martedì 31 maggio 2016

Startup al via il FastTrack World Tour

Startupbootcamp FoodTech annuncia il 2016 FastTrack World Tour
10 eventi nelle città Top del foodtech per scovare le migliori startup foodtech nel mondo.


Startupbootcamp FoodTech, il primo acceleratore globale e indipendente del foodtech, annuncia il suo 2016 FastTrack World Tour 2016, un tour di 10 eventi per coinvolgere i 10 ecosistemi FoodTech selezionati per il 2016 come i migliori del mondo.

I 10 ecosistemi foodtech nominati sono: Londra, Berlino, Roma, Bangalore, Silicon Valley, New York, Amsterdam, Parigi, Istanbul, Milano.

Le startup selezionate per gli eventi FastTrack riceveranno supporto di alto valore e approfondimenti da parte di alcuni dei migliori mentor ed investitori del foodtech nel mondo.

Cisco è partner globale del FastTrack World Tour 2016.

Il tour mondiale è sostenuto a livello globale da Cisco e da partner strategici in ogni città. Le startup partecipanti ad ogni FastTrack avranno la possibilità di essere selezionate per il programma di accelerazione Startupbootcamp FoodTech.

Ogni ecosistema selezionato sarà visitato dal team di Startupbootcamp Foodtech nel suo tour, secondo il seguente calendario di 10 eventi:

22 Giugno Londra Rework Rainmaking London

28 Giugno Berlino Lventure Group Rainmaking Berlin

4 Luglio Roma Pi Campus Spazio M3

7 Luglio Bangalore TIE, Tech Hub Tech Hub

15 Luglio San Jose Thrive Cisco HQ

21 Luglio New York Spark Labs SBC New York

26 Luglio Amsterdam SBC Amsterdam SBC Amsterdam

1 Settembre Parigi Partech Partech

6 Settembre Istanbul SBC Istanbul Starters Hub

13 Settembre Milano Make a Cube Make a Cube

Ogni FastTrack è un evento di un giorno altamente mirato, il cui scopo principale è quello di fornire feedback altamente qualificati per un numero molto selezionato di start-up appositamente selezionato in ciascun ecosistema. L’obiettivo principale è quello di fornire valore "reale" alle società selezionate, a partire da introduzioni presso inventori e partner commerciali. Ogni FastTrack è anche l'occasione per start-up e investitori locali di incontrare il management dell’acceleratore Startupbootcamp FoodTech che ha sede a Roma, Italia, e conoscerne i benefici.

I 10 ecosistemi sono stati scelti eseguendo un’analisi completa del mercato globale delle startup del foodtech. Il team di Startupbootcamp FoodTech ha analizzato per ogni regione del mondo i seguenti dati: numero di start-up foodtech fondate, investimenti generati, capitale investito e tipoogia di supporto fornito dagli attori dell’ecosistema locale come incubatori, acceleratori, business angels, fondi e organizzazioni governative.

“Crediamo che la trasformazione digitale possa esaltare l’esperienza dei clienti, migliorare la qualità e aumentare l’efficienza delle aziende del settore“ ha dichiarato Enrico Mercadante, Technical Operations Leader of Cisco in Southern Europe “Vogliamo entrare in contatto con i talenti e le idee innovative di tutto il mondo. Cisco supporta il tour Startupbootcamp Foodtech FastTrack come parte dell’iniziativa Innovation Exchange in Italia, che consente ad aziende, startup, acceleratori e mondo accademico di incontrarsi e accelerare la digitalizzazione nei settori di eccellenza nelle industrie del food”.

Startupbootcamp FoodTech ha recentemente annunciato la sua prima call per le startup foodtech di tutto il mondo. Deadline per le application è il 19 Settembre 2016.

Il programma sosterrà e farà crescere 10 aziende tecnologiche con forte potenziale di crescita nelle industrie dell’intera catena alimentare. Il programma è sostenuto da top partner come Gambero Rosso, LVenture Group, Monini, Cisco, M3 Investimenti, e altri. Per candidarti, visita: http://www.startupbootcamp.org/accelerator/foodtech.html

Le start-up di maggior successo che partecipano a ogni evento FastTrack hanno anche la possibilità di essere selezionati per il programma che prevede 3 mesi di accelerazione presso Startupbootcamp FoodTech. Le startup selezionate riceveranno:

* Ampio tutoraggio da parte degli imprenditori FoodTech, investitori e partner;

* 3 + 3 mesi di postazione in open space;

* € 15k in contanti per team;

* € 400.000 + in servizi;

* introduzioni a 100+ Business Angels e fondi di Venture Capital

* Invito al network di ex alunni del programma di crescita globale Startupbootcamp

E, cosa più importante, il “timbro di garanzia” dell’acceleratore numero 1 in Europa.

Le Startup interessate a partecipare agli eventi FastTrack o al programma di accelerazione Startupbootcamp FoodTech possono trovare tutte le informazioni qui:

www.startupbootcamp.org/accelerator/foodtech.html

Tieniti aggiornato con Startupbootcamp FoodTech su Twitter: @sbcFoodTech.

Startupbootcamp FoodTech

Startupbootcamp FoodTech è il primo programma globale indipendente di accelerazione per startup operanti nel settore foodtech. Con sede a Roma, i suoi partner includono Gambero Rosso, LVenture, Monini, Cisco, M3 Investimenti e altri investitori. Il programma di accelerazione di startup dà l'accesso a competenze di settore di livello mondiale nel corso di un programma intensivo di tre mesi. Startupbootcamp FoodTech fa parte della rete di acceleratori verticali Startupbootcamp, vincitrice di premi a livello globale.

Per ulteriori informazioni, visitare: www.startupbootcamp.org/accelerator/foodtech.html

Startupbootcamp

Avviato nel 2010, Startupbootcamp è una rete globale di acceleratori che ha per obiettivo di mettere in contatto le startup con i leader più rilevanti e di forte impatto del proprio settore. Con 14 programmi, ciascuno con la propria specializzazione verticale, tra Amsterdam, Barcellona, Berlino, Eindhoven, Istanbul, Londra, Miami, New York e Singapore, Startupbootcamp conta una rete di mentor e alumni in più di 30 paesi e ha accelerato più di 300 startup di cui il 78% ancora attive.

Per ulteriori informazioni visitare: http://www.startupbootcamp.org

Cisco

Cisco (NASDAQ: CSCO) è il leader mondiale del settore IT che aiuta le aziende a cogliere le incredibili opportunità offerte dal futuro, connettendo ciò che prima non era connesso. Per ulteriori informazioni visita il sito thenetwork.cisco.com

Gambero Rosso

Gambero Rosso, quotata alla Borsa Italiana AIM, è l’azienda multimedia e multichannel leader del settore enogastronomico in Italia ed uno dei riferimenti per i professionisti e gli appassionati di tutto il mondo. Fondata nel 1986, è ritenuta l’azienda più autorevole nel giudizio di qualità, tanto che i simboli dell’eccellenza del Gambero i Tre Bicchieri per il vino, le Tre Forchette per i ristoranti, i Tre Chicchi e le Tre Tazzine per i bar e le Tre Foglie per i migliori produttori di olio extravergine sono diventati un traguardo ambitissimo e un punto di riferimento imprescindibile per produttori, esercenti e consumatori.

In poche parole un marchio di garanzia. Gambero Rosso oltre ad essere un gruppo editoriale multimediale, è anche promotore della formazione e della promozione del Made in Italy in Italia e all'estero. Per ulteriori informazioni visitare: www.gamberorosso.it

LVenture Group

È una holding di partecipazioni quotata sull’MTA di Borsa Italiana che opera nel settore del Venture Capital con prospettiva internazionale. LVenture Group investe in aziende a elevato potenziale di crescita nel settore delle tecnologie digitali, ed è attualmente leader nei seguenti segmenti:

• Micro seed financing: investimento di limitate risorse finanziarie a favore di startup selezionate ed

inserite nel programma di accelerazione gestito da LUISS ENLABS “La Fabbrica delle Startup”.

• Seed financing: investimenti in startup in fasi di crescita più avanzate che necessitano di maggiori

risorse finanziarie per supportare lo sviluppo del prodotto e l’ingresso sul mercato.

Per ulteriori informazioni visita il sito lventuregroup.com.

Monini

Fondata nel 1920, Monini S.p.A è il leader nella produzione di olio extra vergine di oliva. La sua missione è quella di condividere l’amore e la passione per l’olio Extravergine di oliva, offrendo un prodotto di qualità superiore e dal gusto inconfondibile uguale nel tempo, convinti che le cose buone siano le uniche che si distinguono e rimangono. Monini è un’azienda all’avanguardia, dotata delle migliori tecnologie, sistemi di controllo e certificazioni di qualità, ma pur sempre ispirata da una forte passione artigiana per offrire ai suoi clienti la migliore qualità di olio possibile in un varietà di sapori genuini. Dal 2000 Monini S.p.A è divenuta un’azienda internazionale a tutti gli effetti aprendo due sedi fuori dall’Italia, Connecticut e Varsavia, ed investendo nell’installazione di circa 106.000 ulivi in Australia.

MOSTRE: DIETRO IL MARCHIO, L’UOMO. Il marchio si racconta

MADE IN ROMA. Marchi di produzione e di possesso nella società antica
VISITE GUIDATE GRATUITE a cura dei collaboratori della mostra, del Servizio Civile Nazionale e del Servizio Civile Nazionale per il Giubileo.

E’ fitto e variegato il calendario di visite guidate alla mostra archeologica “MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica”, ospitata nella suggestiva cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano fino al 20 novembre 2016. Gli itinerari alla scoperta dei preziosi reperti esposti saranno proposti a partire dal 3 giugno e saranno offerti fino al mese di luglio. Gli appuntamenti sono gratuiti e differenziati a seconda della fascia di pubblico.

LA MOSTRA

Marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti in mostra e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell’Impero Romano, vanno menzionati in particolare il Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia), l’Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato) e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia

La mostra e il programma didattico sono promossi da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. L’esposizione è a cura di Claudio Parisi Presicce, Lucrezia Ungaro, Marina Milella e Simone Pastor.

Gli appuntamenti a cura dei volontari del Servizio Civile Nazionale e Servizio Civile Nazionale per il Giubileo avranno luogo dal lunedì al giovedì, ore 11.00, e venerdì, sabato e domenica ore 11.00 e 16.00, a partire dal 3 giugno.

Gli incontri a cura dei collaboratori della mostra si svolgeranno ogni giovedì e sabato, ore 16.30, e martedì, ore 16.30 (lingua spagnola), a partire dal 7 giugno.

