venerdì 18 agosto 2017

E-commerce. Alibaba: analisti vedono boom del titolo, salirà del 34%. E l'Italia prima al mondo sulla piattaforma cinese a tutela di vino ed eccellenze agroalimentari

Alibaba sembra un titolo decisamente sottovalutato secondo gli analisti, che vedono nel futuro delle azioni del gigante asiatico del commercio elettronico un rialzo fino al 34% rispetto ai valori di ieri quando il titolo ha chiuso in $163.92.

Puntare in borsa su Alibaba, perché no, visto che l'Italia già investe per valorizzare le proprie eccellenze enogastronomiche sul sito di acquisto online cinese ed il vino ad esempio è uno dei prodotti più gettonati, basti pensare che solo nei primi cinque mesi del 2016 le importazioni cinesi sono cresciute del 42%, raggiungendo la quota di 1 miliardo di euro.

Un successo annunciato sin dal suo primo lancio, con la famosa giornata che gli fu dedicata il 9 settembre dello scorso anno; un evento speciale, tra l'altro presentato in anteprima mondiale a Vinitaly proprio da Jack Ma, il suo fondatore. Da quel momento le aziende vitivinicole italiane presenti sulla piattaforma passarono da 2 a 50 con oltre 500 etichette. Un passo importante, specialmente sul fronte della tutela, in quanto l'Italia è l'unico Paese al mondo ad avere garantito ai prodotti Dop e Igp la stessa tutela contro il falso che hanno i brand commerciali sulla piattaforma e-commerce cinese. 

L'alleanza con Alibaba per contrastare la contraffazione è iniziata due anni fa con numeri impressionanti: impedita la vendita mensile di quasi 100mila tonnellate di falso parmigiano, 10 volte di più della produzione autentica, o di oltre 13 milioni di bottiglie di Prosecco che non arrivava dal Veneto. Una tutela che con questo accordo è stata estesa dalla piattaforma b2b, accessibile solo alle aziende, a quella b2c, dando garanzia ai 430 milioni di utenti della rete di siti di Alibaba che potranno acquistare vero Made in Italy. Per individuare i falsi il Ministero delle politiche agricole ha costituito una task force operativa dell'Ispettorato repressione frodi che quotidianamente cerca i prodotti contraffatti e li segnala ad Alibaba. Entro 3 giorni le inserzioni vengono rimosse e i venditori informati che stanno usurpando le indicazioni geografiche italiane. Ma non solo, con il nuovo accordo Alibaba si impegna anche a promuovere momenti di educazione dei venditori e dei consumatori sull'importanza delle indicazioni geografiche alimentari.

Con il commercio elettronico, la più grande fonte di entrate di Alibaba, i ricavi oggi sono su del 58% a 43 miliardi di yuan (6,3 miliardi di dollari). Nella lista degli analisti che hanno rivisto al rialzo i prezzi, spiccano gli esperti di Nomura che hanno portato il target price da 170 a 201 dollari mentre quelli di Deutsche Bank lo hanno fissato ancora più in alto a $208 (da $201). 

I più ottimisti restano finora gli analisti dell’ufficio studi di Raymond James secondo cui il prezzo del concorrente asiatico di Amazon si spingerà fino a  $220, ovvero il 34% sopra i valori della chiusura di ieri. Alla base della view positiva c’è stata la conferma, avvenuta in occasione della trimestrale diffusa ieri, dell’espansione positiva delle attività fuori dal settore tradizionale dell’ecommerce.

Nel trimestre che si è chiuso a giugno, il gruppo ha registrato ricavi in aumento del 56% a 50,2 miliardi di yuan (7,4 miliardi di dollari) e utile netto a 14,03 miliardi di yuan (2,07 miliardi di dollari).

giovedì 17 agosto 2017

Formazione. Vitivinicoltura: Analisi sensoriale dell'uva con il metodo ICV

Organizzati da Vinidea, società di consulenza che si occupa della formazione di enologi, iniziano i nuovi corsi sull'assaggio dell'uva attraverso la metodica di analisi sensoriale messa a punto presso l’ICV Institut Coopératif Du Vin. Date: 25, 29 e 30 agosto, 5 e 6 settembre a: Tezze di Piave (TV), Locorotondo (BA), Camerano (AN), Velletri (RM), Poggibonsi (SI), San Michele a/A (TN).


La valutazione della qualità enologica dell’uva è un obiettivo fortemente ricercato sia dai tecnici viticoli, che devono potere avere a disposizione parametri oggettivi per indirizzare le scelte in vigneto, sia dagli enologi, che, sulla base delle caratteristiche dell’uva, devono adattare la tecnologia di vinificazione.


La metodica di analisi sensoriale messa a punto presso l’ICV, ed applicata nella pratica da circa vent’anni, rappresenta una risposta concreta alle esigenze sopra descritte. Questa tecnica infatti può definire il peso di varie pratiche agronomiche sul profilo sensoriale dell'uva: inerbimento, diradamento dei grappoli, etc. Le risposte alla domanda: "Che cosa si può fare in vigneto per modificare le caratteristiche sensoriali dell'uva?" sono fornite utilizzando come esempi didattici i risultati di prove reali: andamento dei valori dei descrittori durante il periodo di maturazione dell’uva, influenza delle forme di allevamento, dell’età del vigneto, delle condizioni climatiche e delle tecniche colturali.

Un’altra delle applicazioni pratiche più interessanti dell’analisi sensoriale delle uve consiste nel contributo che può dare all’organizzazione della vendemmia. Valutando infatti il potenziale qualitativo delle uve, è possibile definire degli obiettivi di maturità adeguati ad ogni tipologia di vino che si vuole produrre, e quindi impostare il calendario vendemmiale in funzione di questi stessi obiettivi. L'ICV, grazie alla sua ripetibilità ed al costo ridotto, si sta affermando anche come tecnica di riferimento complementare alle analisi chimico-fisiche dell’uva (zuccheri, acidità, maturità fenolica ecc.).

Programma:

-    introduzione, presentazione ICV e origine della metodica
-    perché è importante l’analisi sensoriale delle uve ed utilizzare un metodo preciso per applicarla
-    i principi del metodo ICV e le modalità di campionamento
-    approccio analitico: valutazione dei 19 descrittori con esercitazione pratica su campioni di acini          pre-selezionati in laboratorio (pausa)
-    approccio sintetico: definizione dei livelli di maturità (4 parametri)
-    simulazione del campionamento in campo con uve locali (fino ad un massimo di 3/4 campioni)
-    effetto di alcune pratiche agronomiche sul profilo sensoriale delle uve
-    i profili di riferimento per alcune varietà internazionali
-    applicazione della metodica all’organizzazione della vendemmia
-    conclusioni e discussione

Docenti:

Giuliano Boni o Gianni Trioli, Vinidea.

Date e Sedi:

venerdì 25 agosto 2017 - Enopiave, Tezze di Piave (TV)
martedì 29 agosto 2017 - Istituto tecnico agrario “Caramia Gigante”, Locorotondo (BA) (*)
mercoledì 30 agosto 2017 - Hotel Gens Camuria, Camerano (AN) (*)
martedì 5 settembre 2017 - CREA, Velletri (RM)
mercoledì 6 settembre 2017 - Isvea, Poggibonsi (SI)
data da definire, settembre 2017 - FEM, San Michele all’Adige (TN)

(*) Corso gestito da Assoenologi: gli associati godono di tariffe preferenziali e la partecipazione darà diritto a 8 crediti formativi. Per partecipare alle sessioni organizzate nelle sedi di Locorotondo e Camerano va obbligatoriamente utilizzato il modulo d’iscrizione scaricabile dal sito: www.assoenologi.it/main/index.php?pages=corsi (corso n° 4), da inviare via email all’indirizzo sezione.pugliabascal@assoenologi.it, a cui ci si può rivolgere anche per informazioni. Non è prevista l’iscrizione on line.

Termine di iscrizione: 3 giorni lavorativi prima della data di svolgimento, o al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto per ogni sede.In ogni sede, il corso sarà attivato al raggiungimento del numero minimo di partecipanti.

Info e costi: www.vinidea.it

mercoledì 16 agosto 2017

Vino&Neuroscienza. Effetto placebo del marketing, così il vino più costoso è anche più buono. Un nuovo studio dell'Università di Bonn.

Il prezzo ha effetto sulla percezione del gusto e sul comportamento del consumatore. Un vino caro ci appare più buono rispetto ad uno più conveniente, e questo a causa dell'effetto placebo del marketing che influenza il nostro cervello. 


A rivelarlo è una nuova ricerca dal titolo: “How context alters value: The brain’s valuation and affective regulation system link price cues to experienced taste pleasantness”, a cura di Liane Schmidt, Vasilisa Skvortsova, Claus Kullen, Bernd Weber & Hilke Plassmann dell’Università di Bonn, pubblicata su Scientific Reports, che dimostra quali siano le aree del cervello che intervengono sulla nostra percezione modificandola.

Il primo a definire l’effetto placebo ed il suo impatto sui risultati clinici, fu Stewart Wolf, medico e ricercatore americano nel campo della medicina psicosomatica, nel 1950. Da un punto di vista scientifico si è venuto così a dimostrare come, il convincersi di qualcosa che avviene attraverso un meccanismo d’interazione tra mente-cervello-corpo, porti a una risposta specifica da parte del sistema nervoso che, in certi casi, produce un effetto atteso. Sull'effetto placebo del marketing, il primo studio concreto risale al 2005 ad opera Baba Shiv, Professore Associato di Marketing dell'Università di Stanford, che ha voluto indagare su quanto il prezzo di un determinato prodotto possa, in maniera determinante, influenzare le aspettative del consumatore con la pubblicazione: “Placebo Effects of Marketing Actions: Consumers May Get What they Pay For”, in cui viene dimostrato che le azioni di marketing, come la determinazione di un prezzo, possono alterare la reale efficacia dei prodotti a cui vengono applicati.

In un lavoro precedente al presente studio presso la Business School francese INSEAD, Hilke Plassmann, Professore Associato del gruppo di ricerca di marketing, ha dimostrato invece che un prezzo più alto, ad esempio per il cioccolato o il vino, aumenta le aspettative che il prodotto sarà anche di sapore migliore, e questo, a sua volta, andrà ad influire nelle zone di elaborazione del gusto del nostro cervello.

Tuttavia, come ha tenuto a spiegare il Prof. Bernd Weber, direttore del Centro di Economia e Neuroscienze (ENC) presso l'Università di Bonn, sino ad oggi, ci era stato poco chiaro capire i meccanismi di questo processo mentale. Ora, quando siamo di fronte al fenomeno in cui due prodotti identici sono percepiti diversamente relativamente alla differenza di prezzo, si tratterà di “Effetto Placebo del Marketing”. Come con i farmaci placebo, esso avrà un effetto unicamente dovuto alla proprietà attribuite al prodotto: "La qualità ha il suo prezzo!"

Lo studio 

I test sono stati effettuati presso il Life & Brain Center dell’Università di Bonn, su un gruppo di 30 volontari, 15 uomini e 15 donne con una età media intorno ai trent'anni, attraverso l’utilizzo di tecniche di imaging a risonanza magnetica funzionale, (Magnetic Resonance Imaging, MRI), l'attività cerebrale di ogni partecipante e stata monitorata e registrata online durante gli assaggi.

