lunedì 11 dicembre 2017

Vino&Tutela della salute. Dalla ricerca le fibre di cereali che riducono i pesticidi nel vino

La filtrazione su fibre di cereali, da poco autorizzata dall'OIV, consente, attraverso i test effettuati dall'IFV che ne ha già dimostrato l'efficacia, di ridurre considerevolmente il contenuto dei residui di pesticidi nel vino.


Aumento delle temperature, cambiamento nella quantità e nella distribuzione delle precipitazioni,  siccità, aumento dei livelli della CO2 e dell’ozono: tutte queste modificazioni dovute al cambiamento climatico in atto, espongono il vigneto ad un aumento dell'incidenza di malattie, parassiti e di una sempre più rilevante presenza di infestanti. Ciò rende purtroppo indispensabile il ricorso, sempre più frequente, a fungicidi sistemici. La contaminazione dei vini commerciali con pesticidi è diventata così, di fatto, una questione di rilevanza mondiale, con potenziali implicazioni per la salute dei consumatori, la cui tracciabilità risulta spesso difficile. Arriva ora, per i produttori, un nuovo metodo naturale per abbatterne la presenza prima dell'imbottigliamento.

La filtrazione dei vini con fibre di cereali sembra essere un nuovo ed efficace metodo per ridurre i livelli di prodotti fitosanitari utilizzati in viticoltura. Il sistema di filtraggio, già autorizzato dall'OIV lo scorso giugno, è stato testato dall'IFV (Institute Francaise de la Vigne et du Vin) su vino bianco, rosso e rosato, contenente tra 1 e 63 mg / l di pesticidi.

Valérie Lempereur, ricercatrice presso l'Istituto francese, ha affermato che in media l'operazione ha comportato una riduzione del contenuto totale di residui vicino al 60%. Tuttavia, l'impatto delle fibre vegetali sul vino varia a seconda delle molecole attive coinvolte all'interno del prodotto fitosanitario. In tal senso l'IFV ha classificato queste molecole come altamente assorbite e debolmente assorbite.

Dai test è emerso che i pesticidi più sensibili al trattamento sono risultati Boscalid, Cyprodinil e Dimetomorf, noti per la loro attività antifungina. Il loro tasso di abbattimento superava generalmente il 50%. Al contrario, per quanto riguarda invece prodotti fitosanitari come Finhexamid, Iprovalicarb e Metalaxyl-M, era inferiore al 50%. In termini organolettici, dopo la filtrazione, i risultati hanno mostrato una leggera differenza sugli aromi percepiti al naso e nella bocca, una sensazione che è svanita dopo due settimane. Sul versante del colore, questo tipo di filtrazione ne provoca una sensibile diminuzione di intensità, specialmente nei vini bianchi e rosé, che si è resa evidente solo in termini analitici e non certo apprezzabile ad occhio nudo.

Da un punto di vista pratico, il prodotto si presenta in polvere. Può essere usato così com'è o incorporato in piastre di filtrazione. Nello specifico l'IFV lo ha testato collegando un primo precoat di filtrazione con 0,1 kg / m2 di farina fossile, quindi un secondo prepannello con 1,5 kg / m2 di fibre vegetali. La dimensione dei grani delle fibre è simile a quella della farina fossile, il ché evita problemi di intasamento, offrendo al tempo stesso una buona superficie di scambio.

La linea di produzione è già stata avviata ed è potenzialmente in grado di aumentare rapidamente i volumi per soddisfare la domanda del mercato. Per quanto riguarda il prezzo, al momento non è stato ancora definito, anche se si preannuncia più alto rispetto alla filtrazione convenzionale. Una buona pratica per ridurre i costi, raccomanda l'IFV, è quella di eseguire i test a monte con un laboratorio di riferimento. Questo aiuterà a decidere sulla necessità di filtrare o meno, in base alle caratteristiche dei vitigni e delle annate. L'arrivo sul mercato delle fibre di cereali filtranti è imminente e dovrebbe essere commercializzato dalla Laffort.

venerdì 8 dicembre 2017

Eventi. R.I.V.E, al via la prima Rassegna Internazionale di Viticoltura ed Enologia

La manifestazione, in programma dal 12 al 14 dicembre, è stata presentata alla stampa e operatori del settore nella giornata di ieri presso la sala del consiglio di Cantine la Delizia, a Casarsa. 


Cinque padiglioni espositivi, venti appuntamenti tra workshop, degustazioni e convegni, centodieci espositori in rappresentanza di duecento marchi: ecco alcuni numeri che descrivono la Rassegna a cadenza biennale che debutta in questo 2017 negli spazi della fiera di Pordenone. Con R.I.V.E Pordenone Fiere punta alla leadership nel settore della viticoltura ed enologia e mette in calendario la sua quinta manifestazione internazionale.