Una didattica ‘speciale’ è dedicata alle persone non vedenti o ipovedenti: a partire dal 12 giugno e a seguire ogni venerdì alle ore 16.30 saranno proposte visite guidate tattili che consentiranno per la prima volta l’esplorazione di alcune opere selezionate per l’occasione, implementando l’accessibilità museale già garantita dal punto di vista architettonico (prenotazione e info al numero 06 6789487).

DIETRO IL MARCHIO, L’UOMO
Il marchio si racconta


Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Via Quattro Novembre 94 – Roma

Visite guidate a cura dei volontari del Servizio Civile Nazionale e Servizio Civile Nazionale per il Giubileo

dal 3 giugno fino a fine luglio

dal lunedì al giovedì ore 11.00; venerdì, sabato e domenica, ore 11.00 e 16.00

Visite guidate speciali a cura dei collaboratori della mostra

dal 7 giugno fino a fine luglio

giovedì e sabato, ore 16.30, e martedì, ore 16.30 (lingua spagnola)

DIDATTICA SPECIALE

dal 12 giugno fino a fine luglio

Visite guidate tattili a cura dei collaboratori della mostra

ogni venerdì, ore 16.30

Biglietto

Visita gratuita previo acquisto del biglietto di’ingresso al museo secondo tariffazione vigente

Max 25 partecipanti

Informazioni e prenotazioni

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

Visite guidate tattili: tel. 06 6789487

www.mercatiditraiano.it #madeinroma

Il vigneto urbano più grande d'Europa

A Frascati al via il più grande vigneto "urbano" d'Europa
La notizia, apparsa lunedì 30 maggio sulla pagina web de Il Messaggero, è passata un po' in sordina.


"Il più grande vigneto urbano d’Europa? Sarà a un passo da Roma, nel cuore dei Castelli in un territorio da sempre vocato all’enologia come quello di Frascati. 5 ettari di gusto a pochi metri dal centro. "Così echeggiava ieri sera la pagina del Messaggero, che a quanto pare sembrerebbe l'unico organo di stampa presente alla presentazione di questo ambizioso progetto i cui lavori alla sua realizzazione inizieranno la prossima settimana. 

"Non appena verranno completati, - continua il quotidiano romano - entro la fine di giugno del 2017, si potrà godere, a tutto gusto, di oltre 5 ettari impiantati a vigneto su un terreno di 8 ettari, il resto destinato a oliveto, a bosco e a spazi per la ricerca. Il tutto a pochi metri, neanche 400, dal centro del comune. Come ha sottolineato il sindaco di Frascati Alessandro Spalletta continuando con una sommaria narrazione vinicola del territorio.

Continuando a leggere mi sono accorto che l'ideatrice del progetto è l’azienda agricola Villa Simone, di Piero Costantini (lo stesso dell'omonima Enoteca di piazza Cavour), nulla da eccepire, per carità, visto anche che questa azienda, nata nel 1982, è stata una delle pioniere a proporre un Frascati di qualità, ma la notizia non ha avuto la giusta risonanza che meritava. In molti erano all'oscuro di questa iniziativa, compreso il Consorzio. Possibile che, in un territorio così importante ed in via di sviluppo come quello di Frascati, una notizia, a mio parere così importante, sia stata liquidata su una sola pagina di giornale? Senza indagare oltre sul perché la cosa è stata gestita in questo modo, attendiamo fiduciosi una spiegazione quanto mai plausibile da parte del sindaco Spalletta.

L'Azienda Villa Simone, quindi un privato, con questo progetto dichiara di puntare a mantenere e propagare le varietà antiche presenti sul territorio, con la produzione di uve Frascati Superiore Docg. La varietà prescelta è la Malvasia del Lazio, unica vera varietà autoctona della denominazione. Leggiamo poi che non mancheranno aree didattiche e percorsi per la sperimentazione e l’eno-turismo. Verrà creato inoltre un sentiero che, attraversando le vigne, porterà dal parcheggio del parco dell’Ombrellino, al sentiero di Camaldoli, ovvero un’alternativa al percorso classico che parte da piazza Marconi fino all’eremo.

Il terreno dove verrà impiantato il vigneto urbano si trova a ridosso del centro storico di Frascati. E' una parte di 11 ettari in completo abbandono, coperti da rovi e frasche, messi all’asta nel 2006. Lo scorso febbraio il primo risultato dopo un percorso che ha coinvolto il Comune, il Parco dei Castelli Romani e la Regione Lazio, a giorni l’avvio concreto dei lavori.

Questo è quanto riportato. 

Cité du Vin: Bordeaux brinda al decanter

La Cité du Vin apre le porte
Sarà inaugurata oggi e pronta per accogliere 450 mila wine lovers l'anno.

Il Museo del vino di Bordeaux, nato da un’idea lanciata nel 2011 dal sindaco della città girondina, Alain Juppé, ex Premier di Francia, è pronto ad aprire le porte al grande pubblico. Oggi l'attesissima inaugurazione di quello che da anni si preannuncia come il tempio dell’enoturismo mondiale. La prima pietra fu posata, simbolicamente, proprio da Juppé, nei giorni di Vinexpo 2013, e oggi il grande ed avveniristico “decanter” progettato dallo studio parigino X-Tu è ormai completato.

Il bellissimo e avveniristico edificio a forma di decanter è completato. Ribattezzato Cité du Vin al posto del più classicheggiante Cité des Civilisations du Vin. Il nome originale, infatti era un nome troppo lungo da pronunciare, ma come afferma il Direttore marketing del museo, Oliver Kollek, cambia il nome ma non la sua missione che è quella di promuovere la cultura del vino in Francia e in tutto il mondo e di esplorare il ruolo che il vino ha avuto nelle passate civiltà.

Il nuovo museo del vino non sarà quindi un'istituzione scientifica, utile solo per enologi e specialisti, ma sopratutto un'attrazione turistico-scientifica, capace di sedurre e attrarre visitatori sul modello dei grandi parchi a tema (scientifici e storici) come la Villette a Parigi (la città della scienza), il Puy du Fou in Vandea (tutto dedicato alla storia di Francia), il Futuroscope di Poitiers.

Il “decanter” progettato dallo studio parigino X-Tu ha rivoluzionato lo skyline della città, alto 55 metri e costato 81 milioni di euro (tra fondi pubblici e privati) prometterà di portare tra i 400 ai 500.000 wine lover l’anno. Al suo interno, una passeggiata lungo la storia del vino, dall’antichità ai giorni nostri, dove anche il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, unico terroir italiano tra gli sponsor, avrà un suo spazio, e poi un“Salone della lettura”, un auditorium (finanziato dalla “American Friends of the Center for Wine & Civilization” ed intitolato a Thomas Jefferson), quattro spazi di degustazione ed un percorso dedicato ai più piccoli.

Ma il clou è agli ultimi due piani: al settimo c’è il ristorante “7ème”, gestito dallo chef Nicolas Lascombes, con una carta da 500 vini (di cui 70 etichette italiane), mentre all’ottavo un belvedere che domina Bordeaux, da godere con un calice di uno dei 20 vini in degustazione.

Vini nel Mondo 2016

Vini nel Mondo 2016. Spoleto undici anni di enologia e spettacolo
Torna l'appuntamento tra i più amati dai winelovers. Dal 2 al 5 giugno, per quattro giorni la Rocca Alboriziana e il Chiostro di San Niccolò si trasformeranno in suggestive location.

Una formula vincente fatta di cultura del vino, le migliori espressioni vitivinicole italiane e grande spettacolo; un appuntamento atteso da wine lovers e gourmant; una vetrina per piccoli e grandi produttori e un’occasione di interscambio con gli operatori del settore ho.re.ca. Questo e tanto altro ancora è Vini nel mondo che, dopo aver confermato la sua maturità brindando la scorsa edizione al decennale, torna come di consueto anche quest’anno all’insegna del bere responsabile, della qualità dei prodotti e del fascino unico di edifici storici che Spoleto, con i suoi percorsi artistici patrimonio Unesco, sa offrire.

Ma anche tante novità nell’edizione 2016, in programma dal 2 al 5 giugno, per una kermesse - promossa dall'Associazione Arte Gusto e Cultura e organizzata da Meet Eventi - che saprà intercettare l’interesse di quanti vogliono immergersi in un universo variegato e affascinante come quello dei vino. Per quattro giorni la Rocca Albornoziana e il Chiostro di San Niccolò si trasformeranno in suggestive location per le eccellenze delle cantine italiane in mostra. Un viaggio alla scoperta di aromi e sapori unici grazie alle sezioni espositive tematiche con banchi d’assaggio e abbinamenti wine & food: protagonisti saranno i migliori vini emergenti accanto ai grandi classici, i vini biologici e biodinamici, le bollicine, ma anche i distillati.

Non mancheranno degustazioni guidate e verticali di vini pregiati condotte da grandi personalità dell’enologia italiana; i “Vini nel Mondo Awards” che tornano per il terzo anno consecutivo; gli shoowcooking con chef stellati ma anche le partnership eccellenti, gli incontri con accademici e “wine important people”, personalità del mondo dello sport, dello spettacolo e dell’industria che hanno fatto della passione per il vino una professione. Quest’anno il food, inoltre, sarà al centro di un interessante programma di eventi conviviali come cene di gala e cocktail party, ma anche all’interno dell’area espositiva con un mix dei migliori esempi di street food gourmet. Vini nel mondo 2016 è questo e tanto altro ancora.

Ogni sera, infatti, le decine di migliaia di appassionati del vino e dei suoi abbinamenti potranno godere di musica rigorosamente dal vivo all’interno dei siti espositivi e festeggiare – sabato 4 giugno - l’undicesimo anno della kermesse con la Wine night show che ospiterà una ricca carrellata di artisti in Piazza Duomo, Piazza della Libertà e Piazza Garibaldi.

www.vininelmondo.org/

Le ricette nei grandi romanzi

Le ricette nei grandi romanzi. “Menù letterari” di Céline Girard
In libreria per i tipi di Franco Cesati Editore.


Le ricette dei libri (e non il contrario). Tra le migliaia di libri di ricette che inondano le nostre librerie è uscito in questi giorni un libro dove le ricette non sono i protagonisti dei libri ma sono gli ingredienti di alcuni romanzi famosi.

Le preferenze culinarie di alcuni celebri scrittori

Qual è la ricetta segreta di Gadda per un perfetto risotto alla milanese? E quella della “celestiale frittata” di d’Annunzio? Cosa mangia il Sal Paradise di Jack Kerouac quando non macina chilometri alla scoperta del grande continente americano?
Questi sono solo alcune perle di “Menù letterari” un libro di Céline Girard, in libreria per i tipi della casa editrice Franco Cesati Editore di Firenze.