Tengo a precisare che queste prove, portano alcuni importanti contributi alla comprensione dei diversi effetti placebo:

a) offrono una misura diretta e obiettiva del processo;

b) informano sui meccanismi biologici alla base dell’effetto del contesto;

c) aiutano a identificare i fattori che differenziano i vari gradi di risposta al placebo.

Ai partecipanti sono stati somministrati diversi campioni di vino attraverso un tubicino e la loro bocca è stata risciacquata dopo ogni assaggio con un liquido neutro; questo per evitare contaminazioni olfattive. Prima di ogni assaggio ai volontari è stato comunicato il prezzo del vino che avrebbero assaggiato e che era lo stesso sia in caso di prezzo alto sia in caso di prezzo più contenuto. Dopo ogni assaggio ai partecipanti è stato chiesto di fornire una votazione da 1 a 9.

Risultati

I dati raccolti attraverso le misurazioni con MRI scanner confermano che i vini più costosi erano quelli considerati più buoni. Le zone del cervello che si attivavano di più in corrispondenza di un prezzo più alto sono state la corteccia prefrontale mediale e lo striato ventrale. La prima più coinvolta nella comparazione dei prezzi e dell'aspettativa della valutazione del vino, mentre la seconda è parte del sistema di ricompensa e motivazione del cervello. Come spiega il prof. Weber, il sistema di ricompensa e motivazione si attiva più significativamente con prezzi alti ed apparentemente fa aumentare l’aspettativa di grande qualità e valore dell’esperienza sensoriale.

In ultima analisi, si è evidenziato che il sistema di motivazione e ricompensa escogita una sorta di trucco su di noi, come ci spiega Liane Schmidt di INSEAD. Stando al fatto che tutti i vini in degustazione erano obiettivamente identici, quando i prezzi sono più alti, siamo portati a credere che i sapori avvertiti riconducibili alla qualità siano realmente presenti nel vino stesso anche se questo non è vero.

La domanda ora nasce spontanea: può l’effetto placebo essere inibito, ovvero, potremo in qualche modo salvarci dall’influenza del marketing? Il prof. Weber risponde che questo può essere possibile confidando di più nei propri sensi, che possono essere allenati attraverso le nostre esperienze e renderli così più indipendenti dalle convinzioni che il mercato ci impone.

sabato 12 agosto 2017

Concorsi. UPVIVIUM – Biosfera gastronomica a Km 0, l’UNESCO promuove “La tavola conviviale a Km 0”

Si chiama “UPVIVIUM – Biosfera gastronomica a Km 0” il concorso organizzato dalle tre Riserve di Biosfera MaB UNESCO dell’Appennino Tosco-Emiliano, del Delta Po e delle Alpi Ledrensi e Judicaria, in collaborazione con “ALMA - Scuola Internazionale di Cucina Italiana, rivolto agli esercizi di ristorazione dei propri territori. Aperte le iscrizioni al concorso gastronomico.


UPVIVIUM vedrà protagonisti ristoratori e produttori agroalimentari impegnati assieme nell’ideazione di preparazioni gastronomiche che utilizzino e valorizzino le tipicità di ciascun territorio.


Il tema prescelto per l’edizione 2017/18 del concorso è la “tavola conviviale”, che non solo valorizza il menù e la proposta del ristoratore, ma offre al cliente l’esperienza dello stare a tavola e del condividere con gli altri commensali il valore della pietanza assaggiata.

Il concorso gastronomico non è quindi esclusivamente finalizzato alla strutturazione di un menù, ma mette al centro le potenzialità comunicative del convivio, che possono essere spese per il racconto e la valorizzazione dei prodotti locali di cui il piatto è composto.

Potranno partecipare tutti gli esercizi di ristorazione (ristoranti, agriturismo, rifugi, …) aventi sede all’interno dei Comuni, facenti parte delle tre Riserve di Biosfera UNESCO.

I ristoratori interessati possono iscriversi entro il 31 agosto 2017, scaricando regolamento e moduli di iscrizione dal sito www.upvivium.it/iscrizioni.

Saranno ammessi al concorso massimo 20 esercizi di ristorazione per ciascuna Riserva di Biosfera (per un totale di 60), in base all’ordine in cui perverranno le iscrizioni.

Il concorso si svolgerà nei fine settimana, a partire da venerdì 6 ottobre 2017, fino a domenica 17 dicembre 2017 e sarà preceduto da una giornata di formazione gratuita per tutti i ristoratori, curata dai docenti di ALMA.

I vincitori saranno scelti da giurie tecniche qualificate e le finali si terranno tra gennaio e marzo 2018, prima a livello locale in ciascuna Riserva di Biosfera presso istituti alberghieri, quindi i migliori 3 classificati per ciascun territorio si “sfideranno” in una finalissima presso la sede di ALMA a Colorno (PR). Vi sarà inoltre un concorso on-line, che darà voce ai clienti che hanno degustato i “piatti” in concorso.

Al vincitore la possibilità di accedere ad un corso di formazione personalizzato per due persone presso ALMA comprensivo di pernottamento e cena presso un ristorante stellato.

Al concorso verrà data ampia visibilità sui media locali e nazionali dalle 3 Riserve di Biosfera con l’obiettivo di attrarre visitatori interessati a conoscere i valori del territorio, anche grazie ad un percorso gastronomico di qualità. Con UPVIVIUM si intende favorire ed incrementare l’utilizzo delle produzioni agroalimentari locali, spesso elementi di conservazione della “biodiversità coltivata ed allevata”, sensibilizzando gli esercizi di ristorazione alla piena valorizzazione del proprio territorio e della cultura gastronomica locale nei menù offerti agli ospiti.

Per la Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria possono partecipare al concorso tutti gli esercizi muniti di regolare licenza di ristorazione aventi sede nei comuni situati all’interno dei territori della Biosfera: Bleggio Superiore, Bondone, Comano Terme, Fiavè, Ledro, Riva del Garda, San Lorenzo Dorsino, Stenico, Storo e Tenno.

Info: www.upvivium.it; info@upvivium.it

www.facebook.com/RiservaBiosferaUnescoAlpiLedrensiJudicaria/

Alpi Ledrensi e Judicaria

0465/321210

mabunesco@bimsarca.tn.it

venerdì 11 agosto 2017

Agroalimentare: al via i contratti di filiera e di distretto

Pubblicata circolare applicativa contratti di filiera e di distretto. Martina: intervento strategico con 260 milioni di euro per filiere più forti. 


Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stata pubblicata sul sito internet del Mipaaf la circolare applicativa per l'attivazione dei contratti di filiera e di distretto. Si tratta di uno strumento che ha una dotazione finanziaria di 60 milioni di euro in contributo conto capitale e 200 milioni di euro di contributo a tasso agevolato attraverso il Fondo rotativo di sostegno alle imprese. 

L'obiettivo dei contratti di filiera e di distretto è sostenere investimenti di rilevanza nazionale nel settore agricolo, agroalimentare e delle agroenergie promuovendo l'integrazione delle politiche di investimento dei diversi attori della filiera.

Nell'avviso sono presenti i requisiti e le modalità di presentazione delle domande e dei progetti di filiera, che andranno inviate al Ministero a partire dal 27 novembre 2017. Nella nuova circolare vengono rafforzati gli strumenti di controllo del Ministero sulle attività delle imprese e delle banche finanziatrici e aumentata la trasparenza nei rapporti tra istituti di credito e aziende della filiera con un forte contenimento rispetto al passato dei tempi e dei costi di gestione dei programmi di investimento. Ai progetti che coinvolgono le Regioni del Sud Italia sono riservate l'80% delle risorse e una premialità nella valutazione qualitativa effettuata da un'apposita Commissione.

"Vogliamo proseguire il lavoro di integrazione nelle nostre filiere agroalimentari - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - supportando progetti che possano dare più valore a tutti i segmenti produttivi coinvolti. Mettere insieme l'esperienza delle industrie di trasformazione con il tessuto di piccole e medie imprese agricole è un obiettivo strategico sul quale continueremo a spingere col massimo impegno. Con questo investimento possiamo attivare risorse pubbliche e private per circa 500 milioni di euro, che daranno un contributo utile alla crescita di tutto il sistema in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Il successo del Made in Italy agroalimentare sarà ancora più forte quanto più sapremo essere capaci di rafforzare le filiere nazionali nel loro rapporto stretto col territorio".

Tutti i dettagli della circolare: www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/9327

giovedì 10 agosto 2017

Brexit: il paesaggio rurale inglese è destinato a cambiare

Graeme Willis, autore di un rapporto dell'Associazione per la protezione dell'Inghilterra rurale: "si tratta di una crisi silenziosa”. Martina in una nota su fb: "Il dogma dell'austerità ha offuscato la forza del progetto europeo.

Jan Siberechts, View of Nottingham from the East, 1695 c.
Gli allevamenti, le piccole fattorie e imprese agricole che caratterizzano la campagna inglese nei prossimi trentanni potrebbero scomparire del tutto. Colpa della Brexit che mette a repentaglio tutto il settore agricolo.


Così un articolo del Corriere della Sera di oggi, a cui ha fatto riferimento in un commento il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, sulla sua pagina facebook, ormai diventata vero e proprio "Speakers' Corner" sui temi dell'agricoltura europea.

I sussidi europei, con il dopo Brexit, favoriscono aziende di grandi dimensioni rispetto a quelle di stampo famigliare, si legge nell'articolo del Corriere. A rischiare di grosso è la campagna inglese, ha commentato il Principe Carlo, che si è sempre espresso a difesa della tradizionale distribuzione dei campi e allevamenti e che, con le sue tenute in Cornovaglia, si erge da paladino della coltura biologica.

Ma a rilanciare l'allarme abbracciando in pieno la battaglia dell'erede al trono inglese, giunge ora anche un rapporto dell'Associazione per la protezione dell'Inghilterra rurale, potente gruppo di difesa per la conservazione del paesaggio, secondo la quale il mosaico di fattorie che ha dato alla campagna carattere, bellezza e spazio per la natura è in via d’estinzione: spetta al governo intervenire “con sussidi mirati”.

"Gli agricoltori inglesi sono a rischio per l'effetto della Brexit", commenta il Ministro Martina, "non arriveranno più gli aiuti garantiti dalla Politica agricola europea e mantenere quel tipo di investimenti per un singolo Paese non è affatto semplice".

"Il 55% del reddito delle imprese agricole inglesi arriva dai fondi europei, continua citando l'articolo del Corriere della Sera. "È una lezione concreta per chi fa propaganda tutti i giorni, anche in Italia, sull'uscita senza conseguenze dall'Unione europea. Per difendere la sovranità nazionale, alzando muri e barriere. Salvo accorgersi che i muri, come nel caso degli agricoltori inglesi, fanno male soprattutto ai piccoli, ai deboli".

