna, alla Fiera di Roma, dall'1 al 3 dicembre.

Ultimamente Wenda ha siglato un accordo con Chainvine per integrare le rispettive tecnologie del Blockchain e dell’IoT all’interno del processo di delivery del vino, per portare sulle tavole del consumatore un vino che rispecchi pienamente la volontà del produttore. Questa partnership permetterà così a Wenda di continuare a sviluppare un prodotto unico nel suo genere. La connessione diretta tra la piattaforma di ID/Asset Management di Block Chainvine e i dispositivi IoT di Wenda consentiranno così alle aziende e ai privati di prendere rapidamente​ ​decisioni​ ​strategiche​ ​per​ ​le​ ​loro​ ​merci,​ ​in​ ​qualsiasi​ ​punto​ ​della​ ​filiera.​

Chainvine è una società di soluzioni tecnologiche basate appunto su Blockchain che utilizza una piattaforma PaaS, un abilitatore technology-agnostic che può operare sia al livello del protocollo Blockchain, sia al livello del cloud computing di dati aziendali.

Wenda è una Start up innovativa italiana che fornisce soluzioni IoT in grado di monitorare la qualità del prodotto lungo tutta la filiera. L’obiettivo è quello di trasformare i dati raccolti in informazioni, facilitando decisioni ponderate e razionali. Wenda opera principalmente nel settore Food & Beverage.

Come ha tenuto ad affermare Antonio Catapano, CEO di Wenda, l'opportunità di lavorare con Chainvine su argomenti importanti come trasparenza e sicurezza nella filiera grazie all'innovativa tecnologia Blockchain, permette di integrare, in una singola soluzione, informazioni riguardanti tanto la qualità dei prodotti quanto la garanzia di ogni fornitura. Per Oliver N Oram, CEO di Chainvine, l'approccio di Wenda all’IoT e l'esperienza con l’integrazione di sistemi porterà alla realizzazione del concetto di Intelligent Commodity.

venerdì 17 novembre 2017

Earth Microbiome Project, il contributo del CREA al censimento delle specie di microrganismi della terra appena pubblicato su Nature


Un team di microbiologi del suolo del CREA (per la precisione, del Centro di Ricerca Agricoltura ed Ambiente di Firenze), ha partecipato all’Earth Microbiome Project (EMP), la prima banca dati mai realizzata delle specie di microrganismi presenti nel microbioma terrestre. Gli studi sono solo all’inizio ed il prossimo passo prevede l'implementazione del database attuale con altri studi, includendo anche aree geografiche, matrici e organismi che non sono stati ancora considerati (es. funghi). Successivamente, si cercherà di comprendere come i microrganismi interagiscono con altri organismi un determinato ambiente e come ne condizionino struttura e funzioni. Un esempio potrebbe essere la relazione tra il microbiota del suolo con le sue proprietà e la qualità dei prodotti agroalimentari tipici di uno specifico territorio come ad esempio il vino. 


Siamo di fronte ad un’impresa titanica, se si pensa che ci sono più microrganismi in terra che stelle nel cielo e che nel nostro corpo abbiamo più batteri che cellule. Il progetto, cui hanno aderito oltre 160 istituti di ricerca e più di 500 scienziati da tutto il mondo, è stato avviato nel 2010 e condotto grazie a metodi di analisi e di confronto dei dati raccolti, appositamente sviluppati e condivisi con tutti i partecipanti proprio per ridurre le possibilità di sovrapposizioni ed errori nella classificazione delle specie. E i primi risultati, appena pubblicati su Nature, sono straordinari: il 90% delle circa 27-28.000 specie di microrganismi censiti non è presente in alcun database esistente, era cioè del tutto sconosciuto.

Il CREA - uno dei due partecipanti italiani, con l’Università Federico II di Napoli - ha contribuito utilizzando dati e campioni di suolo di una prova storica di quasi 25 anni di mais in monosuccessione, svolta presso l'azienda sperimentale del CREA, Agricoltura e Ambiente a Fagna (in provincia di Firenze), in cui le relazioni tra pianta, suolo e microrganismi sono ben definite.