Dal blog della Casa editrice Franco Cesati riportiamo Il diario del redattore alias Silvia Columbano che ci descrive come è nato questo bel libro.

Il diario del redattore: “Menù letterari” di Céline Girard

I libri nascono come lʼamore: quasi sempre per caso. Lʼidea di “Menù letterari” nasce così, in un gioco di scambi di preposizioni articolate.
A cena, ovviamente.
Ci sono un editore, un paio di redattori (tra cui la sottoscritta), altrettanti autori, un libraio, un giornalista e “unʼamica di” ad accerchiare un tagliere di salumi e bruschette toscani. Io capito proprio di fronte “allʼamica di”. È una ragazza biondina, dallʼaccento francese, sembra simpatica. Le chiedo da dove venga e così cominciamo a parlare di Parigi; città che amo. Ma chi non ama Parigi? Le racconto dei “miei” luoghi, lei sorride e dʼun lampo le sto chiedendo perché diavolo si sia trasferita a Firenze. Mi rendo conto di essere andata troppo sul personale perché i motivi delle persone spesso sono legati ad altre persone, e alla vita che segue le sue vie e ti porta dove vuole. Eppure lei ride ancora e poi risponde. Quando era al liceo unʼestate i genitori lʼhanno trascinata a Firenze.
“Puoi capire unʼestate con i tuoi genitori quando hai diciassette anni, la scuola è finita evorresti solo uscire con i tuoi amici e vedere se il ragazzo dietro cui muori riuscirà a chiederti di uscire?”.
Paese che vai, teenager che trovi. Ovvio che capisco. Come capisco che Firenze è una città complicata ma a cui non può far altro che voler bene. Basilica di Santa Croce, Dante, Stendhal, la parigina è stesa. E poi le piace troppo quella c strascicata, dolce come la sua erre moscia. Finito il liceo si trasferisce a Firenze e si laurea in letteratura italiana.

Autori preferiti? “Pavese e Calvino. E poi, vabbè, Hemingway, anche se per una donna a volte non è facile leggere i suoi romanzi. Sai che la Woolf detestava il suo modo di scrivere che definiva sessista?”. Sì, lo so. Ma non è straordinario che uno scrittore riesca talmente a farla vera da farti infuriare su una pagina? A me è successo lo stesso, e ancora prima, con il “Rosso e il nero”, e torniamo a Stendhal. “La ricetta dei romanzi di Hemingway è togliere, tagliare, limare, ridurre il testo allʼosso” argomenta. Niente orpelli, niente descrizioni interminabili. Solo la storia. “Ci vuole coraggio, sai, per scrivere così, senza nascondersi dietro troppe parole. Prendi il cibo, questo cibo” − e indica il tagliere, ormai mezzo vuoto. “Se gli ingredienti sono buoni e reggono da soli non cʼè bisogno di fare cose complicate; a Firenze non dite troiai?”. La tavolata ride, per la sua erre interminabile e perché anche quella parolaccia è diventata seta. E forse perché nella sua semplicità ha centrato nel segno. “Dʼaltronde spesso cibo e scrittura si fondono e confondono: prendi Festa mobile”. In quella sorta di diario parigino, Hemingway racconta delle chiacchierate a casa di Gertrude Stein, dei libri da pagare alla libreria Shakespeare & Company, delle giornate passate a scrivere con solo un café crème sullo stomaco, il che significa tornare a casa con una fame selvaggia. “Ti ricordi il menù che gli propone una sera la sua compagna?”. Ho letto quel libro due volte ma questo passaggio mi sfugge. Quando sei concentrato a cogliere lʼinsieme, di una storia, come della tua storia, forse perdi i dettagli, le tanto osannate “piccole cose” che sarebbero sempre le migliori.

Così passiamo dalle ricette dei romanzi alle ricette nei romanzi. A me viene in mente che questo potrebbe essere un bel libro e lo pensa anche Céline; dopotutto scrivere è il suo mestiere, visto che fa la giornalista, è appassionata di letteratura (italiana e non solo) e le piace anche mangiare, a giudicare dalla velocità con cui ha divorato la sua fetta di torta alla fine della cena a otto. Ma come creare un libro che racconti i romanzi attraverso le ricette e i piatti che fanno da contorno e da sfondo alle storie, alle vite quotidiane dei personaggi?

Accostando, come si fa a tavola, sapori e colori. A partire da quelli più stuzzicanti con una breve introduzione che aiuti il lettore a entrare nellʼatmosfera delle opere; che funzioni un poʼ come il sottofondo musicale nelle scene dei film. Niente di accademico ma qualcosa scritto di pancia, che dia sì delle informazioni e racconti degli aneddoti ma con il punto di vista di una lettrice sensibile e attenta, ai dettagli come al clima, alle ambientazioni, al pensiero e ai sentimenti più intimi degli autori.
Desideravo che leggere Menù letterari fosse come quella sera a cena in cui Céline mi aveva parlato di Hemingway, di letteratura, di viaggi, di cucina: frammenti di racconto, vita, libri, cibo, pensieri, luoghi; i cui fili si confondessero, si mescolassero facendo venire voglia di leggere a chi non è un appassionato di libri; a chi cucina, di preparare un menù diverso in cui lʼingrediente principale fossero prima le parole e poi i piatti. E che a tutti venisse una gran fame.

Poi avremmo lasciato parlare i libri, le pagine dense e profonde in cui i personaggi vivono, parlano, incontrano, riflettono ma mangiano, anche: di gusto o per consolazione; per esigenza e male, per festeggiare o per affondare i propri dolori, per farsi compagnia, per riempirsi lo stomaco, per noia, per riscaldarsi, per giocare, un poʼ come facciamo tutti. Infine, le ricette, scritte in modo chiaro, come unʼamica che ti racconta come rifare un dolce con cui ha fatto un figurone la sera prima.
Ma quali e quanti libri scegliere tra i milioni scritti da quando Gutenberg ha inventato i caratteri mobili?

“Scegliamo un multiplo di tre: a Dante ha portato fortuna, speriamo anche a noi!”. Scherziamo un giorno di fronte a un caffè; quando si lavora a un libro, quando lo si pensa, si pensano anche un sacco di sciocchezze. Ma quellʼidea è rimasta. E sia 24: ci pareva un bel numero. Così abbiamo iniziato una sorta di dieta ipocalorica dei libri: io avrei proposto a Céline una selezione ristrettissima dei miei, quelli che anche unʼappassionata e studiosa di letteratura italiana difficilmente poteva conoscere e lei quelli a cui proprio non avrebbe saputo rinunciare.

Due pile di libri sul tavolo, una mia e una sua e giù a confrontare. “Quelli troppo noti via”. “Non mi togliere però le madeleine di Proust”. Dʼaccordo.

Nella mia formazione cʼerano Cassola, Parise, Clara Sereni, Grazia Deledda, Natalia Ginzburg e Marinetti; ho messo le mani avanti dicendo che questʼultimo non aveva scritto un vero e proprio romanzo e nemmeno i Sillabari di Parise lo erano; lei ha risposto con Pavese, Calvino, Hemingway ma anche Manzoni, Foster Wallace, Goldoni e Guareschi; “Vedi, anche io avevo in canna un paio di proposte non esattamente narrative”. Non erano più “le ricette nei romanzi” ma “e non solo”, tra parentesi; la punteggiatura salva sempre.

Gli autori e i titoli non sono venuti da sé, come spesso si dice. Dosare antipasti, ma soprattutto primi, secondi e dolci sarebbe stata una buona soluzione; e a introdurre a queste quattro sezioni ci sarebbero stati il piglio e la voce narrante (con la erre moscia) di Céline.

La selezione era finita. Dopo tante chiacchiere bisognava realizzarlo, questo libro. Anzi questa matrioska di libri. Céline avrebbe pensato ai testi da scrivere e io a tutto il resto, compreso lʼimpianto grafico. Volevo che ognuno dei ventiquattro capitoli dei Menù dicesse a colpo dʼocchio qualcosa che il lettore avrebbe ritrovato nei testi; che le immagini, le fotografie, le grafiche rétro contribuissero a dare vita alla narrazione: così da sembrare per davvero di trovarsi in un bosco con i tagliatori di legna di Cassola e di pranzare con loro a pasta e fagioli; di vivere in unʼatmosfera in bilico tra sogno, realtà, allucinazione, in cui tutto non è ciò che sembra con Palomar di Calvino nel suo museo del formaggio; di ritrovarsi al faro di Godrevy con Virginia Woolf e assaggiare la ricetta segreta del beuf en daube; di partecipare a uno degli scintillanti party primo novecento a casa Gatsby; di sbirciare nella cucina di Clara Sereni mentre prepara la pizza in attesa che escano i risultati del referendum che abrogherà la legge sul divorzio; di esibirsi in acrobazie linguistiche e culinarie con Marinetti per poi scoprire che anche i futuristi adorano i tortellini in brodo. In questo libro, finire un capitolo significa davvero voltare pagina e cambiare storia. Finire un libro e partire con un altro.

E qui inizia la parte meno romantica di tutta questa storia. Iniziano i verbi che sono il pane quotidiano per un redattore, tanto per rimanere in tema di cibo: riscontrare i testi citati dalle edizioni di riferimento, uniformare grafie, cercare font leggibili ma di impatto, correggere refusi e frasi che non tornano, ripensare pagine, cancellare, proporre correzioni, riscrivere e far riscrivere Céline. Limare, limare, limare.

E continueresti a limare allʼinfinito finché lʼautore ha finito le parole, e forse anche tu, e lʼeditore dice stop: si deve uscire. Così sei costretta, siamo costrette, a lasciare che i Menù camminino e prendano la loro strada, che entrino (speriamo) nelle case e nelle cucine dei lettori, che riempiano le loro stanze di parole scritte bene, di pagine di letteratura, ma anche dei profumi e dei sapori delle ricette che fanno parte di quelle storie.

Per quanto mi riguarda so per certo che ogni volta che cucinerò un risotto alla milanese penserò a Gadda; che quando girerò una frittata avrò la tentazione di guardare in cielo per vedere se cʼè un angelo che aspetta, come racconta dʼAnnunzio; quando mangerò un gelato mi verrà in mente lʼinnocenza di un bambino così come lʼha descritta Goffredo Parise.