Credo sia nostro compito, dovere delle forze progressiste, spiega Martina a conclusione del suo intervento su Facebook, "lottare ancora perché l'Europa cambi. Perché ritrovi lo slancio e uno spirito più forte di servizio ai cittadini e alle imprese. Perché il 58% degli allevatori e agricoltori inglesi ha votato a favore dell'uscita dall'Ue. E su questo dato si misura tutta la difficoltà dell'Europa di questi anni. Il dogma dell'austerità ha offuscato la forza del progetto europeo. Mai come oggi però serve impegno, per contrastare la falsa propaganda populista e nazionalista. Come insegna la campagna inglese.

Per Graeme Willis, autore del rapporto, di tratta di “una crisi silenziosa”, come riporta il Times. “Le piccole fattorie che operano con metodi tradizionali faticano a ritagliarsi uno spazio sul mercato. Se non sapremo introdurre la giusta riforma agricola, rischiamo di svanire completamente”. I numeri sembrano avvalorare la tesi catastrofistica. Nel 2005 l’Inghilterra contava 85mila piccole fattorie. In dieci anni c’è stato un caldo del 30 per cento. Oggi ne restano 59mila. Nel contempo le imprese industriali, che occupano più di 200 ettari, si sono ampliate.

Riuscirà il governo a trovare una formula per il dopo Brexit che possa aiutare anche le aziende di famiglia? In Scozia il problema è stato arginato con una modifica del modello fiscale: chi lascia ai figli una fattoria o un allevamento non paga le tasse di successione. In Inghilterra la situazione è più complicata per i piccoli contadini. Il paradosso è che oltre il 50% per cento degli agricoltori inglesi si è espresso a favore della Brexit e il 55 per cento degli introiti delle imprese agricole del Paese deriva proprio dall’Unione europea.

mercoledì 9 agosto 2017

SCIENZA DEL VINO. I PREMI RICERCA PER LO SVILUPPO 2017 SIVE-OENOPPIA E ASSOENOLOGI-VERSINI

Si è concluso il percorso di selezione dei lavori scientifici candidati ai Premi 2017 Ricerca per lo Sviluppo, una competizione promossa dalla Società Italiana di Viticoltura ed Enologia per favorire il dialogo tra ricerca e produzione in campo vitivinicolo. 

Sono risultati vincitori la Dott.ssa Daniela Fracassetti del DeFENS dell’Università degli Studi di Milano, con il lavoro “Il gusto di luce nel vino bianco: meccanismi di formazione e prevenzione” e Ricardo Chagas, del LAQV REQUIMTE, Universidade Nova de Lisboa (Portogallo)  con la ricerca: “Formazione di torbidità proteica nel vino bianco - il ruolo base della SO2 nel meccanismo di aggregazione proteica”.

I Premi Ricerca per lo Sviluppo si avvalgono del supporto di Assoenologi e di contributi da parte della Fondazione Edmund Mach e di Oenoppia. Peculiarità del riconoscimento è il ruolo primario dato ai tecnici agronomi e enologi nella definizione dei vincitori, preliminarmente selezionati da un qualificato Comitato Scientifico, composto nel 2017 da 49 scienziati del settore, di cui 23 italiani, 16 europei e 10 extra-europei.

La presentazione ai tecnici delle ricerche candidate selezionate è avvenuta ad Enoforum, il convegno biennale di incontro e dialogo tra tecnici, ricercatori e fornitori del settore vitivinicolo internazionale, che ha celebrato nel 2017 a Vicenza la sua decima edizione.

Premio ASSOENOLOGI VERSINI 2017

Giunto alla sua VI edizione e dedicato alla memoria dello scomparso scienziato trentino è riservato ai ricercatori italiani. Quest’anno hanno concorso 38 lavori scientifici prodotti da 23 centri di ricerca della penisola. Il Comitato Scientifico ne ha inseriti 15 nel programma di Enoforum 2017.

La classifica definitiva vede vincitori Daniela Fracassetti, Sara Limbo, Antonio Tirelli, del DeFENS dell’Università degli Studi di Milano, con il lavoro “Il gusto di luce nel vino bianco: meccanismi di formazione e prevenzione”, che si focalizza sull’effetto di composti ad attività antiossidante per limitare le interazioni tra metionina e riboflavina e la fotodegradazione di quest’ultima. Il fondo di ricerca su cui opera la Dott.ssa Fracassetti riceverà un contributo di € 7.500 da parte di Assoenologi.

Oltre al vincitore, compongono il gruppo dei migliori classificati (in ordine alfabetico dell’autore principale):

Piergiorgio Comuzzo, Rosanna Tonioli, DISAAA Università degli Studi di Udine con il lavoro “Approccio elettroanalitico per lo studio di antiossidanti ad uso enologico”;

Paola Domizio, Livio Cencioni, Lorenzo Portaro, GESAAF Università di Firenze; Linda Bisson, University of California, Davis CA, con il lavoro “Schizosaccharomyces japonicus: lievito con elevata capacità di rilascio di polisaccaridi. Valutazione dell’impatto sulla stabilità proteica dei vini”;

Matteo Perini, Federica Camin, Fondazione Edmund Mach, San Michele a/A, con il lavoro “Un metodo innovativo per identificare l'annacquamento del vino”;

Laura Rustioni, Osvaldo Failla, DISAA Università di Milano, con il lavoro “Scottature e conseguente ossidazione dei tannini: danno o miglioramento delle uve”.

Premio SIVE OENOPPIA 2017

Dedicato alla Ricerca Internazionale ed è giunto alla sua III edizione, essendo stato istituito nel 2013; è sponsorizzato dall’associazione Oenoppia che raggruppa i principali attori coinvolti nella produzione e nello sviluppo di prodotti enologici e che intende in questo modo contribuire all’avanzamento della conoscenza nel settore vitivinicolo.

Hanno partecipato alla competizione internazionale 36 lavori scientifici da 26 gruppi di ricerca, di cui 12 selezionati dal Comitato Scientifico per essere presentati oralmente ad Enoforum 2017.

È risultato vincitore Ricardo Chagas, del LAQV REQUIMTE, Universidade Nova de Lisboa (Portogallo), che con i colleghi Luisa Pinto Ferreira, Ricardo Boavida Ferreira, Ana Lourenço ha presentato i risultati della sua ricerca sul tema “Formazione di torbidità proteica nel vino bianco - il ruolo base della SO2 nel meccanismo di aggregazione proteica”. Il lavoro riguarda il ruolo, fino ad oggi misconosciuto, svolto dall’anidride solforosa presente nel vino nell’indurre formazione di ponti disolfuro tra le proteine instabili, che conducono all’aggregazione e successiva precipitazione delle proteine stesse. Il premio in denaro di € 7.500 versato sul fondo di ricerca del laboratorio è finanziato da Oenoppia.

Hanno ottenuto i migliori punteggi nella valutazione, oltre al vincitore (in ordine alfabetico dell’autore principale):

Panagiotis Arapitsas, Fulvio Mattivi, Fondazione Edmund Mach San Michele all’Adige; Maurizio Ugliano, Università di Verona con il lavoro: “Wine-Oxygen-Antioxidants: How to address more effectively the winemaker choices”;

Carmen Berbegal, Lucìa Polo, Isabel Pardo, Sergi Ferrer, ENOLAB, ERI BioTecMed, Universitat de València, M.José Garcia Esparza, Univesitat Politecnica de València (Spagna) con il lavoro “Immobilizzazione dei lieviti in trucioli di rovere e in polvere di cellulosa per la fermentazione in bottiglia dello spumante”;

Tommaso Bonciani, Luciana De Vero, Paolo Giudici, Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Modena e Reggio Emilia con il lavoro “Evolutionary strategies to develop high-Glutathione yeast strains for winemaking”;

Magali Picard, Gilles de Revel, Stéphanie Marchand, ISVV, Université de Bordeaux (Francia) con il lavoro “Deciphering the wine ageing bouquet: sensory and molecular study of a complex olfactory concept”.

SIVE (Società Italiana di Viticoltura ed Enologia)

Associazione senza fini di lucro a cui aderiscono tecnici vitivinicoli e aziende di tutta Italia. Dal 1996 è attiva nel campo della formazione e dell’aggiornamento tecnico; ha al suo attivo l’organizzazione di oltre 100 tra convegni, seminari, incontri tecnici e viaggi studio in Italia e all’estero. Svolge funzioni di segreteria operativa la società VINIDEA, assieme alla quale SIVE organizza ogni due anni il convegno Enoforum con sede itinerante.

Dal 2005 la SIVE si è data l’obiettivo di “Sostenere una maggiore collaborazione tra le aziende produttive e il mondo della ricerca enologica e viticola”, aiutando il mondo della produzione nella formulazione della domanda ed il mondo della ricerca nella definizione della propria offerta di conoscenze utili alla produzione. I premi SIVE Ricerca per lo Sviluppo sono stati istituiti per contribuire al raggiungimento di tale obiettivo e - dal 2007 ad oggi - si sono candidati ben 293 lavori di ricerca italiani e stranieri, che rappresentano quindi una rassegna molto ampia della produzione scientifica vitivinicola dell’ultimo decennio, che è stata così portata a conoscenza del mondo della produzione. 

ASSOENOLOGI

Nasce ad Asti nel 1891, quando Arturo Marescalchi, in occasione del primo “convegno” della categoria, fondò la “Società degli enotecnici italiani”, cioè la progenitrice dell’attuale “Associazione enologi enotecnici italiani”. Assoenologi si propone, senza fini di lucro e nel rispetto del principio della mutualità, la tutela professionale dell'enologo e dell'enotecnico e dei tecnici del settore vitivinicolo in generale sotto il profilo sindacale, etico, giuridico ed economico, e di rappresentare la categoria a tutti i livelli.

L'Assoenologi inoltre sostiene la ricerca in campo viticolo-enologico e incentiva la sperimentazione finalizzata alla risoluzione dei problemi tecnici con cui gli enologi e gli enotecnici ogni giorno si devono confrontare in vigneto ed in cantina.

Promuove inoltre l'aggiornamento tecnico dei soci con pubblicazioni, convegni, seminari ed altri mezzi idonei e sostiene lo spirito associativo e di solidarietà tra gli enologi e gli enotecnici ed i tecnici vitivinicoli con incontri, riunioni, pubblicazioni, convegni e similari, e con tutte quelle attività o iniziative che si ritengono necessarie all'interesse mutualistico dei soci.
Un altro scopo primario dell'Assoenologi è quello di operare per il miglioramento e la tutela della produzione vitivinicola nazionale e per la sua valorizzazione e diffusione in Italia e all'estero partecipando a comitati e commissioni ministeriali e proponendo ai competenti uffici obiettive considerazioni e risoluzioni.

OENOPPIA

Associazione no-profit creata nel 2009 che raggruppa i principali attori coinvolti nella produzione e nello sviluppo di prodotti enologici. I 18 membri di Oenoppia rappresentano approssimativamente l’85% dei prodotti enologici utilizzati dagli enologi nel mondo. Essi possiedono una forte cultura del vino e un approccio internazionale al mondo vitivinicolo, di cui la creazione dell’associazione è espressione. Per decenni, e nel caso dei soggetti storici per oltre un secolo, i gruppi che compongono Oenoppia hanno fondato il loro sviluppo sulla ricerca e sull’innovazione. La loro conoscenza delle applicazioni enologiche è stata sviluppata sia internamente sia grazie alla collaborazione con i principali centri di ricerca del mondo. I soci Oenoppia hanno promosso la pubblicazione di un gran numero di pubblicazioni scientifiche e brevetti riguardanti la ricerca della migliore espressione possibile del potenziale qualitativo delle uve.