Alla presentazione della prima edizione di R.I.V.E., rassegna internazionale di viticoltura ed enologia erano presenti gran parte dei rappresentanti dei soggetti (aziende, banche, enti, istituzioni, associazioni) che si sono raccolti attorno alla manifestazione fin dalla stesura del progetto, due anni fa, contribuendo alla realizzazione di questa prima edizione. Sono intervenuti all’incontro con i media locali: Renato Pujatti e Francesco Terrin rispettivamente presidente e coordinatore commerciale e marketing della Fiera di Pordenone, Giovanni Pavan presidente CCIAA di Pordenone, Pietro Biscontin presidente consorzio DOC FVG Viticoltori Friulani, Giuseppe Morandini presidente Fondazione Friuli con un saluto, Valter Lorenzon Presidente BCC Pordenonese e Guido Flora, in rappresentanza della Banca Popolare di Cividale, le uniche due banche del territorio che hanno scelto di sostenere la manifestazione, Giulio Palamara responsabile attività promozione servizi informativi di ERSA, Rodolfo Rizzi Presidente Assoenologi FVG, Giorgio Giacomello, presidente Fedagri FVG, Alfredo Bertuzzi, Presidente Vivai Cooperativi Rauscedo, Marco Bisaro del Gruppo Bisaro e Alessandro Quattrin in rappresentanza dell’Ordine Agronomi FVG.

Da martedì 12 a giovedì 14 dicembre 110 espositori in rappresentanza di oltre 200 marchi porteranno in mostra all’interno dei 17.000 metri quadrati dei padiglioni 1, 2, 3, 4 e 5 l’intera filiera della produzione del vino, dal campo alla cantina. La manifestazione si rivolge ad un target ben preciso di visitatori: viticoltori, cantine sociali, consorzi di produzione, enologi, vinificatori e distributori, operatori che a RIVE potranno conoscere lo stato dell’arte del settore vitivinicolo, confrontandosi con colleghi e produttori di tecnologie, materiali e servizi per la produzione del vino.

5 padiglioni espositivi dove incontrare tutti gli attori della filiera del vino

Chi opera nel vivaismo viticolo troverà aziende che producono macchinari e materiali per la preparazione e conservazione delle barbatelle. Ampi spazi saranno dedicati ai viticoltori, con strumenti e attrezzature per la coltivazione della vite e la meccanizzazione e un focus sui prodotti per la lotta contro i patogeni. Per la vinificazione saranno in esposizione macchine, attrezzature e prodotti per la trasformazione dell’uva in vino e per l’affinamento. Al centro dell’attenzione l’enologia, con servizi di consulenza e attrezzature per la conservazione e la degustazione e per la fase finale di commercializzazione del vino. Tante le novità in mostra con anche una prima assoluta: a Expo Rive sarà presente in anteprima italiana la nuova vendemmiatrice New Holland appositamente progettata per l’impiego nei vigneti di estensione ridotta, grazie ai requisiti di compattezza e maneggevolezza. Non perdete l'occasione di vederla dal vivo dal 12 al 14 Dicembre 2017. La modernità affonda le sue radici nella storia a R.I.V.E: accanto alle tecnologie più avanzate e alle più raffinate tecniche sarà possibile ammirare un rarissimo esemplare di Fordson, il celeberrimo trattore progetto da Henry Ford e prodotto a partire dal 1917. Il trattore segnò una vera e propria rivoluzione per l’agricoltura moderna, rendendo accessibile all’agricoltore medio un fondamentale strumento di meccanizzazione. Il modello in mostra a Rive 2017 è di proprietà dell’Avvocato Valter Fracas di Pordenone ed è uno dei tre ancora perfettamente conservati in Italia, sugli oltre 20 mila venduti tra il 1917 e il 1945 nel nostro Paese.

Formazione e aggiornamento per gli operatori del settore, con 20 eventi in 3 giorni