E qui inizia la parte meno romantica di tutta questa storia. Iniziano i verbi che sono il pane quotidiano per un redattore, tanto per rimanere in tema di cibo: riscontrare i testi citati dalle edizioni di riferimento, uniformare grafie, cercare font leggibili ma di impatto, correggere refusi e frasi che non tornano, ripensare pagine, cancellare, proporre correzioni, riscrivere e far riscrivere Céline. Limare, limare, limare.

E continueresti a limare allʼinfinito finché lʼautore ha finito le parole, e forse anche tu, e lʼeditore dice stop: si deve uscire. Così sei costretta, siamo costrette, a lasciare che i Menù camminino e prendano la loro strada, che entrino (speriamo) nelle case e nelle cucine dei lettori, che riempiano le loro stanze di parole scritte bene, di pagine di letteratura, ma anche dei profumi e dei sapori delle ricette che fanno parte di quelle storie.

Per quanto mi riguarda so per certo che ogni volta che cucinerò un risotto alla milanese penserò a Gadda; che quando girerò una frittata avrò la tentazione di guardare in cielo per vedere se cʼè un angelo che aspetta, come racconta dʼAnnunzio; quando mangerò un gelato mi verrà in mente lʼinnocenza di un bambino così come lʼha descritta Goffredo Parise.

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lunedì 30 maggio 2016

E’ pugliese il miglior “Vino del Sindaco”

In Salento e Sicilia i vini top d’Europa
"La Selezione del Sindaco". Massimo punteggio (94,50) al Salice Salentino Riserva 2009, il Falco Nero di Cantine De Falco, negroamaro in purezza‏.

16 Gran Medaglie d’Oro; 108 Medaglie d’Oro; 215 Medaglie d’Argento. Tutti i risultati del concorso enologico internazionale La Selezione del Sindaco. Massimo punteggio (94,50) al Salice Salentino Riserva 2009, il Falco Nero di Cantine De Falco, negroamaro in purezza. E va in Salento anche il secondo premio, a pari punteggio con un Passito di Pantelleria, e il terzo premio a un altro Salice Salentino. All’Aquila banco d’assaggio con evento degustazione il 4 prossimo luglio con i vini partecipanti: tutte le 1.100 etichette, tra premiate e non.

E’ prodotto a Novoli, in provincia di Lecce, il miglior vino della XV edizione de La Selezione del Sindaco, il concorso enologico delle Città del Vino, che quest’anno ha visto protagonista come sede delle commissioni di assaggio la città dell’Aquila, in Abruzzo. Con 94,50 punti su 100 si è affermato al primo posto conquistando una Gran Medaglia d’Argento il Falco Nero Salice Salentino Riserva 2009, prodotto con uve negroamaro dalle Cantine De Falco. Al secondo posto a pari punteggio (94 punti) l’Arbaria Passito di Pantelleria Dop da uve zibibbo, annata 2011, dell’azienda Vinisola, di Pantelleria (Tp); e il vino pugliese Rivo di Liandro Salice Salentino Doc Riserva 2012, prodotto dalla cooperativa dei produttori agricoli di San Pancrazio Salentino (Brindisi). Quarto posto per un altro pugliese: il Selvarossa Salice Salentino Doc di Cantina Due Palme.

In generale il concorso ha visto protagonisti i grandi vitigni italiani: negroamaro, montepulciano, gaglioppo, raboso, zibibbo e corvina; ma ai primissimi posti anche tre vini portoghesi, che si aggiudicano tre Gran Medaglie d’Oro.

Al primo posto tra le 108 Medaglie d’Oro con 91,80 punti il Clematis, un vino dolce annata 2011 da uve montepulciano, prodotto in Abruzzo con la denominazione Igt Colline Pescaresi dall’azienda agricola Ciccio Zaccagnini. Al secondo posto tra gli Ori un vino portoghese, il Venanzio da Costa Lima Moscatel Reserva Doc Setubal 2008. Invece tra le 215 Medaglie d’Argento al primo posto il Morellino di Scansano Docg 2012 della cantina Conte Guicciardini Castello di Poppiano (86,80 punti). L’elenco completo dei vincitori su www.cittadelvino.it

Biologici, passiti, autoctoni, in argilla, kosher, spumanti e sempre e comunque “piccole partite di vino di qualità, prodotte nelle Città del Vino”. Sono questi i protagonisti della nuova edizione La Selezione del Sindaco, organizzato dall’Associazione che aggrega 450 Comuni in Italia e un migliaio in Europa attraverso Recevin. La Selezione del Sindaco è un concorso enologico unico perché le cantine possono partecipare solo in alleanza con il Comune di riferimento. Inoltre perché il concorso è pensato per piccole partite di vino (minimo 1.000 massimo 50.000 bottiglie) e con un’attenzione particolare a vitigni autoctoni, anche a vini passiti, vini maturati in argilla e produzioni di qualità delle cantine sociali. Anche in questa edizione non sono state previste Medaglie di Bronzo, mentre il limite inferiore delle Medaglie d’Argento è stato innalzato dal punteggio minimo di 82 a 84,40, segno di ulteriore distinzione e qualità per i vini premiati.

“La Selezione del Sindaco si conferma il primo concorso enologico internazionale organizzato in Italia – commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. Con la realizzazione del concorso all’Aquila abbiamo voluto mantenere viva l’attenzione sulle problematiche che ancora permangono dopo il terremoto in Abruzzo e dare un segnale di come attraverso la viticoltura di qualità sia possibile rilanciare un’area con forti vocazioni anche enoturistiche. Il 4 luglio – conclude Zambon - torniamo all’Aquila per un grande evento di degustazione che consentirà al pubblico di assaggiare le 1.100 etichette partecipanti”.

Dalle Città del Vino i ringraziamenti alla Regione Abruzzo, alla Camera di Commercio, al comune dell’Aquila e all’Istituto Alberghiero L. da Vinci - O. Solecchi dell’Aquila per l’ottima organizzazione e l’ospitalità. 

Un benvenuto particolare all’Aquila che diventa Città del Vino.

Tutti i punteggi e i vini premiati sul sito www.cittadelvino.it

sabato 28 maggio 2016

Alcol e felicità

Mappiness: chiedimi se sono felice
Un gruppo di scienziati britannici ha completato uno studio dove si dimostra che l'alcol, sebbene il suo abuso sia pericoloso, può aumentare il nostro grado di felicità.

Mappiness, un App creata dal dott. George MacKerron e la dott.sa Susana Mourato della London School of Economics è stata utilizzata da un gruppo di scienziati dell'Università del Kent, per esaminare il grado di felicità di 31.000 utenti nei diversi momenti della loro giornata.

L'applicazione che è stata sviluppata al fine di capire meglio il benessere umano, è stata lo strumento centrale di questo studio. I ricercatori hanno chiesto di valutare con un punteggio da 1 a 100, quanto felice era la persona in un punto casuale della giornata, indicando anche con chi era e cosa stava facendo in quel momento.

Più di due milioni di risposte sono state registrate ed analizzate in un arco di oltre tre anni, questo ha permesso ai ricercatori di determinare che quando gli utenti stavano assumendo una bevanda alcolica i loro livelli di felicità aumentavano di 10,79 punti.

Tenendo conto che bere un alcolico può avvenire anche durante attività piacevoli, come ad esempio socializzare con gli amici, i ricercatori hanno isolato tutti i fattori esterni, attribuendo un aumento di 4 punti nella felicità esclusivamente all'attività del bere.

"Lo studio ha dimostrato che tra uomini e donne ci sono solo piccole differenze nell'effetto felicità indotto dall'alcol, così come lo sono state tra un qualsiasi giorno della settimana ed il week end, o con persone diverse," spiegano i ricercatori.

Si è scoperto che il momento in cui gli utenti bevevano era quello in cui si è avuto il maggior impatto sul grado di felicità rispetto ad altre attività meno divertenti della giornata. In conclusione, si può dire che bere ad esempio un buon bicchiere di vino rende ancora più felici all'interno di un attività già piacevole di per se stessa, come quella del socializzare o del fare sesso e che l'alcol può contribuire ad alleviare il disagio di attività spiacevoli.


E’ bene ricordare che non esiste un consumo di alcol sicuro per la salute e specialmente per gli under 18, per chi si mette alla guida e le donne in gravidanza ed allattamento (che non devono bere affatto). Detto questo, per chi fra gli adulti sceglie di bere è importante farlo in maniera consapevole, moderata e responsabile. Non facciamo della felicità un attimo fuggente.

venerdì 27 maggio 2016

OTTIMIZZARE IL NOSTRO WINE BLOG

WINE BLOG: COME CATTURARE L’ATTENZIONE DEI LETTORI E COINVOLGERLI NELLA COMUNICAZIONE
Se Imageware ha analizzato la figura del blogger tipo con Osservatorio Blog 2016, ecco ora alcuni suggerimenti di Wine2Wine, il forum sul business del vino, per rendere più efficacie il nostro wine blog.

Ci sono mille strumenti per chi vuole fare digital marketing nel settore vinicolo e il blog occupa senza dubbio un ruolo fondamentale. Ma per ottenere buoni risultati è necessario prima di tutto che il blog riceva visite. Ecco i suggerimenti di Wine2Wine per ottimizzare il Wine Blog.

Il primo obiettivo di un blog è quello di intercettare il cliente. Questa è la logica dell’inbound marketing: fare in modo che le persone ci trovino nel momento in cui hanno bisogno di noi. Questo significa quindi superare la classica pubblicità e sfruttare gli interessi delle persone per ottenere traffico di qualità. Si decide allora di puntare sullo strumento del blog, iniziando a scrivere contenuti interessanti, ma può succedere che le visite non arrivino. Questo può rappresentare un problema e a volte può portare alla vanificazione dei piani di investimento iniziali. La domanda infatti che emerge è: perché puntare sul blog se questo non porta visite? In realtà le soluzioni esistono. Vediamole insieme.

SCRIVERE GLI ARTICOLI GIUSTI

Questo è il primo punto, e il più importante. Per aumentare le visite al blog bisogna pubblicare nel modo giusto. Si può scrivere un ottimo contenuto, ma se questo non incontra le esigenze del target il risultato non sarà soddisfacente. Quindi il passaggio più importante è questo: scoprire quali sono i gusti delle persone che vogliamo raggiungere. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria una buona analisi SEO che parte prima di tutto da un’indagine su Google per capire quali sono le ricerche effettuate dal pubblico. In che modo?Con Keyword Planner, uno strumento legato ad AdWords che permette di scoprire il volume delle parole chiave (quante volte al mese una specifica keyword viene cercata) e le query collegate. In questo modo si può capire cosa cercano le persone intorno all’argomento che ci interessa trattare. Il lavoro si amplia poi con le community: si può navigare sui vari forum dedicati al food & wine per scoprire quali sono gli argomenti più interessanti e discussi. Non è un lavoro facile e richiede diverso tempo. Ma tutto questo serve a scrivere articoli utili, e quindi a incontrare le esigenze delle persone che devono leggere il blog. Da qui deriveranno maggiori visite.