Il sostegno di OENOPPIA al Premio SIVE Internazionale è un’ulteriore concreta espressione dell’impegno a favore del settore, a supporto della conoscenza generale dei fenomeni che intervengono nella trasformazione dell’uva in vino.

Sono membri di Oenoppia: AB Group, Agrovin, AEB, Eaton, Bioseutica, Dal Cin, Enologica Vason, Chr. Hansen, DSM-Oenobrands, Erbslöh - La Littorale, Esseco-Sofralab, Fermentis, Laffort, Lallemand, Lyven, Novozymes, Silvateam, Cofalec.

Fondazione Edmund Mach

Svolge attività di ricerca scientifica, istruzione e formazione, sperimentazione, consulenza e servizio alle imprese, nei settori agricolo, agroalimentare e ambientale. La Fondazione continua gli scopi e l’attività dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige, ed è strutturata in tre poli costituiti dal Centro Istruzione e Formazione, dal Centro Ricerca e Innovazione e dal Centro Trasferimento Tecnologico. Quest’ultimo in particolare rappresenta la struttura della Fondazione designata a gestire le attività di ricerca applicata e sperimentazione, i servizi, e la consulenza a favore delle imprese del settore agro-forestale.  

I Premi SIVE Ricerca per lo Sviluppo hanno la peculiarità di essere aggiudicati sulla base delle valutazioni dei tecnici del settore.

Il processo di selezione prevede tre fasi:

I candidati inviano i riassunti dei lavori di ricerca alla Segreteria SIVE, che ne valuta l’ammissibilità e che li sottopone ad un primo giudizio del Comitato Scientifico SIVE (composto da 50 ricercatori italiani e stranieri) sulla base del criterio “grado d’innovazione e interesse dell’argomento”.

I lavori meglio classificati nella prima fase vengono inseriti nel programma delle presentazioni orali del convegno Enoforum ed i tecnici partecipanti esprimono su di essi una loro valutazione in base al criterio “utilità per lo sviluppo della produzione vitivinicola”.

I lavori finalisti sono quindi nuovamente valutati dal Comitato Scientifico, che valuta il “valore scientifico” degli stessi e valida il risultato dei tecnici.

I vincitori delle passate edizioni dei Premi SIVE Ricerca per lo Sviluppo:

Premio SIVE 2007: Emilio CELOTTI, Giuseppe CARCERERI de Prati e Paolo FIORINI - “Moderno approccio alla gestione della qualità delle uve rosse”

Premio SIVE 2009: Raffaele GUZZON, Agostino CAVAZZA e Giovanni CARTURAN -“Immobilizzazione di starter malo lattici. Tecnologia, effetti biologici e fermentazioni sperimentali con ceppo di O. oeni immobilizzati in matrici ibride silice/alginato”

Premio SIVE VERSINI 2011: Matteo GATTI, S. CIVARDI, F. BERNIZZONI, S. PONI - “Effetti differenziali del diradamento dei grappoli e della defogliazione precoce su resa, composizione delle uve e qualità dei vini in Sangiovese”

Premio SIVE VERSINI 2013: Diana GAZZOLA, S. VINCENZI, A. CURIONI - “Valutazione delle capacità chiarificanti di un nuovo coadiuvante proteico estratto da vinaccioli”

Premio SIVE INTERNAZIONALE 2013: Ramon MIRA DE ORDUÑA - “Full automation and control of vinifications by FT-NIR spectroscopy: An innovation presenting ground-breaking opportunities”

Premio SIVE VERSINI 2015: Fabio CHINNICI e C. RIPONI - “Controllo dell’ossidazione di (+)-catechina mediante chitosano: ipotesi di utilizzo in vinificazioni a ridotto contenuto in solfiti”

Premio SIVE OENOPPIA 2015: Vicente FERREIRA - “Comprendere e gestire i problemi di riduzione”

martedì 8 agosto 2017

Enoturismo. Politica in vacanza e ancora non è legge

"Niente modelli all'americana. Ripartire dall'esempio delle Strade del Vino che funzionano per esportare i buoni modellini gestione pubblico-privata in tutti i territori".

Se ne parla da anni, ma rischiamo anche in questa legislatura di non avere un quadro normativo ad hoc per un settore che vale 14 milioni di arrivi enoturistici e 2,5/3 miliardi di € (secondo l’ultimo Osservatorio di Città del Vino/Università di Salerno). E mentre impazza in tutta Italia l’estate del vino, tra feste nei luoghi pubblici, sagre, eventi serali, l’Associazione Nazionale Città del Vino ribadisce la necessità di una strategia nazionale per rilanciare il settore. Una strategia che non prescinde dai territori, dai Comuni e dalle Strade del Vino, ideali e capillari cabine di regia pubblico-private.

Il presidente Zambon: “Niente modelli all’americana in un Paese con secoli di storia, arte, paesaggi e monumenti. Alcune Strade hanno fallito, altre hanno avuto successo. Ripartiamo dai modelli positivi per esportarli in tutta Italia”

Dopo la presa di posizione dei territori e delle Strade del Vino, rilanciata con una nota congiunta nei giorni scorsi, anche Città del Vino torna a far sentire la sua voce sulla necessità di una legge di sistema sull’enoturismo per far decollare un settore dal grande potenziale in termini economici e occupazionali: 14 milioni di arrivi enoturistici l’anno e 2,5/3 miliardi di € di giro d’affari, secondo l’ultimo Osservatorio sul Turismo del Vino. Auspicando che si arrivi all’approvazione entro fine legislatura, Città del Vino rilancia le proprie posizioni su alcuni punti chiave, condizione necessaria per dare slancio al settore, ovvero: finanziamenti ad hoc ai territori per efficaci strategie di promozione enoturistica di medio-lungo periodo; analisi e monitoraggio costante del mercato e delle tendenze; sostegno e finanziamento delle Strade del Vino, ideali cabine di regia sui territori per fare da collante tra il pubblico e gli operatori privati coinvolti a vario titolo (cantine, alberghi, ristoranti, enoteche, musei, agenzie di servizi, Comuni, proloco, etc); ma anche norme più chiare per la somministrazione e la vendita dei vini in cantina.

“Pieno sostegno alle preoccupazioni di chi opera sui territori, a stretto contatto con gli enoturisti, con impegno, poche risorse e un vuoto normativo che da anni chiediamo di riempire con una legge che dia dignità e giusto peso all’enoturismo come settore strategico nazionale, un fenomeno che le Città del Vino promuovono e studiano da anni con strumenti, azioni, iniziative; tra queste l’Osservatorio realizzato con l’Università di Salerno, ad oggi l’unica e puntuale fotografia del mercato enoturistico in Italia – sottolinea il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. Sbaglia chi pensa a modelli all’americana o all’australiana: in Italia il turismo del vino non prescinde dai territori. Abbiamo bellezze, prodotti, tradizioni, una storia lunga secoli che ci ha lasciato in eredità patrimoni artistici e monumenti che tutto il mondo sogna di visitare. Sono questi i contesti dei vari attori in campo, dalle cantine a chi fornisce i servizi all’enoturista. Lasciamo quindi i modelli privatistici a chi non può vantare una storia e un’eredità come la nostra e di altri Paesi in Europa. Smettiamola anche di pensare alle amministrazioni locali come mere erogatrici di servizi, dalla raccolta differenziata alla segnaletica. L’impegno dei politici e dei sindaci, che hanno un mandato elettorale conferitogli dai cittadini sui programmi, è anche di favorire una visione di lungo periodo che faccia crescere tutti, il privato e il pubblico, entro orizzonti condivisi. Questo vale per tutto, ma riportando la questione all’enoturismo – conclude Zambon  - è chiaro che le Strade del Vino possono essere uno strumento, anche se non esclusivo, per realizzare questi obiettivi sui territori. Certo, alcune funzionano, altre non sono decollate per incapacità gestionali o mancanza di risorse. Ma non generalizziamo, anzi prendiamo ad esempio quelle Strade che rappresentano una buona pratica enoturistica e ripartiamo da queste per ridisegnare il futuro”.

Cambiamenti climatici e siccità: il contributo delle Scienze Agronomiche per la gestione delle risorse idriche in agricoltura

Un analisi concreta e ragionata della Società Italiana di Agronomia (SIA) fa luce in merito agli allarmismi sulla crisi idrica, che oltre a disorientare l’opinione pubblica, non contribuiscono a inquadrare e descrivere l’attuale fenomeno della siccità in Italia nel contesto dei cambiamenti climatici globali. 

L’agricoltura è l’attività economica più colpita dai recenti fenomeni meteorologici che mostrano chiaramente l’accentuarsi della variabilità delle precipitazioni,soprattutto per le differenze nell’andamento delle piogge all’interno dell’anno e tra gli anni, con eventi di carenza ed eccesso idrico sempre più estremi. In caso di carenza idrica, l’irrigazione è necessaria non solo per evitare il collasso produttivo, ma anche per garantire molte coltivazioni di qualità, che rendono l’Italia famosa. 

Orticoltura, frutticoltura, maidicoltura, foraggicoltura e risicoltura sono i principali sistemi colturali irrigui italiani. Senza irrigazione la sfida di garantire per i nostri mercati il più ampio approvvigionamento possibile di prodotti italiani sarebbe già persa.

Le piante coltivate come tutti gli organismi viventi necessitano di acqua per vivere e la loro crescita rende la nostra vita possibile. Per un’agricoltura che impieghi meno acqua, ma con gli stessi livelli produttivi attuali, la ricerca agronomica da tempo ha innovato gli approcci multi e interdisciplinari, per il progresso delle conoscenze da trasferire in diffuse “buone pratiche” a scala aziendale.

Oggi a qualsiasi latitudine si praticano irrigazioni con metodi di distribuzione dell’acqua ad alta efficienza (a micro-portata) e con programmazione in base alla fisiologia della coltura, alla disponibilità di acqua nel terreno e alle previsioni meteorologiche a breve termine. In alcuni sistemi colturali, quello a riso per esempio, si apportano volumi idrici superiori ai fabbisogni delle colture (misurati dalla cosiddetta evapotraspirazione), ma la sommersione del riso restituisce a valle gran parte dell’acqua infiltrata nelle risaie, garantisce un apporto regolare di acqua in un territorio
molto ampio e svolge positive funzioni ecosistemiche che stabilizzano il ciclo idrologico dell’acqua.

In alcuni casi i sistemi colturali ricorrono solo a quella che l’Agronomia definisce “irrigazione di soccorso” (supplementary irrigation), un intervento irriguo volto a ridurre il rischio di compromettere il raccolto dell’annata in corso, o l’impianto stesso di colture perenni (frutteti, oliveti, vigneti). In viticoltura, ad esempio, i disciplinari di produzione, anche per grandi vini, possono prevedere il ricorso all’irrigazione, non per aumentare la produzione di uva, ma per standardizzare la resa tra anni o per evitare il collasso del vigneto. Per cui non è raro che le aziende viti-vinicole siano dotate di impianti di micro-portata che entrano in funzione in caso di necessità, appunto per soccorrere dal punto di vista idrico la vite.