20 appuntamenti tra convegni, workshop e degustazioni offriranno occasioni di approfondimento e formazione sui temi più caldi per il futuro della viticoltura italiana. Saranno portati in discussione i più aggiornati risultati della ricerca scientifica per cercare di dare risposte concrete ai grandi temi che si pongono gli operatori del settore: come reagire ai rischi dei mutamenti climatici e, nel contempo, dare garanzie al consumatore sulla salubrità dei prodotti. E’ questo il focus di Enotrend, l’appuntamento culturale coordinato dal Comitato Scientifico di Rive, presieduto dal Professor Attilio Scienza, Docente di Biologia e Genetica della Vite all’Università di Milano che porterà a nelle tre sale allestite in fiera, convegni, tavole rotonde, workshop tematici, degustazioni e dimostrazioni. Molto vario il parterre dei relatori: operatori di spicco del settore come Paolo Peira, presidente di Assoenologi Giovani; Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc; Riccardo Velasco e Diego Tomasi, presidente e direttore del CREA VIT, si alterneranno a rappresentanti del mondo dell’università e della ricerca tra cui il il prof. Michele Morgante, direttore scientifico dell’IGA di Udine, il prof. Vasco Boatto, uno dei massimi esperti italiani di economia e politica vitivinicola, il prof. Roberto Zironi, presidente del Dipartimento di Scienze degli Alimenti all’Università di Udine. Questi alcuni dei temi trattati: martedì 12 dicembre alle ore 9.30 nella sala Enotrend subito dopo l’inaugurazione ufficiale della manifestazione si terrà l’incontro “Nuove sfide del Prosecco tra sostenibilità e mercato” alle 14.00 si discuterà su “Lo scenario della viticoltura europea, tra crisi climatica e nuove esigenze del consumatore”. Mercoledì 13 alle ore 9.15 in Sala Vite si terrà l’approfondimento sul tema “Mother Regulation: nuove omologazioni stradali. Novità, applicabilità e compatibilità”, mentre alla stessa ora ma in Sala Enotrend si terrà la tavola rotonda dal titolo “Le frontiere del lievito enologico: incontrare le esigenze dei vinificatori”. Sempre in Sala Enotrend alle 14.00 si discuterà di “Viticoltura 4.0: viti, tecnologie, macchine e modelli per la coltivazione del futuro”. Giovedì 14 dicembre il programma della giornata inizierà in Sala Enotrend con il dibattito “Pinot Grigio: l’unione fa la forza. Percorsi di successo per la nuova DOC” nel pomeriggio alle ore 14.00 è previsto il convegno “DA FVG a FRG Il futuro del FVG passa dal futuro della Ribolla Gialla”, le conclusioni saranno affidate a Cristiano Shaurli – Assessore alle risorse agricole e forestali. Oltre a convegni e tavole rotonde il programma prevede anche workshop su temi legati alla coltivazione della vite, all’enologia e alla commercializzazione del vino come: la cimice asiatica, criticità e potenzialità delle varietà resistenti, i difetti sensoriali del vino in collaborazione con l’azienda portoghese AMORIM CORK, leader mondiale nelle chiusure, le gelate, la fermentazione maloalcolica, i costi di gestione del vigneto, la potatura meccanica e le ultime acquisizioni in campo enologico; questi ultimi incontri sono organizzati in collaborazione con “L’informatore Agrario”. Spazio anche ad una dimostrazione di NeuroMarketing per spiegare il Marketing del Packaging: giovedì 14 alle 9.30 in Sala Vino. Momenti più rilassanti attendono i visitatori durante le tante degustazioni in programma nella Sala Vino: martedì alle 11.30 è ci sarà una Degustazione Cru a cura del Consorzio di Tutela Vini Soave, mercoledì alle 16.30 si assaggeranno i Vitigni Resistenti a cura di Vivai Cooperativi Rauscedo, giovedì alle 13.00 nel bicchiere i Pinot Grigio dal Mondo a cura di Assoenologi FVG. Concluderà il programma di RIVE 2017, giovedì 14 dicembre alle 14.30 l’incontro dedicato alle Banche del vino e ai servizi di BCC PORDENONESE per l’innovazione e lo sviluppo della filiera vitivinicola. Tutti i convegni e worshop sono prenotabili attraverso il sito www.exporive.com. La Regione Friuli Venezia Giulia, partner dell’evento in collaborazione con ERSA, sarà presente a Rive con uno stand in cui viene presentato il servizio fitosanitario regionale al quale i coltivatori si possono rivolgere per avere informazioni e servizi per la difesa delle coltivazioni e della vite, in questo caso. Due aree, entrambe realizzate da ERSA per promuovere il marchio AQUA, offriranno ai visitatori degustazioni dei i migliori vini della Regione: nell’Enoteca del Friuli Venezia Giulia al padiglione 5 assaggi e degustazioni saranno a curati dall’ASI, Associazione Enologi Italiani, mentre al padiglione 3 nell’Osteria del Friuli Venezia Giulia i vini saranno abbinati ai piatti della tradizione regionale preparati da Le Troi Chef con i prodotti a marchio AQUA.

In Italia, leader mondiale tra i produttori di vino, quasi un quarto della produzione arriva da Friuli Venezia Giulia e Veneto

Rive è l’ultima manifestazione nel calendario 2017 ma è quella su cui gli organizzatori di Pordenone Fiere ripongono le più alte aspettative di crescita. Dati economici di settore attestano la viticoltura come uno dei settori trainanti del Made in Italy e la provincia di Pordenone rappresenta un’eccellenza soprattutto nel settore del vivaismo viticolo. Come dire: Rive è la fiera giusta nel posto giusto. L’Italia è il primo Paese produttore di vino nel mondo ed occupa la seconda posizione come esportatore per volume e per valore Nel 2017 con i suoi 1,64 milioni di ettolitri il Friuli Venezia detiene il 4% della quota nazionale di produzione di vino, il Veneto il 19%. Insieme le due Regioni su cui fa riferimento la Fiera di Pordenone producono quasi un quarto del vino italiano. Il Friuli Venezia Giulia è famoso per i suoi vini bianchi (il 5% dei vini italiani) riconosciuti a livello mondiale per la loro qualità. Pordenone detiene il primato regionale nella produzione di vino con 596mila ettolitri, seguita da Udine con 533mila ettolitri e a distanza da Gorizia a 229mila ettolitri in forte crescita negli ultimi anni. Oltre che nella produzione di vino, l’Italia è leader indiscusso anche nel settore del vivaismo viticolo. Il nostro Paese è il primo produttore nel mondo di barbatelle. Nel 2016, in Italia, sono state prodotte 169 milioni 586 mila 964 barbatelle, per un valore complessivo di 237.411.801 milioni di euro, Glera e Pinot Grigio in testa. Proviene dal Friuli Venezia Giulia il 70% della produzione nazionale e il 40% della produzione mondiale di barbatelle: nel complesso, circa 90-100 milioni di piante ogni anno. Nel 2016 in Friuli Venezia Giulia sono state registrate 46 aziende vivaistiche e 8.272 impianti di barbatelle (dati ERSA). Si trova in provincia di Pordenone, il più grande vivaio di barbatelle del mondo, i Vivai Rauscedo.