LAVORARE SUL PRIMO BLOCCO

Si tratta della sezione del post composta da headline/tag title, visual e meta description. L’headline cattura l’attenzione del lettore, il visual lo attira e lo invita al click, la meta description gioca con il persuasive copywriting per incuriosire chi vuole informazioni in più. Il tag title, fondamentale per il motore di ricerca, diventa headline e soddisfa la prima domanda: qual è l’argomento del post? Il lettore deve conoscere il topic, ma al tempo stesso deve essere incuriosito: bisogna fare in modo che il tag title stimoli la sua attenzione. Molto simili sono le logiche da adottare per la meta description, anche se in questo caso c’è maggiore spazio descrittivo a disposizione (il tag title è infatti di circa 65 battute, mentre la meta description ne permette 145). Si possono quindi inserire delle call to action, inviti all’azione, per invogliare l’utente a cliccare. Anche l’utilizzo delle immagini è molto importante. Queste infatti vengono riprese dalle preview dei social e attirano l’attenzione di chi naviga su Facebook, Twitter e Google Plus, invogliando al click. Inoltre le immagini possono diventare occasioni di condivisione su altri canali. Per esempio su Pinterest, una realtà molto utilizzata nell’ambito del food&wine. E’ quindi importante lavorare bene con il visual, inserire foto di qualità e usare un plugin social button per condividere le immagini (ad esempio il plugin per wordpress Pinterest Pin It Button On Image Hover And Post).

INSERIRE SHARE BUTTON

Come citato al paragrafo precedente, un’altra strategia utile per aumentare le visite al proprio blog è quella di invitare i lettori a condividere i contenuti sulla propria bacheca. Per rendere semplice e intuitiva questa azione è utile strutturare il blog con dei pulsanti di social share seguendo i seguenti consigli:
  • Evitare i bottoni dei social meno usati dalla propria nicchia
  • Aggiungere la visualizzazione del numero di condivisioni
  • Inserire il bottone Pinterest per le immagini
  • Usare bottoni per condividere su WhatsApp
  • Posizionare i bottoni sotto al titolo, o comunque in una posizione visibile
Come si inseriscono i pulsanti di social share su un blog? Il modo più semplice e immediato è attraverso l’uso di un plugin. Ad esempio Really Simple Share Button, un plugin per WordPress che sfrutta il codice originale dei vari servizi social.

DARE PRIMA DI RICEVERE

Per aumentare le visite c’è bisogno delle condivisioni dei proprio lettori e la strada migliore per invitarli a compiere questa azione è di fornire loro dei contenuti interessanti. Ma per ricevere nuovi share bisogna essere i primi a lavorare in questa direzione condividendo noi per primi i tweet e i post Facebook delle persone che ci interessano. Stesso discorso vale per i commenti: vogliamo accogliere interventi e alimentare le conversazioni? Lasciamo noi per primi i commenti sul blog dei colleghi. La regola è semplice: i social media (blog, Facebook, Twitter, etc.) nascono per creare discussioni, confronto, scambio di informazioni e di conoscenza. Creare rapporti virtuosi è la prima regola per dare visibilità al progetto.

NON TUTTE LE VISITE SONO NECESSARIE


Questi consigli puntano a un obiettivo preciso: ottenere visite di qualità, facendo arrivare sul blog persone realmente interessate al nostro prodotto o servizio. Ogni azione che si mette in campo per ottenere nuovi click sulle proprie pagine deve rispondere a una domanda: “Questo pubblico è interessato al mio vino?”. In ottica business infatti il blog aziendale è un investimento finalizzato a portare dei ritorni in termini di visibilità e lead, contatti interessati al prodotto. Bisogna quindi aumentare le visite pensando sempre alla qualità dei click, non solo alla quantità (che è comunque importante). In che modo? Inserendo all’interno di Google Analytics degli obiettivi, dei filtri capaci di tracciare delle azioni concrete. Ad esempio le visite alla landing page o meglio ancora la compilazione di una form di contatto. 
Per approfondimenti si possono consultare le indicazioni ufficiali di Google.

COME AUMENTARE LE VISITE AL TUO WINE BLOG?

In conclusione la prima risposta a questa domanda è: attraverso una strategia integrata che preveda al primo posto la creazione di contenuti di qualità. Non va però dimenticato che si tratta di un’attività complessa e che ha bisogno di tempo per crescere. Perché c’è tanta concorrenza, e perché non è facile trovare la giusta combinazione per dare ai lettori ciò che vogliono.

Aumentare le visite al proprio blog è però necessario, e affinarle verso un target di qualità lo è ancora di più.

giovedì 26 maggio 2016

Girotonno 2016

A Carloforte torna il Girotonno
Dal 2 al 5 giugno la rassegna dedicata alla valorizzazione dell’antica cultura di tonni.

Metti una piccola isola della Sardegna dal mare incontaminato e dal carattere unico, una delle poche tonnare ancora attive nel Mediterraneo, chef provenienti da 6 paesi del mondo e i riti millenari della mattanza, che sull’isola ha una tradizione che risale all’epoca fenicia: ecco questi sono gli ingredienti del Girotonno, la rassegna dedicata alla valorizzazione dell’antica cultura di tonni e tonnare, la cui 14^ edizione si svolgerà a Carloforte, sull’isola di San Pietro, dal 2 al 5 giugno.

La manifestazione vede protagonista il tonno rosso del Mediterraneo (Thunnus thynnus) - una delle specie più pregiate dalle elevate caratteristiche nutrive, la cui carne è molto apprezzata dai giapponesi per la preparazione del sushi – che viene pescato in maniera sostenibile nell’antica tonnara di San Pietro, proprio nei giorni della manifestazione. La cultura millenaria legata a tonni e tonnare che qui si esprime in una plurisecolare tradizione di pesca che si rinnova dal 1738, anno di fondazione della cittadina, è l’elemento comune di una kermesse unica nel suo genere che coinvolge gastronomi, chef di fama internazionale esperti di cucina di tonno, giornalisti ed esperti della gastronomia mediterranea, candidando Carloforte “Capitale del tonno di qualità”.

L’evento vedrà sei nazioni in gara, per la prima volta la Russia. L’antica e caratteristica cittadina tabarkina, rotta privilegiata del “corridore dei mari”, diventa il palcoscenico per un prezioso momento di confronto e scambio culturale tra le regioni mediterranee che ancora mantengono viva la cultura di tonni e tonnare. Momento centrale una gara gastronomica internazionale, l’international Tuna competition, alla quale parteciperanno chef provenienti da diversi paesi.

La formazione italiana è già stata resa nota: ad indossare la maglia “azzurra” saranno Stefano De Gregorio di Busto Arstizio (Varese), chef resident di Saporie Lab – Milano e componente della Compagnia degli chef, il neonato team di cuochi italiani che si adoperano per promuovere le eccellenze agroalimentari interpretate con creatività e attenzione al territorio e Alberto Sanna, giovane chef dell’albergo e ristorante il Campidano a Samassi , nel Medio Campidano. Tra i team confermati il Giappone, campione in carica, che lo scorso anno ha visto trionfare lo chef Yoshinobu Kurio. Per la prima volta in gara a Carloforte, invece, ci sarà un team di chef di nazionalità russa. A giudicare i piatti ci saranno due giurie, una tecnica di giornalisti, presieduta da Pio D’Emilia, corrispondente per l'Asia Orientale di SkyTG24 -collaboratore dell'Espresso, il Manifesto e del Fatto Quotidiano, dove firma la rubrica "Oriente Furioso". Da oltre 30 anni vive e lavora in Giappone ed è un profondo conoscitore della cultura del Sol Levante. Del team di esperti faranno parte Salvatore Aloise, firma del quotidiano francese Le Monde, Eva Ravnbol, corrispondente in Italia per la tv danese TV2 news e per il mensile Gastro dedicato al food & wine, Stefania Berbenni di Panorama e la giornalista danese Cecilie Meyer. Accanto alla giuria di esperti ci sarà una giuria popolare, composta dai visitatori della manifestazione, che assaggerà i piatti votando con palette numerate.

I Girotonno live cooking vedranno invece all'opera chef come Sadler, La Mantia, Pomata e Luotto, con la preparazioni dal vivo delle loro ricette. Grandi chef italiani e internazionali saranno infatti i protagonisti dei Girotonno live cooking. Sul palco si esibiranno dal vivo proponendo le loro migliori ricette che saranno poi degustate dal pubblico in platea.

Per la prima volta sarà a Carloforte Filippo La Mantia, l’oste e cuoco siciliano più famoso d’Italia. La sua cucina si basa sull’uso di prodotti siciliani di stagione, in cui spiccano gli agrumi sia per le ricette dolci sia per quelle salate. Dal ristorante “Filocontinuo” di San Vito Lo Capo, approda a Roma alle cucine dell’hotel Majestic per poi fare tappa a Milano, dove ha aperto da circa un anno un ristorante che porta il suo nome.

Tra i protagonisti il simpatico e vulcanico Andy Luotto, attore, conduttore e chef italiano da oltre trent’anni sulla cresta dell’onda, e poi il carlofortino Luigi Pomata, uno dei migliori chef sardi, presenza fissa dell’evento e Claudio Colombo Severini, lombardo di Legnano, uno dei massimi esperti di cucina sana ma gourmand che presenterà il progetto NutriGourmet by Daniela Morandi, guru nel mondo della nutrizione moderna e inventrice della filosofia “nutri – gourmet”, prima discepola e ora collaboratrice del Dottor Barry Sears, conosciuto come l’ideatore della “dieta a zona”.

Torna al Girotonno, infine, il grande chef di fama internazionale con 2 stelle Michelin, Claudio Sadler, esponente di una cucina che si basa sulle tradizioni della classica cucina italiana regionale, reinventata secondo la propria personalità e amore per l’innovazione. A condurre gli appuntamenti sul palco sarà Andy Luotto e la showgirl Eliana Chiavetta.

L’Expo village, sul lungomare e lungo le stradine del centro storico di Carloforte (Banchina Mamma Mahon, corso Cavour, piazza Repubblica) offrirà ai visitatori la possibilità di fare shopping, ogni giorno fino a mezzanotte, tra le specialità agroalimentari locali e i prodotti dell’artigianato sardo.

