giovedì 31 gennaio 2013

Il vino l’amore e la seduzione

Per il mio cuore basta il tuo petto, per la tua libertà bastano le mie ali./Dalla mia bocca arriverà fino in cielo ciò che stava sopito sulla tua anima./E' in te l'illusione di ogni giorno./Giungi come la rugiada sulle corolle./Scavi l'orizzonte con la tua assenza./Eternamente in fuga come l'onda./Ho detto che cantavi nel vento come i pini e come gli alberi maestri delle navi./Come quelli sei alta e taciturna./E di colpo ti rattristi, come un viaggio./Accogliente come una vecchia strada./Ti popolano echi e voci nostalgiche./Mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono gli uccelli che dormivano nella tua anima.
Pablo Neruda



 


Tre tappe insolite e coinvolgenti tra frammenti di cultura materiale, testimonianze letterarie e raffinati abbinamenti enogastronomici.

Così si arricchisce la mostra diffusa "Vino tra mito e storia, l’itinerario nell’antichità attorno alla vite e al vino" visitabile fino al 5 maggio 2013 promosso dalla Provincia di Siena e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, che trova nella struttura cinquecentesca della Fortezza Medicea di Siena, sede di Enoteca Italiana, il suo nucleo principale.

“Narrare il vino fra mito e storia”

Tre gli appuntamenti in calendario curati da ARA, la Cooperativa Archeologica che ha realizzato l’esposizione, per conoscere meglio storia e mito del vino attraverso il racconto dell’archeologia, i canti dei poeti e le pagine dei grandi autori del passato.

La mostra, che ha registrato già 5000 visitatori nei primi due mesi nella sola sede di Enoteca, continuerà a coinvolgere gli ospiti svelando al visitatore il significato del vino per gli antichi: come bevanda d’amore, come succo di vita che eleva l’uomo fino agli dèi, come compagno di allegri convivi sulla tavola dei ricchi e dei poveri.

La prima tappa dal titolo Il vino l’amore e la seduzione è in programma per la giornata più romantica dell’anno, il 14 febbraio. 

Per San Valentino, gli innamorati potranno ripercorrere, attraverso le testimonianze archeologiche, l’evolversi della millenaria cultura del vino.

Un lungo viaggio partito più di cinquemila anni fa nel vicino Oriente, che arriva fino all’Italia medievale e moderna passando per i Greci, i Romani e gli Etruschi. Ad accompagnarli nella visita la lettura di brani e poesie legate al vino come bevanda d’amore.

La voce narrante è quella di Giuseppina Carlotta Cianferoni, curatrice della mostra e direttore del Museo Archeologico Nazionale di Siena. 

Gli innamorati, dopo aver concluso la visita, potranno cenare a lume di candela nelle calde atmosfere della sede di Enoteca Italiana con i migliori vini abbinati agli originali piatti proposti dallo chef del ristorante Millevini Alberto Degortes, ispirandosi ai gusti e alle ricette degli antichi.

Sabato 16 febbraio, presso il Complesso Museale del Santa Maria della Scala, negli spazi del Museo Archeologico Nazionale di Siena, un'altra piacevole iniziativa: a sottolineare la presenza del celebre cinerario di Montescudaio, ospite di riguardo della mostra Vino fra mito e storia, Enoteca Italiana curerà una degustazione offerta dal Consorzio Vini Doc Montescudaio (dalle ore 12 alle ore 20). 

L'iniziativa sarà completata da quattro brevi visite guidate dedicate sia al cinerario di Montescudaio che alla mostra didattica "Simposio Etrusco", allestita nella Sala Stretta del complesso museale, all'interno del progetto "Terre degli Etruschi", promosso dalla Regione Toscana e attualmente coordinato dalla Provincia di Grosseto. 

In occasione dell'evento, il Museo Archeologico, attualmente visitabile su prenotazione, sarà aperto con visita libera dalle ore 15 alle ore 18. Le visite si svolgeranno alle ore 15; 16.30; 17.45; 19. 