R.I.V.E sarà aperta alla Fiera di Pordenone nelle giornate 12 -13 -14 Dicembre 2017 Orario dalle 9:00 alle 18:00. I padiglioni coinvolti dalla manifestazione sono 5: 1, 2, 3, 4, 5 con ingressi Centrale e Sud. L’accesso alla manifestazione è gratuito e riservato agli operatori del settore con registrazione obbligatoria sia on-line nel sito sia direttamente in fiera agli ingressi.

Tutte le informazioni nel sito web: www.exporive.com

martedì 5 dicembre 2017

Vino&Ricerca. In Trentino il punto su coltivazione e vinificazione di varietà ibride resistenti

Presentati anche i dati sulla concentrazione di acido shikimico nei vini. Precursore di amminoacidi con anello aromatico e di flavonoidi (antociani, tannini, flavonoli) questo acido è considerato un marker varietale con spiccata attività antinfiammatoria.

Si è svolta oggi a San Michele all'Adige in Trentino la Giornata tecnica della vite e del vino per viticoltori, tecnici ed enologi promossa dalla Fondazione Edmund Mach e giunta quest'anno alla sua decima edizione. Report sull'annata viticolo-enologica e focus sulle cultivar tolleranti: calo di produzione, ma ottima annata per Chardonnay e Pinot grigio.

Circa 150 viticoltori, enologi e tecnici del settore hanno preso parte al tradizionale incontro di dicembre (più un'ottantina collegati in streaming), dove si è fatto il punto sulla qualità dei vini, sull'andamento fitosanitario, ma anche sui primi risultati derivanti dalla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino, volte a minimizzare l'input chimico in campagna.

Nell'incontro tecnico di aggiornamento, moderato dal dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, Michele Pontalti, sono stati affrontati con i tecnici di San Michele diversi temi: dall’andamento fitosanitario ad alcuni risultati delle attività di sperimentazione, dall'andamento climatico alla vendemmia e ai primi risultati sulla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino con focus enologico. Spazio anche alla certificazione SQPNI del settore vite in Trentino e un aggiornamento sulla resistenza ai prodotti antiperonosporici.

Primi risultati sulla coltivazione delle varietà tolleranti in Trentino. 

La Fondazione Mach ha messo a dimora nel 2013 due vigneti di cultivar resistenti alle principali malattie fitosanitarie provenienti principalmente da Friburgo con lo scopo di testarne le potenzialità viticole ed enologiche. Maurizio Bottura ha spiegato che in Trentino è possibile coltivarne solo sei di queste cultivar e tutte a bacca bianca (solaris, bronner, helios, muscaris, johanniter e sauvignon gris). Altre cultivar presenti in coltivazione sperimentali a bacca bianca e rossa non hanno ancora l’autorizzazione ad essere coltivate, comprese quelle ottenute dalla sperimentazione interna in Fondazione Mach.

“In generale - ha evidenziato Bottura - possono rappresentare un’opportunità in zone limitrofe ad aree sensibili quali case, scuole, giardini pubblici, ciclabili dove la conflittualità tra trattamenti fitosanitari e popolazione è maggiore. Infatti queste cultivar riducono l’impatto a pochi (2,3) interventi fitosanitari. Al momento siamo ancora lontani dall’affermare che possono sostituire le classiche cultivar presenti sul mercato nazionale ed internazionale”.

Focus enologico sulle varietà tolleranti.

Giorgio Nicolini ha illustrato alcuni aspetti di rilievo tecnico-enologico delle varietà ibride "resistenti" ottenute principalmente a Friburgo, coltivate in Trentino e inserite in un progetto a finanziamento europeo che vede la collaborazione anche del vivaismo provinciale. In relazione alle varietà a bacca bianca sono stati presentati dati circa la concentrazione di acido shikimico nei vini e del quale parlerò in un prossimo articolo.

“Questa molecola, infatti, può essere un marcatore dell'origine varietale non solo tra le Vitis vinifera - ad esempio della discriminazione dei vini Pinot grigio rispetto a quelli Chardonnay - ma anche tra gli ibridi interspecifici e nei tagli autorizzati nel caso di vini a IGT”. Ha spiegato Nicolini.

In relazione alle varietà a bacca rossa, invece, focus sulla concentrazione polifenolica, con attenzione alle variazioni compositive legate alla tecnica di vinificazione dei vini da ibridi e alle problematiche connesse alla notevole presenza di antocianine diglicosidi.

Clima e meteo. 

Giambattista Toller ha parlato dell'andamento meteorologico descrivendo gli eventi di siccità invernale, gelo tardivo, groppi di vento e grandinate che lo hanno caratterizzato. La gelata di fine aprile 2017 ha inflitto ingenti danni particolarmente alle colture di melo ma per effetto dell'anticipo della stagione vegetativa della vite, legata al riscaldamento globale della Terra, in talune aree ha colpito duramente anche la viticoltura. Infine alcune grandinate molto intense hanno danneggiato le viti prossime alla vendemmia.

Vendemmia 2017, ottima vendemmia per le varietà bianche, Chardonnay e Pinot grigio.

La vendemmia 2017 sarà ricordata per la produzione contenuta, ma dagli enologi anche per la sua complessità nella corretta interpretazione delle curve di maturazione. Luciano Groff e Mario Malacarne hanno spiegato che dopo un iniziale largo anticipo della previsione di inizio vendemmia, con grande preoccupazione per il veloce calo dell’acidità, si è entrati nel periodo vendemmiale con un quadro climatico completamente mutato verso un clima continentale con temperature al di sotto della media stagionale. Aspetto che ha rallentato il calo dell’acidità e permesso alla vite di recuperare sull’accumulo degli zuccheri, trasformando il 2017 da annata calda e anticipata in una ottima vendemmia delle varietà a frutto bianco, in particolare Chardonnay e Pinot grigio. Le condizioni perturbate di metà settembre hanno condizionato la raccolta delle varietà nere. La qualità dei vini rossi 2017 è comunque al di sopra delle aspettative per la concentrazione interessante di composti poifenolici, in particolare nelle zone tradizionalmente più vocate.

La resistenza ai prodotti antiperonosporici. 

Marina Collina dell'Università di Bologna ha portato gli ultimi aggiornamenti. La possibile riduzione di attività, a seguito di sviluppo di resistenza da parte dei patogeni, rappresenta un rischio per la maggior parte dei moderni fungicidi. L’area di Fitoiatria del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna da più di un decennio studia la sensibilità di numerosi patogeni ai fungicidi attraverso campionamenti effettuati in numerose aree dell’Italia centro-settentrionale. I prodotti antiperonosporici utilizzati su vite non sono esenti dal fenomeno della resistenza, nei confronti del quale si rende necessario un costante monitoraggio della sensibilità di Plasmopara viticola con il principale obiettivo di prevenire cali di efficacia pratica in campo. Le indagini vengono svolte anche per verificare l’eventuale presenza di resistenza in casi di scarsa attività dei prodotti. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i più recenti risultati degli studi di sensibilità di P. viticola ai principali antiperonosporici moderni, frutto di una collaborazione pluriennale con l’assistenza tecnica della provincia di Trento.

ll sistema di certificazione SQPNI del settore vite in Trentino. Graziano Molon, direttore generale del Consorzio tutela vini del Trentino, ha illustrato il sistema di certificazione SQPNI del settore vite in Trentino, delineandone l’origine, le procedure ed i risultati della vendemmia 2017. Per la prima volta in Italia, con il percorso certificativo SQNPI, il Consorzio Vini porta alla certificazione l’uva prodotto da quasi 6.000 viticoltori trentini, certificando in buona sostanza la salubrità e l’attenzione all’ambiente di tutta la viticoltura trentina.

lunedì 4 dicembre 2017

Ricerca e Innovazione nel settore vitivinicolo, presentazione dei primi risultati di LIFE VITISOM, il progetto europeo di Agricoltura 4.0 su emissioni GHG e fertilizzazione mirata


Berlucchi, storica azienda vitivinicola della Franciacorta, continua il suo percorso nel mondo dell’agricoltura biologica e dell’innovazione sostenibile ospitando domani 5 dicembre, il workshop Agricoltura 4.0, le emissioni di gas a effetto serra in ambito agricolo. L’incontro, ideato nell’ambito del progetto LIFE15 ENV/IT/000392–LIFE VITISOM, di cui l’azienda è partner, approfondirà il tema delle emissioni GHG (greenhouse gas, gas a effetto serra) in agricoltura alla presenza di relatori internazionali.

L’evento, patrocinato da OIV – L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali e Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Brescia, sarà organizzato in una sessione mattutina, dove il Prof. Andrea Pitacco, docente all’Università di Padova, partner di progetto, e la Dott.ssa Patricia Laville, dell’Institute Nationale de Recherche Agronomique (INRA), presenteranno la tematica. A seguire la sessione di networking, in cui i referenti degli altri progetti LIFE esporranno i risultati conseguiti. In conclusione saranno presentati i primi risultati del progetto. La corte interna di Berlucchi ospiterà i due prototipi già in uso nei propri vigneti.

LIFE VITISOM è un progetto triennale dell’Unione Europea per il monitoraggio delle emissioni che valuta gli impatti nella gestione del suolo e delle concimazioni al fine di ideare, testare e validare un sistema innovativo di distribuzione delle matrici organiche in viticoltura.

La distribuzione avviene con macchine a rateo variabile, capaci cioè di riconoscere l’effettiva esigenza del vigneto, rilevata con speciali mappe di vigoria. LIFE VITISOM prevede rilievi puntuali delle emissioni, in funzione di gestioni del suolo diversificate, e in continuo, a livello di ecosistema vigneto, nei due siti inclusi a progetto.

“L’uso del fertilizzante organico, l’unico concesso dal protocollo bio, ci permette di nutrire il suolo in modo lungimirante agendo sul terreno e non sulla pianta, come invece fa quello di sintesi”, dice Arturo Ziliani, AD ed enologo Berlucchi. “Con la fertilizzazione mirata che stiamo sperimentando nei nostri vigneti evitiamo sprechi e squilibri produttivi: suoli diversi infatti danno uve, e quindi vini, diversi”.

Oltre a Guido Berlucchi & C. Spa, la partnership coordinata dall'Università degli Studi di Milano vede coinvolte anche altre due aziende vitivinicole, Castello Bonomi Tenute in Franciacorta Società Agricola a r.l. e Azienda Agraria degli Azzoni Avogadro Carradori, insieme all'azienda costruttrice Casella Macchine Agricole Srl ed enti di ricerca pubblici e privati (Università di Padova, Westsystems e Consorzio Italbiotec).

La partecipazione all’evento è gratuita previa registrazione: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-agricoltura-40-39587246520.

L’incontro partecipa al piano per la formazione professionale continua dei dottori agronomi e dei dottori forestali con l’attribuzione di 0,75 CFP, con riferimento al Regolamento per la formazione continua CONAF.

giovedì 30 novembre 2017

Enoturismo. Approvato emendamento che riconosce per la prima volta lo status giuridico-fiscale della pratica enoturistica



L’emendamento in Manovra, che riprende in gran parte le disposizioni proposte nel ddl Stefàno e del gioco di squadra con MIPAAF sulla introduzione della disciplina enoturistica, prevede il via libera alle attività realizzate nei luoghi di produzione come degustazioni, didattica, iniziative ricreative e visite in cantina.


“Il Movimento turismo del vino esprime grande soddisfazione per l’emendamento, approvato ieri notte alla commissione Bilancio del Senato, che riconosce per la prima volta lo status giuridico-fiscale della pratica enoturistica. Un risultato raggiunto soprattutto grazie alla determinazione e alla perseveranza del senatore Dario Stefàno, che ha ben compreso le istanze e le opportunità di un fenomeno in grande espansione con un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro l’anno”.

Lo ha detto il presidente del Movimento turismo del vino (Mtv), Carlo Pietrasanta, a commento dell’emendamento a prima firma Stefàno passato in commissione Bilancio del Senato, che inquadra per la prima volta l’enoturismo in una cornice normativa propria e assolutamente nuova.

Per Paolo Castelletti segretario generale dell’Unione Italiana Vini: “Siamo ad un passo dal riconoscimento normativo dell’attività enoturistica, un momento storico per il nostro Paese. L’emendamento inserito in finanziaria recepisce i punti principali del ddl Stefàno e definisce il quadro fiscale e legislativo entro cui, finalmente, anche in Italia si potrà essere operatori enoturistici a tutti gli effetti. Grazie al senatore Stefàno, al ministro Martina e a tutte le forze politiche che si sono impegnate a fondo per raggiungere questo risultato. Adesso è necessario un ultimo sforzo per la definitiva approvazione alla Camera. Ma poi, in seguito, vogliamo e dobbiamo continuare a lavorare per vedere approvato integralmente il disegno di legge sul turismo del vino che contiene altri elementi importanti per lo sviluppo di questa attività, strategica per il futuro dei territori e del nostro comparto”. “Ora – ha aggiunto Pietrasanta - confidiamo nel buon senso delle Aule in sede di approvazione della Legge di Bilancio per portare a termine entro Natale un iter legislativo considerato di straordinaria importanza non solo per il settore ma anche per i fruitori dell’enoturismo”.

Per il presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino, Floriano Zambon: "Si tratta di un importante passo avanti per dare al turismo del vino ancor più solide basi operative. Adesso - afferma Zambon - occorre che l'iter della proposta di legge sull'enoturismo, che questo emendamento in parte ha accolto, possa continuare per la sua definitiva approvazione. Il settore ha bisogno di questa legge perché i territori del vino possano esprimere al meglio tutte le loro potenzialità turistiche e di accoglienza. Ringrazio il senatore Stefàno per il suo impegno e rinnovo la condivisione di questi comuni obiettivi con il Movimento turismo del vino".

