mercoledì 20 settembre 2017

The Winesider Best Italian Wine Awards 2017. Ecco tutti i premiati

Si è svolta a Milano la grande kermesse dedicata al vino italiano che premia le 50 migliori etichette con l'obbiettivo di mettere in luce e raccontare alla e raccontare alla stampa nazionale ed internazionale le eccellenze italiane del settore vitivinicolo. La classifica inserita in Wine-Searcher.

Una classifica dei migliori 50 vini selezionata da una giuria internazionale composta da alcuni dei migliori palati provenienti da 5 Paesi diversi. Undici massimi esperti hanno degustato alla cieca, votato e classificato oltre 350 etichette provenienti da tutta Italia per scegliere le 50 che sono entrate a far parte della classifica 2017 di The Winesider Best Italian Wine Awards. 


La giuria internazionale

I giurati arrivano da quattro Paesi di riferimento per il vino italiano: Kenichi Ohashi (Giappone) l’unico Master of Wine giapponese, Sake Expert Assessor e Master Of Sake, Amaya Cervera (Spagna) fondatrice del sito internet spanishwinelover.com e wine journalist con un’esperienza di oltre 15 anni, Christy Canterbury (Stati Uniti), giornalista, giudice, formatrice e Master of Wine e Tim Atkin (Inghilterra) Wine Writer tra i più premiati al mondo e Master of Wine con più di 25 anni di esperienza.

Wine-Searcher

Si tratta della sesta edizione per l’evento inserito nel 2016 da Wine-Searcher - il più grande database e motore di ricerca dedicato al vino nonché lo strumento maggiormente utilizzato al mondo per le quotazioni delle bottiglie - fra i premi e i concorsi di maggior rilievo del settore a livello mondiale.

The Winesider

Dal 2016 BIWA, il premio che ogni anno punta a valorizzare le eccellenze italiane e a raccontare la passione, la dedizione e il duro lavoro che stanno dietro a ogni etichetta premiata, è organizzato in main partnership con The Winesider, l’innovativa piattaforma per la gestione della cantina dei ristoranti di qualità creata da Gianni Miscioscia e dal figlio Giacomo. Modernità e tecnologia in supporto alla qualità garantita da un’attenta selezione delle referenze che raccontano le migliori realtà italiane nel mondo del vino sono i valori che accomunano BIWA e The Winesider.

PREMIO AZIENDA E TRADIZIONE
POLIZIANO - TOSCANA
Per quella cantina che ha saputo, vendemmia dopo vendemmia, preservare e rilanciare
le tradizioni enologiche del proprio territorio.

PREMIO VINO PROMESSA
I SABBIONI - ROMAGNA SANGIOVESE ORIOLO 2016 - EMILIA ROMAGNA
Un’etichetta da poco arrivata sul mercato o recentemente riscoperta che si prepara
ad entrare nel pantheon dei grandi vini italiani.

PREMIO VINO DA UVE AUTOCTONE ROSSE
ORLANDO ABRIGO - BARBERA D’ALBA MERVISANO 2012 - PIEMONTE
Per quell’etichetta che continua a portare avanti il messaggio enologico del proprio territorio
attraverso l’utilizzo di una o più varietà autoctone a bacca rossa.

PREMIO VINO DA UVE AUTOCTONE BIANCHE
BROGLIA - GAVI VECCHIA ANNATA 2009 - PIEMONTE
Per quell’etichetta che continua a portare avanti il messaggio enologico del proprio territorio
attraverso l’utilizzo di una o più varietà autoctone a bacca bianca.

PREMIO VINO POP
ZUCCHI - LAMBRUSCO DI SORBARA RITO 2016 - EMILIA ROMAGNA
Semplice ma sanguigno, schietto ma di carattere. È il vino pop, il giusto mix tra genuinità e originalità.

PREMIO MIGLIOR SOMMELIER
ILARIO PERROT - SETA MANDARIN ORIENTAL MILANO
Classe, eleganza e professionalità. Le autentiche e imprescindibili credenziali di un ambasciatore
del vino italiano nella ristorazione italiana di eccellenza.

PREMIO ALFIERE DEL TERRITORIO
SALVATERRA -VENETO
Per quell’azienda che riesce a mostrare le potenzialità di un territorio nel suo complesso.