Gli incontri “Narrare il vino fra mito e storia” presso la sede di Enoteca Italiana torneranno sabato 16 marzo, con Il vino degli dèi e degli eroi, e venerdì 26 aprile, con Il vino: dalla vite alla tavola.

Ogni appuntamento prevede una visita guidata all’interno del percorso di mostra, la lettura di brani scelti e la cena a tema presso il ristorante Millevini dell’Enoteca. Saranno visitabili fino al 5 maggio 2013 anche le mostre collaterali di Vino fra mito e storia, integrate nelle collezioni permanenti dei musei dei cinque territori maggiormente rappresentativi dell’eccellenza vitivinicola senese: a Castellina in Chianti, nel Museo Archeologico del Chianti Senese; a Castelnuovo Berardenga, nel Museo del Paesaggio; a Montepulciano, negli spazi del Museo Archeologico Pinacoteca Crociani e a San Gimignano, nelle sale del Museo Archeologico, Spezieria di Santa Fina.

mercoledì 30 gennaio 2013

martedì 29 gennaio 2013

Milano Food&Wine Festival 2013, un viaggio nel gusto

 

Da sabato 9 a lunedì 11 febbraio torna il Milano Food&Wine Festival, un imperdibile viaggio alla scoperta di oltre 400 vini proposti dalle migliori cantine italiane e internazionali e un ricco programma di cooking show con degustazione di golosità e piatti firmati dai celebri chef italiani.

Dopo il grande successo della prima edizione torna dal 9 all'11 febbraio il Milano Food&Wine Festival, evento dedicato ai grandi protagonisti del vino e della cucina d'autore.


Milano si prepara ad accogliere oltre 130 vignaioli italiani e internazionali che si sono distinti per la qualità dei loro vini, ancora una volta selezionati da Helmuth Köcher, Presidente e Fondatore del Merano WineFestival.

Un incredibile viaggio, scandito da oltre 400 etichette fra le più prestigiose del panorama nazionale e internazionale.

Tra le aziende che hanno già aderito alla seconda edizione ricordiamo dal Veneto Allegrini, Vineyards V8+ e Adami; dal Friuli Zorzettig e Torre Rosazza; dalla Toscana Col d'Orcia e Petra; dall’Abruzzo Feudo Antico e Tenuta Ulisse; dall’Alto Adige Ritterhof e Kettmeir; dalla Campania Giardini Arimei e Joaquin; Le Marchesine e Monte Rossa dalla Lombardia; Cecchi dall’Umbria e Marco Bianco, attraverso le quali si avrà la possibilità di scoprire i diversi terroirs con il privilegio di incontrare i produttori pronti a fornire ogni dettaglio sui vini in degustazione.
 

E poiché non c'è nulla di più naturale che abbinare un buon calice a un piatto goloso, l'area ristorante quest'anno sarà più ricca che mai.

Per tre giorni si alterneranno celebri cuochi, pasticceri e pizzaioli scelti da Paolo Marchi all'interno del ricco cartellone del congresso di cucina d'autore Identità Golose.
 

Una grande cucina a vista sarà il palcoscenico su cui gli chef illustreranno i passaggi creativi degli stessi piatti che i visitatori potranno gustare al termine di ogni performance.
 

E poi ancora il grande carrello dei dessert e quello dei salumi e dei formaggi per una pausa golosa tra un vino e l'altro, senza dimenticare le più curiose golosità artigianali presenti nell'area degustazione.

Tutto sotto l'attenta regia di Enrico e Roberto Cerea, patron del celebre ristorante Da Vittorio di Brusaporto (3 stelle Michelin), un garanzia di qualità per un grande Festival all'insegna del gusto e della convivialità. 

Curiosità, idee, anteprime e approfondimenti:
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lunedì 28 gennaio 2013

QR Code you-easy

you-easy





L'etichetta dinamica in una bottiglia di vino con QR code
Il QR Code è l'evoluzione del tradizionale barcode, capace di condensare un grandissimo numero di informazioni e di innescare un accesso in tempo reale al web, grazie a tecnologie di ultima generazione.

