venerdì 20 ottobre 2017

I signori del cibo: le conseguenze di un oligarchia del settore agroalimentare mondiale



Non sono mai stati così pochi i padroni del cibo con il potere concentrato nelle mani di un pugno di multinazionali che controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi ai pesticidi, dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale.


E' l’allarme lanciato da una analisi della Coldiretti sul rapporto Ipes-Food presentata al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione dopo la rivoluzionaria acquisizione di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon alla quale Google ha risposto con un’alleanza con ValMart, leader mondiale della distribuzione alimentare, mentre sul mercato delle sementi e dei pesticidi sono in corso tre megafusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta.

Il miliardo e mezzo di produttori agricoli mondiali sono stretti in una tenaglia da pochi grandi gruppi multinazionali che dettano le regole di mercato nella vendita dei mezzi tecnici necessari alla coltivazione e all’allevamento nelle aziende agricole, a partire dalle sementi, ma anche nell’acquisto e nella commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentare. La perdita di potere contrattuale si traduce in difficoltà economiche e occupazionali per gli agricoltori a livello globale, ma l’elevata concentrazione mette a rischio anche la libertà di scelta dei consumatori e gli standard di qualità e sicurezza alimentare, oltre che la stessa sovranità alimentare dei vari Paesi. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

A monte della produzione agricola al termine delle tre mega fusioni in atto tra Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta (alle quali si aggiunge la pianificata fusione con Sinochem nel 2018), tre sole società potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale. Una situazione senza precedenti che ha fatto scattare le preoccupazioni della stessa Commissione Europea che ha deciso di aprire un’indagine approfondita sull’operazione per verificare se la fusione tra Buyer e Monsanto limiti la concorrenza nei settori delle sementi e degli agrofarmaci.

A valle della produzione agricola all’incirca il 90 % del mercato globale dei cereali è controllato da soli quattro gruppi mondiali, vale a dire ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia) mentre nella trasformazione alimentare per cibo e bevande si stima che le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedano il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100. Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali, che ammontavano in totale a 7,5 mila miliardi di euro, con il primo gruppo Wallmart che fattura da solo 262,5 miliardi di dollari. Di recente Amazon è sbarcata in questo mondo con l’acquisizione di Whole Foods e, considerando la sua capacità di intercettare i bisogni dei consumatori e di analizzare la domanda, ci si attende che possa entrare nella TOP 10 della distribuzione nell’arco di un decennio

Il risultato è che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale che assorbe la parte preponderante del valore. Il prezzo di un prodotto aumenta quasi sette volte dal campo alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera anche se la situazione varia da prodotto a prodotto con le situazioni peggiori che si registrano per i prodotti alimentari trasformati.

“Stiamo vivendo - ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - un furto di valore aggiunto che, senza alcun beneficio per i consumatori, vede sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione. In Italia per pagare un caffè al bar, l’agricoltore tipo dovrebbe mettere sul bancone 5 chili di grano o 3 chili di risone o 1,5 chili di mele o una dozzina di uova. Una ingiustizia da sanare rendendo più equa e giusta la catena di distribuzione degli alimenti anche con interventi per limitare lo strapotere contrattuale dei nuovi poteri forti dell’agroalimentare come ha annunciato lo stesso Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan.

I SIGNORI DEL CIBO IN PILLOLE

Sementi e pesticidi - Dopo le fusioni di Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta, tre aziende potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale.

Commercio cereali - Il 90 % del mercato globale dei cereali e’ controllato da soli quattro gruppi mondiali, ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia).

Industria alimentare - Le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedono il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100.

Distribuzione organizzata - Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali.