I ricercatori del CREA hanno contribuito a caratterizzare la diversità microbica nel suolo, uno dei comparti ambientali con la maggiore presenza di organismi "non classificati". Oltre ad evidenziare la maggior diversità microbica delle comunità "libere" rispetto a quelle associate ad altri organismi ospiti (ad eccezione della rizosfera), i risultati hanno dimostrato che i microrganismi del suolo presentano una strategia evolutiva diversa da quelli associati all'uomo o agli animali.

Questi primi dati dimostrano che i microrganismi del suolo presentano una maggiore diversità genetica e una migliore capacità adattativa agli stress ambientali (es. oligotrofia, pH acido, ecc.) rispetto ai microrganismi di altri comparti ambientali, dimostrandosi una vera e proprio miniera di biodiversità capace di plasmarsi e modificarsi con l'ambiente.

Spiega Stefano Mocali, il coordinatore CREA del progetto EMP:  “Conoscere finalmente quei microrganismi che, pur costituendo la maggior parte della biodiversità che ci circonda, sono comunemente ignorati, è fondamentale sia per debellare potenziali pericoli per la salute umana, animale e vegetale (es. patogeni), sia per sostenere e valorizzare le produzioni agroalimentari, salvaguardare l'ambiente e promuovere i servizi ecosistemici in genere".

"Essi infatti – continua il ricercatore – rivestono un ruolo essenziale nella regolazione dei cicli biogeochimici del suolo e del mare, nella bonifica di suoli e di acque contaminate, nella difesa delle produzioni agricole, senza contare le numerose applicazioni biotecnologiche nei settori agroalimentari e farmaceutici”.

giovedì 16 novembre 2017

Formazione. Vino italiano in cina, al via i primi corsi "Insegnare-Imparando" per i winelovers cinesi

Nascono in Cina i primi corsi "Insegnare - Imparando" per il mercato cinese. Al convegno Assoenologi la presentazione del progetto di formazione targato Business Strategy.

Quindici città, 100 classi, 2.400 studenti e 1 milione di followers per formare gli appassionati di vino in Cina e allo stesso tempo indagarne gusti e preferenze a partire dagli autoctoni italiani. Sono i numeri del nuovo progetto di formazione per il vino italiano in Cina della Taste Italy! Wine Academy, la prima wine school italiana interamente dedicata ai winelovers cinesi fondata da Business Strategies a Shanghai nell’aprile dello scorso anno. 

Il programma, che sarà presentato dopodomani nel corso della seconda giornata del 72° convegno di Assoenologi (Firenze, 17-19 novembre), punta a promuovere capillarmente il vino italiano attraverso un’azione di formazione fondamentale affinché il prodotto made in Italy venga capito e apprezzato.

Per Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies: “La Taste Italy! Wine Academy non vuole essere una semplice scuola. Si tratta di una piattaforma sperimentale che si basa sulla filosofia dell’’insegnare imparando’, attraverso uno scambio culturale bidirezionale tra formatori e consumatori cinesi. I nostri studenti rappresentano un campione prezioso del complesso mercato cinese, i cui gusti devono essere correttamente analizzati e interpretati, oltre che indirizzati.

Per questo – spiega Ballotta – abbiamo pensato una formula che ci consenta sia di formare i consumatori che si rivolgono a noi con tecniche differenziate a seconda del loro livello, sia di indagare e raccogliere i loro gusti, preferenze e inclinazioni con uno studio attento e sistematico dei feedback alla didattica”. Dopo una fase di illustrazione dei contenuti gli studenti saranno infatti guidati nei tasting dei campioni e dovranno compilare dei questionari di valutazione che consentiranno la raccolta e l’analisi dei dati.