Il Tuna Village è il villaggio gastronomico del Girotonno. Ogni giorno la banchina Mamma Mahon si trasformerà in un maxi villaggio dedicato al tonno, il vero protagonista della manifestazione, mentre Piazza Pegli si trasformerà in una churrascaria a cielo aperto, offrendo le più golose specialità della cucina brasiliana. Tutto il gusto delle migliori carni di manzo, pollo e maiale cotte alla brace e allo spiedo per menu da acquolina in bocca.

Ludo kids e sportAnche i visitatori più piccoli potranno divertirsi al Girotonno. Ai bambini sono dedicate infatti le aree “Ludo kids”, a piazza Pegli, dove giocare e divertirsi ogni giorno. Per i ragazzi, invece, c’è il villaggio dello sport dove partecipare a partite di beach volley e basket, divertirsi con lo skate, i tappeti elastici e il parkur, un gioco di movimento ad ostacoli.

Al tramonto, il Girotonno Live Show offrirà ai visitatori un prestigioso programma di concerti di musica che vedrà esibirsi live i più grandi artisti della musica italiana al Campo sportivo Pino solitario di Carloforte. Resi noti i primi due artisti che si esibiranno alla prossima edizione.

Venerdì 3 giugno il palco sarà del siciliano Mario Biondi e del suo jazz caldo e passionale che interpreta con accenti ironici (biglietto platea numerata 50 €, tribuna numerata 45 €).

Sabato 4 giugno arriva uno dei cantautori italiani più conosciuti e amati, Antonello Venditti: una carriera quarantennale e una collezione di successi internazionali (biglietto platea numerata 60 €, tribuna numerata 50 €). I biglietti sono in prevendita sul circuito Boxoffice e sul sito girotonno.it

La tonnara di Carloforte
Tra le più antiche tonnare del Mediterraneo, quella di Carloforte si attesta ai vertici internazionali della pesca del tonno di qualità con circa 4.000 esemplari pescati. Prima nel Mediterraneo per quantità, la tonnara vanta una plurisecolare attività mai interrotta dal 1738, anno di fondazione della città. E prima ancora, con il nome di Ieracon, in epoca fenicia, e di Acipitrum Insula, nel successivo periodo romano, l’attuale Isola di San Pietro è la più antica sede di tonnare di cui si hanno reperti e testimonianze visibili. Nel corso della storia si è consolidata una ritualità profonda che lega questo meraviglioso luogo del Mediterraneo al tonno. I Fenici, amavano a tal punto il tonno da coniarlo sulle proprie monete. Nel loro ossessivo peregrinare sulle rotte del Mediterraneo alla ricerca di metalli, questi mercanti e navigatori leggendari, fondarono città e stabilirono colonie, convissero con Greci, Romani, Siculi e Sardi…e concepirono le tonnare.

La mattanza. Sulle rotte del tonno di corsa

Già Aristotele, notando la regolarità del passaggio dei tonni, ne aveva cercato, invano, una spiegazione logica. Fenici, Arabi, Romani e Spagnoli pensarono di sfruttare la periodicità dell’evento per dare impulso all’attività di pesca lungo le coste sarde. Nacque così una sorta di rito laico che si perpetua da millenni, con ritmi ampiamente prevedibili, perché il passaggio dei tonni, come il respiro delle maree, e’ una delle suggestive costanti mediterranee. I tonni adulti, chiamati ‘‘tonni di corsa” (thunnus thynnus) entrano dall’Oceano nel Mediterraneo per riprodursi. Ben pasciuti ed attirati dal richiamo sessuale, in primavera migrano a branchi lungo la costa. La credenza dice, addirittura, che il tonno: ‘‘segue la costa e nuota guardando solo dal lato sinistro…’‘. Vero o no, i tonnaroti, resi esperti da una tradizione antichissima, tendono le loro reti dalla riva verso il largo dalle classiche e grandi barche nere (bastarde), quasi fossero braccia invisibili tese verso i branchi di tonni in amore. Eros e Thanathos, amore e morte: oggi come ieri si ripete a Carloforte un rito antico, un antico mistero.

Carloforte
Carloforte affonda le sue radici nella mescolanza di etnie dell’intero bacino del Mediterraneo. Nel 1738 alcuni navigatori genovesi provenienti da Tabarka, già colonia ligure sulla costa tunisina, sbarcarono sull’isola di San Pietro - allora disabitata - su invito di Carlo Emanuele III di Savoia, attratti dai banchi di corallo e dalla ricca presenza di tonni. Da questa migrazione nacque Carloforte – così chiamata in onore del Sovrano - e ancor’oggi quelle radici marinare rimangono tenacemente inalterate, perché è dal mare che gli isolani traggono benessere, cultura ed una tradizione che ne fa inimitabili maestri d’ascia e tonnaroti per vocazione.

Osservatorio Blog 2016

Professione Blogger: chi sono, cosa fanno e perché il loro è un lavoro
Il 73% dei blogger italiani dice di guadagnare con la pubblicità, gli eventi o ricevendo prodotti. Lo studio di Imageware.

"Una vita da blogger". Ma chi sono, cosa fanno realmente, ma soprattutto questa attività può essere considerata un lavoro? Imageware, società di consulenza digitale, ha analizzato il blogger tipo, ne è venuto fuori che questa figura è per la maggior parte composta da donne, un età media di trent’anni, scrive non solo per divertimento e soddisfazione personale ma anche come attività professionale e per promuoversi si affida all'utilizzo dei social network, soprattutto Facebook e Twitter.

Questo il dato che emerge dall’Osservatorio Blog 2016, la terza edizione della ricerca condotta da Imageware in collaborazione con Iprex, il network mondiale di agenzie indipendenti di cui è parte, analizzando le risposte date a un questionario dettagliato inviato a blogger appartenenti prevalentemente ai settori attualità, bellezza, design, food, lifestyle, moda, tecnologia e innovazione, turismo e viaggi. Sono stati in tutto 2.134 i blogger coinvolti in Cina, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda del Nord, Malesia, Olanda, Repubblica Ceca, Repubblica di Irlanda, Slovenia, Spagna, USA, intervistati a fine 2015. In Italia il panel è stato di 150 blogger.

L’obiettivo è stato comprendere quali siano gli interessi dei blogger, le loro fonti d’informazione, gli atteggiamenti verso le notizie che ricevono e come vedono le forme di collaborazione con le agenzie o con le aziende, le tendenze in corso rispetto alla diffusione di nuove tecnologie social, in modo da aiutare chi lavora nella comunicazione non solo ad avere relazioni positive con i diversi autori.

Per quanto riguarda l’Italia, l’Osservatorio Blog 2016 ha rivelato che i blogger sono sempre più strutturati a livello professionale: il 57,1% scrive da più di cinque anni, il 90,4% è stato contattato da un’agenzia di comunicazione e l’88% lo ritiene un fatto positivo. Questa nuova forma di cooperazione digitale tra agenzie e blogger contribuisce a determinare il successo delle aziende che centrano i loro obiettivi nel momento in cui devono lanciare un nuovo servizio o prodotto. I lettori si fidano dei blogger e le aziende grazie ai blogger raggiungono il giusto target.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, la ricerca svela che la blogosfera è rosa in gran parte. Il 72% di coloro che hanno partecipato all’indagine nei diversi Paesi è, infatti, donna. Solo in Germania e in Slovenia è maggiore il numero degli uomini, con una percentuale rispettivamente del 60% e 51%. In termini anagrafici 2/3 dei blogger è under 35, con il gruppo maggiore rappresentato dalla fascia 18-25 e seguito da quella 31-35. In Italia le donne sono il 54% dei blogger e la fascia d’età più presente è quella tra i 26 e i 35 anni. Modelli a cui guardare sono Chiara Ferragni, Selvaggia Lucarelli e Irene Colzi. Rispetto all’anno scorso, in Italia le percentuali relative all’età rimangono simili, mentre aumentano di qualche punto gli uomini che decidono di curare un blog. In termini globali, l’età media dei blogger nel 2014 era di 38 anni.

Sul piano globale i temi più trattati nella blogosfera rientrano nel macro-ambito ‘Lifestyle’, come bellezza (12%), fashion (10%), food (10%), turismo e viaggi (10%). A seguire si trovano blog che parlano di famiglia, tecnologia e argomenti socio-politici. La tecnologia è il tema più diffuso se consideriamo l’Italia con il 23% di coloro che hanno risposto all’indagine. Seguono i blog di moda con un 17% e turismo e viaggi che registrano il 16%. Nel 2014, invece, il tema principe in Italia era il fashion, seguito dai viaggi.


Per l’elaborazione dei contenuti, la maggior parte dei blogger attinge dalle proprie esperienze personali ma il 28% ha utilizzato materiale come comunicati stampa o sample di prodotti arrivati da agenzie di comunicazione e uffici stampa. In Italia la percentuale di blogger che utilizza materiali di PR o marketing sale fino al 45%.

In merito alla collaborazione con le aziende, il 73% dei blogger ha affermato di essere stato contattato per ragioni di marketing o di PR. Uno su tre è contattato con frequenza settimanale, mentre il 19% quotidianamente. La notizia positiva è che il 52% vede di buon occhio la collaborazione con agenzie di relazioni pubbliche e vorrebbe dei contatti più frequenti. Il 7% ha espresso riserve sul fatto di essere contattato dalle aziende, ma la percentuale degliassolutamente contrari è solo del 2%.

In Italia la percentuale di blogger contattata a scopo di attività di marketing sale al 90%, di cui uno su tre viene sentito quotidianamente. L’88% ritiene che la collaborazione con le agenzia sia una cosa positiva, confermando il trend dello scorso anno.

Alla domanda ‘Quali sono gli obiettivi che ti poni attraverso il tuo blog’, la blogosfera concorda nell’affermare che scrive per condividere esperienze e informazioni, per divertimento e per avere uno sviluppo professionale. Il 48% dei blogger afferma di guadagnare. Questa percentuale in Italia sale addirittura al 72,9% e il 62% guadagna da introiti pubblicitari. Altre fonti di guadagno sono la partecipazione a eventi o la ricezione di prodotti. Nel 2014 solo il 46% dichiarava di guadagnare dall’attività di blogger.

Fondamentale per promuoversi è l’uso dei social network. Nel mondo il 67% dei blogger utilizza Facebook, a seguire Instagram (50%) e Twitter (45%). In Italia invece Facebook e Twitter sono utilizzati da oltre il 92% dei blogger, mentre Instagram è quarto, scavalcato nel suo utilizzo anche da Google+.