Per le colture da pieno campo, il soccorso irriguo può essere praticato qualora si disponga di macchine irrigue che distribuiscono l’acqua per aspersione. Anche se la ricerca si muove in anticipo rispetto alle cicliche crisi idriche, la carente programmazione a livello territoriale sugli impieghi plurimi dell’acqua e la fragile rete infrastrutturale, restano le criticità irrisolte da decenni nel nostro Paese.

Per diminuire il divario tra teoria e pratica aziendale i ricercatori oggi fanno largo uso dell’ICT (Information Comunication Technologies) anche per l’irrigazione, proiettandosi già verso la cosiddetta “agricoltura digitale”. Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale che reimpiega
le conoscenze già acquisite, per raggiungere la sostenibilità delle pratiche agricole. Si intensifica
progressivamente l’uso delle informazioni utili alle pratiche agricole, tanto che l’agricoltura digitale fa largo uso dei DSS (Decision Support System), integrazioni di conoscenze teoriche, previsioni climatiche e informazioni provenienti da sensori (nel terreno, a contatto della vegetazione) o radiometri trasportati da veicoli che si muovono in campo o che sorvolano il campo (a bordo di droni), il territorio (su velivoli leggeri), le regioni (telerilevamento da satelliti).

Per pilotare l’irrigazione, i DSS si dimostrano strumenti efficaci per aiutare l’agricoltore nel dosare i volumi irrigui in funzione delle caratteristiche del suolo, della vegetazione e della “sensibilità” della specie coltivata. Parallelamente alle tecniche agronomiche, anche le specie vegetali coltivate dovranno adattarsi alla penuria di acqua. In questo caso le prospettive dei nuovi interventi di miglioramento genetico, con moderni approcci basati sulla “fenotipizzazione”, anche se richiederanno tempi di realizzazione non immediati, consentiranno di individuare non un singolo gene di resistenza alla siccità, ma dei “traits” che permetteranno alle piante di produrre (e/o di resistere) in condizioni di carenza idrica nel suolo, presumibilmente sempre più frequenti
nell’immediato futuro.

L’ottimizzazione delle tecnologie porterà sicuramente maggiore stabilità nelle produzioni agricole, ma nuovi trend climatici richiederanno di sviluppare, in specifiche aree geografiche, sistemi produttivi diversificati rispetto a quelli attualmente praticati, meglio adattabili alle condizioni ambientali. Gli obiettivi restano immutati: garantire gli stessi standard qualitativi e ambientali; il loro sviluppo non può che derivare dall’analisi propria delle scienze agronomiche dei biosistemi, attraverso tecnologie innovative, quali quelle, per esempio, legate all’agricoltura di precisione
La Società Italiana di Agronomia, consapevole dell’importanza di una responsabile comunicazione ed informazione per la collettività, ritiene necessario apportare il proprio contributo, frutto di una
comunità scientifica territorialmente rappresentativa, dinamica e sensibile ai problemi della società
contemporanea, senza allarmismi, ma ancorando metodo scientifico e risultati delle ricerche per
promuovere azioni concrete di uso sostenibile dell’acqua in agricoltura.

lunedì 7 agosto 2017

Vendemmia 2017. La Sicilia sotto il segno della qualità

Un’estate particolarmente calda ha portato a un anticipo della maturazione per alcune varietà di uve, ma si prevede un’annata qualitativamente molto buona.

La stagione estiva 2017 in Sicilia è molto calda, ma le temperature, intorno ai 35-36 gradi, rientrano nella norma della regione, con picchi di calore registrati solo nella settimana scorsa. L’inverno è stato generalmente mite ed ha portato le giuste precipitazioni. Sebbene in alcune zone non piova da metà marzo, anche la primavera in linea generale è stata mite ed il caldo è iniziato a fine maggio, non causando un eccessivo stress alle piante. Questa evoluzione climatica durante l’anno ha determinato una buona curva di vegetazione e le piante si presentano a inizio agosto in condizioni fitosanitarie ottimali.  

È questo il quadro generale delineato dalle cantine di Assovini Sicilia, l’associazione che riunisce 76 aziende siciliane di piccole e medie dimensioni. Ma l’isola è un vero e proprio continente vitivinicolo ed è caratterizzata da una biodiversità unica al mondo e da molteplici differenze pedoclimatiche che variano di zona in zona.

“Finora nelle nostre zone di produzione non abbiamo riscontrato particolari criticità e lo sviluppo vegeto-produttivo delle piante è buono – ha affermato Salvatore Li Petri, direttore di Cantine Settesoli – Nella zona di Menfi, ad eccezione di alcuni giorni di caldo intenso a giugno, le temperature rientrano nella norma. Abbiamo iniziato a vendemmiare con il Pinot Grigio il 26 luglio, due giorni in anticipo rispetto al 2016 e per adesso le operazioni procedono per il meglio. In generale ci aspettiamo un carico di uva inferiore rispetto all’anno scorso, mentre dal punto di vista qualitativo immaginiamo di raggiungere un buon livello, considerando anche la condizione ottimale delle uve, ottenuta con un costante monitoraggio delle vigne durante tutto l’anno”.

Rimanendo nell’area delle Terre Sicane, Ghunter di Giovanna, proprietario dell’Azienda Di Giovanna, riferisce che dal punto di vista climatico l’annata in corso è tendenzialmente nella norma. In termini di quantità si prevedono risultati in linea con lo storico, ma sicuramente inferiori rispetto al 2015 e al 2016, annate particolarmente abbondanti. “Prevediamo una qualità molto elevata – ha affermato Ghunter di Giovanna - L’aspetto fitosanitario delle piante è ottimo, e non sono state rilevate tracce di malattie fungine. È ancora presto, ma ci aspettiamo un’ottima vendemmia”.

La provincia di Trapani sta soffrendo una grave siccità e la mancanza di pioggia da metà marzo si aggiunge all’alta pressione che sta coinvolgendo tutto il sud d’Italia da inizio luglio. Questo andamento climatico ha ovviamente portato a un anticipo della vendemmia di circa una settimana per alcune varietà. “Molto probabilmente ci sarà un calo della produzione di circa il 15-20%, ma la qualità non dovrebbe risentirne, perché la situazione fitosanitaria è perfetta” – spiega Federico Lombardo di Monte Jato, proprietario dell’Azienda Firriato.

Ancora nella zona della provincia di Trapani, Giuseppe Laudicina, enologo dell’azienda Baglio Oro che ha iniziato a vendemmiare lo Chardonnay il 2 agosto con più di una settimana di anticipo , concorda con Federico Lombardo di Monte Jato, convenendo che rispetto allo scorso anno la produzione sarà probabilmente meno consistente in termini quantitativi, ma sarà sicuramente positiva in termini di qualità. Ed aggiunge, “Fatta eccezione per alcuni giorni di vento, le piante non hanno subito particolari stress e hanno realizzato un’evoluzione quasi del tutto omogenea. Il caldo di quest’anno ha permesso una maturazione ideale per le uve a bacca nera e garantirà un’annata molto buona per i rossi”.

Nella provincia di Palermo, Diego Cusumano, proprietario dell’Azienda Cusumano, si dice ottimista per l’annata in corso. “Le uve sono sane, le piante sono in un buon equilibrio vegeto-produttivo – ha affermato - C’è un buon rapporto sia qualitativo che quantitativo. In linea teorica l’annata sarà buona, ma siamo agli albori ed è troppo presto per fare previsioni”.

Nella zona centrale dell’isola, nelle terre dell’Azienda Feudo Montoni dove le vigne si trovano tra i 500 e i 700 metri, il trauma del caldo non è stato avvertito e l’assenza di piogge è stata contrastata ricorrendo all’irrigazione di soccorso. “L’annata non è certamente fresca – ha commentato Fabio Sireci, proprietario dell’Azienda Feudo Montoni – ma la curva di vegetazione delle piante è buona e siamo fiduciosi che nel mese di agosto possano arrivare nuove piogge e che la vendemmia porterà buoni risultati”.

Si evince quindi che, in linea generale, le vigne si trovano in condizioni sanitarie ottimali e dimostrano un buon andamento delle evoluzioni fenologiche. Si prevede una vendemmia di buon livello dal punto di vista qualitativo e meno abbondante rispetto alle due precedenti annate in termini di quantità. Come ogni anno il vigneto siciliano regalerà una vendemmia lunga e variegata.

Formazione. Costruire e comunicare una “cultura del vino italiano”: al via il Master universitario in collaborazione con AIS

Gli Istituti di Scienze della Vita, Dirpolis e Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con Associazione Italiana Sommelier, Università di Pisa e Università per Stranieri di Siena attivano per l’a.a. 2017/2018 la III edizione del Master di I Livello “Vini italiani e mercati mondiali”. Termine per l'iscrizione: 11.10.2017.

Il “made in Italy” enogastronomico connota sempre più la peculiarità italiana dal punto di vista culturale ed economico sul mercato internazionale, in quanto sinonimo di prodotto non replicabile ed espressione di un territorio univoco. Si rende pertanto necessario affrontare i nuovi mercati con una formazione nuova e strategica in grado di costruire e comunicare una “cultura del vino italiano” specificamente orientata verso i consumatori delle diverse aree mondiali.

Il Master, che si svolgerà prevalentemente presso la sede della Scuola Superiore Sant'Anna e presso le aziende accreditate, con inizio il 9 novembre 2017 e termine entro febbraio 2019, intende formare una nuova professionalità oggi poco o marginalmente presente in Italia che riesca a comunicare il valore aggiunto altamente identitario e culturale del vino italiano al fine di poterlo promuovere e diffondere sui nuovi mercati mondiali ed implementare la sua presenza nei mercati emergenti, in espansione e in quelli consolidati.

Attraverso un piano didattico integrato ed articolato e con docenti altamente qualificati, Il Master andrà a definire una professionalità con conoscenze del settore viticolo-enologico, in termini sia di produzione sia di commercializzazione, di marketing e comunicazione, e delle caratteristiche dei diversi mercati mondiali, affiancate e rinforzate da quelle ottenute attraverso il conseguimento del diploma di sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier), che viene richiesto come prerequisito ma è conseguibile come modulo specifico all’interno del corso di Master.

Il Master è diretto principalmente, ma non esclusivamente, a laureati di I livello, o titolo equipollente, in Viticoltura ed enologia, in discipline agrarie/alimentari, economiche, di comunicazione e di marketing o a laureati di I o II livello in altre discipline attinenti al profilo professionale da formare, anche in relazione al percorso e alle motivazioni dei singoli candidati.

Possono altresì presentare domanda di ammissione i laureandi, che abbiano terminato gli esami di profitto prima dell’inizio del Master e che prevedano di acquisire il titolo di accesso nella sessione straordinaria dell’anno accademico precedente l’inizio del Master stesso.

È possibile partecipare al Master anche iscrivendosi a singoli moduli (massimo due, con esclusione del corso AIS di Sommelier) o in qualità di uditori (con partecipazione ai 3 moduli didattici – ma senza conseguimento di crediti- e al corso AIS di Sommelier).

Le attività formative del Master sono caratterizzate da una forte integrazione delle competenze, a partire da quelle di base negli ambiti viticolo-enologico per completarsi con quelle più orientate ad aspetti di tipo socio-culturale, di comunicazione (dai canali tradizionali ai social media) , del marketing e dello studio delle dinamiche e delle caratteristiche dei diversi mercati e delle tipologie dei consumi e dei consumatori. Gli sbocchi professionali del Master sono molteplici e riguardano principalmente (ma non esclusivamente) attività di promozione nazionale ed internazionale a livello sia di singole aziende sia di marchi collettivi, gestione e responsabilità del marketing, organizzazione di eventi, comunicazione di tipo professionale e divulgativo

L’attività didattica sarà di tipo prevalentemente frontale, con lezioni in aula . Potranno essere previste anche attività didattiche in uscita presso sedi istituzionali e/o aziende del settore. Saranno messi a disposizione dei corsisti su apposita piattaforma informatica tutti i materiali didattici utilizzati nel corso delle lezioni.

Alcune attività didattiche potranno prevedere lavori di gruppo.

Al termine di ciascun modulo didattico i corsisti dovranno sostenere un accertamento per il conseguimento dei relativi crediti formativi (CFU). L’accertamento (scritto o orale) potrà essere di tipo individuale o collettivo (esposizione di lavori di gruppo).

Al termine del corso di sommelier AIS sarà sostenuto dai corsisti il relativo accertamento ai fini del conseguimento del diploma e dei crediti formativi.

Il percorso didattico del Master è articolato in 850 ore complessive così suddivise :

I Modulo (80 ore): Discipline di base e propedeutiche: Caratteristiche e origini della vite, storia della viticoltura, elementi di tecniche viticole e di viticoltura biologica; Elementi di enologia e sostenibilità delle produzioni enologiche; Elementi di legislazione vitivinicola; Elementi di economia generale;

II Modulo (120 ore): Strategie di marketing e di promozione: Principi di marketing dei prodotti agro-alimentari, Marketing dei prodotti enologici, Web marketing del vino, Strategie per l’export del vino e la figura dell’export manager; Turismo del vino ed organizzazione di eventi promozionali, Marketing non convenzionale, neuromarketing e “business model innovation” per l'internazionalizzazione nelle aziende vitivinicole; Profili del consumatore di vino nel mondo; English for wine: How to describe and communicate wines and wine culture at international level;

III Modulo (80 ore) Tecniche di comunicazione ed esperienze: criticità e potenzialità del vino italiano nei mercati mondiali: Scrivere, descrivere e comunicare il vino tra tradizione e social media, Mercati consolidati (es. USA, Canada, Centro- Nord Europa), Mercati in espansione (es. Giappone, Russia, Cina), Mercati emergenti (es. Africa, Sud-est asiatico, Corea, India); Corso per Sommelier, 120 ore;
Stage aziendale- minimo 450 ore.

L’articolazione didattica frontale prevede quindi 400 ore di formazione d’aula, oltre allo studio individuale.

La fase di formazione d’aula si svolgerà da Novembre 2017 a Giugno 2018 e la fase di stage da Luglio 2018 a Gennaio 2019 con possibilità di inizio anticipato. Il/la corsista ha la possibilità di scegliere - in sinergia con il CTS del Master - l’azienda in cui svolgere il proprio stage attuando un programma concordato e condiviso che si concreterà in una relazione scritta finale (Project work) ,

Le lezioni si terranno di norma nei giorni di giovedì pomeriggio, venerdì mattino e pomeriggio, sabato mattino. Alcune delle lezioni verranno impartite in lingua inglese di cui è quindi richiesta una conoscenza adeguata.

La frequenza alle lezioni è obbligatoria.

A conclusione del corso, a coloro che avranno partecipato all’intero percorso formativo con regolarità e profitto e nel rispetto degli adempimenti previsti dal Disciplinare del Master e saranno in regola con il pagamento della quota di iscrizione, la Scuola, assieme alle Istituzioni partecipanti, rilascerà ai sensi dell’art. 3 del D.M. 270/2004 e successive modifiche, il titolo di Master universitario di I livello.

Agli uditori e ai partecipanti ai singoli moduli potrà essere rilasciato esclusivamente una certificazione di partecipazione nei limiti consentiti dalla legge.

Specifici protocolli di collaborazione sono stati sottoscritti dal Master con Wine Research Team (WRT, wineresearchteam.it), e con Ethica sas (responsabile dei progetti Winemeridian/ Wine People www.winemeridian.com/, www.winepeople-network.com)

Sede: Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Numero massimo di partecipanti: 25
Crediti CFU: 60
Ore formazione: 400 di formazione d’aula + 450 ore di stage
Fine didattica frontale: Giugno 2018
Presentazione Project work: Febbraio 2019

Quote di iscrizione: Euro 5.600,00 per coloro che devono conseguire (all’interno del Master) il Diploma AIS di Sommelier; Euro 4.800,00 per coloro che sono già in possesso del Diploma AIS di Sommelier; Uditori: Euro 4.800,00 (Frequenza ai Moduli I, II e III e corso AIS di Sommelier).

I Modulo Euro 650,00
II Modulo Euro 1.100,00
III Modulo Euro 600,00
E’ prevista la parziale riduzione (50%) della quota di iscrizione per due candidati selezionati sulla base del Miglior punteggio ottenuto nella graduatoria di merito; Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) 2017 fino a Euro 20.000,00.
La domanda deve essere presentata unicamente online, allegando, in formato elettronico un’autodichiarazione dei/l titoli/o di studio universitari/o (solo per i partecipanti all’intero percorso formativo); un curriculum vitae aggiornato, redatto in formato europeo; lettera motivazionale, certificazione o dimostrazione di conoscenza della lingua inglese.

Iscrizione Master: ISCRIVITI ADESSO

Iscrizione Uditori: ISCRIVITI ADESSO

Iscrizione singoli moduli: ISCRIVITI ADESSO

AZIENDE CHE HANNO ADERITO AL PROGETTO DEL MASTER E/O PARTECIPATO ALLE ATTIVITÀ DIDATTICHE/DI STAGE DELLA PRIMA E SECONDA EDIZIONE:

Amaro Lucano, Antica Masseria Jorche, Associazione Classico Berardenga – Viticoltori di Castelnuovo, Azienda agricola Castel di Pugna, Azienda agricola Petroio Quercegrossa, Azienda agricola Roberto Sarotto, Azienda agricola Roccapesta, Bibbiano, Bibi Graetz s.r.l., Biodistretto del Chianti, Ca’ del Bosco, Caiarossa, Canevel Spumanti, Cantina di Negrar, Cantina di Venosa, Cantina Riccio, Cantine Ermes, Castello d'Albola, Castello di Ama, Cavit, Cesani, Colacino Wines, Consorzio del Vino d’Orcia, Consorzio Franciacorta, Consorzio Morellino di Scansano, Consorzio Nebbioli del Piemonte, Consorzio Primitivo di Manduria, Consorzio tutela vini Val di Cornia, Consorzio Valpolicella, D'Araprì, Donna Fugata, Falesco famiglia Cotarella, Fantinel, Fattoria Corsignano, Fattoria Felsina, Ferrari F.lli Lunelli, Gigliotto MTV Sicilia, Giusti e Zanza, Guado al Melo, IEM (International Exhibition Management), Il Borro, Il Diegale, Istituto Trento doc, Kellerei Kaltern-Caldaro, La Regola, Le Macchiole, Leopoldo I di Toscana, Lis Neris, Mancini, Marchesi Antinori Spa, Marchesi Antinori spa, Marchesi Frescobaldi, Marchesi Mazzei, Monsupello, Monterotondo (Gaiole in Chianti), Musella, Ornellaia e Masseto, Panizzi, Pietro Beconcini Agricola, Podere Sapaio, Sales Cerester srl, Scarpa vini srl, Shanghai Jopoo Investment, Simple Group (Moscow), Tenuta di Ghizzano, Tenuta di Poggio, Tenuta il Cerro, Tenuta il Corvo, Tenuta Mazzolino, Terravino Eurobiz Inc. (Pasadena, California), Terre del Marchesato, Terre della Grigia, Tolaini, Torcoli Civiltà del bere - Editoriale Lariana, Usiglian del Vescovo, Wine Monitor Nomisma, Winecircus (Roberto Cipresso), Wineowine srl.

venerdì 4 agosto 2017

Il Consorzio Tutela Vini Montecucco in difesa del Sangiovese

Inviata al Mipaaf una richiesta di opposizione alla domanda di modifica di disciplinare IGP «Dealurile Zarandului» presentata dalla Romania in riferimento alla produzione e all’utilizzo della menzione “Sangiovese”.

Il Consorzio Tutela Vini Montecucco si erge a paladino delle DOP italiane, a seguito della presentazione - a norma dell’articolo 98 del regolamento (UE) n. 1308/2013 - dell’opposizione alla richiesta di modifica del disciplinare IGP romena «Dealurile Zarandului» pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in riferimento all’uso della menzione Sangiovese.

Il Consorzio del Montecucco - che nasce ai confini nord-est della provincia di Grosseto (Monte Amiata), in una zona altamente vocata alla produzione del Sangiovese – proprio in questi giorni sottopone all’attenzione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali una questione molto delicata, che non interessa solo la DOCG “Montecucco Sangiovese” che tutela, ma più in generale la varietà “Sangiovese”, parte integrante del nome della DOP italiana.

La Denominazione sostiene a gran voce l’illegittimità dell’uso della varietà d’origine protetta nell’etichettatura dell’IGP romena e ritiene, quindi, non approvabile la domanda di modifica presentata, ai sensi dell’art.100, par.3, del Reg. (UE) n. 1308/2013, secondo cui “[…] Il nome di una varietà di uva da vino, se contiene o è costituito da una denominazione di origine protetta o da un'indicazione geografica protetta, non può essere utilizzato nell'etichettatura dei prodotti agricoli […]“.

"È proprio in questi casi che i Consorzi sono chiamati ad esercitare la propria funzione di tutela, promozione, valorizzazione e corretta informazione al consumatore finale, nazionale e internazionale, oltre che a curare gli interessi della propria DOC e DOCG come soggetto rappresentativo e referente della stessa” – dichiara Claudio Tipa, Presidente del Consorzio Tutela Vini Montecucco – “Anche se in realtà, in questo caso specifico e con il sostegno di Federdoc, il Consorzio Montecucco si mette in prima linea nella difesa del Sangiovese,  uno dei vitigni italiani più conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo”.

Enoturismo: oltre il 50% è straniero e acquista vino in cantina. E alla vigilia di Calici di Stelle, on line la versione inglese del nuovo portale del Movimento Turismo del Vino Toscana.