I 50 premiati

1) Oreno 2015 Tenuta Sette Ponti - Toscana
2) Terlaner Rarity 1991 Cantina Terlano Alto Adige
3) Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Trentodoc 2006 Ferrari F.lli Lunelli - Trentino
4) Barolo Ravera 2013 - Elvio Cogno - Piemonte
5) Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2012 - Casanova di Neri - Toscana
6) Valtellina Superiore Rocce Rosse Sassella Riserva 2007 - AR.PE.PE. - Lombardia
7) Bolgheri Sassicaia 2014 - Tenuta San Guido - Toscana
8) Gewürztraminer Epokale Spätlese 2009 - Tramin - Alto Adige
9) Trebbiano d’Abruzzo 2013 - Valentini - Abruzzo
10) Barolo Monprivato 2012 Giuseppe Mascarello e figlio - Piemonte
11) Brunello di Montalcino Poggio di Sotto Riserva 2011 - Poggio di Sotto- Toscana
12) Furore Bianco Fiorduva 2015 - Cantine Marisa Cuomo - Campania
13) Vin Santo di Vigoleno 2007 - Alberto Lusignani - Emilia Romagna
14) Vecchio Samperi - Marco de Bartoli - Sicilia
15) Brunello di Montalcino Pianrosso 2012 - Ciacci Piccolomini d’Aragona - Toscana
16) Brunello di Montalcino 2012 - Biondi Santi - Toscana
17) Il Caberlot 2014 - Podere il Carnasciale - Toscana
18) Vernaccia di Oristano Riserva 1991 - Azienda Vinicola Attilio Contini - Sardegna
19) Barolo Monvigliero 2013 - Comm. G.B. Burlotto - Piemonte
20) Barolo Ciabot Tanasio 2013 - Francesco Sobrero - Piemonte
21) Barolo Parussi 2013 - Massolino Vigna Rionda - Piemonte
22) Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2012 - Quintodecimo - Campania
23) Barolo Margheria 2013 - Azelia - Piemonte
24) Mossone 2015 - Santa Barbara - Marche
25) Brunello di Montalcino Riserva 2011 - Le Potazzine - Toscana
26) Morellino di Scansano Riserva Calestaia 2011 - Roccapesta - Toscana
27) Gattinara Pietro 2013 - Paride Iaretti - Piemonte
28) Montevetrano 2015 - Montevetrano - Campania
29) Nathan 2014 - Ermes Pavese - Valle d’Aosta
30) Barolo Parafada 2013 - Palladino - Piemonte
31) Barbaresco Rabajà 2014 - Giuseppe Cortese - Piemonte
32) Barolo Bricco delle Viole 2013 - Mario Marengo - Piemonte
33) Barolo Gramolere 2013 - Fratelli Alessandria - Piemonte
34) Brunello di Montalcino 2012 - Col d’Orcia - Toscana
35) Arcurìa Etna Rosso 2014 - Graci - Sicilia
36) Barolo Vigna Rionda Ester Canale 2013 - Giovanni Rosso - Piemonte
37) Faro 2012 - Azienda Agricola Palari - Sicilia
38) Barbaresco Pora 2014 - Musso - Piemonte
39) Romagna Sangiovese Riserva Vigna 1922 2013 - Torre San Martino - Emilia Romagna
40) San Leonardo 2011 - Tenuta San Leonardo - Trentino
41) Turriga 2013 - Argiolas - Sardegna
42) Amarone della Valpolicella Ca’ del Lupo 2013 - Azienda Agricola Rizzi Luigino e Claudio - Veneto
43) Franciacorta Cabochon Brut 2012 - Monte Rossa - Lombardia
44) Private Cuvée Andreas Huber 2015 - Pacher Hof - Alto Adige
45) Amarone della Valpolicella Classico Riserva La Mattonara 2006  Zýmē - Veneto
46) Franciacorta Berlucchi Palazzo Lana Riserva Satèn 2008 - Guido Berlucchi - Lombardia
47) Malvasia 2015 - Skerk - Friuli Venezia Giulia
48) Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva San Paolo 2015 - Pievalta - Marche
49) Vintage Tunina 2015 - Jermann - Friuli Venezia Giulia
50) Kamen Pietra 2015 - Azienda Agricola Zidarich - Friuli Venezia Giulia

SITO WEB www.biwawards.it

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Vino&Mercati. Le aziende IGM pronte al debutto in Svizzera

Evento istituzionale a Zurigo per l'Istituto Grandi Marchi per valorizzare le diversità vitivinicole regionali e presidiare il posizionamento di pregio del prodotto italiano. 