“QR” infatti, sta per “quick response”, ovvero risposta rapida: basta inquadrarlo con la fotocamera del cellulare e istantaneamente rivela contenuti circa l’oggetto a cui si riferisce.

Inventato nel 1994 in Giappone dallo specialista Denso-Wave, nell’ultimo anno si è rapidamente diffuso in tutto il mondo, perché permette un passaggio immediato dal mondo cartaceo a quello web, connettendosi con pagine create ad hoc per offrire testi, video e immagini, senza mai problemi di “peso”.

E con la straordinaria opportunità di salvare i contenuti nel cellulare oppure di spedirli via e-mail, Sms e Bluetooth.

Il QR code è una tecnologia ormai diffusissima in tutto il mondo ed in particolar modo in Giappone e negli Stati Uniti due mercati in cui è conosciutissimo e quindi ha un notevole impatto di marketing.

Molte sono ad oggi le aziende in Italia che hanno adottato questo sistema di comunicazione ed ovviamente non potevano mancare le applicazioni per quanto riguarda il vino.

Qui il QR code è già stato sperimentato con successo e per fare un primo elenco di produttori lo troviamo sulle bottiglie di vino Baffonero e Poggio alla Guardia, nel Monsel di Franciacorta, nei Vini Santa Margherita, nel vino Val D’Oca, nei vini della Cantina Produttori di Valdobbiadene, nei vini dell'Azienda Agricola San Giovanni di Raffa di Puegnago, nei vini dell'azienda Rocca di Frassinello, nei vini dell’azienda Tenuta La Ratta di Bacedasco, nei vini dell'Azienda Vinicola Carpineto, nel vino Nino Negri e Roberto Scaramelli, nei vini della Casa Vinicola Carpineto, nei vini dell'azienda vitivinicola La Ratta.

Il processo è semplice, immaginate di essere al supermercato, in un’enoteca o presso il vostro ristorante preferito, puntate il telefono sul codice applicato alla bottiglia e potrete avere tutte le informazioni possibili e immaginabili sul vino che state comprando o scegliendo dalla carta dei vini: la storia dell’azienda, le vigne, la cantina, gli abbinamenti e i premi ricevuti, saranno tutte informazioni a portata di clic, così come la possibilità di acquistare on line il vino a prezzi vantaggiosi qualora fosse di particolare gradimento.

A proposito il QR Code che vedete all'inizio del post dovrebbe essere quello del mio blog.




La svizzera nel piatto


Del mio soggiorno di un anno in quel di Luzern, in Svizzera, ricordo due cose distintamente: gli orologi e il formaggio. Oltre a rimettere l’ora esatta al mio swatch, andavo spesso a visitare un piccolo negozio di formaggi in Hertenteinstrasse, nel centro storico




Ogni fine settimana nel piccolo negozio svizzero, si organizzavano degustazioni delle loro migliori specialità casearie, abbinate ad una selezione di ottimi vini, perlopiù Svizzeri e Francesi, una vera goduria.

Il profumo di erbe dell’Appenzeller e i delicati petali del Tête de Moine  che il Milchhändler creava con la girolle sono i miei più vivi ricordi di quei giorni trascorsi in quella ridente cittadina adagiata sulle rive del Vierwaldstättersee.

Con mio enorme piacere posso rivivere quel momento proprio qui a Roma.



La Svizzera nel piatto, Swiss cheese-lab  è la manifestazione organizzata dal Gambero Rosso un evento clou per tutti gli amanti del formaggio svizzero.

Mercoledì 13 marzo, dalle ore 19.00 alle 22.00 presso la sede del Gambero Rosso a Roma ci sarà la degustazione di una pregiata selezione di formaggi della produzione del Consorzio dei formaggi della Svizzera: EMMENTALER DOP, TETE DE MOINE DOP, SBRINZ DOP, LE GRUYERE DOP, ALPENTILSITER, APPENZELLER.