L’emendamento in Manovra, che anche grazie alla positiva interlocuzione con il ministero delle Politiche Agricole riprende in gran parte le disposizioni proposte nel ddl Stefàno sulla introduzione della disciplina enoturistica, prevede il via libera alle attività realizzate nei luoghi di produzione (degustazioni, didattica, iniziative ricreative, visite in cantina e altro), per cui basterà presentare la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al comune di competenza. Per l’attività le disposizioni fiscali previste saranno quelle contenute nella legge fiscale sull’agriturismo, mentre il regime forfettario dell’imposta sul valore aggiunto sarà applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attività nell'ambito di un'azienda agricola.

Il mercato dei Fine Wines, posizionamento, evoluzione e prospettive per i vini italiani di alta qualità

Una ricerca sugli USA, primo mercato mondiale per consumi di vino a cura dall’Istituto Grandi Marchi e Wine Monitor.


Aumenta la cultura del vino e la ricerca della qualità e la tendenza tra i consumatori americani all’acquisto di prodotti di livello di prezzo superiore, ha avuto una notevole accelerazione negli ultimi anni. Un fenomeno che prende il nome di “premiumization”, una tendenza che si sta consolidando in molti mercati e i dati raccolti dalla ricerca ne sono la testimonianza. Negli Stati Uniti, nell’ultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati è cresciuto di quasi il 10% e, se si fa riferimento alle vendite off-trade, il posizionamento dell’Italia è tra i più alti tra i vini di importazione.

Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor hanno presentano ieri a Roma presso la sede dell'Associazione Stampa Estera, i risultati di una ricerca sul consumo dei fine wines negli Stati Uniti. Accanto ai dati su import e vendite che mostrano un’evidente tendenza al consumo di vini di “alta qualità”, lo studio ha condotto un’indagine su 2.400 consumatori di vino dei 4 Stati federali maggiori importatori di vino italiano (New York, Florida, New Jersey, California) al fine di comprendere, da un lato, i fattori che definiscono un “fine wine” e i modelli che guidano il consumo di questi vini, dall’altro il posizionamento del nostro paese in questo segmento attraverso l’identificazione di perception e reputation dei “fine wine” italiani presso lo stesso consumatore statunitense.
“I dati che abbiamo raccolto indicano la via maestra al vino italiano:  la tendenza positiva deve ricordarci di lavorare con grande determinazione ed efficacia alla ricerca del corretto posizionamento di pregio per il nostro prodotto, lavorando sempre più per la crescita del valore perché i volumi discendano da un corretto approccio al valore e non da una logica di price competition” afferma il Presidente Mastroberardino. “Il primato sui volumi non può essere un tema da celebrare a prescindere, dato che i volumi senza il valore portano allo sgretolamento della filiera per mancanza di capacità di remunerare gli investimenti effettuati”.

Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al mondo per consumi di vino e dalle potenzialità di crescita ancora rilevanti. Nel corso degli ultimi dieci anni, i consumi sono aumentati a volume del 28% arrivando a 32 milioni di ettolitri; nonostante ciò pesano ancora per appena il 10% sul consumo totale di bevande alcooliche (per l’80% si tratta di birra). Inoltre, il 44% di tutti i consumi di vino si concentrano in appena 5 Stati: New York, California, New Jersey, Texas e Florida.

Circa un terzo dei consumi statunitensi di vino si riferisce a prodotti d’importazione. Anche in questo caso si evince nel decennio una significativa crescita delle importazioni pari al 33%, arrivando ad un valore di circa 5,5 miliardi di dollari. Rispetto alle principali tipologie di vino importato, la quota dell’Italia è passata dal 31% al 34% nel caso dei vini fermi imbottigliati e dal 13% al 32% nel caso degli spumanti.

“Gli Stati Uniti al pari di molti altri mercati internazionali stanno vivendo una rilevante fase di “premiumisation” dei consumi di vino” dichiara Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor. “Basti pensare che, nel corso dell’ultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati negli USA è cresciuto di quasi il 10%, passando da 5,32 $/litro ai 5,82 $/litro del 2017, così come, nel corso dell’ultimo anno, le vendite di vini fermi nel canale off-trade con prezzo superiore a 20 $ a bottiglia sono cresciute di quasi l’8%, contro il 2,4% dei vini con prezzo inferiore”.

La ricerca mette in evidenza come l’Italia, in questo contesto, abbia un enorme vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi importatori dato dal fatto che il nostro paese gode di una reputazione molto elevata presso il consumatore americano. Il vino italiano piace soprattutto quando rispecchia il nostro stile, cioè l’Italian style, che è collegato, secondo gli intervistati, ai concetti di bellezza, moda e lusso.

E in effetti, il posizionamento dell’Italia nelle fasce “premium” in termini di quota sulle vendite nel canale off-trade è tra i più alti in riferimento ai vini di importazione. Nel caso dei vini rossi fermi, a fronte di una incidenza complessiva del 7% sulle vendite totali, la quota di mercato supera l’8% in tutte le fasce di prezzo superiori ai 20 $ a bottiglia; ma non solo: arriva a superare il 10% nella fascia di prezzo da 31 $ e oltre. A questo proposito è interessante evidenziare come, in virtù di questo “alto” posizionamento, il prezzo medio dei vini rossi italiani venduti nell’off-trade è in linea a quello dei rossi francesi (12,3 $ vs 12,4 $). Anche nel caso dei vini bianchi fermi a fronte di un’incidenza sulle vendite della tipologia del 13%, la relativa quota di mercato arriva al 42% nella fascia 20 – 24,99$ a bottiglia.