E’ Zurigo la città prescelta dall’Istituto del Vino Italiano di Qualità - Grandi Marchi per il suo evento istituzionale annuale. L’evento, che avrà luogo lunedì 25 settembre al Park Hyatt, è organizzato in collaborazione con la celebre rivista di settore Vinum e prevede una giornata dedicata alla presentazione delle punte di diamante del Made in Italy del vino. 

Per l’Italia, il mercato svizzero è in crescita costante negli ultimi anni con un valore di oltre 550.000 euro, secondo i più recenti dati Wine Monitor. D’altro canto, l’Italia detiene il primo posto in termini di importazioni in Svizzera con il 36,5%, seguita dalla Francia (con il 31,1%).

La posizione dell’Italia in Svizzera è pertanto consolidata, ma la competizione resta accesa, dunque, secondo il presidente dell’Istituto, è opportuno mantenere un legame solido attraverso azioni mirate e specifici programmi di informazione e divulgazione.

Il programma si articola in tre momenti principali: una Masterclass guidata da Christian Eder, giornalista esperto e da anni corrispondente per l’Italia della pubblicazione svizzera, due momenti di degustazione – una riservata ai media e professionisti di settore, l’altra ai winelover, e infine una cena con abbinamenti esclusivi. Una giornata intensa che rappresenta un’occasione unica per scoprire o approfondire la conoscenza della vitivinicultura di qualità del nostro paese e per confrontarsi direttamente con i produttori che saranno tutti presenti all’evento.

“E’ la prima volta che IGM organizza un evento in Svizzera e l’attesa è fervida. Per il vino italiano di qualità, la Svizzera rappresenta da sempre un mercato strategico grazie ai suoi consumatori consapevoli, evoluti e pronti a recepire i messaggi che le aziende di IGM incorporano e diffondono” afferma Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto. “Per le nostre aziende la Svizzera è una destinazione di primaria importanza, il quinto paese dopo USA, Germania, UK e Canada. L’obiettivo della missione è di presidiare il posizionamento di pregio del prodotto italiano e valorizzare le diversità regionali puntando a un pubblico ampio: non soltanto gli addetti ai lavori, ma anche gli appassionati”.

L’Istituto del Vino di Qualità – Grandi Marchi, nasce nel 2004 dall’intuizione di un gruppo di produttori storici del Belpaese: formare una compagine di aziende vitivinicole particolarmente affini fra loro per caratteristiche interne, storia, tradizioni e comunione di intenti, al fine di promuovere la viticoltura e il vino di qualità, diffondendo e sostenendo la cultura enologica italiana, soprattutto oltreconfine.

Le 19 aziende riunite intorno al progetto rappresentano l’eccellenza delle espressioni vinicole regionali  del nostro paese che, con i suoi 642.000 ettari di vigneto, la sua incredibile varietà di contesti pedoclimatici e una vendemmia che va da fine luglio a fine novembre, è in grado di offrire vini con caratteristiche uniche ed eterogenee. Un’alleanza in cui ciascuna azienda, senza rinunciare alle proprie peculiarità, pone a disposizione del gruppo elementi convergenti verso finalità comuni, con l’intento dichiarato di generare valore per l’intero comparto.

Da allora, l’Istituto, che esprime il 7% dell’export vinicolo nazionale e vanta ben 12 regioni rappresentate, ha portato i suoi vini a visitare quasi tutto il mondo: ha toccato 23 Paesi vicini e lontani, è stato 63 volte in Russia, 42 volte negli Stati Uniti, 31 volte in Giappone, 29 in Canada e 28 in Cina per un totale complessivo di oltre 330 eventi e 62.000 operatori incontrati. E ha stretto rapporti duraturi con organi e istituzioni nazionali e internazionali, incluso l’Institute of Masters of Wine, l'associazione più esclusiva di esperti di vino esistente al mondo, portandola finalmente in Italia a celebrare il suo 8° Simposio.