Questo articolo è stato pubblicato su www.ilcaffevitruviano.it/

PREMIO GAVI - LA BUONA ITALIA 2016

LA BUONA ITALIA PREMIA L’ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER E IL SUO PROGETTO ECO
Venerdì 27 maggio, al Forte di Gavi la consegna del Premio Gavi – LA BUONA ITALIA 2016. Menzione speciale per l’innovazione ad AIS grazie al progetto “BiancoRossoGreen”.

Giunto alla seconda edizione, il Premio Gavi, promosso dal Consorzio Tutela del Gavi, con il patrocinio di Mipaaf, Fedeculture, Touring Club Italiano, CeSTIT Centro Studi per il Turismo dell’Università di Bergamo, è dedicato a quelle realtà del settore agroalimentare che si sono distinte nella realizzazione di un progetto di valorizzazione di un bene artistico o culturale. Il Premio presta particolare attenzione laddove i progetti diventano anche espressione di un territorio.

L’Associazione Italiana Sommelier riceverà il riconoscimento grazie al progetto “BiancoRossoGreen”, nato con la finalità di riutilizzare il sughero usato per la chiusura delle bottiglie. Alla raccolta dei tappi segue il coinvolgimento di Associazioni e Onlus per la produzione di piccoli oggetti di uso comune, e di scuole d’arte e di design, università e artisti che invece realizzano pezzi unici. Il ricavato della vendita di tali oggetti supporta un’ulteriore rete di progetti solidali di alto valore sociale promossi da AIS.

“Il sughero è il materiale deputato per antonomasia alla tappatura del vino – dichiara Antonello Maietta, Presidente Nazionale dell’AIS –, ed è particolarmente adatto al riciclo, come il vetro delle bottiglie. Moltiplicare le vite del sughero non è solo attenzione per l’ambiente, è anche espressione di una sensibilità sociale connaturata al patrimonio genetico dell’Associazione. Coinvolgere, attraverso l’esercito dei sommelier italiani, ristoranti, enoteche e tanti appassionati, sensibilizzandoli sul recupero dei tappi di sughero, offre a tutti la possibilità di contribuire, con un gesto semplice, a iniziative di grande significato. La Menzione speciale per il Premio Gavi LA BUONA ITALIA 2016 onora e gratifica l’impegno che AIS, con la responsabile del progetto Manuela Cornelii, ha profuso nel progetto BiancoRossoGreen”.

Nel corso dell’evento, la Galleria Campari di Milano riceverà la Menzione speciale per i Musei del Vino e del Cibo, mentre il Premio Gavi LA BUONA ITALIA 2016 sarà consegnato all’azienda Ceretto di Alba.

Cantine Aperte: ‘Un bicchiere per la ricerca’

A CANTINE APERTE (28-29 MAGGIO) LA RESPONSABILITA’ E’ POP
GIA’ RICHIESTI 60MILA CALICI PRO-AIRC.

Un ‘enometro’ per avere ben chiari i limiti oltre i quali non andare, una partnership con l’Airc per devolvere un contributo per ogni calice venduto (ad oggi sono già 60mila quelli ordinati a Rastal per Cantine Aperte) in favore della ricerca contro il cancro sotto il principio del ‘bere consapevole’. E ancora, gli itinerari ad hoc per camperisti, vespisti e ciclisti, i percorsi della campagna italiana e delle sue cantine dedicate alla famiglia, bambini compresi. Cantine Aperte, che il 28 e 29 maggio unirà l’Italia del vino attraverso degustazioni e attività in 750 aziende produttrici, si evolve, cambia e ci tiene a marcare la differenza tra lo sballo e il vino vissuto come esperienza pop.

“Il vino è da sempre una questione vitale nel nostro Paese – ha detto il presidente del Movimento Turismo del Vino, Carlo Pietrasanta – non solo per chi ci lavora. Ha contribuito a disegnare i nostri paesaggi rurali, a rendere unica la tavola italiana e lo stare insieme, a definire l’immagine del made in Italy. Oggi noi vogliamo essere l’alternativa allo sballo, una movida light, responsabile. ‘Vedi Cosa Bevi’ da sempre slogan di Cantine Aperte è in realtà il principio applicato dalle nostre aziende tutti i giorni dell’anno”.

Non solo Airc, la cui iniziativa ‘Un bicchiere per la ricerca’ coinvolge alcune delle principali regioni italiane: da Nord a Sud del Paese tra degustazioni, musica e abbinamenti cibo-vino si moltiplicano le iniziative solidali messe in programma per questo fine settimana da Cantine Aperte. Il Friuli Venezia Giulia, ad esempio, dedica il kit Cantine Aperte Unicef a sostegno della campagna “Bambini in pericolo” contro la malnutrizione infantile, mentre le Marcheaiutano le Patronesse del Salesi per l’assistenza ai piccoli ricoverati. E se alcune cantine del Trentino Alto Adige sostengono anche l’Associazione Fibrosi Cistica, l’Abruzzo scende in campo al fianco di AIL (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma ONLUS).

mercoledì 25 maggio 2016

La biodiversità viticola sarda

Convegno: “La biodiversità per la valorizzazione della viticoltura della Sardegna - Verso il Grenaches du Monde 2017”
Venerdì 27 maggio 2016 alle ore 17.30, presso la sala conferenze Lo Quarter ad Alghero.

Obiettivo dell’incontro, organizzato da amministrazione comunale, Agenzia Laore e Parco di Porto Conte, è quello di favorire il confronto tra imprese vitivinicole della Sardegna e sistema della ricerca sui temi della valorizzazione, della sostenibilità e della biodiversità. 

Nel corso della giornata l'Agenzia Laore Sardegna presenterà "Grenaches du Monde" (Cannonau del mondo), il concorso enologico organizzato dal Conseil Interprofessionnel des Vins du Roussillon che, nella quinta edizione del 2017, sarà realizzato proprio in Sardegna con il partenariato di Regione e Agenzia Laore.

Il concorso, a carattere internazionale, è interamente dedicato al vitigno coltivato in varie parti del mondo nelle sue differenti varianti genetiche, quali ad esempio, Cannonau, Garnatxa, Garnacha, Tai rosso, Gamay etc.

Nel suo intervento l'Agenzia Agris Sardegna presenterà invece i risultati di "Akinas", progetto per la creazione di nuovi prodotti enologici a partire da varietà autoctone poco conosciute e per la caratterizzazione di vitigni e vini minori della Sardegna.

Al termine dell'incontro è prevista una degustazione di vini ottenuti dalla sperimentazione del Progetto Akinas e di quelli prodotti del territorio di Alghero.

Ricordo che il progetto di ricerca AKINAS, “Anticas Kastas de Ide pro Novas Arratzas de inu de Sardinna”, finanziato dal Centro Regionale di Programmazione con la L.R. n.7 del 2007. Agris, l'Agenzia Regionale per la Ricerca in Agricoltura, dispone della più vasta collezione di vitigni autoctoni isolani. Il grande numero di varietà presenti nella sua collezione ne ha impedito la scomparsa dando nel contempo un’indicazione della preziosa ed elevata biodiversità della Sardegna. 

La caratterizzazione delle diverse varietà di vite autoctone ha rappresentato, e rappresenta, un obiettivo di particolare rilevanza, sia scientifica che applicativa, nel settore vitivinicolo. Il progetto Akinas, svolto con l’importante e preziosa collaborazione di diverse cantine, si propone di ampliare la piattaforma ampelografica presente nell’isola, puntando al recupero e alla creazione di nuovi prodotti enologici, partendo dalle varietà autoctone poco conosciute, e alla caratterizzazione genetica, ampelografica, chimica e sensoriale dei vitigni e dei vini minori della Sardegna. 

La biodiversità viticola sarda è una risorsa economica reale: i vitigni autoctoni minori presenti nella collezione varietale di Agris, vengono presentati alle cantine per lo sviluppo di nuovi prodotti enologici con caratteristiche innovative. L’obiettivo finale è migliorare la competitività del settore vitivinicolo sardo, fornendo materiale sia tangibile (recupero di vitigni e di vini) che intangibile (conoscenza, caratteristiche e potenzialità) atto a far risaltare il ruolo importante svolto dall’isola nei millenni nella diffusione della coltura (e cultura) del vino, e ad offrire supporto alle imprese isolane nel mercato standardizzato del vino

martedì 24 maggio 2016

Anteprima della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio: la Malvasia protagonista a Venezia

VENEZIA SULLA ROTTA DELLE MALVASIE DEL MEDITERRANEO
L'evento in tre diverse location: Palazzo della Regione, Fondamenta S. Lucia - Cannaregio, 23 - Hotel Principe - Lista di Spagna, 146 - Brolo dei Carmelitani Scalzi - Santa Maria Di Nazareth - Cannaregio, 54.

È stata Venezia ad ospitare l’anteprima della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio organizzata da AIS, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, del MIBACT e della Rai, su tutto il territorio italiano.

Una giornata, quella di venerdì 20 maggio, che la delegazione del Veneto ha voluto dedicare ad un vitigno simbolo: la Malvasia. Una grande famiglia quella delle Malvasie che, sebbene abbia un’unica origine, è oggi espressione di diversi territori, ognuno dei quali legato a culture e tradizioni diverse: Malvasia a gusto semplice e malvasie a gusto aromatico nelle varianti bianche o rosse, secche o dolci, spumanti o passite o addirittura ossidate o botritizzate. 

La Malvasia nelle sue innumerevoli varianti è stata così protagonista di uno straordinario banco di degustazione con numerose aziende, dalla Croazia al Salento, dalla Grecia agli Appennini. Più di 40 etichette che hanno raccontato nel calice una grande storia enologica. Il tutto affacciato direttamente sul Canal Grande in quella che da sempre è la città che racconta la storia di questo vino.

La manifestazione si è svolta in tre diverse location della città lagunare. L’apertura dell’evento si è svolta al Palazzo della Regione Grandi Stazioni con la tavola rotonda “Le chiamano Malvasie: che cosa sono e come sono percepite dal consumatore”, organizzata in collaborazione con l’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dell’Associazione Malvasie del Mediterraneo, che ha visto come relatori illustri docenti delle più importanti università italiane.

All’Hotel Principe gli ospiti ed il pubblico si sono invece dilettati tra i banchi d’assaggio, supportati dai sommelier veneti, alla scoperta di oltre 50 interpretazioni di Malvasia del Mare Nostrum.

Alle 15.00 l’evento è proseguito con la degustazione guidata a cura di Vito D’Amanti, docente AIS, e il Prof. Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino, che hanno presentato “Le Malvasie del Mediterraneo”, confronto diretto fra 8 differenti tipologie di questo storico vitigno.