In questi incontri un esperto declinerà i formaggi nelle varie tipologie e il pubblico potrà conoscerne la storia e apprezzarne il sapore, l’odore, il colore, il differente gusto, ovvero l'alchimia del formaggio.

Inoltre una serie di preziosi consigli su come servirlo ed abbinarlo al meglio con quelli che sono i suoi complementi naturali: il pane ed il vino.

I vini saranno selezionati dagli esperti del Gambero Rosso.

N. B. Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria. I posti sono limitati

finanza e vino



Si può portare l’emozione nella finanza?
Si può rispondere alle aspettative degli investitori  lanciando un’idea innovativa e audace come il concetto di Passion Investment?
Due domande che nascono da una semplice constatazione: l’investitore non ha più alcun legame con il proprio investimento.
Le proposte sono sempre più tecniche, complesse e impersonali, e si finisce per investire in prodotti poco “appassionanti”.
Gli investitori di oggi chiedono diversificazione e preferiscono soluzioni che privilegiano la tangibilità e l’interesse personale.
Un  tipo di investimento diverso dai prodotti “classici” che tendono invece a seguire le oscillazioni dei mercati implicando quindi un elevato grado di incertezza.
Questi appassionati investimenti in classi di attività nuove e in temi di nicchia verrebbero così a soddisfare  anche l’esigenza di diversificazione e decorrelazione.
L’idea di fondo sarebbe quella di riportare un po’ di emozione nella finanza e ristabilire un legame tra l’investitore e il prodotto. 
Su questo sfondo, gli investimenti in beni tangibili e comprensibili si proporrebbero come una vera alternativa alla gestione tradizionale e tra questi perché non proprio il vino? 
Le turbolenze che hanno coinvolto le Borse in questo periodo non hanno avuto ripercussioni significative sul mercato dei vini pregiati, che possono assumere il ruolo di beni rifugio grazie alla ridotta volatilità e alla indipendenza dalla congiuntura economica.
Negli ultimi dieci anni il mercato dei vini pregiati ha fatto meglio dei maggiori mercati azionari e delle commodity, diventando un valido investimento alternativo.
L’investimento sui vini pregiati non è un argomento nuovo, i grandi vini esistono da secoli, e sono
sempre stati ricercati attivamente dagli appassionati di tutto il mondo.
Fino agli anni ‘70 gli investimenti sul vino sono stati a quasi esclusivo appannaggio della nobiltà europea, che aveva sia il capitale disponibile, sia spazio per la conservazione delle bottiglie, in modo da portare i vini alla piena maturità. 
Ad oggi i collezionisti privati nel solo Regno Unito investono più di US $ 2 miliardi.
Nell'ultimo periodo l’argomento dei vini da investimento è di stretta attualità. 
Le relative rendite stanno fornendo enormi soddisfazioni a coloro che hanno deciso di cimentarsi in questa attività.
Già intorno alla metà degli anni '90 molti acquirenti di vini di Bordeaux avevano iniziato ad acquistare importanti quantità di bottiglie, superiori a quelle di cui necessitavano per il loro consumo, in prospettiva di poter vendere le loro eccedenze con un buon guadagno.
In realtà negli anni a venire il guadagno si dimostrò molto più che buono, grazie alla domanda
sempre più crescente che dalla metà degli anni '90 non ha quasi conosciuto sosta, se non
nell’anno 2008 in concomitanza con la crisi finanziaria globale di inizio secolo.
Ai mercati tradizionali, rappresentati da Europa e Nord America, dal 2008 si sono aggiunti nuovi
mercati Asiatici.
Hong Kong nel 2009 ha visto eliminati i suoi dazi sull'importazione del vino, e nel
giro di pochi mesi sta diventando il più importante Hub al mondo per le transazioni dei grandi vini,