Vendemmia 2017. Con uve sane e ottimo grado zuccherino, si annuncia un ottima annata per il Primitivo di Manduria

La raccolta per la grande denominazione pugliese si mantiene sulla stima dello scorso anno (20milioni di litri). Il calo delle rese è stato contenuto con un aumento di superficie dei vigneti a Doc. E sul fronte della contraffazione il Consorzio ottiene il blocco per prodotti ingannevoli in Cile, Spagna e Italia.

La vendemmia 2017 del Primitivo di Manduria si è conclusa confermando i pronostici: qualità eccellente con uve sane e grado zuccherino al punto giusto. La prospettiva favorevole era infatti stata preannunciata durante il monitoraggio e le analisi della fase di maturazione delle uve ed espressa dai vertici del Consorzio di Tutela prima ancora di tagliare i primi grappoli. 

Ultimi giorni di raccolta per le uve della Doc, ha dichiarato Roberto Erario, presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. Considerati i vari fattori, la previsione della vendemmia di quest’anno è paragonabile nelle quantità alla scorsa campagna. È da registrare un calo delle rese in campo, legato sia ad una minor carico dei vigneti sin dalla fioritura, sia a due settimane di caldo intensissimo verso la  fine luglio. Molti agricoltori hanno quindi preferito dedicarsi alla produzione a Doc rispettando chiaramente i parametri qualitativi e la composizione ampelografica prevista dal disciplinare.

Il calo, ha spiegato il Presidente, è stato quindi contenuto grazie ai nuovi impianti che hanno permesso un aumento di superficie dei vigneti a Doc. Il prodotto dal punto di vista organolettico è perfetto: uve senza muffa e maturazione con grado zuccherino ottimale. Il 2017 sarà ricordato come l’anno del caldo record (in Puglia si sono toccati anche 45°) e assenza di piogge, ma il vento di tramontana, una gestione oculata delle risorse idriche e la provvidenziale capacità di adattamento e resistenza alle alte temperatura della varietà Primitivo ha permesso di conservare bene lo stato dei grappoli. Una minor produzione si è registrata per le uve destinate alla Docg perché il grado zuccherino non si è presentato cosi elevato per il Dolce Naturale.

Proprio perché è così amato all’estero anche per il suo straordinario appeal, ha continuato Erario, il Primitivo di Manduria è il prodotto sul quale maggiormente si possono concentrare fenomeni di imitazione. Una situazione alla quale il Consorzio ha risposto, negli ultimi due anni, con una controffensiva senza precedenti in termini di vigilanza e tutela. Sono state messe in atto una ventina di azioni di contrasto in sede stragiudiziale e le denunce stanno portando a interventi d’ufficio da parte delle autorità competenti nei Paesi mondiali. Attualmente in Cile, in Spagna e anche in Italia, la vigilanza e la tutela del Consorzio ha bloccato la commercializzazione di falsi e ingannevoli marchi di Primitivo di Manduria. Con il riconoscimento Erga Omnes per la DOC il Consorzio sta agendo non più nell’interesse dei soli soci, ma di tutti coloro che producono, trasformano ed imbottigliano il Primitivo di Manduria sul territorio nazionale. Sono state implementate le funzioni di tutela, di promozione, e, con i nuovi fondi, si è aggiunto un compito importante, quello di vigilanza. Le misure di intervento, ha concluso Erario, sono attive costantemente non solo per difendere i produttori ma anche i consumatori. Un risultato che è frutto di una crescita culturale e di un’attenzione sempre crescente alla tutela dell’unicità e tipicità che distingue la produzione di questa denominazione. Sono previsti venti milioni di litri per questa vendemmia, una cifra che permetterà di produrre circa 25 milioni bottiglie destinate soprattutto ai mercati esteri come Messico, Sud Est Asiatico, Europa, Cina, Russia e Brasile, Uk, Belgio, Olanda e Germania. 

martedì 19 settembre 2017

L'Italia della birra artigianale. La migliore prodotta con cereali alternativi è quella di Birra del Borgo

Si chiama Enkir e la produce Birra del Borgo, il noto birrificio di Borgorose in provincia di Rieti. Viene prodotta con il primo cereale addomesticato sulla terra.

Si è da poco concluso, nell’ambito del Drinktec, a Monaco, l’European Beer Star Award 2017, uno dei più prestigiosi concorsi birrari al mondo che si tiene ogni anno, dal 2004, in Germania. L'Enkir è stata premiata con l’oro per la categoria “migliore birra prodotta con cereali alternativi”.