Ultimo, affascinante appuntamento della giornata è stata la visita al Brolo dei Carmelitani Scalzi - Santa Maria di Nazareth che ha introdotto i partecipanti alla scoperta del giardino mistico e alle vigne dell’antico brolo dell’ordine monastico riportato all’antico splendore grazie al lavoro del Consorzio Vini Venezia.

Per un’intera giornata Venezia è così tornata dunque ad essere la capitale del vino del Mediterraneo, sulla rotta tracciata dalla Serenissima Repubblica e di cui oggi la città porta il ricordo indelebile nei nomi di calli, ponti e locali tradizionali.

#SoavePreview2016

Anteprima Soave: l'annata 2015 piace e convince. Il vulcano si conferma importante chiave di comunicazione
Protagonista il vino che piace alla stampa italiana ed estera per il suo equilibrio, la rotondità e le note di frutta matura. L'edizione di quest'anno lancia di fatto le prossime tappe della campagna promozionale nei mercati di Stati Uniti e Giappone, accanto alle piazze europee di riferimento.

E' stato indubbiamente il Soave targato 2015 la vera star di Soave Preview, l'anteprima dedicata al vino bianco italiano per definizione, appena conclusa all'interno del Chiostro medievale di Monteforte d'Alpone, con la partecipazione di oltre 150 giornalisti e buyer esteri, oltre alla stampa italiana di settore.

Due giorni di intensi lavori per una Anteprima che ha parlato ai mercati esteri, vero obiettivo dei produttori del Soave. Stati Uniti, Giappone, Germania, Nord Europa, Inghilterra, Polonia, Austria, sono solo alcuni dei paesi di provenienza dei partecipanti alla manifestazione, individuati grazie ad una capillare analisi interna commissionata dal Consorzio di Tutela ai propri soci qualche mese fa.

Il Soave 2015 piace e convince. L'ultima vendemmia del Soave presenta un grande equilibrio tra le componenti acide, zuccherine e sapide. Un'annata ancora più squisitamente "classica" rispetto a quella del 2014 e del 2013 di cui parlammo ampiamente con l'articolo #SoavePreview2013

In termini di corredo aromatico, in questa annata, spiccano i sentori floreali di sambuco e quelli fruttati di pesca e albicocca. Anche a livello di corpo e alcolicità i vini mantengono uno slancio e una snellezza che riavvicinano la tipologia a degli standard più tradizionali, e quindi improntati a una maggiore bevibilità.

«Il Soave 2015 è sicuramente rappresentativo - dichiara Kerin O'Keefe, Italian Editor di Wine Enthusiast, incarica di guidare le degustazioni del primo giorno - e spicca per equilibrio, frutto e aromi. Si conferma nello stesso tempo che il Soave è un vino in grado di vincere la sfida della longevità, conservando aromi e freschezza. Sono però i cru del Soave, le vigne storiche, la vera carta vincente della denominazione».

Storicità che è stata sottolineata anche grazie al riconoscimento ministeriale delle "Colline vitate del Soave" quale primo Paesaggio Storico Rurale d'Italia.

Il vulcano è stato l'altro grande tema della rassegna in omaggio a Volcanic Wines, il forum internazionale dei vini da suolo vulcanico ideato dal Consorzio del Soave qualche anno fa e da cui è nata in seguito, quale naturale evoluzione, Soave Preview.

«Il vulcano non è solo un fenomeno geologico - ha sottolineato John Szabo, Master Sommelier e scrittore, incaricato di guidare la degustazione comparata di undici vini provenienti da diverse zone vulcaniche nel mondo - ma un vero e proprio marcatore in grado di conferire ai vini tratti distintivi molto evidenti. E' inoltre un forte veicolo di comunicazione, oltre ad essere tutt'oggi un fenomeno che affascina e che genera energia».

E di marketing e comunicazione si è parlato grazie all'importante collaborazione nata tra il Consorzio del Soave con l'Istituto dei Masters of Wine di Londra, concretizzatasi con il lancio di un contest sul rapporto tra vini vulcanici e terroir in termini di comunicazione.

«Ci ha fatto molto piacere collaborare con il Consorzio del Soave su questa iniziativa - ha sottolineato Sarah Abbot, dell'Istituto dei Masters of Wine - Dare agli studenti dell'Istituto l'opportunità di lavorare con tali organizzazioni rafforza infatti il loro apprendimento nell'ambito del programma di studio. Mi auguro che questa collaborazione possa proseguire nel prossimo futuro».

Soddisfazione ed interesse anche da parte della vincitrice del concorso, Jane Nisbet Husebey, con il saggio breve "Volcanic Wines, a new notion of terroir: explain how cross-territorial marketing and communication can be used as an opportunity for Soave and Italian volcanic wines." vale a dire "Vini vulcanici: illustrare come il marketing cross-territoriale e la comunicazione possono rappresentare un'opportunità per il Soave e i vini italiani da suolo vulcanico". 

«Il termine Volcanic Wines - sottolinea la Husebey - offre una nuova ed entusiasmante opportunità per il Soave sia in termini qualitativi sia per quanto concerne il valore del terroir. Lo sviluppo di questo progetto presenta tuttavia alcune sfide alla luce di come è cambiata la comunicazione negli ultimi cinque anni: è necessario il pieno utilizzo della tecnologia digitale e serve una strategia di social media solida e integrata, al fine di ottenere risultati concreti in tempi brevi».

Aria molto positiva dunque all'indomani della manifestazione, che quest'anno per la prima volta ha aperto anche al pubblico e agli appassionati.

«Soave Preview - conclude Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio - ha avuto quest'anno una vocazione marcatamente internazionale. L'edizione appena conclusa, con questa ampia partecipazione di stampa estera, ha dato ufficialmente il via alle prossime attività promozionali nei mercati d'interesse per i nostri produttori. Un'anteprima dunque non solo per il Soave 2015 ma anche per il fitto calendario di iniziative che ci vede impegnati a partire da fine maggio, negli Stati Uniti, a Seattle, New Orleans, Boston, Chicago, per poi proseguire in Giappone, a Fukuoka, Osaka e Tokyo, e poi in Europa, a Vienna».

lunedì 23 maggio 2016

Grande successo per la VI edizione della “Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio”

Chiude con grande partecipazione una emozionante "Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell'Olio“ 
Organizzata da Ais Lazio in una delle più belle location di sempre: il Casino dell'Aurora-Palazzo Pallavicini di Roma.

Più di 700 le persone intervenute all'evento che celebra le eccellenze laziali. 67 aziende presenti con degustazione dei loro prodotti. Grande emozione poi per i 142 corsisti delle delegazioni proclamati nuovi sommelier. A seguire un istruttivo seminario di approfondimento che ha visto relatori rappresentanti istituzionali. Un appuntamento che, anche per il Lazio, si conferma ormai sempre più importante per promuovere e valorizzare la professionalità del settore e la qualità indiscussa di questo territorio. 

Si è conclusa con grande successo la VI edizione della “Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio”, organizzata sabato 21 maggio 2016 dall’Associazione Nazionale Sommelier Lazio presso il Casino dell’Aurora – Palazzo Pallavicini di Roma, con il patrocinio del MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), del MIBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), della Regione Lazio e della RAI.

La partecipazione e l'entusiasmo da parte dei soci e delle aziende produttrici sono stati fondamentali per la perfetta riuscita dell’evento. L'incantevole location ha contribuito alla creazione dell'equilibrio tra l'importanza istituzionale e il clima di festa che ha accompagnato l’intera Giornata. 

Il tema principale di quest’anno è stato l’etichettatura, argomento estremamente attuale, oggetto di dibattito a livello comunitario; uno strumento fondamentale per i consumatori ma anche per i produttori, con lo scopo sia di fornire una corretta cultura e informazione riguardo la provenienza e le caratteristiche del prodotto, sia, dal lato aziende, di valorizzare il processo produttivo.

La Giornata ha avuto inizio con un saluto del Presidente di AIS Lazio Angelica Mosetti e con la cerimonia di consegna dei diplomi ai 142 neo-sommelier delle Delegazioni Provinciali. 

A seguire, il tema portante della manifestazione è stato affrontato durante il seminario intitolato “La realizzazione, l’utilizzo e la comprensione dell’etichettatura” che ha visto gli interventi di Adriano Angilletta e Enzo Gubinelli in rappresentanza dell’ICQRF (Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari) del MIPAAF, Leandro Faraglia del Corpo Forestale dello Stato e Alberto Franceschin della Guardia di Finanza.

Nell’incantevole giardino del Casino dell’Aurora – Palazzo Pallavicini erano presenti numerosi banchi per degustazioni e assaggi di prodotti eno-gastronomici, rappresentati dalle 67 aziende vitivinicole, olivicole e gastronomiche che hanno accompagnato l’intero svolgimento dell'evento. 

Erano presenti i delegati: per i Castelli Romani Fabrizio Gulini; per Fiumicino-Ostia Stefano Buonocore; per Frosinone Luisa Cacciotti; per Latina Annamaria Iaccarino; per Rieti Francesco Guercilena; per Roma Danilo Jesús Giglio; per Valle dell'Aniene Giovanni Ciotti. 

La Giornata ha contato una folla numerosa di partecipanti, un ottimo risultato che ha avuto seguito anche sui social network che hanno seguito l’iniziativa (Facebook e Twitter). In particolare, la pagina Facebook di AIS Lazio si è animata di foto e interviste ai diversi delegati e rappresentanti istituzionali e la risposta in termini di insights (per persone raggiunte e visualizzazioni) è stata molto positiva.

“Sono molto contenta dell' apprezzamento da parte di tutti coloro che hanno preso parte a questo evento molto importante - ha affermato il Presidente di AIS Lazio, Angelica Mosetti – C’è stato un grande lavoro di squadra in cui l’unione ha fatto realmente la forza. La location è stata un teatro particolarmente affascinante con la sua rilevanza storica. Ringrazio personalmente tutti i produttori che hanno partecipato, i delegati e tutti i componenti del nostro staff che hanno collaborato. L’AIS Lazio ha sposato appieno la causa dell'iniziativa nazionale, lavorando con tutte le proprie forze affinché la risposta fosse positiva anche nella nostra Regione. Direi che ci siamo riusciti. A piccoli passi si possono fare grandi cose: quando arrivano i successi si è sempre pronti a continuare nella direzione intrapresa e lavorare per raggiungere sempre qualcosa in più per il futuro. Siamo soddisfatti dei risultati e ciò ci spinge a pensare all’edizione successiva”.