Il Movimento Turismo del Vino Toscana lancia la versione inglese del nuovo portale ufficiale con la novità assoluta di essere pensato per l’enoturista “on the road”. Dal 10 al 15 agosto appuntamenti in tutta la Toscana per celebrare in cantina le stelle attraverso il vino 

Sei enoturisti su dieci sono stranieri. Il dato, verificato anche in Toscana dalle stime del Movimento Turismo del Vino Toscana, proviene dal rapporto sul turismo del vino che parla di circa 14 milioni di enoturisti all’anno, per un indotto economico che supera i 2,5 miliardi di euro.

Numeri significativi che, come detto, ritrovano ampio riscontro in Toscana dove, soprattutto con il traino delle città d’arte che allo stesso tempo sono anche vitivinicole (Siena, Firenze, San Gimignano, Montalcino, Montepulciano e tante altre), il turismo estivo è soprattutto proveniente da fuori confine.

«Visitare le nostre cantine vuol dire vivere un’esperienza che va oltre la semplice degustazione grazie a tante attività emozionali proposte – spiega il presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Violante Gardini – ed è per valorizzare questa differenziazione di offerta che come Movimento abbiamo voluto puntare su un portale, da oggi on line anche in lingua inglese, che permetta al turista di poter trovare, grazie alla georeferenziazione, la cantina più vicina a dove si trova che meglio soddisfi le sue aspettative».

La nuova vetrina internet del Movimento Turismo del Vino Toscana parla anche lingua inglese ed è pensata proprio per queste migliaia di enoturisti che provengono da fuori Italia. Il portale è stato ideato dall’agenzia Winetrade con la principale caratteristica quella di poter essere visualizzato al meglio soprattutto sui telefoni e tablet, come un’applicazione, dando ampio spazio al concetto di referenziazione delle cantine: ogni appassionato, usando comodamente il suo smartphone e in particolare attraverso il filtro di localizzazione e dei servizi riceve l’elenco delle cantine più vicine a dove si trova e che meglio si sposano con le sue richieste.

Scelta la cantina preferita, automaticamente, il sistema farà partire la navigazione con le indicazioni stradali per arrivare direttamente a destinazione. Sul sito si trovano inoltre le raccolte video, le news e gli stream ti tutti i canali social media del movimento. Un vero, nuovo punto di partenza per scoprire l’enoturismo toscano.

Calici di Stelle. La versione in inglese del sito è stata lanciata non a caso alla vigilia di Calici di Stelle, con l’obiettivo di attrarre fin da subito i tanti turisti stranieri presenti nel periodo di ferragosto in Toscana. “Goditi le stelle, al vino ci pensiamo noi”. Con questo slogan le cantine di tutta la Toscana aspettano gli appassionati di stelle e di vino.

Dal 10 al 15 agosto tornano infatti gli appuntamenti con l’evento dell’estate, Calici di stelle. Proprio le stelle potranno essere viste con consapevolezza grazie allo stellario che il Movimento Turismo del Vino Toscana distribuirà a tutti i partecipanti: una mappa celeste del cielo di agosto, insieme al kit per “godersi l’attimo” ed essere pronti ad esprimere i più grandi desideri, brindando con i migliori vini e godendo della natura vitivinicola della regione. Ogni cantina aderente all’iniziativa inoltre offrirà dal tramonto in poi la possibilità di guardare le stelle direttamente dai propri vigneti.

Le tante aziende che prenderanno parte all’iniziativa (su www.mtvtoscana.com grazie al nuovo sistema di georeferenziazione delle cantine sarà possibile organizzare al meglio la propria serata sotto le stelle) offriranno, nel periodo dal 10 al 15 agosto, numerose iniziative, dalla musica all’arte, passando per lo spettacolo, con degustazioni sotto i cieli stellati.

VENDEMMIA 2017. LA PRIMA SENZA VOUCHER NATI 10 ANNI FA PROPRIO PER RACCOLTA UVE. INTANTO L'ITALIA FESTEGGIA RECORD STORICO EXPORT (+4,7%)

 Franciacorta, Azienda Agricola Faccoli di Coldiretti 
Con l’inizio della vendemmia l’Italia festeggia il record storico delle esportazioni di vino che fanno registrare un aumento del 4,7% rispetto allo scorso anno quanto avevano raggiunto su base annuale i 5,6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. 

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo quadrimestre 2017 presentata in occasione del distacco del primo grappolo di uva nell’azienda agricola Faccoli in via Cava a Coccaglio, nella provincia di Brescia in Franciacorta che come tradizione inaugura l’inizio della raccolta lungo la Penisola con la vendemmia delle uve Chardonnay per la produzione di spumanti, le prime ad essere raccolte.

Si tratta di una ottima premessa alla vendemmia 2017 che interessa 650mila ettari di vigne, dei quali ben 480mila Docg, Doc e Igt e oltre 200mila aziende vitivinicole. In Italia se non ci saranno sconvolgimenti si prevede che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola.

Con l’inizio della vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,5 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che da opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone, anche se quest’anno vanno segnalate difficoltà determinate dall’abrogazione dei voucher con i ritardi burocratici nell’avvio dei nuovi strumenti che rischiano di impedire a pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito di partecipare al rito della raccolta. Dopo dieci anni si tratta della prima vendemmia senza voucher che sono nati proprio per agevolare le operazioni di raccolta delle uve nel 2008.

La ricaduta occupazionale riguarda sia le persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia quelle impiegate in attività connesse e di servizio. Secondo una ricerca di Coldiretti, per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie e molto altro.

"Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività che è stata la chiave del successo nel settore del vino dove ha trovato la massima esaltazione la valorizzazione delle specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il vino italiano è cresciuto scommettendo sulla sua identità con una decisa svolta verso la qualità che ha permesso di conquistare primati nel mondo”.

VENDEMMIA 2017. AL VIA CON -15% MA ITALIA BATTE FRANCIA ANNATA PIU’ PRECOCE DEL DECENNIO CON QUALITA’ BUONA/OTTIMA

Al via la vendemmia in Italia che si prevede nel 2017 con una produzione complessivamente in calo tra il 10 e il 15% rispetto ai 51,6 milioni di ettolitri dello scorso anno. 


E’ quanto stima la Coldiretti in occasione dell’inizio della raccolta delle uve nel sottolineare che la vendemmia del 2017 per effetto del caldo e della siccità si classifica come la più precoce dell’ultimo decennio con un anticipo di circa dieci giorni rispetto allo scorso anno. 


A determinare il calo della produzione è stato il bizzarro andamento climatico con un inverno asciutto e più mite, un precoce germogliamento della vite che ha favorito danni da gelate tardive ma anche siccità persistente e episodi localizzati di grandinate. Molto comunque dipenderà dai mesi di agosto e settembre ma le condizioni attuali fanno ben sperare per una annata di buona/ottima qualità, in particolare per i vigneti che hanno subito meno le carenze idriche o dove gli agricoltori sono riusciti ad intervenire con irrigazioni di soccorso. Lo stato fitosanitario si presenta complessivamente buono, il clima asciutto non ha favorito lo sviluppo di fitopatie e la gradazione zuccherina sarà in media più elevata.

In Italia tradizionalmente la vendemmia parte con le uve Pinot e Chardonnay in un percorso che proseguirà a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si concluderà addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello. Le stime della Coldiretti dunque saranno progressivamente definite perché molto dipenderà dall’andamento climatico delle settimane precedenti la raccolta.

L’anticipo di raccolta riguarda praticamente tutte le principali etichette ma la situazione produttiva è variegata lungo la Penisola con un calo del 30% in Franciacorta mentre a causa della lunga siccità la produzione del Chianti e di altre denominazioni toscane potrebbe registrare un calo della produzione del 20-30% mentre la qualità del vino "sara' sempre all'altezza, ma un leggero calo di raccolta in una annata ottima si stima anche per il Primitivo di Manduria“, carica di grado zuccherino, rispetto al 2016.

Dal punto di vista quantitativo l’Italia conquisterà quest’anno il primato produttivo rispetto alla Francia dove le prime stime per il 2017 danno una produzione in forte calo sul 2016, per un totale stimato attualmente tra i 36-37 milioni di ettolitri a causa delle gelate tardive. E non va meglio neanche in Spagna dove a ridurre la produzione oltre ad alcune zone colpite dalle gelate tardive è la siccità che sta mettendo a dura prova i viticoltori.

Vendemmia 2017. Al via in Franciacorta. E con il nuovo Disciplinare di Produzione l'Erbamat entra nella base ampelografica


Come è ormai noto, la vendemmia di quest’anno si prospetta piuttosto difficile, la Franciacorta è stata colpita dalla gelata di primavera che ha causato una riduzione delle rese intorno al 30%. I primi vigneti a raggiungere la giusta maturazione sono, come tutti gli anni, quelli localizzati sul versante esposto a Sud del Monte Orfano grazie ad un microclima più caldo.


“Fare valutazioni ad oggi è complicato, un’idea precisa di come è andata quest’annata la avremo solo conclusa la vendemmia e fatto il consuntivo della raccolta. In primavera, all'atto della creazione degli assemblaggi, potremo avere un quadro più chiaro in termini di qualità dell'annata 2017” – spiega Silvano Brescianini, Vice Presidente del Consorzio Franciacorta.

La vendemmia è partita come sempre ad agosto, ma per quest’anno riscontriamo una forte disomogeneità sul territorio proprio in relazione alla ripresa vegetativa delle piante dopo la gelata; molto dipende anche dalla gestione che le cantine hanno scelto di intraprendere nei mesi successivi all’evento straordinario, infatti alcune hanno scelto di potare mentre altre no, dal tipo di potatura utilizzata e soprattutto in funzione ai livelli di danno subiti.

Il recupero delle piante è stato quindi estremamente diversificato, alcune hanno infatti ripreso il loro corso vegetativo, anche se con una produzione più scarsa rispetto al normale e comunque in ritardo rispetto ai vigneti non intaccati dal freddo.

Sul piano fitosanitario la stagione è stata piuttosto tranquilla: i mesi di maggio e giugno sono stati molto più caldi nelle massime e più freddi nelle minime, con escursioni termiche mediamente maggiori al 2016. A Luglio l’alternarsi del caldo e dei fenomeni piovosi ha favorito la maturazione delle uve. Le principali patologie fungine, peronospora e oidio, non hanno destato particolare preoccupazione. Quindi, specie sui vigneti passati indenni alla gelata, sembra essere un’annata scorrevole e potenzialmente qualitativa. Anche il forte caldo degli ultimi giorni non inciderà in modo negativo sulle rese: “la vite è una pianta mediterranea che sopporta bene caldo e scarsità di piogge. Il 2015 è stato un anno più complicato per quanto riguarda le temperature, non il 2017” – sottolinea Silvano Brescianini.

Il Consorzio Franciacorta in una situazione piuttosto delicata come la vendemmia 2017, ha richiesto ufficialmente un incremento dei controlli da parte delle unità competenti, al fine di garantire il rispetto delle regole. Nota positiva è l’entrata in vigore dal 1 agosto del nuovo Disciplinare di Produzione approvato dal Ministero.

Con la sesta modifica al disciplinare di produzione, la Franciacorta si avvicina ad una svolta importante, che apre nuovi ed interessanti scenari. Dopo molti anni di sperimentazioni condotte in sordina si è giunti finalmente all’inserimento di un nuovo vitigno nella base ampelografica, oltre allo Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero. Si tratta dell’Erbamat, un vecchio vitigno a bacca bianca originario della provincia di Brescia, da molto tempo dimenticato ma di cui si ha notizia fin dal ‘500.