Per Birra del Borgo è il secondo oro ottenuto nell’ambito della stessa competizione. L’European Beer Star 2014 aveva infatti visto trionfare la Reale Extra, aggiudicatasi la medaglia d’oro nella categoria India Pale Ale.

L'utilizzo dei cereali alternativi nella produzione di birra artigianale, dopo che una legge in Italia ha definito che il malto d'orzo può essere sostituito con malto di altri cereali, sta prendendo sempre più piede. Si annoverano così produzioni che utilizzano segale, riso, frumento, mais, avena, farro e come in questo caso l'enkir che è all’origine di questa birra. La Enkir è infatti ottenuta con il 55% di Triticum Monocuccum, nome scentifico dell'enkir, il primo cereale addomesticato sulla terra. Viene aggiunto al malto d’orzo conferendo alla birra meravigliose note resinose e speziate oltre che equilibrio, delicatezza e morbidezza.

Un riconoscimento importante per l’Italia della birra di qualità oltre che per Birra del Borgo. “Da anni ci impegniamo per creare prodotti unici e dal carattere inimitabile, questo premio per noi è davvero significativo, ci spinge a portare avanti il lavoro sulla qualità e la ricerca iniziato a Borgorose nel 2005 con la nascita del birrificio”., ha commentato Leonardo di Vincenzo, fondatore di Birra del Borgo.

Al concorso partecipavano in questa edizione ben 46 Paesi da tutti i continenti, per un totale di oltre 2.151 birre (suddivise in 60 categorie) valutate da una giuria composta da oltre 100 esperti internazionali.

I criteri chiave di assegnazione del premio sono l'esperienza sensoriale e il soddisfacimento dei requisiti descritti dalla categoria di appartenenza. Le degustazioni sono condotte sui parametri standard di colore, aroma, gusto e impressioni generali ma le discriminanti che decretano il podio sono il carattere e la personalità della birra oltre alla sua qualità. Criteri di scelta che perfettamente si coniugano con lo spirito di Birra del Borgo e con la particolare ideazione e realizzazione di questa speciale birra.

venerdì 15 settembre 2017

Cambiamenti climatici. Il settore del Cognac guarda al futuro con nuove varietà di vitigni resistenti

Quattro varietà di vite resistenti ottenute da incroci con l'Ugni Blanc, vitigno per eccellenza impiegato nella produzione del Cognac. L'annuncio in occasione di una giornata dedicata alla stampa organizzata dall''Ufficio Interprofessionale Nazionale del Cognac, in presenza di INRA e IFV.

Prendere in considerazione la conservazione e la difesa dell'ambiente e garantire uno sviluppo economico sostenibile, attuando pratiche viticole che vedono in primis la riduzione dell'uso di fitosanitari. In questa direzione si sta muovendo l'industria del Cognac che vede nell'innovazione varietale e gestione della filiera del programma Référentiel Viticulture Durable Cognac, i strumenti chiave per affrontare questa priorità.

Varietà resistenti una forte leva per ridurre l'uso dei fitosanitari

Nei primi anni 2000, il Cognac National Interprofessional Bureau (BNIC), un reparto di ricerca e sviluppo del settore del Cognac, ha realizzato diversi programmi di ricerca in collaborazione con l'Istituto Nazionale per la Ricerca Agricola (INRA) con l'obbiettivo di creare e selezionare varietà di vite resistenti a malattie come peronospera, oidio e muffa grigia allo scopo di ridurre di oltre il 90% l'utilizzo della chimica nel vigneto e le cui uve corrispondano oltremodo alle aspettative qualitative atte a produrre vino base con un profilo organolettico idoneo alla produzione del Cognac. In sostanza devono avere le stesse caratteristiche dell'Ugni Blanc, quali produttività, acidità elevata e basso contenuto di zucchero, unite ad un ciclo vegetativo che meglio si adatti al cambiamento climatico.