DISTRIBUZIONE COMMERCIALE

Azienda
Vendite (in miliardi di dollari)
1.      Wallmart (USA)
262,5
2.      Schwarz group (Germania)
(comprende Lidl, Kaufland)
82,2
3.      Kroger (USA)
78,6
4.      Aldi (Germania)
69,2
5.      Costco (USA)
66,4
6.      Carrefour
47,3
7.      Tesko (UK)
43,9
8.      Seven & I Co. Ltd (Giappone)
36,8

TOP TEN aziende Food & Beverage
Quota di mercato di cibo e bevande
Anhauser – Busrsh in Bev. + SabMiller
15,2%
Nestlè
14,6%
PepsiCo
13,5%
JBS
10,6%
Coca Cola
9,3%
ADM
8,7%
Tyson
7,6%
Mondelez
6,9 %
Cargill
6,8%
Mars
6,7%


Agricoltura&Ricerca. Cala il sipario su Future IPM 3.0: in vetrina le soluzioni sostenibili e innovative per la difesa delle colture

Sicurezza alimentare, cambiamento climatico e incremento dei gas serra e gli effetti sulla fisiologia della vite, difesa integrata e controllo biologico, utilizzo del microbioma delle piante per il controllo delle specie invasive, agricoltura di precisione. Questi i principali temi discussi al congresso mondiale sulla sostenibilità nella produzione agricola ed agroalimentare. 

Organizzato dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con il Centro di sperimentazione Laimburg, la Libera Università di Bolzano, l'Università degli Studi di Trento, l'Università di Innsbruck, con il patrocinio dell'Euregio, chiude oggi “Future IPM 3.0”, la settimana di eventi completamente dedicata alla sostenibilità in agricoltura che ha richiamato in Trentino, a Riva del Garda, oltre 500 esperti da 37 paesi per un confronto scientifico sulle più recenti conoscenze nel campo della produzione integrata in agricoltura e sulle future soluzioni tecniche, politiche ed economiche per l’agricoltura sostenibile in Europa.   

Le novità emerse

Le maggiori novità presentate riguardano le nuove soluzioni per la difesa integrata delle colture: sistemi per aumentare l’efficacia del controllo biologico nutrendo gli insetti ed gli acari predatori di parassiti delle piante, insetti impollinatori che trasportano biofungicidi microbiologici, attrattivi per formiche per ridurre infestazioni di afidi e cocciniglie favorendo il loro controllo tramite insetti utili, sistemi innovativi per il miglioramento genetico e bioagrofarmaci a base di estratti di piante e microrganismi naturali. Ma anche droni, sensori, app per il monitoraggio del territorio e sistemi per prevedere il rischio di infezioni ed ottimizzare gli interventi.

Un nuova frontiera potrebbe essere quella dell’utilizzo del microbioma delle piante e cioè di quei microrganismi che vivono in intima associazione con la pianta stessa, come ha riferito Corné Pieterse, dell’università di Utrecht in Olanda; applicazioni sono già state proposte per il controllo di fitoplasmosi della vite. Secondo Max Suckling, dell’Istituto Neozelandese di ricerca su piante e alimenti, il controllo delle specie invasive si conferma la principale sfida per il futuro, come conseguenza del cambiamento climatico e dell’intensificazione degli scambi commerciali.

La normativa europea si trova impreparata ad affrontare queste emergenze perché si riconferma la più stringente al mondo in termini di valutazione del rischio e sicurezza, come ha detto Vittorio Veronelli vicepresidente dell’associazione internazionale delle industrie produttrici di mezzi biologici e tecnici, tanto da rallentare a volte, purtroppo, anche l’autorizzazione dei principi attivi più innovativi e sicuri o addirittura impedire l’importazione di organismi utili in grado di ristabilire l’originario equilibrio biologico.

L'effetto del cambiamento climatico e dell’incremento dei gas serra è stato valutato sia per il suo ipotizzabile effetto sulla fisiologia della vite sia per le conseguenze su comportamento dei principali fitofagi e patogeni da Annette Reineke dell’Universita di Geisenheim.

Il dialogo tra scienza ed agricoltura, favorito da molti interventi dell’Unione Europea, rappresenta infine per Sylvia Bluemel dell’Agenzia austriaca per la salute e la sicurezza alimentare, il modo più efficace per stimolare l’individuazione di nuove soluzioni e favorirne l’implementazione nelle aziende agricole.

Sono stati inoltre presenti gli ultimi risultati sulle ricerche relative al controllo della cimice asiatica, Drosophila suzukii, Xylella fastidiosa e numerose altre specie parassite che preoccupano l’agricoltura. Le esperienze elaborate in altri paesi, pur necessitando di essere interpretati e adattati alle nostre specifiche condizioni, sono utili esempi a cui ispirarsi per gestire queste emergenze fitosanitarie. Per la Fondazione Edmund Mach il congresso è stata l'occasione di presentare alcune delle attività di ricerca e sperimentazione volta a migliorare la sostenibilità dell'agricoltura (scheda sostenibilità).

Incontri, workshop e convegni

La settimana ha aperto i battenti lunedì scorso con un incontro tecnico sul tema della produzione agricola competitiva e le sfide della produzione sostenibile; è proseguita con l’assemblea generale della IOBC (Organizzazione internazionale per la difesa integrata ed il controllo biologico) e una serie di workshop scientifici e conferenze, come la conferenza sponsorizzata dal programma dell’OECD sulla ricerca cooperativa sulla gestione delle risorse biologiche per sistemi agricoli sostenibili, e due convegni scientifici: uno sulla difesa integrata in viticoltura e uno sui meccanismi di difesa della pianta e sulla qualità biologica del suolo.

Vincitori concorso per giovani. Nel corso dell'evento sono stati premiati vincitori del concorso “Che aspetto ha l'agricoltura sostenibile?” riservato agli studenti che frequentano un istituto scolastico di secondo grado con sede in Alto Adige, Trentino o Tirolo. Il primo premio è andato a Eleonora Odorizzi dell'Istituto Tecnico Agrario per il cortometraggio “Cambiamo noi, cambiamo la storia” ed il secondo premio a Beatrice Siotto, Matilde Perotti, Alice Baietta della scuola Liceo Artistico Depero per il video “Un Euregio per tutti”. La commissione di valutazione era composta da Andrea Rosalinde Hofer dell’ OECD LEED Trento, Valentina Piffer di Euregio, Elena De Lorenzo della Fondazione FICO.

L'evento ha ospitato diverse iniziative che hanno favorito l’incontro tra arte, musica e scienza, tutte centrate sul grande tema della sostenibilità. L’iniziativa per recupero delle eccedenze alimentari dagli eventi a cura di Federcongressi&eventi in collaborazione con le Onlus Banco Alimentare ed Equoevento (food for good) ha permesso di evitare gli sprechi alimentari e l’intero evento è stato organizzato utilizzando materiali riciclabili o a bassa impronta carbonica.

giovedì 19 ottobre 2017

Vino&Clima. Una mirata ed attenta gestione del vigneto, così i viticoltori della Doc Merlara rispondono al cambiamento climatico

Grazie ad una gestione del vigneto attenta e mirata, si possono fronteggiare con successo gli eccessi del cambiamento climatico. Questo quanto emerso nel convegno sulle sollecitazioni climatiche promosso dal Consorzio di Tutela in occasione della XVI edizione di “Montagnanese in fiera”.

Irrigazione mirata, sfogliature intelligenti e adeguato rapporto tra grappoli e parete fogliare: ecco come si risponde al cambiamento climatico. Sono dunque questi i due principali rimedi per contrastare gli estremi climatici, illustrati nel corso del convegno “Sollecitazioni climatiche e gestione del vigneto”, recentemente svoltosi nell’ambito della manifestazione “Montagnanese in fiere”, la rassegna del mondo agricolo e artigianale di Montagnana.

All’interno della Sala Veneziana del Castello di Montagnana, Luigino De Togni, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini Merlara doc, ha tracciato un bilancio della vendemmia, ripercorrendo un’annata, la 2017, che si è contraddistinta per le numerose avversità climatiche: le gelate in primavera, poi la siccità e le alte temperature di agosto, infine le piogge in fase di vendemmia.

Anche Diego Tomasi, direttore del CREA di Conegliano, ha ribadito come dal germogliamento alla caduta delle foglie, i viticoltori sono chiamati direttamente in causa per “domare” eventi estremi. «La gestione corretta della parete fogliare – ha ribadito Tommasi - risulta strategica anche in chiave di efficacia degli interventi fitosanitari. Interventi di verifica, prima della fioritura e non dopo, consentono inoltre di ottimizzare i risultati e di prevenire gli effetti da scottature che sono molto evidenti nelle varietà più sensibili».

Giancarlo Lechthaler di Collis Veneto Wine Group, ha invece delineato come «questo 2017 ha consegnato alle cantine una tra le vendemmie più scarse sia per quanto riguarda il Veneto che più in generale l’Italia e l’estero. Occorre quindi gestire al meglio questa particolare situazione che può vedere nel breve periodo anche un ritocco dei prezzi. Il Prosecco è oggi un fenomeno mondiale che poggia su fondamenta fragili che vanno assolutamente consolidate, mentre per il Pinot Grigio la tenuta sul prezzo sembra oggi merito soprattutto della straordinaria contingenza stagionale».

Il presidente di Collis Veneto Wine Group Piero Zambon, ha quindi concluso l’intervento sottolineando come la forte crescita delle superfici vitate, passate in questo areale da 400 a 700 ettari in pochi anni, sia da ascrivere al valore della cooperazione. «Oggi – ha concluso Zambon - Collis è uno dei più grandi gruppi italiani nel settore vinicolo ed ha ancora grandi possibilità di crescere, forte di tanti valori territoriali, ma molto dipende dallo spirito cooperativistico di tutti i soci che devono credere nel valore della cooperazione sempre e soprattutto in annate con caratteristiche particolari come è stato il 2017».

La DOC Merlara

Nasce nel 2000. Negli ultimi anni la superficie viticola dei soci è sensibilmente aumentata con un ritmo tra i più alti del Veneto grazie alle continue richieste di ristrutturazione e di nuovi impianti, mentre negli ultimi 15 anni (fonte Avepa) la superficie vitata è passata dai 250 ettari agli attuali 628. Sedici le varietà coltivate: tra queste Marzemino e Malvasia si confermano i vitigni storici. In parallelo crescono gli ettari coltivati a Glera, che salgono oggi a 247, e quelli coltivati a Pinot Grigio, attualmente 157. Sono nove i comuni che appartengono alla zona di produzione: tra questi spicca il comune di Merlara che detiene oggi 258 ettari, mentre in provincia di Verona si distingue Terrazzo con 84 ettari.

mercoledì 18 ottobre 2017

Libri. La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene. Il best seller tradotto e pubblicato da Slow Food e Associazione Dieta Mediterranea

Pubblicato per la prima volta in italiano un best seller mondiale: La Dieta Mediterranea di Ancel e Margaret Keys.


Era il 1975 quando i ricercatori americani Ancel e Margaret Keys pubblicarono oltreoceano il libro How To Eat Well and Stay Well. The Mediterranean Way, destinato a passare alla storia facendo conoscere la Dieta Mediterranea in tutto il mondo e che nel tempo è diventato una pietra miliare della cultura gastronomica e dove per la prima volta viene usata l’espressione “dieta mediterranea”. Ma anche un documento storico fondamentale per scoprire le origini di una dieta, che ormai tutti sanno essere legata alla longevità, con le ricette e i frutti degli studi di uno tra i primi e più noti nutrizionisti al mondo.

Va a Slow Food Editore e all’Associazione Dieta Mediterranea Ancel Keys Pioppi: alimentazione e stile di vita il merito di aver tradotto e pubblicato, per la prima volta in Italia, questo best seller mondiale con il titolo La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene.

Un lavoro attualissimo che fonda le sue radici nel 1952 quando i coniugi Key appresero di come nelle corsie del Policlinico napoletano non ci fossero pazienti con malattie cardiovascolari. Nacque così la ricerca che portò i due ricercatori, fisiologo lui e chimico lei, a stabilirsi nel Cilento: i Keys si resero presto conto di come la Dieta Mediterranea non fosse solamente un fatto di nutrizione ma anche uno stile di vita.

Furono gli stessi studiosi a intuire la comunicabilità della scoperta, coniando quel termine che oggi tutti collegano alla longevità, nonostante la parola dieta rischiasse, allora come oggi, di allontanare gli interessati dalla tavola. Questo è anche uno dei motivi per cui la gastronomia mediterranea è stata spesso mal interpretata, guardata con sufficienza dall’alta cucina perché considerata troppo popolare, quasi sempliciotta.

Invece, scrivono i due ricercatori, mostrando tutto il loro entusiasmo nell’avventura che li aveva portati a visitare osterie e friggitorie, recensendo parmigiana di melanzane e alici fritte, pasta e fagioli e pizza: «La cucina mediterranea ci regala una tale ricchezza di delizie gustative, tante e felici sorprese a tavola, tanto piacere per la gola in piatti che sono per la maggior parte economici e facili da preparare, che meriterebbe di essere esaltata comunque, anche se non esistessero prove della sua straordinaria salubrità».

Collana: asSaggi
Confezione: cartonato con sovracoperta
Formato: 13x21 cm
Pagine: 591
Prezzo di copertina: 18 Euro

Su Amazon a 15,30 Euro anzichè 18 >> La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene

Agricoltura sostenibile. 500 esperti a confronto al congresso internazionale “Future IPM 3.0”

Si è aperto lunedì il sipario su Future PM 3.0, la settimana sulla sostenibilità in agricoltura e difesa delle piante che ha richiamato in Trentino, a Riva del Garda, oltre 500 esperti da 37 paesi. In programma due convegni scientifici: uno sulla difesa integrata in viticoltura e uno sui meccanismi di difesa della pianta e sulla qualità biologica del suolo.


Il congresso sarà animato da un confronto scientifico sulle più recenti conoscenze nel campo della produzione integrata in agricoltura e sulle future soluzioni tecniche, politiche ed economiche per l’agricoltura sostenibile in Europa. 


Il Trentino Alto Adige- Südtirol è considerato dalla comunità scientifica internazionale un vero e proprio laboratorio a livello europeo e l'attività della Fondazione Edmund Mach che fa della sostenibilità la sua mission, risulta strategica nello sviluppo e nel trasferimento di innovazione tecnica indirizzata ad aumentare la sostenibilità ambientale delle produzioni agricole trentine.

L'evento è iniziato con un incontro tecnico sul tema della produzione agricola competitiva e delle sfide della produzione sostenibile, che ha coinvolto il mondo agricolo trentino, e al quale sono intervenuti l'assessore Michele Dallapiccola e il direttore generale FEM, Sergio Menapace.

“Questa è una grande occasione, quella di apportare cultura, cultura della sostenibilità, e dunque elevare l'impegno e l'interesse collettivo verso una agricoltura sempre più di elevato grado” ha detto in apertura l'assessore Michele Dallapiccola. “In Trentino abbiamo un istituto di ricerca con con condizioni di laboratorio e di valutazione teorica e scientifica che in altri luoghi in Italia non è stato facile costruire, e questa è la condizione che ci permette di presentare al resto del mondo un sistema di lotta integrata che è tra i più avanzati a livello mondiale e che, per certi aspetti, verso l'ambiente, riesce ad essere ancora più rispettoso rispetto al metodo biologico”. E' un sistema – ha proseguito l'assessore- soprattutto aperto, che trova nella messa in discussione di sé stesso il principale meccanismo all'evoluzione. Ecco perché tanto è importante la presenza di un tessuto imprenditoriale agricolo evoluto e ben disponibile a mettere in discussione sè stesso, tanto importante è la presenza di un'istituzione di ricerca scientifica e di applicazione tecnico pratica di quanto ricercato, in un territorio che vuole porsi rispetto al resto del mondo come nuovo laboratorio. “C'è ancora molto da fare, ma abbiamo intrapreso la strada giusta in un confronto serrato a livello intellettuale. Mi auguro che queste giornate siano feconde di pensiero e di spunti perché, poi, i nostri contadini, con orgoglio, sapranno trasformare in ottimi frutti della nostra terra”.

Lunedì era anche la giornata mondiale dell'alimentazione e il presidente FEM, Andrea Segrè, ricorda che ancora 815 milioni di essere umani soffrono la fame. “La sfida alimentare - sottolinea- è immane se pensiamo che nel 2050 saremo 9,7 miliardi di persone nel mondo. Per riempire tutte queste bocche l'agricoltura del futuro dovrà almeno raddoppiare la sua produzione. Affinché la nostra Terra possa rispondere a questa sfida con delle risorse naturali limitate, è necessario che le bussole della ricerca e della sperimentazione coniughino al meglio ecologia e tecnologia in modo sostenibile. Ecco il senso di un convegno come Future IPM e, più in generale, del lavoro che quotidianamente svolgiamo alla Fondazione Mach: dobbiamo trovare le giuste rotte per garantire una relazione sostenibile tra l'essere umano e l'ambiente naturale che lo ospita".

L'incontro tecnico, moderato dall'Informatore Agrario, media partner dell'evento con Agronotizie, ha affrontato varie tematiche, con un dibattito sull’agricoltura sostenibile. Una giornata ricca di presentazioni, demo, interviste, tavole rotonde su vari temi: dalla sostenibilità in viticoltura e frutticoltura di montagna, fondovalle, e pianura alle specie invasive e cambiamento climatico; dalla informazione e sicurezza alimentare alle nuove soluzioni tecniche e sostanze attive microbiologiche o naturali nella difesa delle colture. Ma anche prospettive relative ai prodotti fitosanitari a base biologica, ICT e meccatronica in campo: sensori, app, droni, agricoltura di precisione.

La giornata è stata aperta da Marco Trevisan, dell'Università cattolica del Sacro Cuore e membro GRIFA, sul comportamento dei prodotti fitosanitari nell'ambiente, nelle produzioni e negli alimenti.
Il congresso “Future IPM 3.0”, aperto con l’assemblea generale della IOBC (Organizzazione internazionale per la difesa integrata ed il controllo biologico) prevede fino a venerdì una serie di workshop scientifici e conferenze. Premiazione ieri anche del concorso “Che aspetto ha l'agricoltura sostenibile?” riservato agli studenti che frequentano un istituto scolastico di secondo grado con sede in Alto Adige, Trentino o Tirolo, con Andrea Rosalinde Hofer OECD LEED Trento, Valentina Piffer Euregio Tirolo Alto Adige Trentino ed Elena De Lorenzo Fondazione FICO, Bologna.

Ieri è stata la volta di una conferenza sponsorizzata dal programma dell’OECD sulla ricerca cooperativa sulla gestione delle risorse biologiche per sistemi agricoli sostenibili. Alla conferenza, in inglese, hanno partecipato i maggiori rappresentati del mondo scientifico, produttivo ed rappresentanti istituzionali di vari paesi europei. Alle presentazioni è seguita una discussione sulle prospettive dell’agricoltura sostenibile. Nell’ultima parte della settimana, fino a venerdì si terranno due convegni scientifici: uno sulla difesa integrata in viticoltura e uno sui meccanismi di difesa della pianta e sulla qualità biologica del suolo.

Ambiente, sicurezza alimentare, economia, al centro del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione

Organizzato dalla Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House – Ambrosetti torna a Cernobbio il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. Dal 20 al 21 ottobre. 