Protagonisti nelle classi sperimentali, rivolte a wine lover principianti e esperti (livello 1 e 2) e a professionisti (livello 3), saranno soprattutto i vitigni autoctoni (54 quelli già inseriti nel programma), espressione della tipicità delle produzioni dei nostri territori che nel mercato cinese ancora faticano molto a farsi conoscere. Non mancheranno tuttavia le proposte sperimentali, che saranno confrontate con i vini classici aziendali o di denominazione. Le prime classi del progetto sono previste per febbraio 2018 e si terranno a Shanghai. L’obiettivo è quello di allargare l’iniziativa a 15 città, tra cui Pechino, Chengdu, Dalian, Guangzhou e Tianjin.

Alimentazione. Antichi, rari, eroici, volgari, puzzolenti e le new entry arrivate in Italia per effetto dei cambiamenti climatici. Ecco la biodiversità tricolore

Sono tempi di una nuova agricoltura, dalle prime banane arrivate in Sicilia sotto la spinta dei cambiamenti climatici al caviale di storione il cui allevamento è stato da poco riconosciuto come attività agricola dopo che l’Italia ha conquistato il primato di principale produttore mondiale, sono solo alcune delle new entry del Made in Italy a tavola che fanno del Belpaese una realtà unica nel mondo. 

A contraddistinguere il cambiamento nelle campagne sono indubbiamente i nuovi prodotti arrivati in Italia per effetto dei mutamenti climatici, come le banane e gli avocado coltivati in Sicilia, il finger lime (sorta di cetriolo da cui si ricavano piccole perle trasparenti dal sapore forte, aspro e piccante che ricordano il limone) e persino il vero caviale di storione che oggi è possibile produrre addirittura in Lombardia grazie all’innalzamento generale della temperatura che ha influito anche sulle acque.

Ma assieme alle new entry ci sono anche i cibi più antichi che tornano sulle tavole grazie agli agricoltori come, ad esempio, la manna, che nella Bibbia viene mandata da Dio per salvare gli ebrei durante la traversata del deserto, e oggi è stata recuperata dagli agricoltori siciliani, che la estraggono dal frassino per essere usata dolcificante per i diabetici, nelle cure dimagranti e nelle terapie disintossicanti.

Ha origini romane il vino cotto bevanda marchigiana prodotta facendo bollire il mosto di uve bianche o rosse in caldaie di rame e lasciata quindi a fermentare e riposare in botti di legno per anni, mentre l’idromele è considerato addirittura bevanda fermentata più antica del mondo, più della birra.

Non mancano cibi rarissimi, come sa pompia, sorta di cedro dalla buccia spessa e ruvida usato in Sardegna nella preparazione di dolci e liquori, il vino Loazzolo, la più piccola Doc d’Italia coltivata in un comune di appena 300 abitanti e meno di cinque ettari di terreno o lo spumante degli abissi, fatto invecchiare nelle profondità del mar Tirreno.

Ma sono molti anche i prodotti della campagna che da nord a sud del Paese vengono considerati come elisir naturali dell'amore, ai quali sono attribuiti dalla tradizione straordinari poteri stimolanti, in alcuni casi addirittura confermati da prove scientifiche.

E’ poi solo grazie all’impegno e agli sforzi degli agricoltori che è oggi possibile portare in tavola i cibi “eroici”, ovvero prodotti in condizioni ambientali difficilissime. E’ il caso della lenticchia di Ustica, coltivata là dove i trattori non possono arrivare, tanto che tutte le operazioni vengono fatte a dorso di mulo, del pomodoro siccagno, che si pianta nei terreni aridi dell’entroterra siciliano, del “vino dei ghiacciai” prodotto dai vitigni più alti d’Europa in provincia di Aosta.

Abbinano gusto a schiettezza popolare i cibi più “volgari” come il Bastardo del Grappa, formaggio che deve il suo nome al fatto di essere prodotto con il latte che non viene usato per fare un altro formaggio della zona, il Morlacco, o la Salsiccia Pezzente, un tempo destinata alle esigenze dei contadini e dei ceti meno agiati in generale, dal momento che viene preparata utilizzando tagli di carne poco pregiati, senza dimenticare le Patate cojonariis, tuberi di piccole e a volte piccolissime dimensioni diffuse in Friuli Venezia Giulia.