Un nuovo passo verso varietà resistenti

Da una popolazione di 43 incroci ottenuti da vitigno Ugni Blanc (genitore), sono state selezionate quattro varietà di vite resistenti che per le loro attitudini agronomiche e tecnologiche sono risultate quelle più adatte alla produzione di Cognac. Queste nuove varietà di uva sono state piantate nel 2015 su campi sperimentali ed il primo raccolto è previsto nei prossimi giorni. Ma saranno necessari tre raccolti per verificare la loro idoneità alla produzione del distillato. Parallelamente queste varietà di uva saranno piantate in campi di circa 1 ha, per testare le loro attitudini ad essere utilizzate in larga scala, come parte del programma nazionale OsCaR, coordinato da INRA. L'impianto dei vigneti inizierà nel 2018 e terminerà nel 2020. I risultati ottenuti serviranno poi a costituire un dossier per l'iscrizione nel catalogo delle varietà coltivate.

Una nuova generazione di varietà di uva già nel vivo della sperimentazione

Nel 2011-2012 fu istituito un altro programma di ricerca in collaborazione con l'INRA e l'Istituto Francese del Vino (IFV) con l'obbiettivo di ottenere e selezionare nuove incroci che incorporano diversi geni sia per la resistenza all'oidio sia alla peronospera (resistenza piramidale) che potrebbero essere disponibili nel 2030.

Quella del Cognac è una filiera dinamica, da ​​sempre attenta alla conservazione dell'ambiente ed in grado di assicurare una redditività a lungo termine grazie ad uno dei prodotti più conosciuti ed apprezzati al mondo. Un indotto economico per il Paese che si traduce con un fatturato di 3 miliardi di euro e di oltre il 98% di volumi esportati in 160 paesi.

Enoturismo, difesa dell’ambiente, vitigni autoctoni: al via la Convention d’Autunno di Città del Vino

I sindaci delle Città del Vino tornano a riunirsi per la Convention d’Autunno, quest’anno in programma in Calabria nelle terre del Cirò, tra Torre Melissa, Cirò e Cirò Marina, in provincia di Crotone. Dal 21 al 24 settembre.



Un nuovo appuntamento che vede all’ordine del giorno una serie di temi cari all’Associazione dei comuni italiani a vocazione vitivinicola, fondata a Siena nel 1987. E tra questi: il turismo del vino, il piano regolatore delle Città del Vino, ma anche la valorizzazione dei vitigni autoctoni e gli eventi e le iniziative del 2018. 


In programma è previsto il simposio sul Turismo Enogastronomico – Le terre del vino nuove “città d’arte”; cultura ed enogastronomia strumenti per fare dei territori nuove destinazioni turistiche – PSR opportunità per una promozione dell’economia efficiente. Si discuterà infatti delle possibilità aperte dal PSR Calabria per lo sviluppo dell’agricoltura e della vitivinicoltura di qualità.

Il Programma di Sviluppo Rurale è infatti uno strumento di programmazione comunitaria basato sul FEASR-Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale, che permette alle Regioni di sostenere e finanziare gli interventi del settore agricolo-forestale e accrescere lo sviluppo delle aree rurali. Nasce dal Regolamento UE n.1305/2013 e ha una durata di sette anni (2014/2020). L’Unione Europea mette a disposizione della Calabria risorse finanziarie per € 1.103.562.000 offrendo ai potenziali beneficiari la possibilità di aumentare la competitività del settore agricolo e forestale.

La programmazione rivolge particolare attenzione all’innovazione e alla ricerca, alla salvaguardia dell’ambiente e del clima, al presidio dei territori, alla prevenzione del rischio idrogeologico, al mantenimento e miglioramento della biodiversità, alle aree interne e svantaggiate, ma anche a una nuova politica della montagna per valorizzare un patrimonio che costituisce circa l’80% del territorio calabrese.

Durante la Convention i sindaci visiteranno il territorio di Cirò e le cantine Tenuta Baroni Capuano e Librandi (nella foto). 

giovedì 14 settembre 2017

Ambasciatori del vino italiano. Il Soave vola a Pechino per raccontare il GIAHS-FAO

Il Consorzio del Soave torna a parlare del GIAHS, il programma FAO a cui aspira a candidarsi, e lo fa da una arena decisamente internazionale: la CATF, China International Agricultural Trade Fair, in programma a Pechino.

Il Soave sarà presente a Pechino per raccontare il GIAHS-FAO. Quello del Soave è l’unico consorzio vitivinicolo italiano ad essere stato selezionato per la CATF, China International Agricultural Trade Fair, la fiera internazionale di Pechino (21-24 settembre), per testimoniare il percorso di ricerca in vista della candidatura al GIAHS-FAO. 