Tra i diversi risultati emersi, la survey ha messo in luce

·       come il 54% dei consumatori di vino americani dichiara di preferire vini di produttori noti, famosi; questa quota cresce fino al 67% tra i “frequent user”, tra coloro cioè che consumano vino almeno una volta a settimana;

·       che il vino viene scelto soprattutto in base al brand (il 18% indica questo fattore come principale criterio di acquisto), e che l’importanza del brand aumenta fino al 26% tra i criteri di scelta dei “fine wines”;

·       che il “fine wine” ideale per il consumatore americano è quello prodotto da un’azienda ben consolidata e con esperienza;

·       che il binomio “fine wine” e “Made in Italy” riscuote grande successo negli Stati Uniti: 1/3 dei consumatori di vino indica «Italia» quando pensa ai produttori di vini di alta qualità;

·       che Barolo, Amarone e Brunello di Montalcino i “fine wine” italiani più citati spontaneamente, così come Piemonte e Toscana sono le regioni che vengono più spesso ricordate, seguite da Veneto e Sicilia.

Dunque, reputation molto elevata per i vini italiani. Questo deve essere il punto di partenza per lanciare la sfida del valore ai produttori italiani tutti.

lunedì 27 novembre 2017

Valorizzazione delle biodiversità. Spergola, il vitigno ritrovato che strizza l'occhio ai millenials. La celebrazione in un convegno al Senato

Antico ma dal piglio moderno, la Spergola è un vitigno tipico della provincia di Reggio Emilia. Quasi estinto oggi rinasce ritrovando il suo habitat ideale nei terreni argillosi e ricchi di gesso dei colli di Scandiano e Canossa. 


Dopo il primo convegno tenutosi due mesi fa a Scandiano, il vitigno Spergola sarà ora protagonista insieme ad una delegazione di viticoltori e amministratori locali a Palazzo Madama per valorizzare il prodotto di un vitigno riscoperto e portarlo all’attenzione delle istituzioni. 


Alla conferenza capitolina si parlerà della storia, sicuramente affascinante, di questo vitigno, che sembrava condannato all’estinzione ma che la Compagnia della Spergola, nata grazie ad alcuni  sapienti viticoltori ha provveduto a salvare. Una storia che produttori e amministrazioni comunali racconteranno mercoledì 29 novembre alle ore 15.00 presso la sala Caduti di Nassiriya, all’interno di Palazzo Madama sede del Senato italiano.

La conferenza dal titolo “la Spergola: il vitigno ritrovato. Valorizzare la biodiversità, bere con consapevolezza” sarà introdotta dalla senatrice Leana Pignedoli, relatrice del Ddl sulla biodiversità e membro della commissione Agricoltura e produzione agroalimentare. Poi spetterà al sindaco Alessio Mammi Sindaco di Scandiano a portare i saluti in rappresentanza dei sindaci di Albinea, Bibbiano, Quattro Castella. Seguiranno gli interventi dei relatori: Denis Pantini, responsabile dell’osservatorio agroalimentare che parlerà del “Il Vino secondo i millenials - Rapporto di Nomisma ”; Federico Terenzi, presidente di Agivi, affronterà il tema “La Spergola un mondo per giovani” e l’enologo Alberto Grasselli parlerà di “Spergola, il bianco delle terre dei Canossa”. Le conclusioni saranno affidate al vice ministro Politiche agricole, alimentari e forestali Andrea Olivero.

Le prime testimonianze scritte relative al vitigno Spergola risalgono al XV secolo, quando fu citato da Bianca Cappello, Granduchessa di Toscana. Nel corso della storia vi sono stati associati diversi nomi: Pomoria, Pellegrina, Spergolina o Spargolina sono alcuni dei modi con cui nel passato ci si riferiva a questo vino. Si tratta quindi di un vitigno autoctono molto antico, che per molto tempo è stato confuso con il Sauvignon, ma che un analisi del DNA effettuata nel 2000 ne ha dimostrato definitivamente la diversità genetica. Ciò rese possibile la registrazione della Spergola nel Catalogo Nazionale delle Varietà della Vite e quindi l’inserimento nella DOC Colli di Scandiano e Canossa. Oggi cinque produttori hanno scelto di puntare sull’unicità di questo vitigno e di valorizzarlo al meglio formando appunto la Compagnia della Spergola.

Una delle caratteristiche del vitigno è la sua buona resistenza alla siccità. Dalle uve se ne ricava un vino bianco che se vinificate in leggera surmaturazione si carica di profumi intensi ed eleganti. Interessante anche nella versione frizzante o spumante dal delicato profumo floreale e di mela verde.