L’Erbamat entra al momento nella base ampelografica del Franciacorta nella misura massima del 10%, per tutte le tipologie ad eccezione del Satèn, così da permettere di testare le sue potenzialità in modo graduale e valutarne eventuali incrementi in futuro.

Le modifiche al disciplinare, che si riconferma il più restrittivo al mondo fra i vini rifermentati in bottiglia, restano quindi vocate all’obiettivo di perseguire l’eccellenza in ogni singolo passaggio produttivo ed aprono la strada a nuove possibilità di differenziazione. In un mondo spumantistico che prevede pressoché ovunque l'impiego di Chardonnay e Pinot Nero, infatti, l'uso dell'Erbamat può diventare un fattore di esclusività importante, capace di ripercuotersi anche sull’interesse dei consumatori internazionali.

giovedì 3 agosto 2017

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC. Il ruolo del Consorzio tra competitività di mercato e sviluppo territoriale. Il convegno a Montefiascone

“Il ruolo del Consorzio dell’Est!Est!!Est!!! Tra competitività di mercato e sviluppo territoriale”, è il tema del convegno che si terrà venerdì 4 agosto 2017, alle ore 18.00 presso piazzale Frigo a Montefiascone.

Un vino che è leggenda, quello di Montefiascone. Est!Est!!Est!!! E che leggenda sia! Si perché anche le leggende fanno grande un territorio e i suoi prodotti, specialmente quando a vivificarle in questo caso, sono una crescita costante in qualità e la forza di tre vitigni storici quali Trebbiano, Malvasia e Roscetto che insieme rendono questo vino unico nel suo genere e anima di un territorio in cui la vite dimora dai tempi degli Etruschi.


Era il 3 marzo del 1966 quando l’Est!Est!!Est!!! di Montefiascone otteneva la DOC, e si poneva come secondo vino italiano a raggiungere l’ambito risultato. Di tempo ne è passato e di strada, nel bene e nel male, ne è stata fatta. Oggi a distanza di oltre mezzo secolo, è il neonato Consorzio di Tutela a porsi l'obiettivo di traghettare questo vino alle soglie del futuro. Si perché come tenne a precisare Mario Trapè - direttore della Cantina cooperativa di Montefiascone in occasione della conferenza dell'agosto 2015, dove veniva annunciata la nascita del consorzio - "ogni vino importante deve avere un Consorzio alle spalle che svolga le giuste attività di vigilanza, promozione e tutela."

E proprio in tal senso che l’incontro, nell'ambito della Fiera del Vino di Montefiascone, viene in qualche modo a decifrare quello che è il ruolo di un consorzio tra competitività di mercato e sviluppo territoriale. Ma veniamo al dettaglio del programma.

Alle ore 18:00 ci sarà la presentazione del consorzio di tutela dell’est!est!!est!!! con il direttore del consorzio Mario Trapè. Alle 18:15 la parola andrà al giornalista del Gambero Rosso Marco Sabellico che parlerà di consumi e gusti e dell’evoluzione riguardo il consumo del vino negli anni. Alle 18:30 il dirigente ARSIAI Claudio Di Giovannantonio parlerà invece di tutela nella filiera della produzione Vitivinicola e vigilanza per la qualità della produzione.

Seguirà alle 18:45 la case history di un altro consorzio, quello del Nobile di Montepulciano, con il Direttore Paolo Solini che appunto testimonierà questa realtà affermata in campo internazionale. Alle 19:00 il direttore regionale dell’agricoltura e sviluppo rurale Giovanni Carlo Lattanzi parlerà del PSR il programma di sviluppo rurale 2014-2020, importante strumento per l’economia regionale.

Concluderà i lavori alle 19:15 l’imprenditore ed enologo di fama internazionale Riccardo Cotarella che parlerà di DOC attuali, sviluppi futuri e disciplinare dell’est!est!!est!!!

A moderare l’incontro sarà la referente della pro-loco nonchè esperta di vini Fabiana Merlo. Al termine degustazione dei vini del consorzio di tutela dell’est!est!!est!!! e prodotti locali.

Attualmente fanno parte del Consorzio la Cantina di Montefiascone, Cantina Falesco, Cantina Mazziotti, Cantina Vittorio Puri, Cantina Stefanoni, Cantina Bigi e Cantina Leonardi: tutti insieme, in un percorso comune, per centrare l’obiettivo della valorizzazione e della protezione del patrimonio della Doc.

L'invito, da parte della pro-loco di Montefiascone, organizzatrice dell'evento, è esteso a tutti i cittadini ed enoappassionati.

Francia. INAO dà il via libera alla nuova denominazione "Borgogna Côte d'Or"

L'INAO, ha approvato la 14ma denominazione geografica "Borgogna Côte d'Or". I produttori attendono solo l'approvazione ufficiale delle nuove specifiche produttive da parte del Ministero dell'Agricoltura.

Credit photo BIVB
I produttori della Borgogna con vigneti in Côte d'Or e alcuni villaggi di Saône-et-Loire tirano un sospiro di sollievo: dopo anni di attesa, finalmente, potranno dichiarare il nome della Borgogna Côte d'Or sulle etichette dei loro vini a partire dalla vendemmia 2017.


L'INAO (Istituto nazionale dell'origine e della qualità) ha ufficializzato il nuovo nome "Borgogna Côte d'Or.". Dopo una sola controversia sollevata con l'istituto, nel corso della procedura nazionale di opposizione che si è concluso nell'aprile 2017, il progetto, sostenuto da moltissimi anni dai viticoltori della Côtes-d'Oriens, è stato finalmente approvato lo scorso 15 giugno.

L'ultimo ostacolo da superare ora è l'approvazione ufficiale delle nuove specifiche produttive da parte del Ministero dell'Agricoltura e la loro pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale che dovrebbe avvenire prima di novembre, quando la fase vendemmiale sarà completata. E' un passo importante perché in caso contrario, i produttori non potranno ancora beneficiare della nuova denominazione.

Nelle nuove specifiche sono state introdotte norme di produzione più restrittive rispetto alla denominazione regionale.

La zona di produzione interessata è quella della Côte de Nuits e Côte de Beaune, fino a Maranges a Saône-et-Loire. L'area potenziale è di 1.000 ettari e non comprende i settori Châtillon e il Dijon occidentale.

Mappa dell'AOP Borgogna, Denominazione Geografica Complementare Côte-d'Or


mercoledì 2 agosto 2017

Calici di stelle: il vino compagno ideale della festa e dello spirito culturale dei territori italiani

Da domani fino al agosto 1 milione di enoappassionati con 200mila bottiglie e migliaia di stelle cadenti.

Circa 500 tra comuni e cantine del vino coinvolti, 200mila bottiglie pronte per essere stappate, 1 milione di enoappassionati attesi e alcune migliaia di stelle cadenti previste nei prossimi 12 giorni. Sono i numeri di ‘Calici di Stelle’ – la rassegna organizzata dal Movimento turismo del vino (Mtv) in collaborazione con Città del vino - che da domani al 14 agosto coinvolgerà l’Italia del vino nell’osservazione delle notti stellate con il bicchiere in mano e con migliaia di iniziative che esprimono l’identità del Paese. 

Il vino accompagnerà la festa italiana dell’estate fatta di eventi che vanno dal sacro al profano, dalla storia all’arte, dalla musica alla solidarietà, con le stelle che saranno protagoniste anche grazie alla guida degli esperti dell’Unione astrofili italiani, partner nazionale dell’evento.

In Abruzzo, a Ortona (CH), il Castello Aragonese a picco sul mare sarà invaso il 5 agosto da 30 cantine insieme alle note swing degli anni ‘30, ’40 e ’50. Ancora musica e ancora mare in Puglia, dove il 10 agosto a Taranto circa 70 aziende socie Mtv contribuiranno al brindisi sulle note de La Traviata nella magnifica cassa armonica dei giardini di piazza Garibaldi. E se in Basilicata – a Rionero in Vulture (PZ) - l’appuntamento sarà all’ex carcere Borbonico, anche per scoprire il rapporto tra stelle e letteratura (5 agosto), a Milano (9 agosto) Calici di Stelle sarà in versione movida, con un mega-banco di assaggio lungo le alzaie dei navigli, oggi ritrovo glamour ma un tempo strade carrabili importanti per la navigazione di risalita contro corrente. Mare, città, Appennini – con eventi dall’Irpinia al Conero, dall’Emilia Romagna (tra Modena, Bologna, Piacenza e Forlì) all’Umbria, all’Appennino calabro – e ovviamente montagna, con 2 vette su tutte: il terrazzo chic dell’Hotel de la Poste di Cortina (12 agosto), con 100 etichette provenienti da tutta Italia, e i 1800 metri di altitudine del rifugio Patascoss di Madonna di Campiglio (10 agosto), presidio più alto di questa 21ma edizione di Calici di Stelle. Protagonisti anche i luoghi simbolo del vino, come Montefalco, le grandi denominazioni toscane (Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano) e Barolo dove il 10 agosto nella terrazza del Castello (in cui ha sede il Museo del Vino WiMu) oltre 100 etichette del ‘Re’ saranno degustate e commentate. Nella più popolare Marino (RM) sarà festa il 4-5 agosto, con la città del vino che ha organizzato la festa in piazza ma anche le visite guidate alla città sotterranea e lectio poetiche sulle stelle della notte di San Lorenzo. Ricchissimo infine il programma in tutta la Sardegna - dove Mtv (il 9 a Cagliari) e Città del vino proporranno eventi in tutta l’isola (dal 7 all’11 agosto) – ma anche in Friuli Venezia Giulia dove, sempre grazie al lavoro in tandem delle due organizzazioni, saranno numerosi gli eventi tra le province di Gorizia, Udine e Pordenone.

Per il presidente del Movimento turismo del vino, Carlo Pietrasanta: “Calici di Stelle piace perché è un evento dove il vino non è vissuto in modo elitario ma popolare, nel senso più ricco del termine. Il vino è infatti compagno della festa e dello spirito culturale dei territori italiani; non ne è il protagonista. Così come l’enoturismo è il complemento della storia, dell’arte, della bellezza dei paesaggi italiani: un valore aggiunto sempre più apprezzato perché è parte integrante dell’identità del paese”.

“Quest’anno - sottolinea il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon - le Città del Vino hanno deciso di dedicare Calici di Stelle a un progetto di solidarietà verso il comune di Matelica, danneggiato dal sisma dello scorso ottobre, ma questo non metterà in ombra l’obiettivo principale della più grande manifestazione enoturistica dell’estate: promuovere la qualità della vita, l’educazione al bere consapevole e le tante bellezze dei nostri territori. Non ci dimentichiamo – ha proseguito Zambon - che oggi il turismo del vino, come dimostrato dal XIII Rapporto Città del Vino/Università di Salerno, vale 2,5-3 miliardi di € e 14 milioni di arrivi. E c’è ancora spazio per crescere e creare occupazione in un settore promettente e gratificante per tantissimi giovani”.