Invitato ufficialmente dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali quale comprensorio produttivo italiano in corsa per la candidatura al prestigioso riconoscimento FAO, il Soave avrà uno spazio dedicato al cui interno sarà illustrato il percorso di studio e ricerca che ha portato le Colline Vitate del Soave prima ad ottenere il riconoscimento ministeriale di Primo Paesaggio Rurale di interesse storico d’Italia per poi proseguire col nuovo percorso di ricerca in vista del GIAHS.

La CATF di Pechino rappresenta una vetrina particolarmente strategica per il Soave, vino che, tra le altre, rientra a pieno titolo nella lista dei 100 prodotti tutelati secondo l’accordo bilaterale sottoscritto nel recente summit Cina-Europa. Sono attesi alla CATF di Pechino oltre 3000 espositori, provenienti da più di 40 paesi, distribuiti su una superficie di 70.000 metri quadri. Lo scorso anno sono stati 45 i padiglioni allestiti, 400.000 i visitatori, provenienti da 45 paesi, 1200 i giornalisti accreditati, arrivati da 30 paesi. La rassegna, alla sua 15esima edizione, è dedicata ai prodotti agricoli, al food&beverage, agli animali domestici, ai prodotti ago-industriali quali sementi ed agrofarmaci, ai macchinari agricoli, all’internet delle cose e all’informatizzazione in agricoltura.

«Si tratta di una tappa molto significativa per il nostro comprensorio produttivo – sottolinea Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave – che da anni è impegnato sul fronte della tutela e della valorizzazione del paesaggio. Abbiamo appreso con grande soddisfazione che siamo stati gli unici ad essere stati selezionati tra i consorzi vitivinicoli italiani per partecipare a questa prestigiosa rassegna estera e poter così testimoniare da un’arena internazionale il valore e la qualità non solo del Soave ma di tutto il vino italiano».

Il programma GIAHS, avviato dalla FAO, ha come obbiettivo quello di individuare a livello mondiale alcuni paesaggi particolarmente ricchi in biodiversità che nascono dal co-adattamento di una comunità antropica con l’ambiente circostante e che si manifestano con il mantenimento di paesaggi di particolare interesse estetico e storico-culturale grazie alla continuità di tecniche agricole tradizionali. Il progetto GIAHS non si propone solo di tutelare paesaggi e tecniche gestionali di tipo tradizionale, ma di applicare i principi della conservazione dinamica, cioè di sfruttare tali tecniche per uno sviluppo sostenibile delle aree interessate, con benefici diretti ed indiretti per la popolazione, facendo diventare quindi il paesaggio tradizionale il motore dello sviluppo rurale di queste aree.

I Giahs nascono nel 2002 e per quindici anni restano unicamente un progetto di ricerca. Solo il recente successo di questo programma, con più di trenta siti iscritti, ha convinto la FAO che valesse la pena di elevarlo a rango di programma mondiale e di presentarlo al di fuori di Asia e Sud America dove si è maggiormente sviluppato fino ad oggi. A differenza dell’UNESCO World Heritage List, dove il paesaggio agrario non viene menzionato ma semplicemente incluso nella generale definizione di “paesaggio culturale”, il programma GIAHS nasce specificatamente a salvaguardia dei paesaggi appartenenti al patrimonio agricolo mondiale, abbinati alla produzione di cibo, alle pratiche agricole tradizionali, alla biodiversità bioculturale.

Il programma GIAHS si propone quindi di promuovere un’agricoltura sostenibile, che si è sottratta ai processi di industrializzazione, che conserva uno stretto legame tra paesaggio e prodotti alimentari locali, e che mantiene le comunità rurali associate ai luoghi di produzione e ai loro paesaggi, quale risposta alla sfida alimentare del nostro pianeta.

Il governo italiano ha sottoscritto nell’autunno 2016 un accordo con la FAO per collaborare a questo programma. Il Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, istituito dal Ministero delle Politiche Agricole, rappresenta lo strumento per accedere al patrimonio FAO.

L’ingresso in questo programma, oltre a certificare ancora una volta i requisiti di sostenibilità ambientale e di tutela e valorizzazione del paesaggio, potrebbe aprire le porte ad importanti finanziamenti internazionali a favore delle comunità territoriali che si impegnano a produrre e a generare reddito nel rispetto della biodiversità e del paesaggio.