E se non si ha il naso troppo delicato è facile apprezzare i cibi piu “puzzolenti”, a partire dal formaggio Puzzone di Moena la cui crosta rimane sempre unta e favorisce il riprodursi di una flora batterica, che gli conferisce il sapore inconfondibile e il colore rossiccio caratteristico, fino al Marcetto teramano, crema di pecorino affinata con le larve di mosca, e al Bruss prodotto con pezzi di formaggio riciclato e ricotte inacidite.

Coldiretti

martedì 14 novembre 2017

Prosecco. La vendemmia eroica tra i filari delle "Rive" regala uve glera di qualità

Si è conclusa la vendemmia 2017 che fino alle ultime battute ha sfidato i viticoltori impegnandoli in una raccolta che quest’anno non ha risparmiato fatiche. E per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG si apre ora una stagione ricca di appuntamenti.

Il Conegliano Valdobbiadene, territorio tradizionalmente vocato alla coltivazione dell’uva Glera, ha saputo affrontare con impegno e competenza una vendemmia complessa. La qualità si era preannunciata ottima agli assaggi pre-vendemmiali delle uve: gli acini restituivano un’impressione positiva rispetto a dolcezza e sfumature fruttate. 

Nonostante le condizioni climatiche del mese di settembre abbiano preoccupato notevolmente gli addetti ai lavori, impegnati con la consueta dedizione in un incessante lavoro di monitoraggio e costante valutazione delle condizioni del vigneto, il risultato è una qualità decisamente interessante del prodotto. Infatti le piogge estive hanno donato il giusto equilibrio zuccherino agli acini e grazie al lavoro tenace e preciso dei viticoltori e dei tecnici del Consorzio, la vendemmia si è conclusa con soddisfazione.

Nelle settimane immediatamente precedenti alla raccolta i tecnici hanno monitorato periodicamente l’andamento della maturazione delle uve per misurane acidità e concentrazione zuccherina, così da individuare, nonostante le oscillazioni del clima, il momento ottimale della vendemmia per ogni singola zona della Denominazione. Un lavoro articolato e laborioso, espressione delle competenze diffuse e della cultura enologica del territorio.

Le complessità che si sono presentate quest’anno hanno portato a una produzione in quintali di uva inferiore del 7-10% rispetto al 2016, per un corrispettivo di circa 650 mila ettolitri. Risultato sostanzialmente positivo date le condizioni e, se confrontato con altre realtà italiane che hanno subito purtroppo una sorte peggiore. Alla diminuzione della materia prima corrisponde conseguentemente l’aumento del prezzo delle uve e del vino, che per la Glera sale mediamente tra il 10 ed il 15% rispetto al 2016.

“Ricorderemo sicuramente quella del 2017 come una vendemmia che ci ha messo alla prova ma non ci ha spaventati” afferma Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG “Nonostante un’annata più complessa del solito siamo riusciti a ottenere un’ottima qualità, aiutati anche delle piogge estive che fino al termine di agosto hanno aiutato a portare i grappoli nella condizione ottimale per la raccolta. Il mese di settembre non è stato semplice ma abbiamo dimostrato tenacia e capacità di gestione dei vigneti e siamo orgogliosi dei risultati raggiunti”.

Il Conegliano Valdobbiadene, contraddistinto da pendii molto ripidi e da saliscendi difficilmente accessibili ai macchinari, impone ai vignaioli molte ore di duro lavoro tra i filari delle “rive”, gli appezzamenti più ripidi con pendenze fino al 70%, per la raccolta esclusivamente manuale dei grappoli di Glera. La vendemmia “eroica”, che rappresenta il momento di massima ingegnosità e passione dei viticoltori del territorio, quest’anno più che mai ha costituito l’apice e il coronamento del lavoro di un intero anno”.