Si svolgerà a Cernobbio, a Villa d'Este sul Lago di Como, l'appuntamento annuale per l’agroalimentare, che riunisce i maggiori esperti, opinionisti, ed esponenti del mondo accademico nonché rappresentanti istituzionali italiani e europei, responsabili delle forze sociali, economiche, sindacali e politiche nazionali ed estere, che intervengono sui temi correlati dell’ambiente, della sicurezza alimentare e dell’economia.

Il Forum è un appuntamento fisso nelle agende dei responsabili delle imprese appartenenti alla filiera agroalimentare e della business community in generale. L’obiettivo è quello di proseguire l’esperienza positiva, conquistata anno dopo anno, per affrontare i grandi temi di scenario e valutarne le implicazioni per il settore agricolo, per il business e per la società. Coldiretti svolge un ruolo attivo sui temi relativi a un nuovo modello di sviluppo: l’agricoltura, infatti, può farsi portavoce di valori legati a reputazione, sostenibilità, tutela del territorio, accesso al cibo, salute e dialogo con il consumatore. Il Forum è diventato così, nel corso degli anni, un’opportunità per discutere e approfondire questi temi, anche in un’ottica di lungo termine.

L’edizione di quest’anno si apre alle ore 9,00 di venerdì 20 ottobre con la presentazione del primo Rapporto Coldiretti/Censis su “La ristorazione in Italia” con le dimensioni economiche ed occupazionali, le aspettative ed i capricci a tavola di italiani e stranieri, le nuove forme emergenti, ma anche le criticita’ e un focus specifico sulle recensioni on line. Sarà esposta anche la top five dei piatti acchiappaturisti che tradiscono il Made in Italy piu’ diffusi, che la nuova rete dei cuochi contadini della Coldiretti, gli agrichef, aiuterà a riconoscere e smascherare.

Nella due giorni si susseguiranno presentazioni di indagini, ricerche ed innovative esposizioni in anteprima assoluta su aspetti della vita quotidiana e qualificati ed autorevoli interventi, dagli approfondimenti su globalizzazione e impatto sulla sicurezza alimentare e sulla salute con la top ten dei cibi piu’ pericolosi che saranno oggetto di una specifica esposizione fino al confronto politico sul Made in Italy a tavola e sul rapporto dell’Italia con l’Unione Europea, con le ultime novità in arrivo.

martedì 17 ottobre 2017

Export, per l'Italian Food è record storico. Il vino prodotto più esportato

E’ record storico per il Made in Italy alimentare all’estero con le esportazioni di prodotti alimentari e bevande che crescono del +9,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.


E' quello che emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi a commercio estero ad agosto del 2017 dopo che nel 2016 l’agroalimentare aveva già raggiunto il massimo storico di 38,4 miliardi. Se il trend dei primi otto mesi del 2017 (+7,5%) sarà mantenuto, a fine anno saranno superati per la prima volta nella storia i 40 miliardi di euro di export agroalimentare Made in Italy. 


Il balzo ad agosto si è verificato sia nei Paesi dell’Unione (+9,5%) che in quelli fuori dell’Europa dove ha messo a segno un incoraggiante +8,6%. Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentare interessano i Paesi dell’Unione Europea, ma gli Stati Uniti sono di gran lunga il principale mercato dell’italian food fuori dai confini dall’Unione e il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna. Il prodotto agroalimentare italiano più esportato all’estero è il vino seguito dall’ortofrutta fresca.

L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All’estero sono falsi quasi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi a denominazione di origine Dop a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i salumi più prestigiosi dal Parma al San Daniele che spesso “clonati”, ma anche gli extravergini di oliva, le conserve.

A preoccupare, secondo Coldiretti, sono gli effetti del Trattato di libero scambio con il  Canada (CETA) in corso di ratifica in Italia in cui per la prima volta nella storia l’Unione Europea si legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele. Un accordo che colpisce anche il formaggio italiano più esportato nel mondo, il Parmigiano Reggiano, che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni ai concorrenti più insidiosi delle specialità Made in Italy all’estero.