soprattutto francesi per il momento.
Nonostante i prezzi di alcuni vini dell'annata 2005 abbiano mostrato una certa volatilità, il mercato nel suo complesso si è dimostrato fortemente stabile confrontato con altri mercati di investimento tradizionali.
La ragione di questo è relativamente facile da spiegare: il vino è un bene tangibile, è un prodotto di lusso che molti vorrebbero possedere e consumare.
Per molte persone è molto più utile dell’oro ed più facile da godere se confrontato con l'arte. L'interesse per il vino è in crescita a tutti i livelli.
Entusiasmo e passione però non sono sufficienti per considerarsi capaci di operare sul mercato dei vini pregiati, mercato tanto affascinante quanto complesso. 
Come ogni forma d’investimento, anche questo richiede competenza e professionalità.
Conoscere quali vini e quali annate comprare è senza dubbio uno dei criteri più importanti, ma rappresenta solo la fase iniziale della strategia di investimento. 
E’ fondamentale acquistare al prezzo migliore, per garantirsi una soddisfacente redditività, ma anche questo non basta.
Bisogna avere le giuste relazioni per rivenderlo, fermo restando che si abbia la credibilità per operare sul mercato.
Insomma, operare nel settore dei vini pregiati può essere divertente e redditizio, fermo restando che oltre al cuore si usi anche la testa. 
Chi volesse investire fisicamente nel vino deve scegliere un’etichetta di comprovata qualità. 
Ma un grande nome può anche non bastare. 
È l’annata a trasformare i grandi vini in buoni investimenti. 
Le ultime migliori annate sono 1982, 2000 e 2005, con lo Chateau Lafite 1982 nel ruolo di mattatore. Una cassa di 12 bottiglie di Chateau Lafite dal costo originario di 325 sterline (382 euro o 515 dollari) oggi può valerne 25’000.
Un’altra possibilità è acquistare vino all’asta.
Le aste principali battono i cinque premier cru Château Haut-Brion, Lafite Rothschild, Latour, Margaux e Mouton Rothschild.
Una cassa di vino può costare solo 1000 dollari, ma poi le bottiglie vanno conservate in perfette condizioni per un invecchiamento ideale. 
Alcuni commercianti vinicoli offrono la possibilità di investire in vini già in possesso degli investitori, fornendo loro diversi servizi come portfolio management, pianificazione della cantina e consulenza.
In genere consigliano vini accessibili ai piccoli investitori in procinto di ampliare le loro cantine. Infine, chi preferisce un approccio più passivo e non vuole occuparsi fisicamente del vino, per non parlare delle spese di stoccaggio o del controllo dell’origine, dovrebbe considerare un wine fund, un fondo d’investimento specializzato in vino.
Un utile strumento nella scelta del vino da acquistare per un probabile investimento sono poi i punteggi che vengono assegnati ad un vino.
La prassi di assegnare "punteggi" ha avuto un enorme effetto sul mercato del vino.
I punteggi permettono agli investitori e traders di prendere una posizione ed influenzare il mercato senza sapere nulla del vino stesso. 
Danno la possibilità ai neofiti di prendere decisioni indipendentemente dei traders.
Una sorta di rating che possono essere intesi universalmente, e possono guidare potenziali acquirenti in tutto il mondo. 
Un prototipo di sistema è quello usato dal giornalista americano Robert Parker che molto ha fatto per promuovere la pratica - assai discussa e anche influente - di dare punteggi con una scala da 1 a 100, come il sistema in uso nei licei americani.
Tanti commercianti di vino, brokers e case d'asta includono punteggi da riviste specializzate nelle loro descrizioni, così come i produttori li utilizzano nella vendita.
I principali giornalisti del settore e le abbreviazioni utilizzate sono:

RP Robert Parker da The Wine Advocate.
WA Publicato in The Wine Advocate.
WS Wine Spectator.
MB Michael Broadbent da The Great Vintage Wine Book.
DE Decanter.
GR Gambero Rosso sui vini italiani.
BH Burghound.com di Allen Meadows.
CC The Vine rivista e sito web di Clive Coates.
JR Purple Pages sito web di Jancis Robinson.
ST International Wine Cellar sito web di Stephen Tanzer.
JH James Halliday sul sito web 'WinePros'

Per chi volesse invece investire sul made in Italy la scelta cade inevitabilmente sul Sassicaia, uno dei più grandi vini italiani, capace di stupire anche nelle annate meno felici e di estasiare in quelle migliori. 
Un vero highlander della costa toscana. 
Un vino da dimenticare in cantina per almeno un decennio. 
Quando ve ne ricorderete aggiungete pure uno zero finale alla cifra cui l'avete acquistato, in barba all'inflazione. 
Sempre Toscana, altri due vini cult, ben oltre i confini nazionali sono il Masseto e il Redigaffi, due merlot in purezza che non hanno bisogno di presentazioni.
Come non servono quando si nomina Biondi Santi e il suo Brunello di Montalcino.
Il Piemonte è l'altro territorio dove puntare, Roberto Voerzio è uno dei produttori più esclusivi ed il suo Barolo è un vino difficile da reperire.
Il Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno è un altro assegno circolare, così come il Barolo Falletto di Bruno Giacosa, strepitoso.
Non solo Toscana e Piemonte, però ma anche Veneto, in particolare Valpolicella, dove un signore di nome Romano Dal Forno produce Vigneto di Monte Lodoletta, un Amarone capolavoro, un vero must have quasi introvabile, soprattutto la versione magnum.
Entrando nello specifico del mercato francese si può affermare che tradizionalmente, i portafogli d'investimento sono stati esclusivamente Bordeaux rossi classificati per crescita delle annate grandi. Questi vini hanno un mercato secondario ben affermato e hanno una reputazione buona per qualità consistente e per l’abilità di invecchiare bene.
I Bordeaux offrono un ulteriore vantaggio perché' ogni Chateau produce solo un vino sotto il suo proprio nome, nonostante i cambiamenti nel tempo in termini di grandezza o ubicazione del vigneto. 
I 30 chateaux più importanti producono in totale non più di 500,000 casse all'anno. 
Mediamente ci sono solamente tre annate di qualità per investimento ogni decennio. 
Questo livello di produzione molto basso spinge i prezzi molto in alto.
Sia i vini rossi che i bianchi della Borgogna sono oggetto di investimento e includono i vini del Domaine de la Romanee-Conti e dei Domaines Leflaive, Leroy, Meo Camuzet, Armand Rousseau, Henri Jayer, Roumier, Ponsot, Lafon, Coche-Drury e de Vogue.
I vigneti nella Borgogna hanno molti proprietari ed identificare correttamente i vini per l'acquisto potrebbe risultare difficile, sono poi prodotti in quantità molto limitata e generalmente rilasciati a prezzi alti.
I vini sono comprati normalmente dai veri amanti della Borgogna per essere bevuti e quindi difficilmente si ripresentano sul mercato.
L'unica eccezione e' il Domaine de la Romanee-Conti che ha sviluppato un mercato secondario. 
Chi decide di investire in questi vini dovrebbe imporsi un orizzonte temporale minimo di cinque anni, con i rendimenti massimi che si prevede possano arrivare in un arco di tempo compreso tra gli otto e i dieci anni. 
Gli ultimi anni hanno visto significativi aumenti di valore per molti vini, in particolare per i 1er Cru Classé.
Emblematico il caso del Lafite, che ha visto rivalutazioni tra il 2007 e il 2010 comprese tra il 300 e il 500%.
Ma nel breve periodo questa non deve assolutamente essere considerata la norma.
Tradizionalmente i vini aumentano il loro valore in una media compresa tra l'8 e il 15% annuo, ma questi aumenti non sono necessariamente uniformi.
Come regola generale, è consigliabile sempre e solo investire nei vini di Bordeaux più conosciuti e su una manciata di vini di Borgogna. 
Anche se in altre parti del mondo si fanno grandi vini, nel mercato globale non c’è molta domanda, ad eccezione del Masseto.
Ma le cose potrebbero cambiare presto per alcune etichette di punta piemontesi e toscane.



Per i “wine investors”, le previsioni del guru Robert Parker per il prossimo decennio:


Wine Spectator Top 100 2012: